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Atto a cui si riferisce:
C.1/00510 [Bonifica e gestione dei siti contaminati]



La Camera,
premesso che:
la gestione dei siti contaminati rappresenta uno dei maggiori problemi ambientali per i Paesi europei; recenti dati della European environmental agency (EEA) mostrano come la contaminazione del suolo derivante da attività industriali, stoccaggio di rifiuti, attività minerarie, perdite da serbatoi e linee di trasporto degli idrocarburi, rappresenta una delle più importanti minacce. La presenza di sostanze potenzialmente pericolose nel suolo, sottosuolo, nei sedimenti e nelle acque sotterranee può portare ad effetti negativi sulla salute dell'uomo e sugli ecosistemi;
la gestione amministrativa dei procedimenti di bonifica dei siti di interesse nazionale è di competenza del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare che, in quanto responsabile del procedimento, convoca conferenze di servizi ed emana il decreto di approvazione dei progetti;
la gestione di tali procedimenti è particolarmente complessa in quanto in ciascuna delle 57 aree perimetrate di interesse nazionale ricadono proprietà di diversi soggetti (pubblici e privati) e le attività hanno ricadute socio-economiche e politiche molto rilevanti che spesso ostacolano l'avvio degli interventi di bonifica; in quest'ottica, quindi, deve essere analizzato anche il dato di fondo presentato da Confindustria nel rapporto bonifiche del 2009, che ad oggi in nessun SIN, inteso come intera area perimetrata, «si è arrivati alla certificazione di avvenuta bonifica e quindi al risanamento definitivo delle aree ed alla conseguente possibilità di riutilizzo delle stesse»;
gli evidenti ritardi nell'attuazione dei necessari interventi di bonifica nei SIN sono dovuti, ad avviso dei sottoscrittori del presente atto di indirizzo, ad un'inadeguatezza organizzativa del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ma anche al ruolo giocato da molti privati che, pur di ritardare l'esborso di somme considerevoli per gli interventi, presentano ricorso, l'assenza di incentivi per le imprese «virtuose» che invece scelgono di intervenire sulle aree da bonificare in tempi brevi e alle procedure amministrative spesso farraginose da adempiere per l'esecuzione delle attività che non favoriscono lo sviluppo di un mercato «sano» delle bonifiche;
nella maggior parte degli altri Paesi europei le procedure amministrative e gli adempimenti in tema di gestione dei terreni provenienti da siti oggetto di bonifica e/o rifiuti vengono snellite a fronte di un rafforzamento del sistema dei controlli ambientali e del regime sanzionatorio;
secondo il rapporto di Federambiente, presentato nei giorni scorsi, in Italia ci sono oltre 12.600 siti inquinati, più di 1.350 comuni coinvolti e una media di quasi 300 euro per ogni metro quadro di superficie da bonificare; a questi dati vanno aggiunti quelli non disponibili o non resi pubblici, visto che la regione Veneto infatti ha completato il censimento, ma non ha ancora diffuso i dati, mentre mancano molte regioni del sud, tra cui Campania, Molise, Puglia, Basilicata e Calabria;
in testa alla lista nera delle aree più avvelenate d'Italia svetta la Lombardia, con quasi 2 mila segnalazioni nella sola provincia di Milano. In Toscana l'88 per cento dei comuni è interessato da almeno un'area contaminata; in circa 1.800 siti la causa della contaminazione è rappresentata da un'attività industriale e in circa 1.400 aree si tratta di punto vendita carburanti; in altri 800, invece, i problemi sono legati a impianti di gestione dei rifiuti, sia urbani che speciali; circa mille siti risultano contaminati da idrocarburi e 500 da metalli pesanti;

