• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
S.7/00103 [Politica estera e di sicurezza comune]



Atto Senato

Risoluzione in Commissione 7-00103 presentata da EPOSITO
martedì 7 dicembre 2010, seduta n.171

La 4ª Commissione permanente del Senato della Repubblica,
a conclusione dell'esame, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento, dell'affare assegnato sul potenziamento delle capacità dell'Unione europea nel settore della sicurezza e della difesa (n. 502),
premesso che:
da tempo si sta sviluppando nella coscienza dei cittadini europei una forte identità di difesa e sicurezza dell'Unione europea (UE);
con il Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 2 dicembre 2009, sono state poste le basi per un ulteriore approfondimento dei legami nell'area della difesa aprendo nuove prospettive per affermare il ruolo dell'Unione europea come attore globale di sicurezza per assumersi delle responsabilità sempre più importanti per garantire la sicurezza al proprio interno e dei propri confini esterni;
lo stesso trattato ha prefigurato una progressiva integrazione delle politiche nazionali in materia di difesa e che per giungere a decisioni comuni dovrà, necessariamente, passare attraverso una fase di convergenza che porti le politiche nazionali ad essere sempre più simili tra loro;
che l'Unione europea deve sviluppare la propria autonomia strategica mediante una politica estera, di sicurezza e di difesa forte ed efficace, in modo da preservare la pace, prevenire i conflitti, rafforzare la sicurezza internazionale, garantire la sicurezza dei cittadini europei e dei cittadini interessati dalle missioni della politica di sicurezza e difesa comune, difendere i propri interessi sulla scena mondiale e far rispettare i propri valori fondamentali, contribuendo al contempo ad attuare un multilateralismo efficace a sostegno del diritto internazionale e a rafforzare il rispetto dei diritti dell'uomo e dei valori democratici in tutto il mondo, in conformità degli obiettivi di cui all'articolo 21 della versione consolidata del trattato sull'Unione europea, degli obiettivi e i principi della Carta delle Nazioni Unite, dei principi dell'Atto finale di Helsinki e degli obiettivi della Carta di Parigi, inclusi quelli relativi alle frontiere esterne;
le Forze armate saranno sempre più frequentemente impiegate in compiti non strettamente militari, come gli interventi umanitari, quelli in caso di calamità, e le operazioni di polizia per la pacificazione di territori esteri;
la politica estera e di sicurezza comune è senza dubbio quella che ha subito più di tutte una sostanziale trasformazione, e con il Trattato di Lisbona si razionalizzano le funzioni relative alla rappresentanza ed al coordinamento dell'azione esterna dell'Unione europea con l'acquisizione della personalità giuridica da parte dell'Unione, con la conseguente soppressione del sistema a tre pilastri e con l'introduzione della figura dell'Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza;
l'Alto Rappresentante presiede il Consiglio "Affari esteri" ed il Consiglio europeo "Difesa" ed è anche vicepresidente della Commissione europea, assorbendo le funzioni prima svolte dal Commissario per le relazioni esterne (RELEX), ed è assistito dal Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) per l'esercizio delle sue funzioni in tema di politica estera, politica di sicurezza e politica di difesa;
la maggior parte dei paesi ha difficoltà ad effettuare una reale integrazione rendendo davvero interoperabili le proprie capacità di difesa e sicurezza;
altri Stati di grandi dimensioni si stanno orientando verso una difesa integrata ed una politica di sicurezza che distingua sempre meno la differenza tra la difesa militare di un confine e le altre forme di minaccia nazionali come il terrorismo, l'immigrazione economica, i cambiamenti ambientali e le pandemie;
una soluzione più integrata per la gestione delle minacce riconosce che le dogane, la sanità, la lotta al terrorismo, la logistica, la sicurezza civile e la difesa militare sono sempre più interconnessi ed interdipendenti;
