• Testo interpellanza

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Atto a cui si riferisce:
S.2/00276 [Finanziamento di un Programma nazionale destinato ai giovani laureati residenti nel Mezzogiorno]



FINOCCHIARO, LATORRE, BUBBICO, BERTUZZI, GHEDINI, GIARETTA, PIGNEDOLI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

il 4 maggio 2010, nel giorno stesso in cui ha dato annuncio delle sue dimissioni, il Ministro dello sviluppo economico Scajola ha emanato il decreto ministeriale recante "Accertamento delle economie derivanti da rinunce e revoche di iniziative imprenditoriali agevolate dalla legge n. 488/1992 e destinazione per finalità di cui alla legge n. 237/1993 e alla legge n. 662/1996";

il decreto - pubblicato in Gazzetta Ufficiale oltre quattro mesi dopo, il 17 settembre 2010, mentre il Ministero era tenuto ad interim dal Presidente del Consiglio dei ministri - avrebbe dovuto costituire un mero atto amministrativo imposto dalla legge;

con una norma della legge finanziaria per il 2008 si era infatti disposto l'accertamento annuale dei risparmi derivanti dalla revoca, per rinuncia o decadenza dal diritto delle imprese destinatarie, dei finanziamenti già accordati ai sensi della legge n. 488 del 1992 (art. 2, comma 556, della legge n. 244 del 2007);

la stessa disciplina aveva previsto altresì l'assegnazione di tali risorse ad un apposito fondo a sua volta destinato a finanziare un elenco organico e coerente di interventi a sostegno dello sviluppo. Tra questi figurava, in primo luogo, il finanziamento di un Programma nazionale destinato ai giovani laureati residenti nel Mezzogiorno, finalizzato a favorire il loro inserimento lavorativo, con priorità per i contratti di lavoro a tempo indeterminato; e inoltre: la riduzione del costo del lavoro per tecnici e ricercatori in favore delle imprese innovatrici in start up, il sostegno alla ricerca nel settore energetico, il riutilizzo di aree industriali nel Mezzogiorno, la costruzione di centri destinati a poli di innovazione (art. 2, comma 554, della legge n. 244 del 2007);

considerato che:

le politiche economiche e di bilancio adottate fin dal 2001 dai Governi Berlusconi hanno progressivamente definanziato o normativamente svuotato tutti gli strumenti legislativi di incentivo alle imprese (la citata legge n. 488 del 1992, i crediti d'imposta per occupazione e investimenti, eccetera), in vista di una riforma complessiva del sistema degli incentivi, a tutt'oggi vanamente attesa dalle imprese e dagli investitori;

in questo quadro, i cospicui risparmi di spesa derivanti da rinunce e revoche dei vecchi incentivi già accordati avrebbero dovuto costituire - secondo l'intenzione del Governo Prodi - un canale fondamentale per reperire risorse fresche da riversare nuovamente nel sistema produttivo, per analoghe finalità di incentivo;

considerato, altresì, che:

il Governo Prodi è caduto prima di poter dare attuazione alla norma, avendo avuto solo il tempo di accertare - con il previsto decreto ministeriale annuale - l'ammontare delle risorse liberate per il 2008 (pari a 785 milioni di euro);

il Governo Berlusconi ad esso subentrato, prima ancora di adottare il decreto annuale di accertamento delle economie per il 2009, attraverso il decreto-legge n. 5 del 10 febbraio 2009, ha utilizzato quelle risorse - valutate all'epoca in ben 933 milioni di euro - a copertura dei nuovi incentivi alla rottamazione di autoveicoli e, per la parte restante, a correzione dei saldi per gli anni successivi;

il decreto annuale di accertamento delle economie per lo stesso anno è stato adottato solo il 28 febbraio, segnalando la disponibilità di 375 milioni di euro per il 2009, senza alcuna menzione dell'operazione già avvenuta e quindi delle modalità di computo dell'importo indicato;

