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Atto a cui si riferisce:
C.1/00471 [Nuovo patto sociale per ridurre le tasse su lavoratori professionisti ed imprese]



La Camera;
premesso che:
è necessario riscrivere il patto fiscale, pilastro di un nuovo patto sociale, per ridurre le tasse su lavoratori, professionisti ed imprese, per l'equità e lo sviluppo sostenibile. La vera strategia per uscire dalla stagnazione e dall'elevata disoccupazione passa per una stagione di riforme, da avviare subito;
per disegnare un coerente sistema fiscale, orientato alla crescita sostenibile, alla progressività e al federalismo è necessario anzitutto ricordare quanto sia poco rispettato l'articolo 53 della Costituzione. La nostra principale imposta diretta, l'Irpef, è diventata un'imposta di specie: la versano quasi esclusivamente i redditi assoggettati alla trattenuta alla fonte;
l'evasione fiscale in Italia ha dimensioni patologiche (secondo l'Istat, nel 2008 il valore del sommerso economico è compreso tra il 16,3 per cento e il 17,5 per cento del prodotto interno loro, tra 255 e 275 miliardi di euro) e ostacola gli interventi di riforma fiscale, mentre la sua riduzione potrebbe rappresentare una rilevante leva di sviluppo se il recupero di gettito verrà utilizzato per redistribuire in maniera più equa il carico delle imposte tra le diverse categorie di contribuenti;
l'evasione di qualunque natura non può essere tollerata o promossa come, invece, è avvenuto recentemente con lo scudo fiscale. L'evasione colpisce l'equità ed è fonte di concorrenza sleale;
costruire una nuova compliance fiscale che porti gradualmente l'evasione italiana a livelli medi europei, è condizione necessaria per alleggerire il carico sui produttori. Gli strumenti per combattere l'evasione devono essere adeguati ed includere non solo la repressione ed i controlli, ma le politiche per la crescita, la riduzione del carico fiscale individuale, la semplificazione degli adempimenti burocratici, la riqualificazione dei servizi pubblici;