la tecnologia è un fattore chiave della progettazione, lo sviluppo, e l'affidabilità e la sicurezza dei sistemi per la sicurezza e per la difesa;
con decisione del Consiglio europeo, nel 2003-2004 vengono adottati la EU Training Policy e l'EU Training Concept, nei quali vengono stabiliti i fondamenti delle attività di formazione e addestramento per il personale degli Stati membri che deve assumere funzioni e incarichi di rilievo presso le istituzioni europee e in teatro in materia di Common Security and Defence Policy (CSDP);
visti inoltre:
l'articolo 24, comma 1, della versione consolidata del trattato sull'Unione europea, che recepisce le modifiche apportate dall'articolo 1 del trattato di Lisbona, e in base al quale "La competenza dell'Unione europea in materia di politica estera e di sicurezza comune riguarda tutti i settori della politica estera e tutte le questioni relative alla sicurezza dell'Unione, compresa la definizione progressiva di una politica di difesa comune che può condurre a una difesa comune";
la strategia di sicurezza europea (SES) dal titolo "Un'Europa sicura in un mondo migliore", approvata dal Consiglio europeo il 12 dicembre 2003, che evidenzia le seguenti minacce e sfide per l'Unione europea nei prossimi anni: proliferazione delle armi di distruzione di massa, terrorismo e criminalità organizzata, conflitti regionali, fallimento dello Stato, pirateria marittima, armi leggere e di piccolo calibro, munizioni a grappolo e mine terrestri, sicurezza energetica, conseguenze del cambiamento climatico e calamità naturali, sicurezza cibernetica e povertà;
la relazione sull'attuazione della SES "Garantire sicurezza in un mondo in piena evoluzione", approvata dal Consiglio europeo il 12 dicembre 2008;
le relazioni della Presidenza del Consiglio dell'Unione europea sulla politica europea di sicurezza e di difesa (PESD) del 9 dicembre 2008 e del 16 giugno 2009;
le conclusioni PESD e la dichiarazione: Dieci anni di PESD - Sfide e opportunità, adottate dal Consiglio il 17 novembre 2009;
le risoluzioni del Parlamento europeo del 19 febbraio 2009 sul ruolo della NATO nell'architettura di sicurezza dell'UE e del 22 ottobre 2009 sugli aspetti istituzionali dell'attuazione del servizio europeo per l'azione esterna;
la decisione del Consiglio del 26 luglio 2010 che fissa l'organizzazione e il funzionamento del servizio europeo per l'azione esterna (SEAS), in particolare le disposizioni riguardanti l'Unità politica del Segretariato del Consiglio;
la Nota aggiuntiva allo stato di previsione per la Difesa per l'anno 2010;
i recenti accordi in materia di "Difesa e Armamenti" firmati a Parigi durante il 28° vertice italo-francese del 9 aprile 2010;
il Protocollo al Trattato di Lisbona sulla Cooperazione Strutturata Permanente;
l'articolo 10 del Protocollo al Trattato di Lisbona sul ruolo dei Parlamenti nazionali nell'Unione europea, relativo alla Conferenza degli organi parlamentari specializzati per gli affari dell'Unione;
la crisi economica mondiale ed europea, che impone una riduzione del bilancio della Difesa di ogni singolo Stato membro dell'Unione europea e della NATO;
la strategia europea di sicurezza interna adottata dal Consiglio europeo il 25 e 26 marzo 2010, con cui si è completato il quadro politico strategico dell'Unione europea e dei suoi Stati membri;
i dispositivi riguardanti la sicurezza contenuti nel "Programma di Stoccolma - un'Europa aperta e sicura al servizio e a tutela dei cittadini", approvato dal Consiglio europeo, tenutosi il 10 e l'11 Dicembre 2009;
considerato inoltre che:
i Paesi europei rimarcano, da un lato, la necessità di fare di più e meglio in termini di cooperazione e d'integrazione delle rispettive politiche di difesa, pur non essendo trascurabili le difficoltà finanziarie che ostacolano il perseguimento di obiettivi alti e di lungo periodo;
la crisi economica mondiale sta riducendo i budget della difesa e sicurezza che rendono ancora più evidente l'opportunità di un processo di integrazione degli apparati di difesa europei, proprio per mettere a fattor comune le risorse limitate;
