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Atto a cui si riferisce:
C.1/00494 [Nuove iniziative per la gestione dell'emergenza rifiuti in Campania]



La Camera,
premesso che:
la regione Campania vive oramai da diversi anni una situazione di crisi profonda legata alla gestione dei rifiuti urbani;
dopo due anni di promesse ed illusioni, l'emergenza rifiuti non è stata risolta, non solo sul piano pratico, visto che le strutture continuano ad essere insufficienti, ma neanche nelle cause che l'hanno determinata;
il Governo ha avviato una serie di misure straordinarie per affrontare l'emergenza rifiuti in Campania con il decreto-legge 23 maggio 2008, n. 90, convertito dalla legge 14 luglio 2008, n. 123, che ha previsto la nomina di un Sottosegretario di Stato per la gestione dell'emergenza rifiuti in Campania;
l'intervento avviato dal Governo si è focalizzato in primo luogo nella riattivazione delle procedure per il completamento e la messa in funzione del termovalorizzatore di Acerra, che, superata la fase di avviamento e di messa a punto, è diventato operativo e avrebbe dovuto smaltire circa 2 mila tonnellate di rifiuti tritovagliati al giorno, per un totale di 600 mila tonnellate l'anno;
il piano dei rifiuti elaborato dal Governo prevedeva inoltre la realizzazione di diverse discariche fra cui due (Cava Sari e Cava Vitiello) presso il comune di Terzigno all'interno del Parco nazionale del Vesuvio e di altri tre impianti di termovalorizzazione, più un altro impianto, la cui tecnologia rimaneva da decidere in base ai più innovativi sistemi di smaltimento;
il sistema delle discariche e l'inceneritore di Acerra avrebbero consentito lo smaltimento dei rifiuti, secondo il Governo, per un periodo di circa quattro anni permettendo l'entrata a regime della gestione dei rifiuti, attraverso l'aumento della raccolta differenziata e la costruzione dei rimanenti termovalorizzatori;
a fronte di questa scelta il Governo si è impegnato a definire un accordo di programma con la regione Campania in data 18 luglio 2009 che prevedeva uno stanziamento di 526 milioni di euro (263 a carico del Governo e i rimanenti a carico della regione Campania) per opere di compensazione ambientale da erogare ai comuni ospitanti gli impianti di trattamento rifiuti;
il decreto-legge 23 maggio 2008, n. 90, impone l'obiettivo minimo di raccolta differenziata pari al 35 per cento entro il 31 dicembre 2010 e pari al 50 per cento entro il 31 dicembre 2011, mentre affida alle province il compito di disincentivare i prodotti «usa e getta»;
i dati sulla raccolta differenziata evidenziano un lieve incremento del valore percentuale, passato dal 15,5 per cento del 2007 al 22,19 per cento del 2008, molto distante però dagli obiettivi stabiliti dalla legge;
l'assessore regionale della regione Campania Giovanni Romano dichiarava il 6 luglio 2010, in Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, che l'Unione europea, al fine di erogare 135 milioni di euro per l'impiantistica a supporto del ciclo integrato dei rifiuti e 10 milioni di euro in base al quadro POR, richiedeva tre cose fondamentali: il piano regionale di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, il piano regionale dei rifiuti speciali e il piano regionale delle bonifiche;
lo stesso assessore in merito alla realizzazione della terza vasca a Terzigno detta cava Vitiello dichiarava che, dati i rilievi mossi dalla Commissione europea per le petizioni del mese di maggio 2010, questa discarica si può anche non fare

