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Atto a cui si riferisce:
C.1/00497 [Predisporre un riequilibrio del carico tributario]



La Camera,
premesso che:
la pressione fiscale per l'anno 2010 è prevista in misura pari al 42,8 per cento del prodotto interno lordo, a fronte del picco del 43,2 per cento registratosi nel 2009, e poi in leggera flessione al 42,4 per cento nel 2011, per poi risalire nel 2012 al 42,6 per cento;
nel 2000 le entrate complessive dello Stato rappresentavano il 45,4 per cento del prodotto interno lordo, mentre nel 2009 questa percentuale era salita al 47,2 per cento;
l'incremento delle entrate dello Stato non è stato determinato da un incremento omogeneo delle diverse fonti di gettito: infatti, le imposte dirette sono cresciute nel periodo del 33 per cento, le imposte indirette sono diminuite del 2,3 per cento, con una riduzione più accentuata nel 2008 e nel 2009, i contributi sociali sono cresciuti addirittura del 46,6 per cento;
in altre parole, è aumentata di molto la pressione fiscale sul fattore lavoro e, in particolare, su quello dipendente, contribuendo alla riduzione della competitività del nostro sistema produttivo;
il calo delle imposte indirette può essere attribuito solo in minima parte alla crisi, mentre è da collegare all'espandersi delle attività in nero ed a meccanismi elusivi, se non truffaldini, come quelli, per quanto concerne l'iva, delle società «carosello» o delle società «cartiere» create al solo scopo di emettere fatture false;
sebbene si preveda una sostanziale stabilità delle entrate (resta costante la pressione tributaria e si riducono leggermente i contributi sociali, in buona parte per il congelamento delle retribuzioni pubbliche), in realtà le entrate vanno peggio di quanto si poteva prevedere a giugno 2010: tale peggioramento ha vanificato un quarto della correzione effettuata con la manovra (che, si ricorda, valeva 0,8 punti percentuali di prodotto interno lordo l'anno), in quanto, nei primi sei mesi del 2010, le entrate tributarie sono calate del 3,5 per cento;
tale riduzione di circa 3 miliardi di euro di entrate appare molto preoccupante, soprattutto ove si consideri che la manovra adottata dal Governo in primavera contava sulla possibilità di recuperare più di 8 miliardi di evasione fiscale da qui al 2012;
la crescita del Paese viene, inoltre, frenata dal fenomeno del sommerso, che, secondo un recente rapporto del centro studi di Confindustria, «è bruscamente accelerato nel 2009», superando il 20 per cento del prodotto interno lordo (oltre il 27 per cento, se non si considera la pubblica amministrazione e senza tenere conto che tale percentuale raggiunge al Sud un valore doppio): tale dato porta l'ammontare dell'evasione fiscale «su valori molto superiori ai 125 miliardi» stimati dal centro studi di Confindustria nel mese di giugno 2010 ed anche la stima della pressione fiscale effettiva è «rivista all'insù», ad un livello «ben sopra il 54 per cento nel 2009», più del 51,4 per cento stimato dal centro studi di Confindustria nel mese di giugno 2010 e del 43,2 per cento della «pressione apparente contenuta nei documenti ufficiali»;
nella situazione presente i costi dell'evasione fiscale e della corruzione divengono ancor più insopportabili: in particolare, il 30 per cento della base imponibile dell'iva viene regolarmente evaso, per oltre 30 miliardi di euro l'anno, cifra che sale vertiginosamente (ad oltre 100 miliardi) se si aggiunge l'evasione di altre imposte, come irpef o irap;
in tale contesto, rappresenta una costosa anomalia per l'erario il meccanismo del prelievo erariale unico (preu),