sono innegabili i vantaggi che la dimensione europea può portare al sistema di difesa in termini operativi, capacitivi, economici in un momento in cui alcuni dei più importanti Paesi dell'Unione europea sono alle prese con significativi processi di revisione strategica della politica di difesa;
l'Unione Europea si è dotata del Battlegroup (BG), capacità idonea per l'intero spettro delle operazioni di gestione delle crisi che costituisce, in questo momento, l'unico processo permanente, concreto e credibile dello strumento militare dell'Unione europea;
occorre una strategia chiara di sistema Paese per affrontare un mercato europeo che diventa ogni giorno più aggressivo e competitivo;
il Consiglio supremo di difesa del 10 novembre 2010 ha svolto una valutazione sul nuovo concetto strategico della NATO che rilancia l'Alleanza in un contesto globale "profondamente mutato", dai diversi aspetti del progetto integrato di difesa missilistica in Europa alle prospettive di forme più inclusive ed efficaci di partenariato internazionale per la sicurezza;
lo stesso consiglio supremo di difesa, inoltre, ha ritenuto che la cooperazione tra gli Stati membri dell'Unione europea rappresenta la conferma della necessità di procedere a razionalizzazioni della spesa per la difesa e dell'Europa e quindi di avviare conseguenti iniziative in sede di Unione europea secondo lo spirito e le "concrete" previsioni del Trattato di Lisbona;
l'Italia ha sostenuto, nell'ultimo Consiglio europeo, l'importanza di "mettere insieme le Forze armate di tutti (i paesi dell'Unione europea), per una forza militare che possa confrontarsi con gli altri Stati, come gli Stati Uniti o la Cina, per avere la forza armata più importante del mondo", nonché con le forme di interdipendenza, di interoperabilità scambi, messa in comune di tecnologie, progetti e ricerche comuni, addirittura l'obiettivo di realizzare economie fino al 30 per cento grazie a "la messa in campo di una ma?trise d'oeuvre industriale europea unica";
esiste il rischio di marginalizzazione per il comparto industriale italiano della difesa, che rappresenta centinaia di migliaia di posti di lavoro, e quindi gli investimenti devono essere salvaguardati e sostenuti, in quanto rappresentano uno degli elementi trainanti dell'economia del Paese;
solo un mercato europeo integrato può consentire alle imprese di rafforzarsi e affrontare la sfida della competizione globale;
è possibile prevedere strette ed efficienti cooperazioni multilaterali per i nuovi sistemi, che possono essere progettati e prodotti direttamente per una gestione comune, fra più Paesi, ricorrendo anche a realtà quali l'Agenzia europea per la difesa (EDA), anch'essa uscita rafforzata dal Trattato di Lisbona;
spetta all'Agenzia europea per la difesa individuare le esigenze operative, promuovere misure per darvi un'adeguata risposta, contribuire a individuare e, se necessario, attuare ogni misura utile a rafforzare la base industriale e tecnologica nel settore della difesa, contribuire alla definizione di una politica europea delle capacità e degli armamenti, assistere il Consiglio nella valutazione del miglioramento delle capacità militari;
allo scopo di rafforzare le capacità d'azione dell'Unione europea, l'Italia intende cogliere le nuove opportunità del Trattato di Lisbona per una più intensa integrazione delle Forze armate degli Stati membri nella Politica di sicurezza e di difesa comune e, in futuro, in una vera e propria difesa europea;
i mercati nazionali europei, anche quelli più grandi, sono ormai insufficienti per consentire ai grandi gruppi transnazionali di svilupparsi e di razionalizzare le loro capacità produttive e tecnologiche;
nei progetti intergovernativi europei ed internazionali permarrà ancora per il prossimo futuro l'approccio "work share/cost share", ed il peso della nostra partecipazione sarà proporzionale ai budget che riusciremo a porre sul tavolo durante le trattative;
