• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/08280 [Vicende della riammissione della lista Formigoni alle elezioni regionali]



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-08280 presentata da RITA BERNARDINI
venerdì 30 luglio 2010, seduta n.362
BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO, ZAMPARUTTI, PIZZETTI, MARANTELLI, ZUCCHI, QUARTIANI, MISIANI, CODURELLI, FERRARI, PELUFFO, DE BIASI, MOSCA, POLLASTRINI, CORSINI, FIANO, SANGA e BRAGA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia, al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:

domenica 28 febbraio 2010 (come risulta dai verbali) il rappresentante della Lista Bonino-Pannella Lorenzo Lipparini depositava presso l'Ufficio centrale elettorale costituito presso la corte di appello di Milano una istanza finalizzata ad ottenere l'accesso agli atti relativi alla presentazione delle liste per le elezioni regionali del 2010. Ottenuta l'autorizzazione Lorenzo Lipparini procedeva assieme ai candidati ed esponenti radicali Marco Cappato, Giulia Crivellini e Angela Roveda, a controllare - in presenza di pubblici ufficiali - i moduli recanti le sottoscrizioni dei presentatori delle liste elettorali tempestivamente depositate;

lunedì 1o marzo, a seguito delle verifiche effettuate in sede di visione degli atti Lorenzo Lipparini depositava presso il medesimo ufficio elettorale centrale della Lombardia un esposto nel quale venivano segnalate una serie di ritenute irregolarità nelle sottoscrizioni apposte dai presentatori dei listini regionali a sostegno sia del candidato presidente Roberto Formigoni che del candidato presidente Filippo Penati. Nell'esposto venivano segnalate in particolare: la mancanza dei timbri degli autenticatori, la data e il luogo di autenticazione delle firme, la presenza di certificati elettorali richiesti e stampati in un momento antecedente rispetto a quello in cui ciascun presentatore risultava aver apposto la propria sottoscrizione (circostanza evincibile dalla data di autenticazione delle sottoscrizioni). Lo stesso giorno, Marco Cappato e Lorenzo Lipparini depositavano un esposto-denuncia presso la procura della Repubblica presso il tribunale di Milano, al fine di sollecitare delle indagini in particolar modo in ordine a possibili reati di falso di cui risultavano alcune evidenze sul «listino» di Formigoni, le quali, anche in base a dichiarazioni pubbliche provenienti da soggetti di quello schieramento politico oltre che a varia documentazione pure resa pubblica, sarebbero state in gran parte autenticate in date anteriori al 24 febbraio, giorno in cui - sempre sulla base di notizie di pubblica notorietà e a interviste rilasciate dallo stesso Formigoni - sarebbe stata definita la lista dei candidati a sostegno di Formigoni. Inoltre gli esponenti Marco Cappato e Lorenzo Lipparini segnalavano anche una grande somiglianza di calligrafia in molte delle sottoscrizioni apposte sui moduli, chiedendo espressamente il sequestro dei moduli. Contestualmente veniva presentato da Marco Cappato e da Lorenzo Lipparini un esposto avente ad oggetto le sottoscrizioni apposte dai presentatori del listino del candidato Penati;

sempre lunedì 1o marzo i giudici della corte d'appello convocavano, per mezzogiorno, i rappresentanti di tutte le liste coinvolte, nell'aula penale 2-bis, dove operava l'ufficio centrale regionale. Tra i presenti venivano notati il presidente della provincia di Milano, Guido Podestà. In quell'occasione l'ufficio centrale elettorale comunicava «la NON ammissione della lista Per la Lombardia di Roberto Formigoni», mentre confermava l'ammissione della Lista a sostegno di Penati;

la mattina di martedì 2 marzo mentre Lorenzo Lipparini presentava due ulteriori esposti-memorie, i rappresentanti della lista di Formigoni presentavano ricorso contro la non ammissione della lista. Al momento del deposito veniva notata la presenza nell'aula del Ministro della difesa, Ignazio La Russa, che salutava e stringeva la mano a tutti i pubblici ufficiali presenti, come pubblicamente testimoniato dai molti presenti e riportato dagli organi di informazione. Il giorno successivo, mercoledì 3 marzo, mentre ancora i 3 giudici della corte d'appello di Milano applicati all'ufficio elettorale centrale della Lombardia dovevano ancora decidere sul ricorso presentato da Formigoni, il Ministro della difesa dichiarava alla stampa: «se ci respingono siamo pronti a tutto». Il presidente della regione Lombardia Formigoni dal canto suo dichiarava «Le nostre ragioni sono perfettamente fondate e validate da varie sentenze del Consiglio di Stato e del Tar.» (fonte agenzia DIRE);

