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Atto a cui si riferisce:
C.1/00501 [Riforma in senso federalista del fisco italiano e riforma complessiva del sistema tributario]



La Camera,
premesso che:
poco più di due anni fa emergevano in tutta la loro drammaticità gli effetti di quella che, a posteriori, è stata definita come la più grave crisi economico-finanziaria dopo quella del 1929; i mutamenti socio-economici degli ultimi decenni, in particolare il processo di globalizzazione, ne hanno amplificato gli effetti;
l'Italia, pur essendo stata colpita gravemente dagli effetti della crisi, non ne è stata travolta: la struttura del sistema industriale, fatto da piccole e medie imprese, la capitalizzazione del sistema creditizio e il forte risparmio privato hanno consentito al sistema di reggere; oltre ai fattori strutturali, vi sono poi tutti gli interventi che il Governo in questi due anni ha messo sul tavolo; la strategia di politica economica nel corso della XVI legislatura non poteva che essere orientata alla stabilità dei conti pubblici, nel rispetto degli obblighi derivanti dal patto di stabilità europeo ed alla luce dell'imprescindibile vincolo che condiziona le scelte di finanza pubblica italiana, costituito dall'imponente ammontare del debito pubblico accumulatosi nel passato; nonostante queste rigidità il Governo si è comunque fatto carico dell'esigenza di sostenere la domanda in una fase economica recessiva, destinando risorse significative per alcuni fondamentali interventi;
fin dall'autunno 2008, nei giorni immediatamente successivi al Consiglio Ecofin, il Governo è intervenuto dando un preciso segnale ai mercati della volontà di

tutelare i risparmiatori e salvaguardare la stabilità del sistema bancario e finanziario, precostituendo le condizioni normative per gli eventuali interventi pubblici; ha ampliato gli strumenti a disposizione dello Stato per entrare nel capitale delle banche e garantire la possibilità di finanziamenti, subordinando gli interventi alla necessità e alla volontà dei singoli istituti alla presenza di un preciso programma di stabilizzazione e di rafforzamento e alla vigilanza della Banca d'Italia; vista la forte contrazione del reddito disponibile conseguente alla forte contrazione della domanda internazionale ed interna e alla diminuzione dei livelli di occupazione, il Governo è intervenuto fornendo i necessari mezzi finanziari per sostenere la rete degli ammortizzatori sociali; sono stati creati nuovi istituti che consentiranno di attivare nuovi programmi di formazione a favore del personale posto in cassa integrazione; è stata anticipata la corresponsione dell'indennità di disoccupazione in un'unica soluzione che potrebbe favorire la nascita di nuove iniziative imprenditoriali ad opera di chi ha perso il lavoro dipendente; il tasso di disoccupazione in Italia (8,3 per cento), nonostante sia in aumento rispetto agli anni scorsi, rimane tra i più bassi in Europa e nell'intero Occidente; Francia (10,1 per cento), Spagna (19,9 per cento), Stati Uniti (9,7 per cento) sono ben al di sopra del livello italiano;
parallelamente al rafforzamento della rete degli ammortizzatori sociali, il Governo ha agito aumentando il reddito disponibile per le famiglie: nella fase in cui i tassi di interesse stavano ancora salendo è intervenuto fissando il tetto del 4 per cento per gli interessi variabili dei contratti di mutuo; è stata poi istituita la social card per gli acquisti di prima necessità e il bonus per il pagamento dell'energia elettrica e del gas; senza tralasciare la moratoria sui mutui, essenziale strumento per garantire di superare gli effetti della perdita del lavoro, e l'esenzione totale dall'imposta comunale sugli immobili per l'unità immobiliare adibita ad abitazione principale;
sono stati numerosi anche gli interventi governativi a favore delle imprese: sono state detassate le prestazioni di lavoro straordinario ed è stata introdotta la detrazione del 10 per cento dell'irap dall'ire; per favorire, soprattutto, le piccole imprese è stato posticipato il pagamento dell'imposta sul valore aggiunto al momento dell'effettivo incasso delle fatture; è stata concessa la rivalutazione degli immobili iscritti a bilancio a fronte del pagamento di un'imposta sostitutiva; è stata introdotta la cosiddetta «Tremonti-ter», che ha consentito di riavviare gli investimenti in macchinari da parte delle imprese; alcuni tra i settori industriali più importanti, quali quello automobilistico, quello tessile e quello degli elettrodomestici, sono stati, altresì, supportati con la previsione di appositi incentivi;
si sono manifestati nella prima parte del 2010, sotto il profilo macroeconomico, alcuni segnali di ripresa, che, però, non consentono ancora di considerare definitivamente superata la crisi in cui si trovano tutte le economie dei Paesi avanzati ed è, perciò, necessario continuare a concentrare gli sforzi sui temi del sostegno allo sviluppo;
le previsioni relative ai principali saldi di finanza pubblica del bilancio confermano gli ottimi risultati conseguiti dal Governo nella sua azione di stabilizzazione della finanza pubblica, che ha ottenuto il pieno consenso degli organismi dell'Unione europea;
le previsioni relative al 2011 registrano una riduzione del saldo netto da finanziare rispetto all'assestamento per il 2010, determinata da una riduzione delle spese finali e da un incremento delle entrate finali;
nonostante il difficile quadro economico, che sta certamente incidendo in modo molto negativo sull'andamento del gettito, le entrate tributarie dovrebbero registrare, nel 2011, un incremento pari ad oltre 4 miliardi di euro; a fronte di una riduzione del gettito dell'ires, delle imposte sostitutive e delle imposte sulla produzione