l'Europa si sta muovendo attraverso la cooperazione in molteplici aree tra cui comunicazione, mezzi di trasporto, logistica, addestramento, protezione degli uomini e dei mezzi, ed è necessario monitorare costantemente gli sviluppi per creare le opportune sinergie;
un'Unione europea debole oscillante tra divisioni interne e la passività non potrà mai divenire un partner strategico con paesi come gli Stati Uniti, la Russia, la Cina, l'India e il Brasile;
la politica per la sicurezza e la difesa degli Stati europei troppo spesso riflette una visione impostata sulla sovranità e sulla territorialità nazionale piuttosto che sull'acquisizione di capacità integrate;
una difesa europea più forte è anche fondamentale per rafforzare la NATO e il ruolo dell'Europa in seno all'Alleanza. L'Italia considera che un salto qualitativo nelle relazioni tra l'Unione europea e la NATO sia necessario per giungere ad una piena complementarietà e ad un uso più efficace delle rispettive risorse;
dal 2005 è operante l'European Security and Defence College (ESDC) in forma di network tra istituti nazionali per la formazione nel settore della sicurezza e della difesa;
nel novembre 2008 è stata avviata l'Iniziativa europea per gli scambi dei giovani ufficiali durante la loro formazione di base sul modello Erasmus (c.d. "Erasmus Militare"), mirata ad incrementare l'interoperabilità delle forze mediante programmi di scambio degli ufficiali che frequentano corsi di formazione di base nelle accademie delle Forze armate dei Paesi membri;
l'aumento esponenziale delle esigenze di interoperabilità nell'ambito dell'Unione europea ed in ambito multinazionale richiede un supporto continuo e risorse umane competenti e dedicate;
il Trattato di Lisbona, all'articolo 2, punto 142), riconosce, per la prima volta, una competenza dell'Unione europea in ambito spaziale volta a "favorire il progresso tecnico e scientifico, la competitività industriale e l'attuazione delle politiche dell'Unione europea", promuovendo iniziative comuni a sostegno della ricerca e dello sviluppo tecnologico, coordinando "gli sforzi necessari per l'esplorazione e l'utilizzo dello spazio";
le attività spaziali costituiscono un'occasione nonché un vantaggio strategico per l'Europa, consentendole di occupare il secondo posto nel mercato mondiale di settore;
impegna il Governo:
a coinvolgere, nell'ambito della Cooperazione Strutturata Permanente il più ampio numero possibile di Paesi europei, intenzionati a dar vita ad una più alta ed intensa cooperazione, al fine scongiurare il rischio di un'Europa a due velocità nel settore difesa, caratterizzata da un principio secondo il quale "pochi fanno molto" e gli altri collaborano più o meno marginalmente;
ad avviare sin d'ora profonde revisioni dei propri sistemi di difesa e di sicurezza così realizzare, nei prossimi anni, significativi cambiamenti nei rispettivi apparati militari;
a proporre un dialogo bilaterale e multilaterale sugli interessi strategici dell'Unione europea, e sugli obiettivi e le strutture della Politica di sicurezza e di difesa comune;
a promuovere la cooperazione bilaterale e/o multilaterale nel quadro delle iniziative europee, per intervenire congiuntamente in caso di emergenze naturali e umanitarie, denominata "Bridging Solidarity Overseas";
a sviluppare la formazione in campo europeo (formazione nel settore della Politica di sicurezza e di difesa comune, programmi di addestramento europei);
a rafforzare la solidarietà finanziaria degli Stati membri per lo spiegamento delle operazioni dell'Unione europea;
a rafforzare la capacità dell'Unione europea per pianificare e condurre operazioni a carattere civile e/o militare, sulla base delle esperienze tratte dalle operazioni;
a potenziare le prospettive per la Cooperazione Strutturata Permanente;
a tener conto del rapporto costo efficienza e della validità delle forze multinazionali (FGE EUROFOR, EUROMARFOR, gruppi tattici), sulla base di un'analisi congiunta delle esperienze tratte dal loro impiego;
a sviluppare una politica marittima europea integrata che contribuisca alla lotta contro i traffici illeciti, il terrorismo, la proliferazione delle armi di distruzione di massa, l'immigrazione illegale e la pirateria;