giovedì 4 marzo mattina, Marco Cappato e Lorenzo Lipparini si recavano presso il tribunale di Milano per consegnare alla procura della Repubblica della documentazione integrativa frutto delle ultime dichiarazioni giornalistiche dei delegati PDL e Lega che, accusandosi a vicenda, affermavano, anche pubblicamente in emittenti televisive locali come Telenova, di aver deciso le liste dei candidati solamente la sera prima del termine ultimo per il deposito, ancorché supportate da sottoscrizioni di «presentatori» già autenticate da più di 10 giorni, evidentemente in calce a dei moduli non recanti alcuna lista di candidati. Il giorno successivo, il 5 marzo, il dottor Edmondo Bruti Liberati chiederà l'archiviazione del procedimento (avverso la quale veniva proposta rituale e tempestiva opposizione);

giovedì 4 marzo mattina nell'aula penale 2-bis dell'ufficio centrale regionale faceva comparsa una nutrita schiera di rappresentanti della Lista di Formigoni, guidati dal delegato Massimo Corsaro, che procedevano al controllo dei moduli contenenti le sottoscrizioni dei presentatori della lista del candidato del Partito Democratico Penati. Un lancio dell'agenzia APCOM così riporta: «I Radicali, secondo Formigoni, avrebbero potuto compiere qualunque attività manipolatoria compresa la sottrazione di documenti. Formigoni ha anche annunciato che verrà rappresentata denuncia alla Procura della Repubblica di quanto accertato dai delegati del Pdl durante il controllo effettuato oggi in tribunale»;

il controllo non sarà poi effettuato, e nemmeno più richiesto da altri che dai Radicali, i quali hanno altresì sporto querela per diffamazione nei confronti di Formigoni per le precedenti dichiarazioni oltre ad altre di analogo tenore sotto riportate. Secondo un lancio ANSA dello stesso giorno «Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, è convinto che ci sia stata "una manovra ordita da soggetti ignoti al fine di danneggiare il centrodestra e di impedirne la presentazione" alle prossime elezioni regionali. Il governatore lo ha detto durante una conferenza stampa» (ANSA);

venerdì 5 marzo è approvato il decreto cosiddetto «salvaliste» («Questo decreto è figlio della collaborazione istituzionale tra il presidente del Consiglio e il capo dello Stato», dichiara Roberto Formigoni, fonte agenzia ANSA di cui sono stati fatti salvi gli effetti. Intanto il Governatore aggrava le accuse nei confronti dei Radicali «Oggi ho la dimostrazione che c'e' stata una macchinazione da parte di più soggetti per escludere in maniera fraudolenta il centrodestra dalla competizione lombarda. Lo abbiamo dimostrato in maniera inoppugnabile: hanno più volte violato la legge ai nostri danni». Così il candidato alla Presidenza della Lombardia Roberto Formigoni, che in un'intervista al Giornale torna a puntare il dito contro il partito radicale. «Ai radicali sono state consegnate le nostre liste e hanno potuto manipolarle, correggerle, spostare i documenti come volevano, perché non c'era nessuno di noi a controllarli», denuncia Formigoni, che aggiunge «Cinquantuno certificati elettorali, a una prima verifica segnati come presenze, dopo la visita dei radicali non c'erano più»;

il governatore dichiara di pensare «a una macchinazione, ma e l'ufficio centrale regionale della Corte d'Appello, non è la magistratura ordinaria. Per questo confido nelle decisioni del Tar» (fonte agenzia ANSA);

sabato 6 mattina il TAR della Lombardia decide di accogliere la richiesta sospensiva del provvedimento avanzata con il ricorso proposto da Formigoni avverso il provvedimento di non ammissione del listino regionale: nel merito, il TAR non si pronuncia sulle presunte irregolarità, ma si limita a stabilire il principio per cui l'ufficio elettorale non avrebbe potuto tornare sulla propria decisione di ammettere una lista sulla base dell'esposto di una lista non ammessa;

il 20 maggio 2010, dopo la proclamazione degli eletti, la Lista Bonino-Pannella deposita un nuovo ricorso sulla base degli stessi elementi, discusso dal TAR il 6 luglio 2010, con rinvio per la decisione al 5 ottobre 2010;

negli stessi giorni immediatamente successivi al primo marzo, data della prima decisione da parte dell'Ufficio elettorale centrale di non ammettere la Lista per la Lombardia di Roberto Formigoni, si sono svolti i colloqui riportati nelle intercettazioni citate nell'ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti dei signori Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino;

una parte di tali colloqui coinvolgono direttamente e indirettamente il presidente Formigoni e sono relativi proprio alla vicenda sovra esposta avente ad oggetto la travagliata questione della non ammissione della Lista di Formigoni da parte dell'Ufficio centrale elettorale costituito presso la corte di appello di Milano;