applicabile, ai sensi dell'articolo 39, comma 13, del decreto-legge n. 269 del 2003, ai proventi delle società concessionarie relativamente agli apparecchi di gioco collegati in rete. Tanto più che - come affermato dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere in una sua recente relazione - è pari a 100 miliardi di euro il «fatturato» dei giochi leciti ed illeciti, i cui «maggiori profitti vanno alla criminalità organizzata»;
secondo il Governatore della Banca d'Italia, «l'evasione fiscale è un freno alla crescita perché richiede tasse più elevate per chi le paga e riduce le risorse alle politiche sociali»;
si è proceduto a un sistematico smantellamento, presentato come «semplificazione», di un insieme di strumenti, in parte non ancora operativi, introdotti nella XV legislatura, che potevano permettere all'amministrazione finanziaria di ottenere, per via telematica, informazioni utili ai fini del contrasto all'evasione:
a) è stato soppresso l'obbligo di allegare alla dichiarazione iva gli elenchi clienti/fornitori;
b) sono state abolite le limitazioni nell'uso di contanti e di assegni;
c) sono state abolite la tracciabilità dei pagamenti e la tenuta da parte dei professionisti di conti correnti dedicati;
d) è stato soppresso l'obbligo di comunicazione preventiva per compensare crediti di imposta superiori ai 10 mila euro;
e) è stata significativamente ridimensionata la solidarietà in materia di versamento di contributi e ritenute tra committente, appaltatore e subappaltatore;
f) sul fronte degli studi di settore è stato previsto l'obbligo della loro pubblicazione entro il 30 settembre dell'anno a cui devono applicarsi, invece che entro il 31 marzo dell'anno successivo. In questo modo, il contribuente è sempre in grado di conoscere in corso d'opera quali sono le aspettative del fisco nei suoi confronti e di adeguarvisi;
g) alle imprese dei distretti industriali viene consentita la possibilità di effettuare un concordato preventivo triennale (cioè, di concordare, in anticipo, per tre anni, le imposte dovute) anche per i tributi locali, specificando che «in caso di osservanza del concordato i controlli sono eseguiti unicamente a scopo di monitoraggio»;
h) sono state dimezzate le sanzioni;
solo in parte il Governo si è ricreduto rispetto a queste decisioni ed è intervenuto nel decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, reintroducendo in parte alcune delle normative che aveva cancellato;
a questo si aggiungano i danni che derivano dal cosiddetto fiscal drag: infatti, in un'imposta progressiva, come l'irpef, l'aumento di tassazione indotto dall'inflazione discende da due fattori:
a) una quota sempre più ampia del reddito è assoggettata ad aliquote (marginali) più elevate;
b) il valore delle detrazioni e deduzioni di imposta per tipologie di redditi, per carichi familiari, ed altro non è indicizzato all'aumentare dei prezzi e, quindi, diminuisce in termini di potere d'acquisto;
da anni non viene restituito, neanche parzialmente, il drenaggio fiscale. Il mancato recupero del fiscal drag ha pesato, secondo Banca d'Italia, per due terzi sulla perdita del potere d'acquisto degli ultimi 5 anni;
fra il 2000 e il 2010 i lavoratori italiani hanno perso - secondo il centro studi della Cgil, l'Ires - 5.453 euro in termini di potere d'acquisto, in parte a causa di un livello di inflazione più alto di quanto previsto e conteggiato in sede di rinnovo dei contratti di lavoro (3.384 euro) ed in parte in ragione della mancata restituzione del fiscal drag, che ha comportato per ogni lavoratore un prelievo aggiuntivo medio di

2.000 euro, dovuto al progressivo aumento delle aliquote sui redditi per effetto dell'aumento del costo della vita;
in totale, nei dieci anni presi a riferimento, la perdita del potere di acquisto sulla somma di tutte le retribuzioni ha raggiunto la quota di 44 miliardi di euro, che sono stati sottratti alle famiglie, diminuendo la domanda interna, riducendo i consumi e alimentando la crisi;
nel frattempo, le rendite finanziarie sono tassate con un'imposta sostitutiva dell'irpef e con un'aliquota pari al 12,5 per cento, mentre l'aliquota irpef più bassa è pari al 23 per cento, il mondo del lavoro autonomo, a prescindere dal fenomeno dell'evasione, dispone della revisione degli studi di settore e di ampie possibilità di deduzione e detrazione, mentre più del 50 per cento delle imprese denuncia un reddito nullo o negativo, ed è stata abolita l'ici su tutte le prime abitazioni, anche quelle ad elevato reddito catastale;
non è un caso se il Paese, a causa della politica fiscale e della precarizzazione crescente delle tipologie contrattuali presenti nel mondo del lavoro, ha un livello di disuguaglianza dei redditi fra i più elevati tra i Paesi sviluppati, un livello di povertà ben superiore alla media dei Paesi Ocse ed è uno dei Paesi in cui la disuguaglianza è cresciuta maggiormente negli ultimi venti anni;
la distanza dell'Italia dai parametri di Lisbona sul tasso di occupazione femminile è preoccupante: non si riuscirà a raggiungere entro la fine del 2010 l'obiettivo dell'occupazione femminile al 60 per cento, essendo fermi al 46 per cento (i dati dell'Italia sono inferiori rispetto a quello medio dell'Unione europea di circa dodici punti);
il Governo aveva promesso che i risparmi derivanti dall'aumento dell'età pensionabile femminile nel pubblico impiego sarebbero stati utilizzati per l'incremento di risorse in favore delle donne medesime, delle politiche di conciliazione tra tempo di lavoro e di cura, delle politiche sociali collegate ai servizi alle famiglie: invece, il fondo strategico per il Paese a sostegno dell'economia reale, nel quale questi risparmi sono confluiti, vengono utilizzati per finalità che non hanno nulla a che vedere con le finalità originarie, come dimostrano le misure contenute nella legge di stabilità per il 2011;
per la ricerca e l'innovazione, la Commissione europea, nell'ambito del cosiddetto pnr (programma nazionale di riforma), nel contesto della strategia «Europa 2020», ha indicato nel 3 per cento del prodotto interno lordo il livello minimo di spesa da raggiungere nel prossimo decennio, anche attraverso l'adozione di. misure fiscali;
oggi l'Italia è ancora molto indietro e sarà difficile perseguire questo obiettivo senza prevedere misure strutturali di sostegno, come il credito d'imposta, per rafforzare i processi di ricerca ed innovazione in tutti i settori e per tutte le tipologie di impresa;
tutti i Paesi industrializzati stanno sostenendo con misure rilevanti sia la ricerca e l'innovazione tecnologica che l'economia verde, quali fondamentali veicoli di crescita e di opportunità per lo sviluppo di nuove imprese e la conseguente creazione di nuova occupazione;
un importante strumento fiscale istituito con la legge finanziaria per il 2007, e che ha finora dimostrato tutta la sua validità, è senz'altro quello legato alla detrazione fiscale del 55 per cento delle spese sostenute per il risparmio energetico nel settore dell'edilizia. In questi anni ha prodotto investimenti per 11 miliardi di euro, 50 mila posti di lavoro e circa 600 mila interventi, oltre a dare benefici per il sistema Paese, anche grazie ai risparmi sulla bolletta energetica nazionale. È ben vero che il Governo ha introdotto, in sede di approvazione della legge di stabilità alla Camera dei deputati, la normativa di cui sopra, tuttavia ne ha «spalmato» gli effetti su 10 anni, indebolendola fortemente rispetto al passato;