e sui consumi, si prevede, per il 2011, un netto incremento del gettito dell'iva, una crescita del gettito ire e delle imposte e tasse sugli affari, nonché un lieve incremento delle entrate derivanti dai comparti dei monopoli e dei giochi;
le azioni di politica fiscale dovranno necessariamente tenere conto del progressivo completamento del processo di attuazione del federalismo fiscale, obiettivo primario del Governo, tanto che, già dopo pochi mesi dal proprio insediamento, l'11 settembre 2008 il Consiglio dei ministri aveva approvato la bozza di disegno di legge delega in materia di federalismo fiscale;
il federalismo fiscale costituisce l'unico modo per razionalizzare e controllare in modo efficace una parte vasta della finanza pubblica italiana, dove per controllo si intende, oltre al nuovo meccanismo di stabilizzazione finanziaria, soprattutto il controllo democratico esercitato dai cittadini sui livelli di governo che sono a loro più prossimi; è l'unica riforma in grado di porre rimedio alla stortura politica ed economica della nostra finanza pubblica: il rapporto democratico fondamentale no taxation without representation, che è presente, seppure in varie forme, in tutti gli altri Paesi europei, in Italia è stato chiaramente distorto, provocando la crescita esponenziale del debito pubblico; a livello locale chi «rappresenta» e spende, non tassa; a livello centrale, all'opposto, si tassa, ma non si «rappresenta» per l'intero e non si spende per l'intero, essendo il Governo centrale in questo ruolo in vasta parte asimmetricamente sostituito dai Governi regionali e locali;
il primo decreto di attuazione della legge delega in materia di federalismo fiscale ha completato il proprio iter ed è quello in materia di federalismo demaniale (decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85); per ragioni che affondano nel processo di costruzione dello Stato unitario, il demanio ha centralizzato tutto, logorando valori reali e bruciando chance potenziali; per evitare questi effetti negativi, il decreto legislativo n. 85 del 2010 mira a sviluppare il processo di valorizzazione del patrimonio pubblico, attraverso l'attribuzione dei beni ai territori dove questi hanno avuto la loro origine storica e dove hanno la loro ubicazione fisica; questo processo, secondo la Corte dei conti, da un lato può offrire un volano finanziario per specifici interventi di riqualificazione del territorio e, dall'altro, può rappresentare un'importante opportunità per rivedere e per potenziare le possibilità di utilizzo di un patrimonio spesso, specie nel passato, trascurato o messo a reddito in maniera inadeguata;
altri due decreti legislativi hanno già completato il proprio iter: quello relativo all'ordinamento transitorio di Roma capitale e quello relativo ai fabbisogni standard di comuni, città metropolitane e province;
il graduale passaggio dal criterio della spesa storica a quello del fabbisogno standard è, tra i principi fondamentali della delega, il più importante; attraverso una metodologia basata su forti elementi di accompagnamento e condivisione, debitamente strutturata e mirata riguardo all'ambito dei fabbisogni standard, si riuscirà là dove nel passato hanno ripetutamente fallito le formule calate dall'alto;
per quanto riguarda le regioni, il Governo sta individuando nuovi e puntuali strumenti di verifica che consentano di superare i deficit informativi esistenti e attivare meccanismi di certificazione; verrà assunto come parametro un pool di regioni ad alto livello di prestazioni, da utilizzare come standard ottimale di riferimento, e ci si baserà su un nuovo modello di governo responsabile, basato sulla determinazione da parte della Conferenza Stato-regioni di linee guida occorrenti per la messa a punto dei costi standard; è necessario, infatti, introdurre tutte le procedure di certificazione e di controllo dei dati che permettono una reale conoscenza e verifica dei dati di spesa, superando i limiti del sistema attuale,