infine, nel luglio 2009, l'attuale maggioranza ha ritenuto di intervenire anche sulla normativa vigente, prescrivendo - attraverso l'art. 2 della legge n. 99 del 2009 - nuovi vincoli di utilizzo delle medesime risorse, da ritenersi verosimilmente aggiuntivi ai vincoli originari, mai abrogati o novellati. Tra le nuove finalità di impiego compaiono obiettivi generici - quali il sostegno all'internazionalizzazione e al made in Italy, la "valorizzazione dello stile e della produzione italiana", gli incentivi ai distretti industriali, eccetera - assieme a interventi puntualmente specificati, come il sostegno ai "sistemi produttivi locali delle armi di Brescia" e ai "sistemi di illuminazione del Veneto", per i quali la nuova norma indica espressamente gli importi (2 milioni di euro per ciascuno). In quest'ultimo solco si è inserita, da ultimo, a fine anno, anche una norma, a giudizio degli interpellanti criptica, annidata nella legge finanziaria per il 2010, che ha destinato 50 milioni di euro delle medesime risorse all'emittenza televisiva locale (art. 2, commi 237 e 238, della legge n. 191 del 2009);

considerato, inoltre, che:

a giudizio degli interpellanti, al di là dell'opacità e della censurabilità politica delle scelte adottate dal Governo e dalla sua maggioranza, che imporrebbero quanto meno un'esplicita assunzione di responsabilità nei confronti dei cittadini (in primo luogo dei giovani) e delle imprese interessati, a destare a tutt'oggi vivo allarme è il contenuto dell'ultimo decreto ministeriale di accertamento delle economie per l'anno in corso: il citato decreto 4 maggio 2010 emanato dal dimissionario Ministro Scajola;

a differenza degli omologhi decreti che lo hanno preceduto, esso non ha soltanto indicato l'importo delle economie accertate per il 2010, ma anche disposto - in via del tutto irrituale - la destinazione delle medesime risorse a due finalità estranee a qualunque prescrizione vigente di legge: dei 152 milioni di euro accertati (al netto delle perenzioni amministrative), 48 milioni di euro sono attribuiti alla programmazione negoziata nelle aree del Centro-Nord e 50 milioni sono addirittura destinati all'industria bellica degli armamenti, attraverso il rifinanziamento di una disciplina legislativa del 1993 (decreto-legge n. 149 del 1993, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 237 del 1993) per la quale il legislatore aveva previsto una copertura finanziaria solo fino al 2001. Dei restanti 54 milioni di euro non si fa menzione esplicita, ma si può supporre che siano andati ai soli interventi - tra tutti quelli contenuti nei lunghi e vani elenchi compilati dal legislatore - già associati a precisi importi: 50 milioni all'emittenza televisiva locale, 2 milioni ai sistemi di illuminazione del Veneto e 2 milioni ai sistemi delle armi di Brescia (probabilmente raggiunti anche dall'altro finanziamento);

in definitiva, per gli anni 2009 e 2010, nessuno dei vincoli normativi di utilizzo di quelle risorse, come dettati dalla legge finanziaria per il 2008, è stato rispettato: delle centinaia di milioni di euro rese annualmente disponibili sulla base della disposizione adottata dal Governo Prodi, neanche un centesimo ha raggiunto i giovani laureati del Mezzogiorno, né le nuove imprese innovatrici che assumono ricercatori, né alcun'altra finalità di incentivo allo sviluppo prevista dalla legge,

si chiede di sapere:

come si giustifichi, sotto il profilo della sussistenza dei presupposti di legittimità e legalità dell'azione del Governo, il rifinanziamento, attraverso il decreto ministeriale 4 maggio 2010, di una legge statale, in carenza assoluta di fondamento in una norma legislativa di rango primario;

se il Governo non ritenga indispensabile l'immediato ripristino delle condizioni di legalità e legittimità in sede di accertamento amministrativo annuale delle economie derivanti dalla revoca di iniziative agevolate ai sensi della legge n. 488 e di successiva allocazione delle risorse accertate;

infine, come valuti - sul piano dell'opportunità - la decisione di sottrarre risorse già finalizzate all'investimento nel capitale umano a più elevato potenziale (i giovani laureati del Mezzogiorno) e al sostegno all'innovazione produttiva (le imprese in start up che assumono ricercatori e tecnologi), per dirottarle verso finalità estranee a qualunque esplicita assunzione di responsabilità politica, quale il finanziamento dell'industria degli armamenti, per di più in una congiuntura segnata dalla crisi economica più grave dal dopoguerra, per la quale i lavoratori più giovani e vaste aree del Mezzogiorno stanno tuttora pagando il prezzo sociale più elevato.