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Atto a cui si riferisce:
S.1/00337 [Riduzione della quantità e pericolosità dei rifiuti prima della fase del consumo]



BELISARIO, DI NARDO, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI, PEDICA - Il Senato,

premesso che:

negli ultimi anni la gestione del ciclo dei rifiuti, che andrebbero più correttamente definiti "materiali" post-consumo, è stata oggetto di ripetuti interventi normativi, anche di carattere emergenziale, concentrati quasi esclusivamente sulla fase terminale del ciclo medesimo, vale a dire sulle problematiche connesse all'impiantistica pesante che prevede smaltimento in discarica, incenerimento, termodistruzione, termovalorizzazione o altre forme di combustione, con ricadute ambientali, economiche e sociali estremamente negative che tendono a cronicizzarsi ovvero a diffondersi anche laddove non si erano manifestate, come ampiamente dimostra il continuo riproporsi di situazioni di emergenza;

minor attenzione e, soprattutto, minori agevolazioni ed incentivi sia sul piano amministrativo che economico sono stati dedicati alle politiche di prevenzione della produzione di rifiuti e, di conseguenza, all'effettivo conseguimento degli obiettivi di differenziazione dei materiali mediante la pianificazione di sistemi di raccolta "porta a porta" e di riuso dei rifiuti medesimi. Si è in tal modo determinata una situazione paradossale per la quale, in determinate circostanze, alcuni operatori hanno ritenuto economicamente più vantaggiosa l'adozione di sistemi di smaltimento tali da disincentivare la differenziazione dei materiali in fase di raccolta, con il conseguente collasso delle strutture disponibili e la necessità di derogare ai limiti di utilizzo delle stesse o di aprirne delle nuove, talora perfino all'interno di aree naturali protette;

come testimoniano anche le ricorrenti vicende di cronaca relative al perdurare di gravi difficoltà di organizzazione e gestione di un ciclo integrato soddisfacente su parte significativa del territorio nazionale, tale approccio, culturale e normativo, si è rivelato palesemente insufficiente, oltre che inutilmente oneroso per le casse pubbliche centrali e locali. Per converso, non sono state pubblicizzate e valorizzate numerose innovative esperienze di gestione del ciclo dei prodotti sperimentate con successo da diverse comunità locali, anche in diverse aree dell'Italia meridionale;

nell'ambito di più ampie politiche volte alla tutela dell'ambiente - da perseguire, in particolare, mediante la ricerca e l'innovazione tecnologica, il risparmio energetico, l'abbattimento dell'inquinamento e delle emissioni in atmosfera, nonché la riduzione del consumo del suolo - appare invece urgente assumere, come finalità primaria dell'iniziativa pubblica e fattore essenziale di sostenibilità ambientale, anzitutto la finalità di riduzione della produzione di rifiuti, attraverso l'adozione coordinata e l'attuazione, sin dal 2011, di un programma nazionale "rifiuti zero", con precisi obiettivi e scadenze certe, che, assumendo le migliori pratiche nazionali ed internazionali, coinvolga tutte le istituzioni ed amministrazioni pubbliche, il sistema produttivo e della distribuzione commerciale nonché la cittadinanza nel suo complesso;

considerato che:

l'Italia presenta una "impronta ecologica" - intesa quale area necessaria per rigenerare le risorse utilizzate e assorbire i cosiddetti rifiuti - di 4,15 ettari globali pro capite, a fronte di una disponibilità di biocapacità di un ettaro pro capite, da cui deriva quindi un deficit ecologico di circa 3,2 ettari pro capite. In tale contesto i sistemi di smaltimento sinora valorizzati non sono esenti, come noto, da rilasci nocivi nell'ambiente, interferendo negativamente sulle diverse matrici ambientali (aria, acqua, suolo) essenziali alla sopravvivenza degli ecosistemi;