il federalismo è una straordinaria opportunità di modernizzazione del Paese. Tuttavia, alla prova dei decreti attuativi, stanno emergendo, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, tutti i limiti e le contraddizioni del Governo, ossia la politica dei due tempi: prima il federalismo fiscale, poi la riforma complessiva del sistema fiscale. Tale impostazione non può funzionare perché il fisco, per funzionare, deve essere un sistema. Non si può toccare il potere impositivo delle autonomie territoriali senza mettere a punto le linee generali della riforma del fisco;
il maggior contributo all'indebolimento della politica economica nell'ultimo quarto di secolo è venuto dalla competizione fiscale sleale. È un processo che va interrotto e va ripristinato un livello decente di pari condizioni di gioco. È necessario riprendere prima in sede di euro-gruppo poi nell'Ecofin e successivamente nell'Ocse il capitolo del contrasto alla competizione fiscale dannosa. Non solo la lotta ai paradisi fiscali, peraltro mai cominciata davvero, ma la limitazione del tax dumping, in particolare nei confronti dei Paesi europei beneficiari di fondi strutturali;
la crisi economica e sociale esplosa nell'autunno 2008 ha reso necessari imponenti salvataggi bancari e consistenti politiche di contrasto alla contrazione delle economie drogate dalle bolle immobiliari e finanziarie. Il risultato è stato l'aumento dei debiti pubblici in rapporto alla dimensione della produzione di ciascun Paese. Una tendenza insostenibile. Ma, senza crescita, la riscrittura del patto di stabilità, pur distaccandosi dalle tesi più estremistiche proposte dalla Commissione europea, genera il pericolo di stagnazione e di elevata disoccupazione e non elimina i rischi di tenuta per l'unione monetaria. È necessaria una politica economica comune ed una strategia di investimenti finanziata con eurobond. È necessaria una rete di rafforzamento delle garanzie sui debiti sovrani dell'area euro, anche attraverso l'introduzione di un'imposta sovranazionale sulle transazioni finanziarie. Inoltre, le politiche di risanamento e le riforme fiscali non possono ignorare la colossale regressione nella distribuzione del reddito e della ricchezza, causa primaria della grande recessione prima e della grande stagnazione ora in atto. Negli Stati Uniti, punta estrema di una tendenza condivisa tra i Paesi Ocse, dal 1976 al 2007, per ogni dollaro di crescita reale, 58 centesimi sono andati all'1 per cento più ricco delle famiglie. In Italia, tra i Paesi europei a maggiore disuguaglianza di reddito e ricchezza e minore mobilità sociale, la quota della ricchezza nelle mani del decile più ricco delle famiglie è arrivata al 47 per cento, mentre dal 1993 al 2006 la quota di ricchezza detenuta dall'1 per cento più ricco delle famiglie è aumentata di 3 punti percentuali a svantaggio della variegata platea delle classi medie. Migliorare le condizioni distributive è una condizione decisiva per la crescita;
la sfida delle riforme è estremamente complessa, ma è necessario iniziare subito. Le riforme devono premiare i produttori, soprattutto nelle aree più in difficoltà, recuperare universalità e progressività e semplificare, sulla base di un principio di fondo; un euro di reddito da lavoro o di impresa non può essere tassato più di un euro tratto dalla rendita. L'aliquota del 20 per cento deve essere l'aliquota di riferimento per la tassazione di tutti i redditi;
è necessario riallocare il prelievo: a) da chi paga a chi non paga; b) dai redditi da lavoro alla rendita; c) da chi ha di meno a chi ha di più, in particolare per sostenere la famiglia con figli e monoreddito; d) da attività inquinanti; e) dalla dimensione nazionale al territorio;