dove addirittura una regione non aveva dati contabili attendibili e dove i piani di rientro faticano ad essere rispettati; il decreto in materia di autonomia di entrata delle regioni traccia un quadro impositivo più chiaro e semplice, con la rimodulazione dell'addizionale regionale all'irpef che andrà a garantire al complesso delle regioni entrate corrispondenti ai trasferimenti statali e alla quota derivante dalla compartecipazione all'accisa sulla benzina e darà la possibilità alle regioni di introdurre diverse detrazioni o deduzioni, per meglio caratterizzare le singole politiche fiscali; potranno ridurre l'irap e godranno di una maggiore compartecipazione all'iva;
altro decreto legislativo, già approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri, è quello relativo all'autonomia impositiva dei comuni, nel quale si prevede la devoluzione ai comuni del gettito delle imposte sugli immobili ubicate nel loro territorio; in particolare, saranno trasferite: l'imposta di registro e di bollo, quella ipotecaria e catastale, l'irpef in relazione ai redditi fondiari (escluso il reddito agrario), l'imposta di registro e di bollo sui contratti di locazione degli immobili, i tributi speciali catastali, tasse ipotecarie e la cedolare secca sugli affitti ordinari con aliquota pari al 20 per cento; la cedolare sostituirà l'irpef sugli affitti, l'imposta di registro e di bollo e consentirà l'emersione di una grossa fetta di locazioni in nero; dal 2014 arriverà poi l'imposta municipale che toccherà il possesso degli immobili, prima casa esclusa, e il loro trasferimento in caso di vendita, donazione o eredità. La nuova «imposta municipale propria» sostituirà le imposte applicate agli immobili e l'aliquota potrà essere ritoccata dai comuni, in aumento o diminuzione;
il Governo, ha, inoltre, già avviato il progetto complessivo di riforma del sistema fiscale, necessariamente collegato alla riforma federalista in itinere; tale riforma sarà indubbiamente fondamentale per rendere concrete le prospettive di sviluppo del nostro Paese; la riforma dovrà necessariamente adeguare il fisco ai nuovi modelli economici, competitivi, sociali, ambientali e istituzionali, dovrà trasferire parte della tassazione diretta a quella indiretta, semplificare il sistema fiscale e gli adempimenti e, coerentemente con l'assetto federalista, responsabilizzare maggiormente tutti i soggetti che operano decisioni di spesa, anche mediante il coinvolgimento delle amministrazioni locali;
tale riforma dovrebbe trovare la più ampia condivisione possibile tra la società civile, gli operatori economici e, naturalmente, le forze politiche, in modo che possa costituire per gli operatori economici una certezza nel lungo periodo,

impegna il Governo:

a portare a compimento rapidamente la riforma in senso federalista del fisco italiano, prontamente avviata da questo Governo, con la definitiva approvazione dei decreti legislativi di attuazione della legge delega;
a proseguire in un'azione di politica economica che coniughi l'esigenza di garantire la sostenibilità di lungo periodo degli equilibri di bilancio con quella di sostegno alla domanda, senza tralasciare gli interventi infrastrutturali e la vigilanza sul sistema bancario, affinché venga garantito al sistema produttivo e alle famiglie l'accesso al credito, fondamentale in questa fase di crisi acuta;
a proseguire nell'azione di contrasto all'evasione ed all'elusione fiscale, privilegiando le attività di accertamento di carattere non formale, intensificando i controlli nel settore dei giochi pubblici, al fine anche di limitare il gioco illegale e le infiltrazioni criminali, incentivando una sempre maggiore partecipazione dei comuni, al fine di recuperare gettito e non incrementare la pressione fiscale sui contribuenti onesti;
a proseguire nell'azione di contrasto all'evasione contributiva, al lavoro nero e alle false pensioni di invalidità;