la rinnovata presa di coscienza nei confronti della strutturale instabilità dei mercati monetari e finanziari e dei danni che essa è in grado di provocare ha riaperto il dibattito sulla necessità di attribuire alla politica rinnovati strumenti di controllo e di governo delle dinamiche economiche;
un primo passo nella direzione del necessario cambiamento di rotta sopra evocato è stato da tempo individuato in una proposta basata sull'istituzione di un'imposta sulle transazioni valutarie, la cosiddetta Tobin tax, che ha raccolto negli ultimi anni il consenso di gruppi, movimenti politici, Parlamenti e Governi sempre più numerosi e significativi e una straordinaria convergenza a sostegno della stessa da parte di economisti di diversa provenienza culturale e politica;
si tratta di una tassa sulle transazioni valutarie e finanziarie che, oltre a contribuire alla riduzione dell'instabilità sui mercati finanziari, potrebbe rappresentare uno strumento per il perseguimento di molti obiettivi complessi, sia operativi sia politici, non ultimo quello di contribuire a determinare risorse addizionali per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio e per far fronte ai danni sociali causati dalla crisi attuale anche nel nostro Paese;
l'introduzione di un'imposta sulle transazioni finanziarie non può certamente essere soltanto una tassa a livella nazionale e, quindi, servono posizioni armonizzate tra i Paesi, ma anche un'intesa con gli Usa e con gli altri continenti per non vanificare la possibilità di percorrere la strada di un'alternativa praticabile: una tassa sulle transazioni finanziarie permetterebbe, infatti, di raccogliere fino a 650 miliardi di dollari (secondo studi della Oxfam, una confederazione internazionale di organizzazioni non governative impegnate nella lotta alla povertà e all'ingiustizia) all'anno da destinare sia ad aiutare i più poveri nel Sud del mondo, sia a finanziare politiche sociali nei Paesi del Nord;
la politica fiscale del Governo, oltre a produrre un incremento della pressione fiscale ed una generale e continua tensione nella gestione dei conti pubblici, produce, dunque, anche una marcata sperequazione sociale;
di fronte a questa incontestabile situazione, appare prioritaria la necessità di predisporre urgentemente un riequilibrio del carico tributario, per ridurre la pressione fiscale sui redditi da lavoro, sulle pensioni e sugli investimenti delle piccole e medie imprese, misure che sono, invece, totalmente assenti nel decreto-legge n. 78 del 2010 e nel disegno di legge di stabilità,

impegna il Governo:

a promuovere le opportune iniziative fiscali a favore delle famiglie, tra le quali:
a) la riduzione progressiva al 20 per cento della prima aliquota dell'ire;
b) l'aumento delle detrazioni per carichi familiari, prevedendo un'imposta positiva per i contribuenti fiscalmente incapienti;
c) la detrazione delle spese per i servizi di assistenza e cura per i figli minori o in caso di persone non autosufficienti;
d) l'alleggerimento del carico ire sui redditi bassi e medi da lavoro e da pensione, operando sul meccanismo delle detrazioni per la produzione di reddito;
e) l'adozione di disposizioni fiscali per sostenere il lavoro delle donne, detassando parzialmente il reddito da lavoro dipendente delle donne, dando incentivi diretti alle aziende che assumono donne, favorendo l'accesso al credito delle imprese femminili operanti nel Mezzogiorno e rifinanziando il fondo per il sostegno all'imprenditoria femminile in tutti i settori produttivi, di cui alla legge n. 215 del 1992;
a sostenere fiscalmente lo sviluppo, la riconversione ecologica dell'economia e, in particolare. le piccole e medie imprese, con le seguenti misure:

