• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.9/DOCVIII-N6 ... [Lista dei fornitori e dei consulenti della Camera dei deputati]



Atto Camera

Ordine del Giorno 9/DOCVIII-N6/26 presentato da RITA BERNARDINI testo di martedì 21 settembre 2010, seduta n.371

La Camera,
premesso che:
la prima firmataria del presente ordine del giorno, assieme ai deputati della delegazione radicale, è riuscita, a fatica, anche con il ricorso ad un'azione non violenta di sciopero della fame, ad ottenere la lista dei fornitori e dei consulenti della Camera dei deputati nonché alcuni dei contratti stipulati dalla Camera;
per mesi la suddetta documentazione le era stata negata, anche per iscritto, nonostante ne avesse pieno diritto in base al comma 4 dell'articolo 68 del Regolamento di amministrazione e contabilità;
la documentazione richiesta è stata consegnata alla prima firmataria del presente atto solo dopo un intervento diretto del Presidente della Camera Gianfranco Fini;
dall'esame della lista dei fornitori e dei consulenti risulta che alla conclusione della maggior parte dei contratti stipulati dalla Camera dei deputati non si è arrivati tramite una gara pubblica, bensì mediante affidamenti diretti, in costante deroga alla normativa comunitaria e nazionale in materia di contratti pubblici, oltre che alla stessa regolamentazione interna;
tra i contratti ad affidamento diretto è presente un contratto con una struttura sanitaria privata, la società Studio Pantheon, per prestazioni rimborsabili dal Fondo di solidarietà tra i deputati, e le prestazioni sanitarie erogate dalla struttura privata sono in larga misura le stesse già effettuate all'interno della sede della Camera da decine di medici della ASL Roma A e del Policlinico Gemelli, in base ad onerose convenzioni, con l'effetto di aggirare la norma regolamentare che impone che le prestazioni sanitarie ai deputati siano svolte esclusivamente da medici dipendenti dalla Camera o da strutture pubbliche;
in particolare, un solo fornitore (la società Milano 90 srl), si è aggiudicato, in base ad affidamento diretto, il 35,5 percento dell'intera cifra destinata a consulenti e fornitori per il 2010;
il tenore dei numerosi contratti stipulati con il predetto fornitore a partire dal 1997, al pari della loro gestione nel corso di tale periodo, tuttora presenta una serie di singolari e vistose anomalie, ed in particolare:
a) la non titolarità della proprietà degli immobili da parte del contraente al momento della stipula del contratto di locazione;
b) il pagamento anticipato del primo canone a titolo di ristoro preventivo delle spese di ristrutturazione iniziali che, come è ben noto, spetterebbero al locatore e non al locatario;
c) l'enorme entità dei canoni di locazione e, ancor più, dei corrispettivi per i servizi acquisiti, estranea ad ogni logica di mercato;
d) la presenza in tutti i contratti di locazione di una identica clausola di contorta formulazione che, dopo aver previsto un defatigante iter procedurale, con il coinvolgimento di enti pubblici terzi, sembra attribuire alla Camera, ma in realtà nega (secondo una sentenza di accertamento preliminare) il diritto di acquisire la proprietà degli immobili scomputando i canoni già pagati;
e) il fatto che dell'acquisizione di cui alla citata sentenza preliminare solo di recente si sia avvertita la necessità, ed in particolare soltanto dopo che erano inutilmente decorsi i termini contrattuali per disdettare il rinnovo per altri nove anni di tutti i contratti;
f) l'accollo alla Camera, in uno dei contratti, di un onere del tutto improprio in quanto esorbitante la capacità di agire dell'organo costituzionale, quale l'ottenimento dal Comune di Roma di una variante al Piano regolatore, condizione peraltro dotata di efficacia risolutiva del contratto in caso di sua mancata realizzazione, con conseguente perdita di quanto già pagato dalla Camera, come al solito, in via anticipata;
g) la scarsa trasparenza della successiva vicenda, che ha visto l'approvazione da parte del Consiglio comunale della predetta variante ad onta del netto parere contrario espresso dalla I Circoscrizione, territorialmente competente;
h) l'ancor meno chiara vicenda della clausola che attribuiva in origine alle parti la facoltà di recedere liberamente dai primi due contratti, stipulati nel 1997 e 1998, mentre negli ultimi due, stipulati nel 1999 e nel 2000, è presente una clausola opposta, che nega espressamente tale facoltà;
i) il carattere apparentemente pleonastico della soluzione adottata negli ultimi due contratti, considerato che, affinché non sussista alcuna facoltà di recedere da un contratto, è sufficiente che tale facoltà non sia prevista; tuttavia la negazione espressa della facoltà di recedere è probabilmente la spia della consapevolezza, da parte dei contraenti, del carattere fortemente anomalo dei contratti stessi e rivela l'intenzione di «blindarli» al di là del succedersi delle legislature e dell'avvicendarsi degli amministratori della Camera;
j) l'oscura vicenda relativa al fatto che alla facoltà di recesso, inizialmente prevista nel contratto del 1998, la Camera rinunciò dopo alcuni mesi, accedendo ad una proposta della controparte in tal senso, ben comprensibile da parte di quest'ultima, ma per nulla da parte della Camera, dato che non si vede a quale interesse pubblico tale rinuncia rispondesse;
k) l'ancor più oscura vicenda relativa al fatto che, per una singolare «dimenticanza», non si è mai addivenuti alla rinuncia alla facoltà di recesso prevista dal primo dei contratti, quello del 1997, e pertanto, salvo errore, essa è tuttora vigente, ma tuttavia nel corso del lungo periodo passato la Camera non ha mai avvertito la forte ed evidente opportunità di avvalersene e di recedere almeno da quel contratto; inoltre il fatto che tale prolungata inerzia della Camera indebolirebbe ora la pur indispensabile decisione di attivare finalmente il recesso, fornendo alla controparte argomenti qualora essa decidesse di opporsi,
l) la «stranezza» del contesto che ha circondato la stipula del contratto del 2000, come ad esempio la vicenda dei locali un tempo assegnati all'Associazione stampa estera che, «sfrattata» dalla sede di via della Mercede, è stata «ospitata» in altro palazzo della società Milano 90 srl, con canone a carico del Ministero dello sviluppo economico versato a titolo di «indennità di occupazione» e solo nel marzo del 2009 formalizzato in un contratto d'affitto dell'importo di - 920.833,00 annui;