per realizzare il nuovo patto fiscale, necessario a ridurre le tasse, si dovrebbe procedere lungo tre strade: la tracciabilità, i controlli ex post attraverso l'uso efficiente e sinergico delle informazioni già a disposizione delle amministrazioni pubbliche e l'innalzamento ex ante della fedeltà fiscale dei contribuenti all'atto dell'auto-dichiarazione. Non può funzionare la scelta di

puntare esclusivamente o prevalentemente sui controlli, con le misure del decreto-legge n. 780 del 2010, in un quadro di riavvio dei condoni e di eliminazione delle principali misure di emersione spontanea. Negli ultimi due anni, il rapporto tra il recupero di evasione ex-post attraverso i controlli dell'Agenzia delle entrate e la perdita di gettito dovuto alla riduzione della fedeltà fiscale è stato circa di 1 a 10. In altri termini, per ogni miliardo di euro di maggior recupero da controlli, si è avuto un aumento di evasione di 10 miliardi di euro;
la vigente tassazione delle imprese presenta una serie di ostacoli alla crescita, perché scoraggia gli investimenti provenienti dall'estero, disincentiva l'utilizzo del capitale proprio rispetto al capitale di debito, tassa differentemente il reddito del capitale investito a seconda della forma giuridica dell'impresa;
la fiscalità rappresenta anche una delle leve decisive per sviluppare la green economy e per orientare l'economia verso la sostenibilità ecologica. È un obiettivo da perseguire soprattutto in ambito europeo e internazionale attraverso il coordinamento delle politiche di intervento fiscale, ma, in parallelo all'iniziativa comunitaria, si deve procedere anche a livello nazionale. Nella precedente legislatura erano stati fatti importanti passi avanti in termini di fiscalità ambientale ma l'attuale Governo, a giudizio dei firmatari del presente atto di indirizzo, ha bloccato il cammino, come ad esempio con lo svuotamento del credito di imposta per la ricerca e l'innovazione, la mancata proroga della detrazione del 55 per cento per le ristrutturazioni eco-sostenibili, la limitazione all'utilizzo dei certificati verdi;
l'autonomia impositiva degli enti territoriali può essere definita soltanto all'interno di chiare linee guida per la riforma del sistema fiscale generale. Invece, ci si trova di fronte ad un processo incoerente, frutto della scelta politica di privilegiare la logica degli annunci e dei decreti-manifesto. In sostanza, si è svuotato il federalismo e tradita l'impostazione della legge n. 42 del 2009, data la condizione della nostra finanza pubblica, il vincolo della riforma è la neutralità in termini di gettito. Le riforme fiscali hanno anche un altro vincolo imprescindibile: ogni euro recuperato dall'innalzamento della fedeltà fiscale va vincolato alla riduzione delle imposte. Pertanto, il carico fiscale effettivo sul singolo produttore di reddito da lavoro e reddito di impresa dovrà essere ridotto contestualmente all'emersione di basi imponibili, al potenziamento del gettito da rendite e patrimonio e alla riduzione e riqualificazione della spesa pubblica, per la quale va abbandonata quella che ai firmatari del presente atto di indirizzo appare la strada iniqua ed inefficiente dei tagli alla cieca praticata dal Governo in favore della realizzazione, per ciascuna amministrazione centrale, di un «piano industriale» di riorganizzazione, del benchmarking dei servizi offerti, della efficace valutazione dei risultati e dell'introduzione del metodo dei costi standard, oggi in fase di avvio sperimentale solo per le amministrazioni locali;
i principali settori di intervento sono, pertanto, le famiglie, le attività autonome e professionali, le imprese ed i redditi da capitale, l'innovazione «verde», il federalismo fiscale, l'evasione fiscale, il coordinamento sovranazionale delle politiche fiscali,