i 57 Siti di interesse nazionale comprendono le aree maggiormente inquinate d'Italia: tra queste i petrolchimici di Porto Marghera, Brindisi, Priolo, Gela, Taranto, le aree industriali di Pioltello Rodano, Bagnoli-Coroglio, Crotone, Trieste, Serravalle Scrivia, bacino del fiume Sacco, litorale Domizio-Flegreo e Agro Aversano; vi sono inoltre aree di particolare interesse naturalistico e paesaggistico che hanno subito fenomeni di contaminazione quali il Lago Maggiore (sito di Pieve Vergonte), le lagune di Grado e Marano, Venezia e Orbetello; spesso le problematiche relative all'inquinamento delle matrici ambientali (suolo, acque sotterranee e superficiali, sedimenti) sono strettamente correlate all'insorgenza di problematiche sanitarie;
numerose sono le aree di interesse nazionale che ad oggi risultano essere bloccate sia per questioni tecniche, spesso legate all'interpretazione della normativa, sia per insufficienza di finanziamenti dedicati a queste aree, sia per pericoli legati allo stato dell'ambiente, con eventuali ripercussioni sanitarie, sia per eventuali processi di reindustrializzazione che necessitano interventi immediati e risolutivi;
le procedure che riguardano i siti di interesse nazionale risultano spesso lunghe e farraginose, penalizzando spesso le comunità locali; numerosi sono gli enti interessati nella fase operativa di controllo spesso non adeguatamente coordinati;
per quanto riguarda le risorse che sono state tolte ai fondi destinati al grande tema delle bonifiche relativamente ai siti di interesse nazionale, bisogna rilevare come ormai da diversi anni, dalla definizione di questi siti, ci troviamo in presenza di diversi studi, di numerosi approfondimenti, ma purtroppo pochissimi territori sono stati restituiti nelle condizioni iniziali o in condizioni tali da attivare dei processi di reindustrializzazione;
emblematico è il caso di Crotone, dove un parte di territorio ex industriale a ridosso della città, già riconosciuto sito di interesse nazionale, aspetta da anni i finanziamenti che solo in minima parte sono stati erogati per far avere a quella città un possibile sviluppo per il futuro; il sito si trova nel pieno dell'area cittadina crotonese e costituisce non solo un grande pericolo dal punto di vista ambientale ma anche una grande ipoteca per il futuro di quel territorio;
ad essere contaminata sarebbe stata in realtà tutta l'area circostante e non solo quella industriale delimitata alle suddette fabbriche; di conseguenza moltissimi lavoratori che hanno prestato servizio in quell'area e cittadini residenti vicino a tali insediamenti industriali in cui si manipolava amianto, sarebbero tuttora esposti al rischio di contrarre gravi malattie, come confermano i dati epidemiologici rilevati;
con il decreto n. 468 del 2001 del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare l'ex area industriale della città di Crotone è stata inserita nei siti inquinati d'interesse nazionale, ma a tale determinazione non è stato dato seguito e non è ancora stato avviato un concreto piano d'azione per la bonifica dei territori interessati;
l'articolo 2 del decreto-legge n. 208 del 2008 ha introdotto una procedura alternativa di risoluzione stragiudiziale del contenzioso relativo alle procedure di rimborso delle spese di bonifica e ripristino di aree contaminate e al risarcimento del danno ambientale, attraverso la stipula di una o più transazioni con una o più imprese interessate, pubbliche o private, in ordine alla spettanza e alla quantificazione degli oneri di bonifica e di ripristino, nonché del danno ambientale e degli altri eventuali danni di cui lo Stato o altri enti pubblici territoriali possano richiedere il risarcimento;
vi è un prioritario problema di semplificazione e di riordino delle norme e delle procedure amministrative, ma esiste anche - altrettanto urgente - la necessità di garantire l'adeguatezza delle strutture alle quali sono demandate le

attività di vigilanza e di controllo sulle operazioni di bonifica dei siti inquinati,


impegna il Governo:


a valutare se non sia giunto il momento di procedere, sia sul piano normativo che su quello organizzativo e delle risorse disponibili, ad una profonda revisione della strategia di intervento pubblico;
a definire al più presto il percorso così come definito dall'articolo 2 del decreto 208 del 2008 coinvolgendo il sistema degli enti locali;
ad individuare un'efficace strategia in tema di siti contaminati di interesse nazionale e ad informare il Parlamento su quali accordi di programma siano stati realizzati e quali siano i risultati conseguiti e le risorse finanziarie impegnate;
a valutare l'opportunità di affidare la regia delle operazioni di bonifica e di messa in sicurezza alle regioni, visto il clamoroso insuccesso delle politiche ministeriali anche promuovendo una profonda modifica legislativa;
a garantire in tempi certi la bonifica e la riqualificazione dei territori che hanno subito negli ultimi decenni le conseguenze di una intensa attività industriale, che ne ha compromesso gravemente gli equilibri ambientali, e ad accertarsi che le procedure transattive con le società attuali proprietarie non determinino ulteriori penalizzazioni per la popolazione residente, che da troppo tempo sta attendendo una soluzione definitiva, attraverso un percorso certo che preveda anche una progettualità sull'utilizzo dei siti bonificati;
a coinvolgere - nell'elaborazione della proposta di transazione - la regione, la provincia ed i comuni interessati, con particolare riguardo alla regione per le fasi attuative, in coerenza con il principio di sussidiarietà e del rinnovato assetto istituzionale stabilito dalla riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione;
a stabilire che le risorse finanziarie che provengono dalle transazioni siano stanziate per gli interventi di bonifica e legate a forme di investimento locale;
a prevedere la possibilità, nel caso in cui emergano nuove esigenze di intervento di bonifica, anche dopo l'avvenuta chiusura della transazione, che la stessa possa essere riaperta e ridefinita;
ad accelerare l'intervento di bonifica nell'area di Crotone, una delle aree con le problematiche ambientali più gravi a livello nazionale, anche come opportunità di sviluppo economico, turistico, portuale del territorio.
(1-00510)
«Bratti, Mariani, Oliverio, Lenzi, Realacci, Bocci, Braga, Brandolini, Bucchino, Capodicasa, Carella, Cenni, Colaninno, Coscia, De Biasi, Esposito, Froner, Genovese, Gnecchi, Graziano, Laganà Fortugno, Lovelli, Marantelli, Marchi, Margiotta, Motta, Pedoto, Pizzetti, Rubinato, Antonino Russo, Schirru, Servodio, Siragusa, Strizzolo, Vannucci, Vico, Viola».