contraddicendo di fatto il piano della Protezione civile di cui al decreto-legge n. 90 del 2008;
la stessa Commissione europea nel documento di lavoro pubblicato il 25 giugno 2010, nelle conclusioni e raccomandazioni, pur riconoscendo il lavoro della Protezione civile sottolineava che «alcune decisioni, prese sotto la sua supervisione (ndr della protezione civile) segnatamente la localizzazione delle discariche sono state assunte in modo frettoloso, senza le debite consultazioni e in molti casi frutto di consigli incauti con visibili percussioni. A scanso di equivoci, occorre chiarire che la crisi dei rifiuti in Campania non è finita» e a proposito della discarica di Terzigno «allo stato attuale essa non risponde né ai requisiti della direttiva discariche, in particolare l'articolo 11 sulle procedure di ammissione dei rifiuti, né a quelli della direttiva habitat. L'imminente pericolo di ampliamento della cava Sari e dall'apertura del secondo sito (Vitiello) è inaccettabile in questa situazione ed occorre individuare con urgenza delle alternative adeguate che rispettino la normativa europea»;
l'inceneritore di Acerra impianto chiave sia per la gestione transitoria sia nel piano definitivo presenta delle problematiche tecniche che hanno costretto a fermare il funzionamento per interventi che vanno oltre la manutenzione ordinaria; lo evidenzia il fatto che nel rapporto del comando dei carabinieri per la tutela dell'ambiente - gruppo di Napoli - alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti del 5 ottobre 2010 si parla di interventi alla camera di combustione e nella sostituzione di valvole. Si parla inoltre di corrosione dovuta ai fumi acidi di due forni dell'impianto. La FISIA Babcock, che per conto di Impregilo ha costruito l'impianto, non avrebbe provveduto alle adeguate protezioni rispetto alle superfici interne dell'inceneritore e i forni quindi sarebbero forati;
secondo fonti di stampa la società AZA al cui gruppo fa capo la «Partenope Ambiente», soggetto gestore attuale, sta pensando a rattoppi che verrebbero a costare oltre 12 milioni di euro;
lo stesso generale Morelli, responsabile dell'unità stralcio e dell'unità della struttura di Governo per l'emergenza rifiuti in Campania, ha dichiarato che l'inconveniente capitato alla seconda linea ha lasciato molti tecnici perplessi e che questo inconveniente consistente nella crepatura delle pareti del forno si spera non si manifesti nella terza linea;
la regione Campania in previsione di eventuali difficoltà future dell'inceneritore ha indetto nel mese di settembre 2010 un avviso pubblico per la raccolta di manifestazioni di interesse da parte di operatori economici, in forma singola o associata, disponibili a fornire servizi di smaltimento fuori regione ed in territorio comunitario della frazione secca tritovagliata prodotta da impianti STIR (il combustibile di Acerra);
l'articolo 11, comma 8, del decreto-legge n. 90 del 2008, convertito dalla legge n. 123 del 2008 ha previsto che i consorzi di bacino delle province di Napoli e Caserta siano sciolti e riuniti in un unico consorzio attraverso la costituzione di società provinciali;
il personale del consorzio, la cui dotazione organica è stata approvata dal Sottosegretario Bertolaso, composto da 2150 persone, presenta 424 esuberi; questo personale nel mese di settembre 2010 non è stato pagato e, da dichiarazione del generale Morelli in Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, non sarà pagato fino a dicembre 2010;
lo stesso generale ha riferito che, da riunioni fatte con i prefetti di Napoli e Caserta e dai due presidenti di provincia nonché con il commissario liquidatore, nelle casse del consorzio non ci sono risorse per pagare le maestranze e che si è arrivati a un punto di collasso;
con il decreto-legge n. 195 del 2009 convertito dalla legge n. 26 del 2010 è

stata di fatto sancita la chiusura dell'emergenza e il passaggio di tutte le competenze e le responsabilità in tema di gestione rifiuti alle province e alla regione, espropriando di fatto i comuni delle loro prerogative, compresa la facoltà di riscossione della TARSU o TIA, così come previsto dalla normativa nazionale;
al di là delle operazioni propagandistiche messe in atto dal Governo, il «decreto di fine emergenza» n. 195 del 2009 ha mostrato tutti i suoi limiti, riducendosi a indicare nel presidente della regione e nei presidenti delle province i soggetti a cui compete il Governo dell'intero ciclo dei rifiuti, sottraendosi dalla responsabilità di costruire un contesto positivo in cui queste istituzioni devono agire;
sarebbe irresponsabile, come è avvenuto in passato, limitarsi alla facile sottolineatura della insostenibilità della situazione, ma è necessario avviare un'azione comune, nell'interesse della Campania, in un quadro in cui strumenti, risorse, procedure, responsabilità, sanzioni e tempi siano chiari e condivisi;
appare ormai indifferibile un nuovo intervento legislativo sia per modificare la legge n. 123 del 2008 sia per rivedere radicalmente il provvedimento, cosiddetto di fine emergenza, di cui al decreto-legge n. 195 del 2009, che ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo non ha prodotto praticamente nulla e rischia di far precipitare in una situazione ancora più difficile e che di fatto, ad avviso dei sottoscritti, è stato dichiarato inutile e superato dalle recenti dichiarazioni del presidente del Consiglio dei ministri Berlusconi;
allo stato attuale, dopo due anni e mezzo di gestione emergenziale con l'ausilio di poteri straordinari, non si hanno garanzie sul funzionamento del termovalorizzatore, in merito alla gestione delle discariche vi sono state carenze e approssimazioni e in relazione alla realizzazione degli impianti, a partire da quelli per la frazione organica, non si è razionalizzato il sistema per la raccolta, anzi si è creata un'ulteriore confusione di competenze tra comuni e province con aggravi di costi, rendendo praticamente impossibile la programmazione e lo sviluppo della raccolta differenziata in molti comuni; in sostanza il Governo nazionale non ha mantenuto i suoi impegni, alimentando, di fatto, l'emergenza di questi giorni;
non è stata effettuata, nonostante gli impegni, alcuna operazione di bonifica delle aree e dei territori interessati dalle discariche, rendendo meno credibile qualsiasi ipotesi di localizzazione di nuove discariche;
l'amministrazione comunale di Napoli è ancora in attesa del finanziamento regionale di oltre 8 milioni di euro per la raccolta differenziata e il pagamento da parte della provincia delle spese sostenute (12 milioni di euro) per la gestione degli impianti Stir di Giugliano (Napoli) e Tufino (Napoli);
è innegabile che il piano degli interventi concepito dal sottosegretario Bertolaso - e sancito con la legge n. 123 del 2008 - non è stato realizzato, come dimostra la vicenda di Terzigno e il mancato avvio degli inceneritori previsti dal piano;
la normativa comunitaria impone una precisa scala gerarchica delle azioni da porre in essere per una corretta gestione dei rifiuti: in primo luogo, sono necessarie politiche di prevenzione e di riduzione della produzione; al secondo posto, si pone l'esigenza di riutilizzare e riciclare i prodotti e i materiali; al terzo posto, si chiede il recupero dei materiali; solo in ultima istanza si individuano la termovalorizzazione e il conferimento in discarica;