in particolare, ci si riferisce alle ripetute conversazioni intercorse tra il signor Pasquale Lombardi e il presidente della corte di appello di Milano, dottor Alfonso Marra, circa i rischi di esclusione della lista Formigoni dalla competizione elettorale per le ultime elezioni amministrative per la Regione Lombardia, e le assicurazioni che il presidente della corte di appello di Milano, dottor Marra avrebbe fornito al signor Lombardi circa la bontà e l'esito del ricorso (è fatta benissimo, per dinci, nulla da dire, per l'amor di Dio, va bene?», pagina 33 dell'ordinanza di applicazione custodia cautelare, tribunale ordinario di Roma sezione giudici per le indagini preliminari, ufficio 21); ma anche alle conversazioni successive («...domani mattina dovrebbe uscire e poi se... se è tutto a posto! Ma anche se non è... la parte opposta...eh!...quindi...questo qua ...non ti preoccupà! È fatta ormai! Ho capito tutto l'ingranaggio!», e ancora: «Pasqualì hai saputo va bè, poi ne parlammo a voce di questo...poi ne parlammo a voce, quando ci vediamo venerdì, va bo'?)».

secondo le informative dei Carabinieri «Non appena il Marra ha ottenuto l'ambita carica (di presidente della corte d'appello di Milano, il 2 febbraio 2010 ndr) i componenti dell'associazione gli chiedono esplicitamente di porre in essere un intervento nell'ambito della nota vicenda dell'esclusione»;

da La Repubblica del 21 luglio si legge: il primo marzo è direttamente il governatore (Formigoni ndr) a interessarsi con Martino, l'ex consigliere comunale napoletano finito in cella luglio scorso. «Ma l'amico Lombardo, Lombardi è in grado di agire?». Martino, ancora una volta lo rassicura: «Si, si, ha già fatto qualche passaggio e sarà lì». L'amico, per gli investigatori, è sopra ogni dubbio proprio il neo eletto presidente della corte d'appello di Milano, dottor Alfonso Marra, detto Fofò. Roberto Formigoni e Arcangelo Martino sono ancora intercettati mentre parlano - secondo i carabinieri - in codice, usando le parole «passeggiate» e «mozzarelle» per alludere ai tentativi di influire sull'esito dei ricorsi e, dopo il loro rigetto, alle pressioni sul Ministero della Giustizia affinché inviasse ispettori presso i magistrati milanesi. (...) Lombardi, per cercare di rassicurare lo stato d'animo dell'amico governatore, muove tutte le pedine che conosce e che ha a disposizione. Per intervenire su Marra, decide allora di chiamare il sostituto procuratore generale, Gaetano Santamaria: «Io ho chiamato Fofò e gli ho detto domani mattina alle undici sto da te e non te movere, perché ammo vedè che sta succedendo... domani arrivo verso le undici e cercasse già di chiamare questi, questi quattro stronzi della commissione elettorale». Poi, Lombardi conclude categorico anche con Santamaria: «Comunque mo' parla subito con Alfonso». E, il sostituto procuratore generale, obbedisce: «Adesso parliamo con Alfonso». (...) Alle 14 e 51 dello stesso giorno, si muove anche il sottosegretario del Pirellone con delega alla realizzazione del programma, Paolo Alli. E, per la prima volta, fa intuire di un possibile colloquio diretto avvenuto tra l'altro magistrato milanese e la sede della regione Lombardia (che però non viene documentato);

«L'Alli, che ha da poco incontrato il Lombardi - annotano i carabinieri - riferisce al Martino che, in base alle valutazioni asseritamente espresse dal presidente (Marra) sui magistrati che compongono il collegio giudicante, non si è per nulla sicuri che la decisione che verrà da essi assunta sarà positiva per loro». Alli, sul punto dice espressamente: «Eh da quello che mi diceva eh, il..., il presidente dice che questi qui sono tre giovani (il collegio che dovrà decidere le sorti della lista, ndr), non si sa che cosa possono decidere, no!?». Nella conversazione non si esclude comunque l'ipotesi di dover ricorrere al Tar (come poi è effettivamente avvenuto), in seguito a una sentenza che si è dimostrata sfavorevole per la coalizione di centrodestra. (...) «L'Alli - proseguono nella ricostruzione gli investigatori - riferisce al Martino che il suo capo (evidentemente il Formigoni) riteneva fosse meglio che il Lombardi rimanesse in zona: Vediamo comunque in ogni caso... il capo diceva se non era il caso che il tuo uomo si fermasse qui. .. eh, perché lui sta qui in zona finché non c'è la decisione». La disponibilità di mettere l'organizzazione al servizio della causa è totale: «Eh, gliel'ho detto già questo, eh!», replica immediatamente alla cornetta il Lombardi»;