a) la riduzione graduale, per le piccole e medie imprese, del peso del costo del lavoro nel calcolo dell'imponibile irap;
b) la previsione del pagamento dell'iva al momento in cui si incassa effettivamente il corrispettivo della cessione di beni o di servizi e non in anticipo;
c) agevolazioni fiscali per favorire la capitalizzazione delle piccole e medie imprese, nonché la defiscalizzazione parziale degli utili reinvestiti da parte delle stesse piccole e medie imprese;
d) l'estensione della contabilità semplificata e agevolata, già introdotta dal Governo Prodi, per 950.000 imprese minori, il cosiddetto forfettone, per i contribuenti minimi con reddito inferiore a 30 mila euro, innalzando tale limite di reddito;
e) la riduzione progressiva al 20 per cento dell'aliquota dell'ires;
f) il ripristino del credito d'imposta per gli investimenti e per le assunzioni di lavoratori a tempo indeterminato nelle aree sottoutilizzate;
g) il rifinanziamento delle disposizioni in materia di credito d'imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo, con particolare riguardo alle imprese che investono nei settori dell'ambiente, delle energie rinnovabili, del risparmio energetico, dei servizi collettivi ad alto contenuto tecnologico e, in particolare, quando gli investimenti siano attuati in convenzione con le università ed i centri nazionali di ricerca;
h) il ripristino della detrazione del 55 per cento dell'ire delle spese sostenute per il risparmio energetico nel settore dell'edilizia nella forma originaria, che ne prevedeva la deducibilità ai fini fiscali in due anni anziché in dieci anni;
a recuperare le risorse necessarie con le misure seguenti:
a) il ripristino delle norme di contrasto all'evasione fiscale introdotte dal Governo Prodi, anche al fine di ridurre la pressione fiscale sui contribuenti fiscalmente onesti secondo il principio di «pagare tutti per pagare meno», tra le quali:
1) la riorganizzazione dell'anagrafe tributaria;
2) la «tracciabilità» dei compensi dei professionisti;
3) l'obbligo di trasmissione telematica dei corrispettivi;
4) la tenuta dell'elenco clienti-fornitori;
5) l'anagrafe dei conti correnti bancari;
6) la lotta alle frodi iva;
b) l'introduzione di un meccanismo di determinazione sintetica del reddito delle persone fisiche e delle società di capitale minori (nuovo redditometro a riscossione immediata) a rettifica delle dichiarazioni pregresse, nonché la previsione di misure di contrasto all'elusione fiscale realizzata tramite società di comodo;
c) il recupero, con decorrenza immediata, delle somme dovute dai contribuenti che hanno aderito ai condoni fiscali 2003-2004 e che non hanno pagato buona parte delle rate da loro dovute, secondo quanto già da tempo denunciato dalla Corte dei conti;
d) la previsione di un contributo di solidarietà del 7,5 per cento sui capitali regolarizzati tramite lo scudo fiscale, in modi che l'imposta complessiva (5 per cento + 7,5 per cento = 12,5 per cento) divenga pari al 12,5 per cento, cioè all'aliquota dell'imposta sostitutiva applicata alle rendite finanziarie, ad esempio ai titoli di Stato;
e) l'incremento delle aliquote iva per i beni di lusso;
f) la tassazione con l'aliquota del 20 per cento delle plusvalenze finanziarie speculative, con l'esclusione dei rendimenti dei titoli di Stato;

g) la riduzione della percentuale di deducibilità degli interessi passivi per banche ed assicurazioni;
h) l'istituzione di un'imposta sulla pubblicità sulle emittenti televisive nazionali;
i) l'aumento delle aliquote per la determinazione del prelievo erariale unico (preu) sugli apparecchi da intrattenimento e l'inserimento del mancato collegamento degli apparecchi di gioco alla rete telematica tra i casi di evasione per i quali l'articolo 5 del decreto legislativo n. 74 del 2000 prevede la reclusione da uno a tre anni;
l) il forte sostegno, in sede europea e internazionale, della praticabilità di un'intesa sulla tassazione delle transazioni finanziarie che permetterebbe di raccogliere fondi sufficienti sia per la lotta alla povertà e all'ingiustizia nel Sud del mondo, sia per finanziare politiche sociali nei Paesi del Nord del mondo.
(1-00497)
«Borghesi, Di Stanislao, Donadi, Messina, Cambursano, Barbato».