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Atto a cui si riferisce:
S.1/00354 [Tutela e difesa delle aree protette]



DI NARDO, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI, PEDICA - Il Senato,

premesso che:

il sistema delle aree protette costituisce, sia a livello nazionale che regionale, un unicum ambientale e paesaggistico non replicabile, oltre che una risorsa inestimabile dal punto di vista delle possibilità di sviluppo socioeconomico. Tale valore aggiunto, ulteriore rispetto al prioritario obiettivo di conservazione naturale, rischia tuttavia di essere apprezzato soprattutto quando è sul punto di venire meno. Infatti, la necessità di creare e gestire aree protette, ribadita con chiarezza dall'articolo 8 della Convenzione internazionale sulla biodiversità e dall'Obiettivo 7 del Millennium Development, rappresenta non soltanto l'attuazione di uno degli strumenti principali per la conservazione del patrimonio ambientale, ma anche una preziosa opportunità per raggiungere l'auspicato obiettivo dello sviluppo sostenibile dei territori;

il sistema nazionale delle aree protette è essenziale per una efficace gestione dell'ambiente che sia pensata e condotta anche nell'interesse delle generazioni future, assicurando la protezione, il ripristino e l'incremento dei valori biologici ed ecologici del territorio italiano. Un corretto processo ecologico consentirebbe alle aree protette di assolvere appieno alla fondamentale funzione di mantenimento dell'ecosistema, che a sua volta influisce sul benessere economico e sociale delle comunità che ospitano parchi e riserve, e quindi anche sulle popolazioni locali;

ulteriore obiettivo delle aree naturali protette è la conservazione della diversità genetica e della diversità biologica in ambiente marino, terrestre e montano. Le aree protette svolgono, inoltre, una funzione educativa primaria, che si integra perfettamente anche con le potenzialità da esse rappresentate per l'industria turistica nel suo complesso. I parchi, infine, possono rappresentare un presidio non trascurabile anche per la sicurezza idrogeologica del territorio, preservandolo da pratiche che ne diminuiscono significativamente le capacità di resistenza a fenomeni alluvionali o franosi. Da tale quadro deriva la necessità di una stretta integrazione tra le politiche di tutela del paesaggio, promozione e gestione delle aree protette, pianificazione del territorio e sviluppo economico territoriale;

il 29 ottobre 2010, il vertice Onu di Nagoya sulla biodiversità si è concluso con un accordo che prescrive la difesa degli ecosistemi, auspicando che entro il 2020 il 17 per cento delle terre emerse e il 10 per cento degli oceani diventino riserve naturali di biodiversità (oggi sono, rispettivamente, il 13 e l'1 per cento). L'accordo raggiunto dalla decima Conferenza delle Parti della Convenzione ONU impone altresì l'adozione di programmi per la protezione delle foreste e delle barriere coralline, per la pesca sostenibile e limiti allo sfruttamento delle risorse genetiche. Il vertice ha dunque operato un riconoscimento autorevolissimo della funzione che svolgono le aree protette nel mondo, già sancito dai documenti di valutazioni dell'Agenzia europea per l'ambiente (EEA), in occasione dell'Anno internazionale della biodiversità con l'auspicio della creazione di reti di aree protette nel continente;

per quanto riguarda l'Italia, ventiquattro parchi nazionali, trenta aree marine protette, centoquarantasei riserve statali, centoquarantaquattro parchi regionali, trecentosettantanove riserve regionali, insieme alle oltre cinquecento tra zone umide, oasi ed altre aree protette, costituiscono un enorme patrimonio che non ha riscontro in Europa e che si caratterizza anche in grandi sistemi (Alpi, Appennini, fiumi e laghi, coste e isole, zone urbane, Dolomiti e Bacino del Po). Purtroppo, si deve constatare come le risorse destinate al funzionamento di questo complesso di aree di pregio, che garantiscono una ampia rete di servizi, siano in costante diminuzione, al punto che, dopo aver quasi compromesso le capacità di investimento degli enti gestori, i tagli stanno arrivando ad incidere sulle stesse possibilità di ordinario funzionamento;

solo con riferimento al disegno di legge di stabilità per il 2011, si rileva che i già scarsi finanziamenti assegnati nel 2010 agli enti parco vengono ridotti del 36 per cento rispetto all'anno in corso e del 50 per cento rispetto a quanto stanziato nel 2009. Infatti, per il 2011 e per il biennio successivo vengono stanziati 7 milioni di euro l'anno per l'attuazione dei programmi (capitolo 1551), mentre gli stanziamenti per il personale e per il funzionamento ammontano a poco più di 32 milioni di euro annui (capitolo 1552). In via ordinaria le risorse destinate complessivamente alla pura e semplice sopravvivenza degli enti ammonterebbero nel 2011 a meno di 40 milioni di euro, con una contrazione di 22 milioni in un anno. Per quanto riguarda le aree marine protette (capitoli 1644 e 1646) sono disponibili risorse per poco più di 21 milioni di euro. A seguito dell'allarme lanciato dagli enti parco, raccolto dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, i tagli dei finanziamenti inizialmente previsti, che ammontavano a quasi il 50 per cento della capacità di spesa anche grazie all'effetto della manovra estiva (legge 30 luglio 2010, n. 122, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78), sono stati parzialmente reintegrati con 35 milioni annui per tre anni, assegnati genericamente al Programma di "Tutela e conservazione della fauna e della flora, salvaguardia della biodiversità e dell'ecosistema marino". In tal modo si è scongiurata l'immediata chiusura, per impossibilità di svolgere l'ordinaria amministrazione, di molti enti parco, ma di certo non si è assicurata quella inversione di tendenza, da più parti auspicata, che dovrebbe portare ad un effettivo rilancio della capacità di sviluppo ed investimento delle aree protette, andando quindi oltre la pura sopravvivenza del sistema;

