• Testo interpellanza

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Atto a cui si riferisce:
C.2/00900 [Quota riservata per l'assunzione al lavoro per i familiari di soggetti deceduti o resi permanentemente invalidi, a causa di vari atti meritori]



I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, il Ministro della salute, per sapere - premesso che:
il decreto-legge 6 giugno 2010, n. 102, recante «Proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace, di stabilizzazione e delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia», convertito dalla legge 3 agosto 2010, n. 126, prevede, tra l'altro, all'articolo 5, comma 7, che per il coniuge e i figli superstiti, ovvero i fratelli conviventi e a carico qualora siano gli unici superstiti, dei soggetti deceduti o resi permanentemente invalidi, a causa di vari atti meritori, non si applichi per l'assunzione al lavoro la quota specifica loro riservata dell'1 per cento sui montanti previsti per i cittadini disabili dalla legge 12 marzo 1999, n. 68, recante «Norme per il diritto al lavoro dei disabili»;
tale quota di riserva a favore di familiari, ancorché non disabili, di cittadini che hanno compiuto azioni di alto senso civico e che, quindi, senza ombra di dubbio, sono pienamente meritevoli di adeguate tutele anche per l'avviamento al lavoro, era prevista dall'articolo 18, comma 2, della legge 12 marzo 1999, n. 68, ma il suo inserimento nel contesto di una normativa sulle persone con disabilità, trovava giustificazione anche giuridica, dall'essere una norma «ponte», come si evince dallo stesso tenore letterale dell'incipit del medesimo comma 2 che recita: «in attesa di una disciplina organica del diritto al lavoro degli orfani e dei coniugi superstiti di coloro che siano deceduti per causa di lavoro, di guerra o di servizio, ovvero in conseguenza dell'aggravarsi dell'invalidità riportata per tali cause, nonché...»;
viceversa, a ragione di tale esclusione ed in virtù del fatto che tali soggetti hanno diritto al collocamento obbligatorio in base alla legge n. 407 del 1998, si tenta di immettere una categoria di non disabili nella disciplina generale delle quote della legge n. 68 del 1999 il cui titolo «Norme per il diritto al lavoro dei disabili» delimita il campo di applicazione, con la conseguenza, per ragioni di tutta evidenza, che il mondo datoriale preferirà, per assolvere agli obblighi della legge, ricorrere

a cittadini non disabili, che, se pur pienamente meritori di adeguate tutele, non dovrebbero essere messi in concorrenza con gli altri cittadini disabili. Ciò aggraverà ancora di più il dato sull'occupazione delle persone con disabilità in età lavorativa, che, come dall'ultimo rapporto ISTAT «La disabilità in Italia Periodo di riferimento: Anni 2004-2005», è meno del 18 per cento contro il 54 per cento delle persone non disabili. Viceversa, ogni azione finalizzata ad incrementare l'occupazione dei cittadini con disabilità consentirebbe di riversare le risorse economiche dell'attuale sistema di welfare loro dedicato, esclusivamente a favore dei disabili inabili al lavoro, rendendo più congrui i livelli molto bassi dei sussidi ora erogati, il tutto senza aggravio di spesa pubblica -:
quali iniziative urgenti, anche normative, intendano tempestivamente intraprendere per ovviare alle gravi problematiche derivanti dalla previsione dell'articolo 5, comma 7 del decreto-legge 102 del 2010, che, nei fatti, ad avviso degli interroganti, stravolge le finalità della stessa legge n. 68 del 1999 riassunte efficacemente fin dal titolo della medesima «Norme per il diritto al lavoro dei disabili», posto che tale stravolgimento, presentando anche delle fortissime criticità di ordine giuridico, darà luogo a prevedibili e molteplici azioni giurisdizionali, basate sulla dubbia legittimità sul piano tecnico-giuridico dell'inserimento di una categoria di non disabili in una disciplina speciale, quale è quella dettata dalla legge n. 68 del 1999, la cui specialità è data dal fatto di riguardare i disabili, elemento sui cui peraltro si fonda costituzionalmente la possibilità di tale legge di dettare una disciplina fortemente derogatoria rispetto all'accesso al mondo del lavoro.
(2-00900)
«Farina Coscioni, Livia Turco, Maurizio Turco, Murer, Grassi, Beltrandi, Mecacci, Duilio, Melis, Burtone, Baretta, Calvisi, Bossa, Schirru, Ferrari, Fiano, Touadi, Cesare Marini, Benamati, Sbrollini, Lolli, Fadda, Mario Pepe (PD), Tullo, Marrocu, Bobba, Capano, Bellanova, Laratta, Berretta».