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Atto a cui si riferisce:
C.7/00430 [Tutela del Made in Italy in Europa]



La X Commissione,
premesso che:
l'orizzonte del comparto industriale italiano non è tornato sereno, nonostante i timidi segnali di ripresa, il livello di recessione raggiunto nell'ultimo biennio non trova riscontri in altri momenti di crisi dell'industria nazionale;
il valore aggiunto delle imprese italiane durante la crisi è sceso ai livelli del 2001, soprattutto nel settore manifatturiero, dove la ricchezza prodotta è precipitata su valori del 1989;
si tratta di dati drammatici che attenuano le reazioni positive suscitate dai piccoli segnali di ripresa registrati negli ultimi mesi, come l'aumento della produzione industriale, degli ordinativi, e dell'export;
il valore aggiunto reale, ovvero la ricchezza prodotta dalle imprese, è sceso, nel periodo giugno 2007-giugno 2010, mediamente

del 5,8 per cento con punte del 15,9 per cento nell'industria manifatturiera;
la percentuale di finanziamenti non onorato dalle imprese è passato dallo 0,3 per cento del 2007 allo 0,6 per cento del giugno 2010; le procedure fallimentari sono quasi raddoppiate, passando dalle 33 ogni 100 mila imprese nel 2007, alle 57 del 2010;
secondo dati delle associazioni di categoria, il valore aggiunto dell'intero sistema produttivo si riporterà ai livelli del 2007, solamente nel 2015;
nei giorni scorsi il Parlamento europeo ha approvato con 525 voti in favore, 49 contrari e 44 astensioni, una proposta di regolamento sull'etichettatura obbligatoria per le merci extra-UE, secondo la quale tali beni dovrebbero sempre indicare chiaramente il Paese d'origine per aiutare i consumatori a compiere una scelta informata;
se la proposta di regolamento riuscirà a concludere il proprio iter, si tratterà di un sistema paneuropeo trasparente di etichettatura sul paese d'origine per prodotti importati da Paesi terzi che potrà fornire ai cittadini dell'Unione maggiori informazioni e un maggiore controllo sulle loro scelte, mettendoli in tal modo al riparo dall'acquisto inconsapevole di prodotti potenzialmente di dubbia qualità;
una disciplina europea del marchio di origine è stata da tempo chiesta dai Paesi membri le cui economie sono caratterizzate da una forte componente manifatturiera, in particolare l'Italia che dalla definitiva approvazione del regolamento vedrebbe rafforzata la propria competitività, essendo il made in Italy maggiormente esposto alla concorrenza sleale e al fenomeno della contraffazione;
il mercato del falso nel nostro Paese incide per 7 miliardi di euro, si valuta che tale imponente cifra abbia come conseguenza la mancata creazione di 130 mila posti di lavoro e minori entrate fiscali per 5 miliardi di euro;
l'assenza di norme comunitarie, tranne per alcuni casi specifici nel settore agricolo, e le differenze tra i sistemi in vigore negli Stati membri hanno fatto si che, in alcuni settori, la maggior parte dei prodotti importati da Paesi terzi e distribuiti sul mercato comunitario siano commercializzati senza alcuna informazione, o con informazioni ingannevoli, relativamente al Paese di origine;
secondo la proposta della Commissione, le parole «fabbricato in», insieme all'indicazione del Paese, potranno essere scritte «in una qualsiasi delle lingue ufficiali delle Comunità europee, in modo tale da risultare facilmente comprensibile per i clienti finali dello Stato membro»;
il Parlamento europeo ha emendato il testo aggiungendo la possibilità che sia utilizzata la lingua inglese sia per la dicitura «made in» che per l'indicazione del Paese d'origine;
secondo il testo approvato, il Paese d'origine deve essere impresso su beni destinati al consumatore finale, tranne che nei casi in cui ciò sia tecnicamente impossibile o danneggi il bene stesso; per i prodotti impacchettati, l'etichetta dovrà apparire sia sulla confezione che sul prodotto;
il regolamento al momento non copre prodotti agricoli e ittici, ma comprende, fra gli altri, i tessili, i prodotti farmaceutici, gli strumenti di lavoro, la rubinetteria e i mobili, tutti settori di grande rilievo per il settore manifatturiero italiano; tali indicazioni potranno essere ampliate dalla Commissione, dopo il parere favorevole del Parlamento e Consiglio;
il Parlamento ha emendamentato il testo affinché siano previsti livelli sanzionatori minimi per assicurare l'applicazione uniforme delle nuove disposizioni in tutti i Paesi membri e l'introduzione di uno studio di valutazione sugli effetti del regolamento, tre anni dopo l'entrata in vigore;
prima che il progetto di regolamento diventi legge, il testo dovrà essere approvato dal Consiglio, dove alcuni Stati

membri la cui economia è meno caratterizzata dalla produzione e dalla manifattura e più orientata al commercio, si oppongono all'idea di una legislazione europea sul «Made in»;
qualora il testo fosse concordato fra Parlamento e Consiglio, le nuove regole entrerebbero in vigore in tutta l'Unione un anno dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea,

impegna il Governo:

ad attivarsi in sede europea affinché il regolamento sull'indicazione del Paese di origine dei prodotti importati da Paesi extra-comunitari sia adottato al più presto;
a dare piena attuazione alla legge 8 aprile 2010, n. 55, recante disposizioni concernenti la commercializzazione di prodotti tessili, della pelletteria e calzaturieri, opponendosi alla minacciata procedura di infrazione e dando seguito ai previsti provvedimenti attuativi.
(7-00430)
«Lulli, Colaninno, Fadda, Froner, Marchioni, Martella, Mastromauro, Peluffo, Portas, Quartiani, Sanga, Scarpetti, Federico Testa, Vico, Zunino».