impegna, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza ed il Collegio dei Questori

ad istituire una Commissione composta di rappresentanti di tutte le parti politiche e di esperti indipendenti, di chiara fama nelle materie amministrativistiche e civilistiche, definendone i poteri di indagine, che svolga un'inchiesta amministrativa volta ad accertare la presenza di eventuali irregolarità amministrative negli atti e nelle gestioni citati in premessa, ed in particolare:
a) se la conclusione dei contratti in premessa citati sia avvenuta in violazione di leggi, regolamenti o comunque del canone, principio che impone sia assicurato il buon andamento dell'amministrazione;
b) se la stipula della convenzione con la società Studio Pantheon abbia determinato un'ingiustificata duplicazione di costi a carico del bilancio della Camera;
c) se la conclusione dei contratti con la società Milano 90 abbia cagionato ingiusti profitti in favore del fornitore, con danni patrimoniali di pari entità a carico della Camera dei deputati;
quanto sopra fermo restando l'obbligo della Commissione di investire l'autorità giudiziaria qualora nel corso dell'inchiesta emergano possibili profili di reati associativi, finalizzati alla commissione di delitti contro la fede pubblica, contro il patrimonio, contro la pubblica amministrazione e comunque di qualunque altro reato dovesse essere ravvisato nei fatti che emergeranno nel corso dell'inchiesta ed al suo esito e da chiunque commessi.
9/Doc. VIII, n. 6/26.Bernardini, Beltrandi, Farina Coscioni, Mecacci, Maurizio Turco, Zamparutti.