per tali motivi la direttiva 2008/98/CE, in via di recepimento, qualifica come principale ed essenziale finalità delle politiche comunitarie e nazionali la riduzione delle conseguenze negative, per la salute umana e per l'ambiente, derivanti dalla produzione e gestione dei rifiuti. La direttiva, in particolare, indica espressamente l'obiettivo di una società che sappia riutilizzare nel ciclo produttivo e del consumo i materiali sinora destinati al trattamento in quanto rifiuti, incentrando l'azione pubblica sul recupero degli stessi, mediante riciclo, reimpiego o reintroduzione nei circuiti produttivi;

a tal fine, la medesima direttiva considera essenziale anche una progettazione ecologica dei prodotti che riduca drasticamente la produzione di rifiuti e la presenza di sostanze nocive negli stessi, favorendo invece tecnologie incentrate su prodotti eco-sostenibili, riutilizzabili e riciclabili, in modo da capovolgere, quindi, il tradizionale approccio incentrato sulla gestione del rifiuto in direzione di un più decisivo intervento a monte, nella fase di produzione dei beni e servizi;

la direttiva impone agli Stati membri di tener conto dell'intero ciclo di vita dei prodotti e dei materiali, come dimostra anche l'introduzione della responsabilità estesa del produttore quale mezzo efficace per favorire la progettazione di beni che facilitino l'uso efficiente e sostenibile delle risorse, comprensivo del loro riutilizzo, senza con ciò compromettere la libera circolazione delle merci, ma anzi esaltando il valore economico delle stesse anche come volano occupazionale;

tale azione, che a livello nazionale va concertata con il sistema delle autonomie territoriali, comporta l'attuazione dei principi di integrazione tra le politiche economiche, industriali e di tutela dell'ambiente, nonché di precauzione, di prevenzione, nonché dei principi di responsabilità individuale (il cosiddetto principio secondo cui "chi inquina paga"), responsabilità condivisa, di prossimità e di governance. Le ricadute di tale impostazione sono positive sia in termini di trasparenza, in quanto evidenziano i reali costi del consumo, sia nella catena di produzione che nelle tariffe pubbliche, poiché i costi di smaltimento vengono ad essere coperti dal soggetto che crea il rifiuto,

impegna il Governo:

1) a sostenere prioritariamente e con urgenza, nell'ambito di un apposito programma nazionale di interventi definito in concorso con tutti i livelli istituzionali interessati, nel rigoroso rispetto degli obiettivi comunitari, la riduzione della quantità e pericolosità dei rifiuti prima della fase del consumo;

2) a potenziare, assicurando il coordinamento con gli enti e le istituzioni competenti, la capillare diffusione su tutto il territorio nazionale dei sistemi di raccolta differenziata domiciliare a più frazioni, rendendola progressivamente obbligatoria e valutando a tal fine l'applicazione di forme di etichettatura più trasparenti e di tariffe puntuali e agevolate per imprese e famiglie, tali da limitare il pagamento alla sola parte non riciclabile dei rifiuti;

3) ad escludere definitivamente, nell'ambito della riorganizzazione degli incentivi, le fonti assimilate dal complesso delle forme di sostegno ed agevolazione dedicate alle fonti rinnovabili pulite strettamente intese, come definite in ambito comunitario, in modo da liberare risorse per queste ultime e per le azioni che comportino effettivamente la riduzione dei rifiuti, il riciclo o il recupero di materia dagli stessi, con indubbi benefici sia ambientali che finanziari per i bilanci pubblici e per il risparmio energetico che ne deriva;

4) ad incentivare prioritariamente, nel rispetto della normativa comunitaria sugli aiuti di Stato, l'innovazione tecnologica finalizzata al risparmio energetico, all'efficienza energetica, alla riduzione delle emissioni e alla progettazione ecologica di beni e prodotti, favorendo anche fiscalmente l'impiego di tecnologie incentrate su prodotti sostenibili e riutilizzabili in modo da estendere effettivamente il principio comunitario di sostituzione ai prodotti non recuperabili;

