• Testo interrogazione a risposta scritta

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Atto a cui si riferisce:
S.4/04136 [Diritto all'esonero dal lavoro notturno per le lavoratrici madri dipendenti di CAI s.p.a.]



BIANCHI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e per le pari opportunità - Premesso che:

nel trasferimento da Alitalia a CAI SpA a quelle lavoratrici madri che ne avevano sempre beneficiato, avendone avuto i requisiti, non è stato riconosciuto il diritto all'esonero dai turni di lavoro notturno, così come sancito dall'articolo 53 del decreto legislativo n. 151 del 2001, in materia di tutela della maternità e della paternità;

l'art. 53 del citato decreto legislativo stabilisce che: "1. È vietato adibire le donne al lavoro, dalle ore 24 alle ore 6, dall'accertamento dello stato di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino. 2. Non sono obbligati a prestare lavoro notturno: a) la lavoratrice madre di un figlio di età inferiore a tre anni o, in alternativa, il lavoratore padre convivente con la stessa; b) la lavoratrice o il lavoratore che sia l'unico genitore affidatario di un figlio convivente di età inferiore a dodici anni. 3. Ai sensi dell'articolo 5, comma 2, lettera c), della legge 9 dicembre 1977, n. 903, non sono altresì obbligati a prestare lavoro notturno la lavoratrice o il lavoratore che abbia a proprio carico un soggetto disabile ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e successive modificazioni";

le lavoratrici si sono trovate a dover sottoscrivere una clausola discriminatoria con la quale si chiedeva di rinunciare al diritto all'esonero dal lavoro notturno. Non sottoscrivere tale clausola comportava la mancata assunzione e l'esclusione dalla cassa integrazione guadagni straordinaria;

il Ministero del lavoro aveva confermato in diverse occasioni che l'art. 53 del decreto legislativo n. 151 del 2001 fosse applicabile anche al personale navigante, salvo cambiare opinione proprio nei giorni in cui CAI subentrava ad Alitalia SpA (il 4 febbraio 2009). E lo faceva attraverso la risposta ad un interpello dell'Assoaereo, chiamando in causa la messa in mora del febbraio 2006 da parte dell'Unione europea nei confronti dello Stato italiano;

il 1° febbraio 2006, difatti, la Commissione europea aveva sanzionato il nostro Paese per discriminazioni contestando, però, il solo comma 1 dell'art. 53 del citato decreto legislativo, in quanto esso obbliga all'esenzione dal lavoro notturno le donne "dall'accertamento dello stato di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino", cagionando "un ostacolo alla parità tra uomini e donne e quindi un trattamento meno favorevole nei confronti delle donne e va perciò considerato come una discriminazione";

tale divieto, tuttavia, non riguarda affatto le lavoratrici del comparto aereo, il cui congedo di maternità è esteso fino al primo anno del figlio per altri motivi, ed alle quali si applicano, dunque, solo i commi 2 e 3 del citato art. 53, commi non contestati dall'infrazione in oggetto;

le madri lavoratrici dipendenti da AirOne, compagnia assimilata tramite cessione individuale e tramite cessione di ramo d'attività, non hanno dovuto firmare la clausola citata, e beneficiano quindi, pur svolgendo le stesse funzioni e mansioni, dell'esonero dal lavoro notturno all'interno della stessa azienda,

si chiede di sapere:

quali azioni di competenza intendano adottare i Ministri in indirizzo per ovviare alle discriminazioni scaturite dall'emanazione dell'interpello del 4 febbraio 2009;

quali interventi risolutivi il Ministro del lavoro e delle politiche sociali intenda adottare perché siano soddisfatte le previsioni del comma 2, lettera b), dell'art. 23 della direttiva comunitaria 2006/54/CE relativa al principio di pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e di impiego, recentemente recepita dall'ordinamento italiano, laddove evidenzia che: "Gli Stati membri prendono tutte le misure necessarie per assicurare che: b) le disposizioni contrarie al principio della parità di trattamento contenute nei contratti individuali o collettivi, nei regolamenti interni delle aziende o nelle regole che disciplinano il lavoro autonomo e le organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro o in qualsiasi altro accordo siano o possano essere dichiarate nulle e prive di effetto oppure siano modificate";

se il Ministro per le pari opportunità ritenga che l'art. 38 del decreto legislativo n. 198 del 2006, recentemente modificato dal decreto legislativo n. 5 del 2010 che recepisce la direttiva 2006/54/CE, sia discriminatorio nei confronti di una singola categoria di lavoratori laddove, facendo riferimento all'art. 11 del decreto legislativo n. 66 del 2003, e non già all'art. 53 del decreto legislativo n. 151 del 2001, esclude di fatto la sola categoria del personale navigante, e nega ad essa un'importante tutela di maternità e paternità, nonché un indispensabile strumento di cura per disabili e minori;

se il Ministro per le pari opportunità ritenga, infine, che il decreto legislativo n. 5 del 2010, emanato dall'Italia in recepimento della direttiva 2006/54/CE, possa ritenersi in linea con la direttiva stessa.