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Atto a cui si riferisce:
C.4/04262 LO MONTE, BELCASTRO, COMMERCIO, IANNACCONE, LATTERI, LOMBARDO, MILO e SARDELLI. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che: dopo lunga attesa e la...



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata lunedì 26 luglio 2010
nell'allegato B della seduta n. 358
All'Interrogazione 4-04262 presentata da
CARMELO LO MONTE
Risposta. - Con riferimento all'interrogazione in esame, si osserva quanto segue.
Questo dicastero ha attuato o favorito interventi normativi e interpretativi che hanno tenuto conto delle richieste provenienti dalle associazioni di categoria coerenti con l'impianto della disciplina introdotta dal codice.
Ciò premesso, occorre anzitutto evidenziare che le esperienze lavorative maturate nel settore del restauro di beni culturali vengono riconosciute dall'articolo 182 del codice, con riferimento a determinati limiti temporali, nonché a determinati presupposti di responsabilità ed autonomia professionale.
In particolare, la previsione testuale dell'articolo 182, comma 1-ter, richiede l'esistenza di una specifica documentazione in ordine all'attività svolta da ciascun operatore. Poiché una simile documentazione può risultare di difficile reperimento per coloro che non siano titolari, bensì dipendenti o collaboratori delle imprese appaltatrici, il ministero, nell'ambito della selezione pubblica in corso volta al conseguimento delle qualifiche, ha apprestato un sistema di valutazione incentrato sulla dichiarazione e dimostrazione della posizione lavorativa nei confronti dell'impresa appaltatrice, da parte degli interessati, e sulla successiva attestazione di quanto dichiarato, ad opera delle soprintendenze preposte alla tutela del bene oggetto dell'attività di restauro.
In pratica, in mancanza di elementi contrastanti e di conflitti tra diversi richiedenti, alla dimostrazione della posizione lavorativa seguirà l'attestazione dell'attività di restauro dichiarata.
Per la qualifica di collaboratore restauratore, la dimostrazione può consistere anche in un'autocertificazione o in una dichiarazione del datore di lavoro.
A tal proposito si rappresenta che si tratta di una forte apertura interpretativa rispetto al tenore testuale della normativa. Consentire di più, avrebbe significato dare rilevanza al lavoro nero o alle mansioni di fatto, ipotesi evidentemente impraticabile per elementari esigenze di certezza e salvaguardia della qualità degli interventi, oppure basarsi, anche per la qualifica di restauratore, sulle autocertificazioni, ciò che la legge espressamente esclude.
Non si sarebbe trattato di una semplificazione, ma di un vero e proprio abbandono di ogni possibilità di controllo sulla effettiva capacità ed esperienza degli operatori, anche in via presuntiva o indiretta, che avrebbe comportato evidenti pericoli per la tutela del patrimonio culturale.
Anche secondo l'impostazione indicata, la dimostrazione dell'attività svolta resta comunque un adempimento complesso.
Per questo motivo. il termine di presentazione delle domande è stato prorogato al 30 aprile 2010, sono stati fornite analitiche linee guida applicative, sono stati diramati chiarimenti attraverso il sito istituzionale e sono stati attivati presso le direzioni regionali centri di assistenza.
Si comunica inoltre che, da ultimo, con il decreto-legge cosiddetto proroga termini, per venire incontro alle esigenze dei più giovani - le cui aspettative erano state alimentate dalla ritardata attuazione dell'articolo 182 - alcune date ultime di riferimento per lo svolgimento dell'attività di restauro sono state spostate al luglio 2009 (entrata in vigore della nuova disciplina della formazione dei restauratori, dettata dal decreto ministeriale n. 87 del 2009). Tanto, per quanto concerne l'accesso alla prova di idoneità utile al conseguimento della qualifica di restauratore, ed il conseguimento in via diretta della qualifica di collaboratore restauratore.
Si ritiene, pertanto, che il ministero abbia cercato di venire incontro alle esigenze degli operatori, ed in particolare delle imprese artigiane, nei modi che la prioritaria necessità di assicurare la qualità degli interventi di restauro consentiva. Del resto, secondo le previsioni di questo ministero, la stragrande maggioranza degli interessati dovrebbe vedersi riconosciuta una delle qualifiche previste, e continuare quindi ad operare nel settore.
Resta comunque inteso che, nel rispetto dei suddetti punti fermi, il ministero per i beni e le attività culturali è disponibile ad attivare un tavolo di confronto con le associazioni di categoria degli artigiani al fine di individuare criteri applicativi delle disposizioni oggi vigenti e modalità operative che garantiscano un corretto svolgimento delle attività di attestazione da parte delle soprintendenze, nonché delle attività di valutazione delle posizioni dei singoli, compresa la prova di idoneità, nel prosieguo della procedura di selezione.

Il Ministro per i beni e le attività culturali: Sandro Bondi.