per quanto riguarda le aree marine protette, nell'ambito dei 21 milioni di euro destinati alla difesa mare, è disponibile una quota parte di 5 milioni di euro, corrispondente a circa la metà del fabbisogno necessario a garantire il buon funzionamento di queste aree. Tale situazione complessiva, che mette anche a rischio i sei parchi nascenti e le quattro aree marine protette istituite nel 2010, si inserisce in una situazione che vede il bilancio complessivo del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ridotto di quasi un terzo rispetto a quello del 2008 (554 milioni di euro circa, a fronte di oltre 1.500 milioni di allora). Nel 2012-2013 il bilancio dovrebbe scendere a circa cinquecento milioni, confermando all'ambiente l'ultimo posto tra i Ministeri con portafoglio per dotazione di bilancio;

se si analizza, nella sua serie storica dal 2008 al 2013, il totale delle risorse finanziarie assegnate per la Missione 18 «Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell'ambiente» interamente considerata (ossia non limitatamente alle sole risorse del Ministero dell'ambiente, ma estesa anche ai Ministeri dell'economia, dello sviluppo economico, e a quello delle politiche agricole, che vi concorrono), si ricava una tendenza costante alla drastica riduzione dei fondi, con preoccupanti riflessi anche per la difesa del suolo e la prevenzione del dissesto idrogeologico che su tale missione trovano la loro copertura;

sia in termini occupazionali che di crescita dei territori, le aree protette, e le aree marine protette in particolare, possono offrire un contributo di alto valore, con particolare riferimento al turismo sostenibile che, secondo l'Organizzazione mondiale del turismo "risponde ai bisogni dei turisti e delle regioni che li accolgono, tutelando e migliorando le opportunità per il futuro. Deve tradursi in una gestione integrata di tutte le risorse che permetta di soddisfare i bisogni economici, estetici e sociali, e contemporaneamente preservi l'integrità culturale, gli ecosistemi, la biodiversità e le condizioni di base per la vita";

le aree protette in generale possono inoltre contribuire al processo di riduzione delle emissioni inquinanti e dei gas serra. Il ruolo delle aree marine protette in particolare, nel quadro delle politiche di difesa del mare e delle coste, assume maggior rilievo in considerazione del recente decreto legislativo 13 ottobre 2010, n. 190, di attuazione della direttiva 2008/56/CE che istituisce un quadro per l'azione comunitaria nel campo della politica per l'ambiente marino. Nella situazione attuale le aree marine restano vulnerabili rispetto a numerose attività antropiche, quali le trivellazioni offshore, l'inquinamento derivante da sversamenti connessi al traffico navale o riperimetrazioni poco attente alle preminenti finalità di salvaguardia, in un quadro complessivo che ancora non garantisce sufficiente tutela delle coste e adeguati sistemi di monitoraggio e difesa del mare, pur avendo l'Italia una risorsa naturale inestimabile costituita da quasi 7.500 chilometri di coste,

impegna il Governo:

ad assicurare l'attuazione degli obblighi internazionali assunti dall'Italia, con particolare riferimento agli obiettivi della decima Conferenza delle Parti della Convenzione ONU sulla biodiversità di Nagoya, assicurando stabilmente al sistema delle aree protette le necessarie risorse in termini finanziari, strumentali e di personale, ove necessario adeguando e rafforzando a tale scopo la normativa vigente;

a richiamare e rilanciare la missione storica delle aree protette, anche attraverso lo sviluppo e l'implementazione della Rete Natura 2000, il completamento del sistema della aree umide, la promozione del sistema delle oasi, la promozione dei parchi transfrontalieri e la realizzazione di un sistema di aree protette marine e costiere, in modo da poter affrontare efficacemente le problematiche connesse alla perdita di biodiversità, degrado del territorio e vulnerabilità degli ecosistemi ai cambiamenti climatici, al centro della 16ª Conferenza delle Parti (COP) sul clima (Unfccc) di Cancun;

a superare definitivamente la prassi dei commissariamenti, rafforzando gli strumenti gestionali degli enti in modo che essi possano più efficacemente conseguire i propri scopi istituzionali di conservazione della natura, arresto di perdita della biodiversità e di incremento dei valori naturali presenti;

a definire una strategia nazionale per valorizzare e rafforzare i profili di interazione positiva tra tutela della natura, ricerca, paesaggio ed economia nelle aree protette, garantendo il pieno coinvolgimento delle Regioni e del sistema delle autonomie locali, con positive ricadute sia dal punto di vista occupazionale che per la crescita delle aree esterne;

a rafforzare l'interazione e la tutela dei sistemi di aree protette marine e terrestri, quale elemento irrinunciabile per il benessere umano, restituendo centralità al loro ruolo e riconoscendo l'apporto concreto che essi assicurano all'economia nazionale attraverso la preservazione degli equilibri idrogeologici, del territorio e del paesaggio, contribuendo a prevenire la spesa di ingentissime risorse, altrimenti da destinare ad interventi postemergenziali, ben superiori ai trasferimenti pubblici;

a potenziare il ruolo sociale e la forma pubblica degli enti, promuovendo al contempo la partecipazione dei cittadini e la trasparenza della gestione, nonché il radicamento territoriale, favorendo a tal fine, con misure mirate, le specifiche esigenze del turismo sostenibile, in modo da coniugare qualitativamente la salvaguardia degli equilibri ambientali con lo sviluppo delle comunità locali.