impegna il Governo:

a riferire in ordine ai problemi relativi al funzionamento del termovalorizzatore di Acerra, certificando che le operazioni di collaudo dell'impianto siano state regolari e fornendo elementi sull'eventuale

avvio di indagini giudiziarie relativamente all'impatto ambientale da esso provocato;
a riferire su come intenda collaborare con gli enti competenti per realizzare gli impianti previsti, quali i termovalorizzatori di Salerno e Napoli, e come si intenda procedere allo smaltimento dei sette milioni di ecoballe;
ad assumere iniziative per rivedere il modello organizzativo non trascurando di valorizzare il ruolo dei comuni e il bisogno di risolvere i problemi di natura transitoria;
a erogare, così come richiesto dai comuni, i fondi per le compensazioni ambientali, previste dall'accordo di programma concluso tra il Governo e la regione Campania, attivando le risorse previste pari a 526 milioni di euro;
ad assumere ogni iniziativa di competenza in merito alla situazione debitoria dei comuni, sia nei confronti del Governo sia nei confronti dei consorzi di gestione, al fine di determinare esattamente l'ammontare finanziario e individuare possibili procedure di rateizzazione;
ad assumere iniziative al fine di escludere le province dal ruolo di gestione diretta degli impianti, in virtù del loro ruolo istituzionale di controllo e di programmazione;
ad avviare una seria politica di incentivi per promuovere la raccolta differenziata, nel rispetto della normativa vigente, dando vita a meccanismi premiali per agevolare i cittadini e le comunità più virtuose;
ad assumere, in accordo con gli enti competenti, ogni iniziativa atta a garantire il pagamento regolare dei dipendenti dei consorzi, per evitare tensioni sociali pericolose e infiltrazioni della malavita;
a redigere in accordo con la regione - solo ed esclusivamente per il periodo strettamente legato alla gestione dell'emergenza, ossia fino a quando non saranno entrati in funzione i nuovi impianti e non sarà partita a pieno regime la raccolta differenziata - l'elaborazione di un piano che abbia piena compatibilità ambientale, sociale ed economica e che vagli tutte le possibili opzioni, compreso il trasferimento all'estero di parte dei rifiuti;
a svolgere un ruolo più attivo, così come previsto dalla normativa vigente, nel coordinamento delle regioni riguardo ai piani di gestione integrata dei rifiuti, anche verificando la predisposizione di un piano nazionale per l'impiantistica di smaltimento;
a promuovere l'adeguamento nell'ottica di un effettivo rientro al regime ordinario della gestione dei rifiuti, organizzazione del ciclo integrato dei rifiuti al quadro giuridico nazionale e comunitario, con particolare riferimento alla direttiva europea 98/2008, assumendo iniziative per assicurare l'adozione dei piani dei rifiuti, la corretta individuazione degli ambiti territoriali e procedure chiare sull'affidamento dei servizi di gestione.
(1-00494)
«Bratti, Mariani, Boffa, Bonavitacola, Bossa, Ciriello, Cuomo, D'Antona, Graziano, Iannuzzi, Mazzarella, Nicolais, Pedoto, Mario Pepe (PD), Piccolo, Picierno, Santagata, Sarubbi, Vaccaro».