a sviluppare una strategia europea di sicurezza e sorveglianza marittima;
a rafforzare la cooperazione strutturata permanente nell'Agenzia europea per la difesa sia con uomini che con contribuzioni;
ad affrontare gli standard comuni di comunicazione ed i protocolli di dialogo, la fornitura di larghezza di banda adeguata e la sua gestione dinamica per consentire l'identificazione e la prioritizzazione dei dati specifici, lo sviluppo di una cultura operativa comune tra nazioni per consentire l'ottimizzazione della cooperazione, eliminando gli errori di comprensione ed accelerando il ritmo e l'efficienza operativa degli enti coinvolti, siano essi militari, para-militari, intelligence, protezione civile e servizi d'emergenza, che promuovono la collaborazione delle risorse e delle capacità;
a porre in essere ogni possibile iniziativa al fine di giungere, in breve tempo, ad una cooperazione strutturata permanente fra quei Paesi che decidessero di procedere più rapidamente nello sviluppo delle capacità militari, al fine di rispondere al crescente livello di responsabilità che l'Europa vuole assumere;
a fornire ogni possibile supporto umano e di strutture al fine di potenziare il ruolo dell'Italia nell'Agenzia europea per la difesa, che gestisce attività di ricerca e sviluppo e di acquisizione di nuovi sistemi per la difesa;
a reperire le necessarie risorse affinché i programmi di ammodernamento dello strumento militare non subiscano un rallentamento o, quelli in corso, non siano annullati, così da garantirne il rinnovamento e l'adeguamento tecnologico e per consentire, attraverso un adeguato impegno finanziario, che non ci siano nuovi ulteriori ostacoli sulla via dell'integrazione e della cooperazione;
a rafforzare l'attenzione sul ruolo strategico dell'Agenzia europea per la difesa, che può divenire il vero strumento per un'integrazione funzionale della politica di sicurezza e di difesa comune, basata sul miglioramento delle capacità militari e sullo sviluppo delle forme di integrazione industriale nazionali ed europee;
a promuovere l'Agenzia europea per la difesa come sede amministrativa ove tutte le forme di coordinamento trovino una sintesi, sempre nell'obiettivo di creare sinergie e dunque realizzare economie europee e nazionali;
a partecipare con continuità allo sviluppo di programmi comuni o europei, rilanciando il processo di integrazione europea in materia di difesa e di sicurezza;
a ribadire che l'Italia ha un ruolo di primo piano nel settore della difesa e della sicurezza europea, con particolare riguardo al settore del Mediterraneo;
a porre al centro della politica di difesa e di sicurezza il Mediterraneo, anche per il potenziale strategico, tecnologico ed economico di quelle nazioni che sono accomunate da un fortissimo desiderio o di pesare di più nell'Unione europea o di avvicinarsi di più all'Europa;
a proporsi come guida nell'ambito dell'Unione europea, attraverso la nostra difesa, di iniziative tese a garantire la sicurezza e la sorveglianza marittima;
ad individuare misure fondamentali sia per la stabilità delle finanze pubbliche sia per il conseguimento degli obiettivi di efficienza operativa necessari per la sicurezza, per la difesa e per la protezione civile, così da garantire la progressiva integrazione interforze e internazionale dello strumento militare nazionale e delle sue strutture di supporto;
a promuovere una maggiore cultura popolare di sostegno ed appoggio alle Forze armate, di pubblica sicurezza e di protezione civile, anche attraverso una maggiore consapevolezza delle attività, dei rischi e dell'efficacia degli stessi;
a promuovere un maggior collegamento funzionale tra la ricerca e la tecnologia industriale e le capacità operative della sicurezza e della difesa;
a promuovere una maggiore partecipazione ed impegno all'EU Training Policy e all'EU Training Concept, per fornire uno strumento di sviluppo delle competenze del personale addetto alla difesa e alla sicurezza.
(7-00103)
EPOSITO