• Testo interrogazione a risposta scritta

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Atto a cui si riferisce:
S.4/04312 inistri dell'economia e delle finanze e della giustizia - Premesso che:è arrivata all'interrogante la segnalazione di una cittadina, Maria Carmela Maniscalco, che, nel breve periodo in cui...



LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia - Premesso che:

è arrivata all'interrogante la segnalazione di una cittadina, Maria Carmela Maniscalco, che, nel breve periodo in cui è stata direttrice della filiale n. 7 Unicredit di via Gattalupa a Reggio Emilia, si accorgeva che i pacchetti obbligazionari che era costretta a vendere perdevano circa il 20 per cento mentre Unicredit li presentava alla clientela come sicuri e che le gestioni in fondi azionari erano piene di titoli e operazioni in derivati ad altissimo rischio;

alla luce di queste anomalie la direttrice sollevava il problema ripetutamente in direzione, sostenendo che la composizione dei pacchetti doveva essere stata falsificata dall'alto, inserendo titoli-spazzatura nei pacchetti dei clienti, e si sentiva rispondere che il suo ruolo era quello di venditrice e non di investigatrice e che doveva pensare solo a vendere senza sollevare problemi;

ebbene in data 9 settembre 2009 è stata costretta dalla banca a dimettersi in quanto aveva forzato un'operazione per un grande industriale, operatività comunque legale e più volte effettuata in agenzia anche solo con autorizzazione telefonica, come in questo caso;

il giorno seguente, mentre la direttrice era in ferie per un viaggio da tempo programmato, gli ispettori di Unicredit entravano nella sua agenzia senza avvertire la Guardia di finanza per ben 27 giorni, facendo sparire tutti i suoi documenti, senza mai più farla accedere al suo computer, e ne uscivano sostenendo, senza la benché minima prova, che la Maniscalco avesse fatto sparire 30 milioni di euro dai conti di ignari clienti, addirittura sostenendo che sarebbe fuggita all'estero, dando il via a un processo mediatico locale ed anche nazionale che ha rovinato per sempre la sua reputazione e la vita di tutta la sua famiglia;

la Maniscalco lamenta che immediatamente il giudice Maurizio Marchesini del Tribunale del lavoro di Bologna sequestrava ogni suo bene, il 100 per cento e non il 20 per cento come sarebbe previsto dalla legge, sine causa et inaudita altera parte, presentando come motivazioni del sequestro "quanto riportato dai giornali" e testimonianze dei clienti;

la Maniscalco ritiene di essere stata vittima di un'ingiustizia perché il giudice Marchesini non l'avrebbe mai ascoltata, mentre confermava il sequestro prendendo per oro colato quanto riferitogli dal capo-ispettore Unicredit (che non è un perito super partes) e addirittura dichiarando che il debitore ultimo delle cifre chieste a lei sarebbe il sopracitato industriale;

il Tribunale di Brescia sequestrava alla ex direttrice perfino il fondo pensione insequestrabile e impignorabile, e, solo dopo più di un anno, il giudice Stranieri ne dissequestrava l'80 per cento (e ancora, dopo 4 mesi, non le è stato liquidato);

tutto questo continua da più di un anno nonostante che il pubblico ministero Katia Marino abbia prontamente dichiarato che dai controlli effettuati, neppure un euro sia finito nei conti della dottoressa Maniscalco o in quelli dei suoi familiari, portandola a mutare l'ipotesi di reato in "appropriazione indebita a favore di terzi";

la Maniscalco ritiene che le accuse rivoltele sono assurde spiegando che, mentre era direttrice da 10 mesi, le venivano mosse accuse relative a 15 anni di servizio e relative a cose che neppure poteva tecnicamente effettuare (prelievi in contante; falsificazione dei rendiconti, cosa che può fare solo qualcuno in posizione gerarchica più elevata; il fatto di non avvertire i clienti delle perdite, mentre esiste in Unicredit un ufficio apposito per questo); senza contare che ogni due anni nell'agenzia c'erano i controlli ispettivi e mai nessuno aveva rilevato la benché minima anomalia. Nonostante tutto la direttrice resta l'unica indagata, non i direttori precedenti, non gli ispettori e soprattutto non Unicredit, unico responsabile di tutto ciò. Spiega di essersi rivolta praticamente a tutte le massime istituzioni italiane ma nessuno si è degnato neppure di risponderle tranne il Tribunale per i diritti umani di Strasburgo che quantomeno sta valutando la pratica. Si è rivolta alla Banca d'Italia e a Consob perché controllassero i pacchetti obbligazionari e la composizione delle gestioni patrimoniali. La prima non ha mai risposto; la seconda le avrebbe risposto anticipandole l'intenzione di comminarle una sanzione nei suoi confronti per avere consegnato ai clienti rendiconti non veritieri: le viene inflitta una multa per non avere riferito ai clienti quanto stessero perdendo senza appurare perché stessero perdendo,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno, alla luce di quanto esposto in premessa, attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento, anche al fine di prendere in considerazione ogni eventuale sottovalutazione di significativi profili di accertamento;

se il Governo sia a conoscenza di iniziative assunte dalla Consob e dalla Banca d'Italia finalizzate a controllare i pacchetti obbligazionari in questione e la composizione delle gestioni patrimoniali, al fine di tutelare i clienti della filale Unicredit n. 7 di Reggio Emilia dopo le denunce della dottoressa Maniscalco relative alla vendita ai risparmiatori di pacchetti obbligazionari in perdita.