nelle 61 pagine dell'Ordinanza ci si riferisce altresì a dichiarazioni attribuite al capo degli ispettori del Ministero della giustizia Arcibaldo Miller. In particolare si riporta di come il 5 marzo il signor Martino abbia telefonato al dottor Miller a proposito di auspicate ispezioni del ministero della giustizia nei confronti dei giudici della corte d'appello di Milano; e che il dottor Miller abbia offerto delle spiegazioni: un fatto soltanto...tecnico. A meno che non si denunzino che sono state fatte delle irregolarità! Denunzino che hanno fatto degli imbrogli nel senso che hanno travisato i fatti... E allora sotto questo aspetto devono fare un esposto in cui dicono...che i giudici della Corte di Appello hanno fatto delle irregolarità...precisano e chiedono un intervento di controllo del Ministero della giustizia... a queste sono succedute altre conversazioni e incontri, tra l'imputato signor Lombardi, il dottor Miller e il dottor Angelo Gargani, altro magistrato che lavora al ministero, e che a questo lavorio per ottenere la riammissione della lista Formigoni prima, per interventi sui giudici di Milano poi, numerosi, circostanziati riferimenti fanno comprendere che non sia rimasto estraneo il sottosegretario alla giustizia, e magistrato, Giacomo Caliendo;

dal quotidiano La Repubblica di mercoledì 21 luglio si legge: «Martino, è talmente in confidenza con il governatore lombardo che, il 23 aprile scorso, addirittura si attiva a Roma per capire meglio gli equilibri all'interno della maggioranza. La mancata ispezione al Tribunale di Milano, dopo la bocciatura della Lista Formigoni, convince i due «amici» di una manovra ostile. Formigoni a questo punto «incarica il Martino di effettuare le opportune indagini sul punto "eh, credo anch'io - dice Formigoni -, sarebbe interessante verificare da dove nasce, di chi è questa ostilità ...a questo punto, a questo punto a me sembra che è chiaro che la cosa non si fa ... mi fai sapere per causa di chi e quali sono i motivi, chi è il colpevole? Chi è il mandante e quali sono i motivi?». Martino, ancora una volta, esegue: «Sono già a Roma, mi informo e ti dico». Da Repubblica.it del 14 luglio troviamo un altro passaggio di conversazione tra Martino e Formigoni del 24 marzo. Martino: «Ti chiamò Angelino (Alfano ndr)?». Formigoni: «Mi chiamò». Martino: «È tutta gente di basso profilo». Formigoni: «Mi sono molto arrabbiato con lui, perché sabato lui si era impegnato. E gli ho detto: ma guarda che è il nostro capo che ha bisogno di una cosa del genere...»;

nel suo intervento su Repubblica del giovedì 22 luglio Formigoni scrive: «Quanto alla cosiddetta P3, tonnellate di pagine di presunte intercettazioni non riusciranno a cancellare il dato di fondo: reati da parte mia non ne sono stati commessi neppure in questa occasione. Il reato gravissimo è stato compiuto contro di me e contro gli elettori del centrodestra: l'esclusione illegittima, illegale, arbitraria delle nostre liste ad opera della corte d'appello di Milano, come stabilito anche dal Tar e dal Consiglio di Stato»;

da quanto è dato di comprendere dalle intercettazioni, il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni si sarebbe «arrabbiato» con il Ministro stesso, che in precedenza si sarebbe impegnato con il presidente Formigoni «a camminare velocemente sabato...e invece non commina affatto, né velocemente né lentamente... e che è stato consigliato a stare fermo»;

appare grave che organi di vertice di pubbliche istituzioni al fine di vincere una causa, si affidino a manovre e contatti informali di vario genere, anziché rivolgersi ai soli avvocati avendo fiducia nelle proprie ragioni, nella legge e nella magistratura, come si pretende sia fatto da parte di qualsiasi cittadino;

appare grave altresì che organi istituzionali facciano pressioni per ottenere ispezioni contro magistrati che abbiano emesso giudizi a loro non favorevoli -:

se sia consuetudine da parte del capo degli ispettori del Ministero della giustizia fornire a cittadini «consigli» su come operare per ottenere ispezioni ministeriali a uffici e distretti giudiziari;

quali iniziative, nell'ambito delle proprie prerogative e facoltà, si siano adottate nei confronti dei dottori Arcibaldo Miller e Angelo Gargani;

se il Sottosegretario alla giustizia, senatore Caliendo, si sia interessato alle vicende della riammissione della lista Formigoni di sua iniziativa o se di concerto con il responsabile del Ministero della giustizia e in che cosa sia consistito il suo operato e intervento;

se il Ministro della difesa, quando ha pronunciato la frase «se ci respingono siamo pronti a tutto», si riferiva proprio all'attività di pressione che il presidente Formigoni avrebbe messo in atto, alla luce di quanto risulta dai contatti emersi dalle intercettazioni, o se comunque il Ministro era al corrente di tale attività;

quali iniziative intenda il Governo compiere al fine di evitare di riprodursi di vicende analoghe. (4-08280)