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Atto a cui si riferisce:
C.4/08475 [Ingiusta detenzione per una donna 45enne malata ]



BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il due agosto 2010 sul sito Riviera24.it è apparso un articolo di Fabrizio Tenerelli intitolato: «Costretta a 24 giorni di ingiusta detenzione una 45enne malata di Aids: lettera-denuncia al Ministro»; sottotitolo: «Imperia: Protagonista è una donna di 45 anni gravemente malata e condannata in contumacia, con la notifica della sentenza avvenuta tramite posta quand'era in ospedale. Il suo avvocato, Mario Leone, ha deciso di denunciare la triste vicenda»;
data la sua importanza, la prima firmataria del presente atto ritiene opportuno riportare il testo integrale dell'articolo: «Una lettera al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, per denunciare un episodio di malagiustizia con protagonista un'imperiese di 45 anni, M.B., costretta a subire 24 giorni di carcere, malgrado fosse malata di Aids, epatite C e altre patologie e malgrado fosse stata condannata, in contumacia, a 6 mesi di reclusione per molestie, senza poter partecipare al processo, perché la notifica dell'udienza è avvenuta quand'era in ospedale, così come la notifica dell'esecuzione della pena, avvenuta via posta, con lei sempre in ospedale. Promotore di questa denuncia è l'avvocato Mario Leone, di Imperia, che in questo modo ha inteso evidenziare una lunga serie di mancanze della Giustizia, legate alla medesima vicenda. Investita sulle strisce, il 23 dicembre del 2009, la donna riportò una frattura biossea della tibia e della gamba destra; una contusione polmonare con fratture costali, un pneumotorace con versamento idrico e pleurico e altre patologie (tra cui un'enterite da clostridium difficile) - dovute in gran parte alle sue pregresse malattie - che la costrinsero a una lunga degenza in ospedale. Dimessa il 19 aprile del 2010, finì più volte in ospedale. L'ultima, il 22 giugno scorso. L'8 febbraio 2010, tuttavia, avrebbe dovuto comparire davanti al giudice Emilio Varalli, di Imperia, a un processo per un vecchio caso di molestie, risalente al 26 novembre 2006 e riguardante una lite con la titolare di un ristorante. Trovandosi in ospedale, però, la donna, ignara dell'udienza, venne giudicata in contumacia e condannata a 6 mesi di reclusione e 200 euro di ammenda. La sentenza, notificata a mezzo di postino e non tramite l'autorità giudiziaria, è diventata esecutiva ed è così scattato l'ordine di carcerazione, eseguito la notte del 2 luglio scorso. Malgrado fosse gravemente malata, il giudice ha chiesto alla Polizia di eseguire l'ordine e la donna è stata portata presso la sezione femminile del carcere di Pontedecimo. Nel frattempo (parliamo del maggio scorso) il suo avvocato presentò alla Corte di Appello, di Genova, un'istanza di remissione in termini, per l'impossibilità dell'imputata di partecipare all'udienza per molestie, dovuta al fatto che era in ospedale. Istanza che è stata accettata soltanto il 29 luglio scorso e grazie alla quale l'imputata è potuta tornare a casa, sebbene in pessime condizioni di salute aggravate dalla detenzione in carcere. "Contestiamo il fatto che la notifica della sentenza sia avvenuta via posta e non tramite autorità - spiega l'avvocato Leone - ma contestiamo anche il comportamento del magistrato di sorveglianza che ha voluto tenere in carcere una donna malata di Aids e altre patologie. Senza contare che, giunta in penitenziario, gli agenti le avrebbero imposto di non riferire nulla, alle altre detenute, delle sue condizioni di salute, altrimenti sarebbe scoppiata una rivolta. Proprio per questo motivo l'avrebbero segregata in una cella, senza neppure farla uscire per l'ora d'aria, altrimenti avrebbe potuto parlare. Inoltre, per tenerla buona, l'avrebbero sedata con potenti psicofarmaci, senza farle seguire come si deve la sua terapia. Al momento di portarla in carcere e di scarcerarla, inoltre, non

hanno neppure voluto chiamare un'ambulanza, nonostante non si reggesse in piedi". Dal carcere di Genova, la donna è uscita in stampelle ed è dovuta andare alla stazione di Pontedecimo, in taxi, a proprie spese. È così tornata in casa, per finire di nuovo in ospedale. "Vogliamo che il ministro Alfano - ancora l'avvocato Leone - faccia luce su questa vicenda che non onora la Giustizia italiana"» -:
se sia a conoscenza di tutto quanto sopra esposto;
se sia noto per quali motivi la sentenza di condanna a 6 mesi di reclusione e 200 euro di ammenda sia stata notificata alla donna a mezzo di postino e non tramite l'autorità giudiziaria;
se sia noto per quali motivi non sia stato disposto il trasferimento presso una struttura esterna di una donna malata di Aids e affetta da altre gravi patologie;
se corrisponda al vero che, una volta giunta in penitenziario, gli agenti avrebbero imposto alla donna di non riferire nulla sulle sue condizioni di salute alle altre detenute altrimenti sarebbe scoppiata una rivolta e che per questo motivo la detenuta sarebbe stata rinchiusa in cella, senza avere neppure la necessità di uscire per l'ora d'aria;
se non intenda urgentemente attuare iniziative di competenza per capire, anche attraverso l'avvio di un'indagine interna, se vi siano responsabilità di ordine amministrativo e disciplinare in ordine a quanto esposto nell'articolo riportato in premessa.
(4-08475)