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Atto a cui si riferisce:
C.1/00509 [Interventi di politica fiscale a favore di imprese e famiglie]



La Camera,
premesso che:
l'Italia si caratterizza per una pressione fiscale su famiglie e imprese tra le più alte d'Europa, nonostante un'offerta di servizi pubblici - dalla burocrazia al welfare, dal sistema giudiziario alle infrastrutture, dalla sicurezza all'istruzione - non sempre all'altezza delle esigenze e delle istanze di una società aperta e di un'economia avanzata;
come confermato anche dalla recente pubblicazione «Paying taxes», redatta dalla Banca mondiale, il peso del fisco e degli adempimenti burocratico-fiscali sulle imprese è un potente disincentivo agli investimenti diretti esteri nel nostro Paese e alla capacità delle aziende italiane di crescere dimensionalmente e di competere globalmente;
la quota di reddito personale e familiare assorbita dal fisco - attraverso l'imposizione diretta, indiretta e i contributi sociali - supera in media il 60 per cento del reddito prodotto, la qual cosa riduce pesantemente la libertà economica degli italiani, la loro capacità di consumo e risparmio, la creatività e la propensione al lavoro, con effetti negativi sulla produttività, l'innovazione e la competitività dell'intera economia;
l'elevata pressione fiscale finisce per incentivare l'evasione e l'elusione, determinando pesanti iniquità tra pochi grandi evasori (per i quali le strategie di «fuga» dal fisco risultano relativamente poco onerose) e i milioni di contribuenti su cui grava interamente il peso del mancato gettito;
il rapporto tra i piccoli contribuenti (redditi medio-bassi e piccole imprese) e l'amministrazione fiscale sconta le troppe inefficienze burocratiche e pare a volte ispirato ad un'inaccettabile «presunzione di colpevolezza» del contribuente;
l'assenza di un meccanismo di «imposta negativa» rende il modello fiscale italiano poco attento alle esigenze degli incapienti e dei redditi bassi, non «raggiunti» dai benefici fiscali dei sistemi di detrazione e deduzione fiscale; contestualmente, un'aliquota marginale sui redditi medio-alti particolarmente elevata rispetto agli standard internazionali rende l'Italia una meta poco attraente per i lavoratori e i professionisti altamente qualificati, produttivi e creativi;
durante la crisi economica e finanziaria dell'ultimo triennio, l'assenza di riforme, che, per contrastare l'inevitabile calo delle entrate, allentassero la forte rigidità nei grandi comparti della spesa pubblica italiana (la sanità, i consumi intermedi della pubblica amministrazione e le pensioni) e il costo del debito pubblico, ha pesantemente ridotto i margini per efficaci misure di rilancio dell'economia;
in un contesto di risorse estremamente scarse, si è ulteriormente ridotta la capacità del settore pubblico di implementare politiche di contrasto della povertà, mentre il sostegno al reddito dei disoccupati e la loro riqualificazione professionale sono stati possibili, solo parzialmente, in virtù del dirottamento di risorse da settori che pure necessitano urgentemente di investimenti pubblici;
l'assenza di una politica fiscale e di welfare orientata alla natalità e al sostegno delle famiglie - comunque esse intese - con figli minori, anziani e disabili a carico pesa sugli stessi nuclei familiari e, in particolare, sulle donne, il cui tasso di partecipazione al mondo del lavoro e alla vita attiva è drammaticamente inferiore a quello dei Paesi più avanzati;
se ben modulata nel tempo e accompagnata da un sistema di perequazione in grado di premiare il rigore amministrativo e le buone pratiche, la riforma in senso federale del sistema di

finanza pubblica può rappresentare un'opportunità cruciale per innescare una dinamica virtuosa di competizione fiscale tra territori, a patto che gli enti locali e le regioni siano dotati di una significativa autonomia impositiva;
i propositi di riforma e di riduzione del carico fiscale, pure ripetutamente annunciati dal Governo nel corso della XVI legislatura, non hanno purtroppo prodotto, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, risultati concreti: l'obiettivo programmatico di riportare la pressione fiscale sotto il 40 per cento non è stato accompagnato da alcuna riforma sistemica del fisco; l'introduzione di un'imposta sostitutiva al 20 per cento sui canoni di locazione (prevista in uno dei decreti attuativi del federalismo fiscale) rischia di non vedere la luce nel 2011; l'annunciata riforma dell'irap (con l'esclusione totale o parziale del costo del lavoro dalla base imponibile) pare archiviata, così come le ipotesi di agevolazione fiscale per gli investimenti privati nel Mezzogiorno, in ogni forma intesi; manca all'appello una riforma dell'irpef che introduca meccanismi agevolativi per le famiglie con minori, anziani e disabili a carico,


impegna il Governo:


ad assumere ogni iniziativa volta a realizzare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica:
a) la riduzione delle aliquote dell'imposta personale sul reddito e del numero delle aliquote stesse, da finanziare mediante il rientro dei consumi intermedi del settore pubblico ai livelli del 2002, rivalutati secondo l'inflazione;
b) la semplificazione del farraginoso sistema di deduzioni e detrazioni, con l'introduzione di un meccanismo di «imposta negativa» per gli incapienti, consistente nell'erogazione di un trasferimento pari alla detrazione spettante ma non godibile;
c) l'introduzione di un «bonus per i figli, gli anziani e i disabili a carico», istituto universale fruibile dai capienti nella forma della detrazione d'imposta e dagli incapienti come trasferimento a loro favore, riguardante tutti coloro che hanno figli minori, anziani o disabili a carico;
d) la sterilizzazione degli effetti del fiscal drag;
e) l'eliminazione graduale del costo del lavoro dalla base imponibile irap;
f) l'esenzione degli utili reinvestiti in azienda;
g) l'introduzione, fin dal 2011, dell'imposta sostitutiva del 20 per cento sui redditi da locazione per i contratti stipulati dopo l'entrata in vigore della misura, con un meccanismo di adesione al nuovo regime dei locatori titolari di contratti in essere condizionata al riconoscimento al locatario di una riduzione del canone;
h) la riforma e semplificazione degli studi di settore (anche attraverso la revisione delle modalità di calcolo), per evitare che essi siano di fatto una minimum tax per i piccoli contribuenti ed un inefficace strumento di contrasto dell'evasione;
i) l'attuazione di un piano straordinario di semplificazione degli adempimenti fiscali, di valorizzazione ed efficientamento degli uffici territoriali dell'Agenzia delle entrate e della Guardia di finanza, anche attraverso un piano di mobilità intra-pubblica amministrazione;
l) l'introduzione della facoltà per i contribuenti di fare un invio provvisorio dei dati, precedente alla fase della dichiarazione definitiva, al fine di consentire all'Agenzia delle entrate una valutazione ed, eventualmente, invitare il contribuente a modificare, senza alcuna sanzione, i dati meno plausibili;
m) ferma restando l'introduzione di un sistema di perequazione in grado di premiare il rigore amministrativo e le buone pratiche, l'attuazione di un federalismo fiscale responsabile e competitivo, che preveda un'ampia ed effettiva autonomia impositiva di comuni, province e regioni

e che tenga conto delle regole e dei nuovi equilibri che scaturiranno dal nuovo patto di stabilità e crescita dell'Unione europea;
n) l'introduzione di meccanismi di esenzione fiscale decennale per gli investimenti produttivi nel Mezzogiorno, preventivamente concordati con l'Unione europea, con contestuale abbattimento dei sussidi alle imprese.
(1-00509)
«Bocchino, Della Vedova, Moroni, Lo Presti, Siliquini, Di Biagio».