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Atto a cui si riferisce:
C.1/00480 [Trattato Italia-Libia e tutela dei diritti di profughi e rifugiati ]



La Camera,
premesso che:
a seguito della conclusione di un lungo processo negoziale e di numerose intese bilaterali, il 30 agosto 2008 è stato firmato a Bengasi il «Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la Grande Giamahiria araba libica popolare socialista», entrato poi in vigore con la legge di ratifica ed esecuzione n. 7 del 2009;
scopo principale del presente trattato era quello di porre fine alla disputa risalente all'epoca coloniale e, contestualmente, prevedere una serie di collaborazioni in campo economico, industriale e energetico, in ambito scientifico e culturale, nonché nel settore della difesa, andando a realizzare non solo un trattato di amicizia, ma un vero e proprio partenariato tra i due Paesi, con la realizzazione di opere infrastrutturali di base, la costruzione di unità abitative in Libia, l'assegnazione di borse di studio per studenti libici in Italia e quant'altro;
l'articolo 19 del trattato prevede, in particolare, un rafforzamento della collaborazione «nella lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata, al traffico di stupefacenti, e all'immigrazione clandestina», anche in attuazione di due protocolli di cooperazione firmati a Tripoli il 29 dicembre del 2007;
specificatamente, poi, sul tema dell'immigrazione clandestina il comma 2, dell'articolo 19, prevede che le due Parti promuovono la realizzazione di un sistema di controllo delle frontiere terrestri libiche, da affidare a società italiane in possesso delle necessarie competenze tecnologiche;
tuttavia, a quasi due anni di distanza dall'entrata in vigore del suddetto trattato, proprio l'aspetto relativo al rafforzamento della cooperazione nel campo dell'immigrazione clandestina è quello che si è rivelato maggiormente problematico sotto il profilo del rispetto delle norme fondamentali di diritto internazionale e di tutela dei diritti umani fondamentali;
in particolare, hanno suscitato enormi reazioni internazionali le politiche di respingimento in mare, avvenute nell'estate del 2009, che hanno visto il respingimento da parte di motovedette italiane di migranti imbarcati, senza distinzioni tra donne e bambini e, soprattutto, senza che fosse stata previamente verificata la sussistenza di migranti aventi diritto ad inoltrare domanda d'asilo;
tale aspetto è aggravato dal fatto che, come è noto, la Libia non ha mai ratificato la Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati, e recenti dichiarazioni del Governo libico hanno ribadito che non vi è alcuna intenzione da parte del Governo libico di procedere a tale ratifica;
tale circostanza è stata ulteriormente aggravata dall'avvenuta chiusura nel giugno 2010 dell'ufficio dell'Alto commissariato

delle Nazioni Unite per i rifugiati che operava da più di vent'anni, in via di fatto, a Tripoli, garantendo una sia pur minima tutela dei diritti fondamentali dei richiedenti asilo e, soprattutto, una minima attività di trasparenza rispetto a quanto effettivamente avveniva in Libia sulla condizione dei migranti e soprattutto sulla tutela dei richiedenti asilo;
il recente e gravissimo episodio del motopeschereccio italiano, contro il quale sono stati sparati dei colpi da una motovedetta libica regalata dall'Italia alle autorità libiche e con la presenza a bordo di esponenti della guardia di finanza italiana, non può certo essere giustificato sulla base del fraintendimento che il motopeschereccio era stato scambiato per un'imbarcazione di migranti, né essere derubricato ad un mero incidente;
lo stesso Parlamento europeo, in una risoluzione approvata il 17 giugno 2010, dopo aver esortato le autorità libiche a ratificare quanto prima la Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati e a consentire e facilitare lo svolgimento delle attività dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati in Libia, inclusa la creazione di un sistema nazionale di asilo, ha invitato gli Stati membri che rinviano gli immigrati in Libia, in cooperazione con l'Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne (Frontex), a porre immediatamente fine a queste pratiche qualora sussista il serio rischio che la persona interessata possa essere sottoposta alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti;
è urgente che l'Unione europea adotti quanto prima un sistema comune in materia d'asilo, assicurando così il pieno rispetto di un principio ormai riconosciuto dal diritto internazionale generale, e non lasciando il peso esclusivo della gestione di questo problema esclusivamente ai Paesi che sono per primi raggiunti dai richiedenti asilo;
il trattato prevede all'articolo 1 che le Parti si impegnino ad adempiere sia agli obblighi «derivanti dai principi e dalle norme del Diritto internazionale universalmente riconosciuti, sia quelli inerenti al rispetto dell'Ordinamento Internazionale», e all'articolo 6 è stata inserita una norma che impegna le parti, di comune accordo, ad agire conformemente alle rispettive legislazioni, agli obiettivi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite e della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo;
tuttavia, è evidente dai diversi fatti di cronaca verificatisi in questo anno e mezzo che tale articolo è rimasto in gran parte inattuato e che sussistono ancora troppe zone d'ombra nell'interpretazione del trattato, che non consentono una gestione dei flussi migratori provenienti dalla Libia conforme al rispetto delle norme di diritto internazionale generale o pattizio, ratificate dall'Italia;
l'articolo 10 della Costituzione, dopo aver ribadito al comma 1 che l'Italia si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute, al comma 3 specifica che «lo straniero al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge»,

impegna il Governo:

ad adottare ogni iniziativa urgente sul piano diplomatico volta ad assicurare l'effettivo rispetto dei diritti garantiti ai sensi degli articoli 1 e 6 del Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la Grande Giamahiria araba libica popolare socialista, per garantire che le politiche migratorie siano pienamente conformi alle norme di diritto internazionale, in particolare per quel che concerne i richiedenti asilo, anche in considerazione del fatto che, trattandosi di diritti fondamentali dell'uomo, la mancanza di coerenza tra gli impegni assunti e la loro attuazione renderebbe necessaria un'azione politico-diplomatica

da parte dell'Italia per una revisione del trattato che ne renda stringente l'interpretazione;
ad adottare ogni iniziativa urgente sul piano diplomatico per favorire quanto prima la ratifica da parte libica della Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati e, in via immediata, la riapertura dell'ufficio dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati;
ad adottare ogni iniziativa utile volta ad acquisire notizie certe e garanzie sulle condizioni e la destinazione dei richiedenti asilo in Libia, anche attivandosi con il Governo libico per consentire l'invio di una delegazione parlamentare italiana in visita ai centri di detenzione libici.
(1-00480)
«Tempestini, Maran, Amici, Narducci, Bressa, Fassino, Barbi, Corsini, Touadi, Gozi, Zaccaria, Pistelli».