impegna il Governo:

ad assumere ogni iniziativa volta a realizzare progressivamente e compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica;
a) la riduzione al 20 per cento dell'aliquota sul primo scaglione dell'imposta personale sul reddito, la riduzione del numero delle aliquote intermedie e la revisione degli scaglioni a vantaggio dei redditi bassi e medi, riconducendo a razionalità il groviglio di deduzioni e detrazioni oggi vigenti e risolvendo il problema dell'incapienza mediante l'erogazione di un trasferimento pari alla detrazione spettante ma non goduta;

b) l'unificazione delle detrazioni fiscali e degli assegni al nucleo familiare nel «bonus per i figli», un istituto unico, generalizzato, fruibile dai capienti come sconto d'imposta e dagli incapienti come trasferimento a loro favore, riguardante tutti coloro che hanno figli minori, sia dipendenti, che parasubordinati, che indipendenti;
c) l'introduzione di una consistente agevolazione fiscale per il reddito da lavoro delle donne, soprattutto in nuclei familiari con figli minori;
d) l'eliminazione graduale dell'Irap sui costo del lavoro;
e) esenzione della parte di reddito reinvestita nella propria azienda, nella propria attività professionale, nella propria società;
f) l'applicazione dell'aliquota dei 20 per cento al reddito ordinario percepito dai lavoratore autonomo, dall'imprenditore individuale, dal socio in società di persone e l'assoggettamento all'Irpef della parte eccedente;
g) l'allineamento al 20 per cento, livello medio europeo, della tassazione dei redditi da capitale ad esclusione dei titoli di Stato;
h) la riforma degli studi direttore per semplificarli ed evitare che siano una sorta di minimum tax, iniqua nei confronti dei contribuenti di dimensioni minori e, al tempo stesso, inefficace contro l'evasione, prevedendo la riduzione del loro numero, la revisione delle modalità di calcolo e un piano straordinario di formazione degli operatori dell'Agenzia delle entrate sul corretto funzionamento degli studi e la modifica dei criteri di attribuzione della retribuzione di risultato;
i) la riduzione delle aliquote Iva per i beni ad elevata efficienza energetica, la messa a regime della detrazione fiscale del 55 per cento per l'efficienza energetica degli edifici, l'eliminazione del tetto all'utilizzo del credito di imposta per le spese in ricerca e sviluppo ed investimenti in tecnologie sostenibili, l'applicazione della carbon tax;
l) l'attuazione di un federalismo responsabile, che preveda;
1) per l'autonomia impositiva comuni: l'eliminazione dell'addizionale comunale all'Irpef e della Tarsu/Tia sugli immobili ad uso residenziale, l'esclusione dall'Ici della prima casa degli immobili locati a canone concordato, l'applicazione dell'imposta sostituiva del 20 per cento sui canoni da locazione residenziale ai soli contratti sottoscritti successivamente alla sua entrata in vigore, per favorire la riduzione del canone; l'introduzione dell'imposta comunale sui servizi quale principale tributo proprio dei comuni con ampi gradi di manovrabilità, l'istituzione di una compartecipazione comunale all'Irpef, determinata in via residuale, in modo che sia garantito il finanziamento integrale delle funzioni fondamentali e dei livelli essenziali delle prestazioni come previsto dalla legge n. 42 del 2009, la possibilità di introdurre tributi propri, in particolare per particolari scopi di interesse generale e per finalità di tutela ambientale;
2) per l'autonomia impositiva delle province: l'articolazione intorno a tributi relativi al trasporto su gomma e ad una compartecipazione all'Irpef e la possibilità di introdurre tributi propri, in particolare di scopo;
3) per l'autonomia impositiva delle regioni; il mantenimento dell'Irap con esclusione del costo del lavoro e la compartecipazione all'Iva per il finanziamento dei servizi essenziali e dei fondi perequativi a ciò destinati, l'uso facoltativo dell'addizionale regionale Irpef e di tributi propri da istituire mediante legge regionale per fornire strumenti alla flessibilità fiscale a livello locale;
m) l'attuazione di un piano straordinario per semplificare gli adempimenti,

in particolare per i contribuenti di dimensioni minori e per riqualificare gli uffici territoriali della Agenzia delle entrate e della Guardia di finanza e la revisione dei meccanismi di premialità retributiva per i risultati per promuovere controlli senza esisti precostituiti e sempre più personalizzati ed aperti alle posizioni dei contribuenti e l'introduzione della facoltà per i contribuenti di fare un invio provvisorio dei dati, precedente alla fase della dichiarazione definitiva, al fine di consentire all'Agenzia una valutazione ed, eventualmente, invitare il contribuente a modificare, senza alcuna sanzione, i dati meno plausibili;
n) il potenziamento della capacità di utilizzo da parte della Agenzia delle entrate di tutte le banche dati delle pubbliche amministrazioni per migliorare i controlli e l'applicazione del «redditometro» e l'obbligo per ogni contribuente di dichiarare annualmente la consistenza del proprio patrimonio;
o) l'estensione della fatturazione elettronica e rincentivazione dell'uso della moneta elettronica;
p) la promozione, nei vertici europei e internazionali di una proposta di financial transaction tax, sia a fini anti-speculativi che per recuperare gettito da destinare ad un fondo internazionale dedicato alla riduzione del debito pubblico accumulato dopo l'esplosione della crisi, dell'introduzione di un'imposta sulle banche sistemiche (più grandi e con attività in più Paesi) per far fronte al loro eventuale fallimento, di una prima ipotesi di border tax adjustment, ossia tariffe europee alle importazioni di prodotti e servizi irrispettosi di standard sociali (rispetto dei diritti civili, lavoristici, sindacali) ed ambientali minimali;
q) la sterilizzazione degli effetti del fiscal drag, neutralizzando gli inasprimenti delle imposte conseguenti all'inflazione;
r) il ripristino della piena disponibilità del credito di imposta per le spese in ricerca e sviluppo e per gli investimenti nel Mezzogiorno;
a non proporre più condoni.
(1-00471)
«Bersani, Franceschini, Ventura, Maran, Villecco Calipari, Amici, Boccia, Lenzi, Quartiani, Giachetti, Rosato».