ad avviare un processo di riforma complessiva del sistema tributario, che deve essere prioritariamente orientato alle seguenti finalità:
a) dare piena attuazione allo statuto dei diritti del contribuente, al fine di assicurare una maggiore stabilità della normativa tributaria e di dare un maggiore equilibrio nei rapporti tra fisco e contribuenti;
b) semplificare la normativa ed alleggerire gli oneri amministrativi gravanti sui contribuenti e sugli intermediari, riducendo il numero di imposte e tasse esistenti;
c) vigilare affinché le attività di accertamento e di verifica fiscale da parte dell'amministrazione finanziaria siano sempre svolte nel pieno rispetto del contribuente, minimizzando gli oneri burocratici sulle imprese, soprattutto di piccole dimensioni, garantendo, inoltre, un'equilibrata distribuzione sul territorio nazionale delle attività di accertamento, tenendo conto a tal fine del fatto che in alcune aree del Paese il fenomeno del sommerso presenta dimensioni particolarmente rilevanti;
d) favorire una sempre più stretta collaborazione tra le amministrazioni coinvolte nell'attività di rilievo fiscale, in particolare attraverso un maggiore coinvolgimento dei comuni e degli altri enti locali, alla luce del connesso processo di attuazione della delega sul federalismo fiscale, nonché mediante l'integrazione delle banche dati pubbliche;
e) ridurre progressivamente la pressione fiscale, in particolare sulle imprese di piccole e medie dimensioni, sulle famiglie e sul lavoro dipendente, con una graduale introduzione del principio del quoziente familiare;
f) distribuire in maniera migliore il carico impositivo, alleggerendo i redditi da lavoro dipendente, i redditi d'impresa di natura non speculativa ed i redditi da lavoro autonomo, anche attraverso il progressivo passaggio dalla tassazione sui redditi alla tassazione sui consumi e sulle rendite, mantenendo comunque immutata la tassazione sui titoli del debito pubblico;
g) privilegiare alcuni obiettivi prioritari per lo sviluppo del Paese, quali il sostegno alla famiglia, il sostegno all'imprenditoria giovanile, la promozione della ricerca e dell'innovazione, la capitalizzazione delle imprese, il miglioramento del capitale umano, la razionalizzazione del sistema delle detrazioni e delle deduzioni, che risulta oggi particolarmente complesso e farraginoso;
h) rivedere la tassazione energetica, al fine di incentivare minori consumi energetici e l'impiego di combustibili a minore impatto ambientale;
i) valutare l'opportunità di apportare ulteriori correttivi alla disciplina sulla rateizzazione dei debiti tributari e contributivi, in particolare introducendo in tale ambito alcuni ulteriori elementi di flessibilità, tali da consentire agli agenti della riscossione, in presenza di condizioni oggettive ed in un quadro di garanzia degli interessi erariali, di tenere conto delle difficoltà che alcuni contribuenti ed imprese incontrano ad onorare i propri debiti tributari a causa della crisi economica in atto, al fine di evitare che il mancato pagamento di una sola rata comporti la decadenza dal beneficio della rateizzazione, con conseguenze negative sia per il contribuente interessato sia l'erario stesso;
l) assumere tutte le iniziative di natura fiscale in sede comunitaria al fine di tutelare il made in Italy e di censurare e contrastare le azioni messe in atto dai Paesi extracomunitari per alterare la leale concorrenza, in modo che le nostre aziende possano concorrere con quelle dell'Estremo Oriente ad armi pari;
m) riformare la giustizia tributaria, riducendo i tempi del contenzioso e riaffermando la capacità di tale settore di fornire un servizio adeguato alle evoluzioni del contesto economico e normativo, al fine di contribuire a migliorare il contraddittorio tra fisco e cittadini e di assicurare

il giusto equilibrio tra le esigenze di tutela dei diritti dei contribuenti e gli interessi dell'erario.
(1-00501)
«Reguzzoni, Luciano Dussin, Fogliato, Lussana, Montagnoli, Alessandri, Allasia, Bitonci, Bonino, Bragantini, Buonanno, Callegari, Cavallotto, Chiappori, Comaroli, Consiglio, Crosio, Dal Lago, D'Amico, Desiderati, Di Vizia, Guido Dussin, Fava, Fedriga, Follegot, Forcolin, Fugatti, Gidoni, Goisis, Grimoldi, Isidori, Lanzarin, Maggioni, Molgora, Laura Molteni, Nicola Molteni, Munerato, Negro, Paolini, Pastore, Pini, Pirovano, Polledri, Rainieri, Rivolta, Rondini, Simonetti, Togni, Torazzi, Vanalli, Volpi, Stucchi, Caparini, Dozzo».