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Atto a cui si riferisce:
S.4/01944 STIFFONI, ADERENTI, CAGNIN, FRANCO Paolo, MARAVENTANO, MURA, VACCARI, VALLARDI - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che: in data 1° settembre 2009 il...



Atto Senato

Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 062
all'Interrogazione 4-01944

Risposta. - Sulla base delle informazioni acquisite dai competenti uffici dell'Inps e del Ministero dell'economia e delle finanze, si rappresenta quanto segue.

La normativa vigente in materia di assegno sociale individua come beneficiari i cittadini italiani, comunitari ed extracomunitari, ultrasessantacinquenni, in possesso di idoneo titolo di soggiorno, residenti effettivamente e stabilmente in Italia con redditi di importo inferiore ai limiti previsti dalla legge.

Dal 1° gennaio 2009, rappresenta un ulteriore elemento costitutivo del diritto alla prestazione assistenziale in argomento (e per il mantenimento dello stesso, ex art. 20 del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008) il soggiorno legale, in via continuativa, per almeno dieci anni sul territorio nazionale.

I diversi soggetti istituzionalmente preposti quali l'Inps, la Guardia di finanza e gli organi territorialmente competenti attivano sistematicamente una serie di azioni di verifica integrate al fine di meglio garantire che l'assegno sociale venga erogato agli aventi diritto.

Le sedi dell'Inps, in fase istruttoria, provvedono ad un attento controllo in ordine alla sussistenza di detti requisiti; in particolare, per quanto concerne la residenza, che si perfeziona con la dimora effettiva, stabile ed abituale in Italia, gli accertamenti hanno luogo sulla base di elementi concreti, poiché il semplice riscontro delle risultanze anagrafiche non è in grado di offrire adeguate garanzie.

Il fenomeno riguarda anche i cittadini italiani i quali, divenuti titolari della medesima prestazione, si recano per periodi più o meno prolungati all'estero; l'Inps, in proposito, ha assicurato di aver fornito disposizioni alle proprie sedi in ordine alla necessità di prestare la massima attenzione soprattutto con riferimento a quelle situazioni in cui i soggetti stranieri, beneficiari della prestazione, rientrano nel Paese di origine, rilasciando la delega per continuare a riscuotere il trattamento.

In particolare, con messaggio del 6 giugno 2008, l'Istituto ha disposto la sospensione dell'assegno sociale in caso di permanenza all'estero del beneficiano per un periodo superiore ad un mese, fatti salvi gravi motivi sanitari opportunamente documentati dall'interessato.

Con specifico riferimento ai cittadini extracomunitari gli accertamenti risultano comunque alquanto complessi in quanto la dichiarazione dello spostamento di residenza all'estero può intervenire da parte dell'interessato anche diverso tempo dopo l'effettivo trasferimento.

Le procedure informatiche dell'Inps, al fine di agevolare le sedi nell'individuazione dei titolari di assegno sociale sui quali svolgere accertamenti mirati, sono state implementate con i dati relativi alla cittadinanza (UE ed extra UE). Lo strumento informatico consente altresì anche un rapido intervento sulla sospensione della prestazione, ove necessario.

Per quanto riguarda la vicenda illustrata nel presente atto, l'Inps ha reso noto che l'indagine avviata dalla Guardia di finanza di Verona è stata condotta in sinergia con la locale sede dell'istituto, nell'ambito dei controlli periodici di verifica della permanenza dei requisiti per l'erogazione delle prestazioni sociali, effettuati con riferimento ad un campione significativo selezionato in base a parametri predeterminati (nazionalità dei soggetti più presenti in base a specifici flussi migratori, prestazioni con pagamenti a mezzo di delegati, oppure su conti correnti, o casi particolari a conoscenza della sede).

Sulla base dei dati forniti dall'Inps, nel periodo compreso tra luglio 2008 e agosto 2009, risultavano effettuati 42.172 controlli sulla residenza dei titolari di assegni sociali, mentre 8.406 accertamenti risultavano, a quella data, ancora in corso, con il seguente esito: 1.073 prestazioni sospese e 687 revocate.

Per quanto concerne i risultati conseguiti all'attuazione del comma 12, art. 20, del decreto-legge n. 112 del 2008, l'Inps ha comunicato che i medesimi sono ancora in fase di elaborazione. L'Istituto ha, inoltre, evidenziato che attraverso l'attuazione del predetto articolo, potranno essere recuperate somme indebitamente percepite più che realizzare un risparmio in termini di spesa previdenziale.

Il fine della norma è, infatti, quello di velocizzare la trasmissione dei dati in parola (decessi, variazioni di stato civile) in modo da corrispondere la prestazione assistenziale soltanto a chi ne ha diritto.

In conclusione, si assicura la massima attenzione, da parte del Governo, in ordine alle vicende sollecitate nell'atto, attribuendo un rilievo primario alla necessità di garantire l'assegno sociale venga corrisposto esclusivamente a quei soggetti in possesso di tutti i requisiti prescritti dalle disposizioni normative vigenti in materia; a tal fine proseguiranno, da parte di tutti i soggetti istituzionalmente preposti, i necessari controlli.

VIESPOLI PASQUALE Sottosegretario di Stato per il lavoro, la salute e le politiche sociali

07/12/2009