5) ad assicurare l'incentivazione della domanda di beni di consumo più rispettosi dell'ambiente e la promozione dei più avanzati sistemi di raccolta differenziata e delle politiche di massimizzazione del riuso dei materiali, in modo da favorire altresì le ricadute occupazionali nel settore del riciclo, trasformazione e riutilizzazione dei rifiuti;

6) a promuovere la collaborazione tra Stato, enti pubblici, sistema delle imprese ed università per l'analisi del ciclo di vita dei prodotti e dei beni offerti dal mercato, nonché per lo studio delle migliori tecniche volte ad escludere progressivamente dal ciclo produttivo, ove possibile, l'impiego di materiali non riciclabili e non riutilizzabili, in modo da modificare gli stessi processi di consumo delle risorse al fine di ridurne i costi e l'impatto;

7) a favorire, quindi, con riferimento alla gestione dei beni e servizi una volta prodotti, lo studio e la sperimentazione delle diverse possibilità di recupero del materiale non riciclabile, al fine di disincentivarne il più possibile l'incenerimento, valutando anche il recupero e la trasformazione dei materiali presenti nei siti di smaltimento a fine ciclo, ove possibile ed a condizione che tale operazione risponda a criteri di ottimale sostenibilità ambientale e consegua obiettivi di riduzione degli scarti derivanti dalla stessa attività di recupero;

8) a garantire, nell'ambito del suddetto programma nazionale, la partecipazione informata e il diretto coinvolgimento dei cittadini, nonché la valorizzazione delle migliori esperienze internazionali e di quelle già realizzate dalle comunità locali, promuovendo a tale proposito la collaborazione tra Stato, Regioni, Province e Comuni nonché lo scambio continuo di informazioni sui risultati conseguiti e sulle procedure adottate;

9) a sostenere e coordinare sul territorio nazionale, nell'ambito della gerarchia di azioni da intraprendere ai sensi dell'articolo 4 della direttiva 2008/98/CE, la diffusione delle migliori pratiche di distribuzione di prodotti sfusi, di piccolo compostaggio anche domestico, nonché delle esperienze innovative, già esistenti in ambito locale, di conferimento e commercializzazione dei materiali suscettibili di successivo riutilizzo e riciclo, riorganizzando opportunamente in tal senso, ove necessario, anche la rete delle isole ecologiche;

10) a favorire, con riferimento all'impiantistica, la diffusione di centri di riciclo dei prodotti a fine vita, che siano in linea con i processi di riduzione dei rifiuti, anche al fine di prevenire e ridurre i costi sociali, di gestione, ambientali e sanitari connessi all'impiantistica rigida oggi esistente per l'incenerimento o l'utilizzo delle discariche, costi che negli ultimi anni sono esponenzialmente cresciuti senza peraltro che ciò concorresse apprezzabilmente alla riduzione della produzione di rifiuti;

11) ad assicurare intanto, con riferimento all'impiantistica esistente nella fase transitoria verso l'obiettivo "rifiuti zero", l'utilizzo soltanto di impianti che risultino indispensabili rispetto al caso concreto, che siano pienamente conformi ai più elevati standard dettati dalla normativa comunitaria e che dimostrino di adottare le migliori tecnologie disponibili per garantire nell'immediato la minimizzazione di ogni possibile impatto ambientale e sanitario sul territorio;

12) a preferire in ogni caso gli impianti per i quali non vi sia una presunzione di impatto sull'ambiente, pianificando la progressiva riduzione della quota di conferimento dei rifiuti, garantendo azioni di riduzione delle frazioni residue ed assicurando comunque la differenziazione domiciliare della raccolta;

13) a promuovere tutte le opportune iniziative volte all'ulteriore riduzione, con l'obiettivo della definitiva eliminazione, della produzione e dell'impiego degli imballaggi non indispensabili, misura che, incrementando i risultati già raggiunti nel settore degli imballaggi, concorrerebbe al conseguimento di indubbi vantaggi ambientali ed energetici, con particolare riferimento alla possibilità di abbattere significativamente, nell'arco di alcuni anni e con il concorso di innovazioni tecnologiche di processo e di prodotto, l'input di materie prime ed energia nel processo economico.