• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/07431 [Provvedimenti da adottare nel territorio di Piacenza a seguito dell'avvenuta infiltrazione mafiosa]



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-07431 presentata da SILVANA MURA
martedì 1 giugno 2010, seduta n.330
MURA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:

come riportato da fonti di stampa, in data 15 febbraio 2008 si è appreso dell'avvenuto arresto a Castel San Giovanni (Piacenza) di una donna accusata di associazione a delinquere di stampo mafioso nell'ambito di una indagine coordinata dalla procura della Repubblica di Perugia. La donna era sospettata di aver compiuto operazioni riciclaggio per conto della 'ndrangheta;

in data 7 giugno 2008 si è appreso del sequestro di 36 appartamenti e appezzamenti di terreno a Colle San Giuseppe di Alseno (Piacenza) nell'ambito di una operazione di polizia che ha colpito duramente l'organizzazione criminale facente capo al clan Cava operante nel territorio di Napoli e Avellino. Le abitazioni sarebbero state costruite, oltre che come «basi» d'appoggio, per investire il denaro provento di attività illecite;

in data 19 ottobre 2008 si è appreso di un rapporto della Direzione investigativa antimafia, relativo al primo semestre 2008, che rivela la presenza della mafia calabrese nel piacentino;

in data 19 dicembre 2008 si e appreso delle condanne a sei persone, residenti a Monticelli d'Ongina e Castelvetro Piacentino, inflitte dal tribunale di Piacenza per associazione a delinquere di stampo mafioso all'esito di una operazione denominata «Grande drago». I condannati, che farebbero parte di una cosca della 'ndrangheta, con base tra i due paesi della bassa piacentina, rispondono a vario titolo anche dei reati di traffico d'armi, estorsione e spaccio di stupefacenti;

in data 12 marzo 2009 si e appreso di quanto dichiarato dal Ministro interrogato avanti alla Commissione parlamentare antimafia e cioè che sarebbero documentati gli interessi dei clan calabresi anche in Emilia Romagna, soprattutto nelle province di Parma, Piacenza e Rimini;

in data 20 maggio 2009 è stata pubblicata la notizia dell'avvenuto arresto a Piacenza di un promotore finanziario accusato di riciclaggio e di aver fatto parte del clan «Amato-Pagano». Avrebbe reimpiegato in modo lecito denaro proveniente da traffici internazionali di stupefacenti. In città avrebbe operato una «lavanderia» di soldi sporchi che dopo una serie di operazioni finanziarie tornavano ripuliti al clan per essere investiti in attività regolari;

in data 17 giugno 2009 è stata data notizia dell'avvenuto arresto con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso di un imprenditore edile siciliano, abitante a Piacenza, ritenuto il «postino» del boss Matteo Messina Denaro, attuale capo di Cosa nostra, con il quale avrebbe mantenuto contatti;

in data 2 agosto 2009 la stampa ha dato notizia che rispondendo ad una interrogazione parlamentare il Ministro della giustizia Alfano ha affermato che le cosche «pur non avendo una presenza forte e pressoché stabile - sul territorio piacentino - riescono ad acquisire sotto il proprio controllo una buona parte dello smercio degli stupefacenti, collaborando con altre organizzazioni costituite da gruppi stanziali composti, quasi sempre, da cittadini extracomunitari, in stragrande maggioranza albanesi»;

nel dicembre 2009 anche secondo l'Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente «anche la ricca e tranquilla Piacenza è nel mirino della criminalità organizzata. E in particolare della 'ndrangheta calabrese, che tenta di inserirsi nel mercato edilizio, dove trova terreno fertile per il riciclaggio di denaro sporco». Gli inquirenti indagherebbero sui cantieri dell'alta velocità Milano-Bologna, per presunte irregolarità nelle forniture di calcestruzzo;

in data 27 aprile 2010 è stata pubblicata la notizia di un filone di indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia milanese legate alle estorsioni nei cantieri che riguarderebbero alcuni calabresi, originari della zona di Cutro, nel crotonese, dietro cui potrebbe esserci l'ombra della 'ndrangheta. Potrebbero emergere collegamenti con gruppi criminali coinvolti nell'operazione denominata «Grande Drago» che vide indagate decine di persone tra la bassa piacentina e Cremona per associazione a delinquere di stampo mafioso;

in data 28 aprile 2010 è stata data notizia dell'avvenuto arresto nel lodigiano di sei persone accusate di tentata estorsione di 480.000 euro nei confronti di un imprenditore lodigiano. Sarebbero in corso indagini per accertare i legami degli arrestati con la malavita organizzata;

in data 29 aprile 2010 si è appreso dell'avvenuto sequestro a Castel San Giovanni (Piacenza) di un ingente quantitativo di armi una delle quali era stata utilizzata pochi giorni prima per compiere una tentata estorsione ai danni di un imprenditore lodigiano, minacciato di morte, conclusasi con l'arresto di sei persone;

in data 11 maggio 2010 è stata data notizia dell'avvenuto arresto in un appartamento di Piacenza dell'ex armiere dei Casalesi, meglio noto come «U' Maresciallo», con l'accusa di associazione a delinquere di stampo camorristico, nell'ambito di una operazione condotta dalla Direzione investigativa antimafia di Napoli e dalla questura di Caserta;

in data 13 maggio 2010 è stata data notizia dell'avvenuto arresto di imprenditori valdardesi e di esponenti della 'ndrangheta calabrese radicata nel basso milanese legati alla famiglia Pelle-Vottari, originaria di San Luca (Reggio Calabria). Dalle indagini emergerebbe che fondi della FAO destinati a debellare la fame nel mondo avrebbero alimentato il narcotraffico;

i fatti sopra elencati possono essere poco significativi se analizzati singolarmente ma offrono una diversa prospettiva se analizzati in un quadro d'insieme e precisamente quella di una crescente diffusione nel piacentino di presenza mafiosa interessata, oltre che al controllo dell'economia illegale, legata al traffico degli stupefacenti, a prendere contatto con le dinamiche imprenditoriali per trarne vantaggi;

la ricchezza prodotta e la sostanziale tenuta sul piano economico del territorio piacentino, anche rispetto a territori contigui, seppure in epoca di crisi, sono fattori che rendono fortemente appetibile il territorio medesimo e lo espongono al rischio di infiltrazioni della criminalità con conseguente alterazione delle regole della concorrenza e grave danno per l'economia, le imprese e la comunità;

la presenza sul territorio piacentino - in un arco di tempo breve quale quello monitorato, ricavata unicamente da notizie di stampa - di soggetti legati a vario titolo a cosche mafiose di diversa matrice («cosa nostra», camorra, 'ndrangheta) supportano la tesi per cui la crisi economica offre ai clan mafiosi l'opportunità di accrescere i propri guadagni proprio nei territori più dinamici;

il riciclaggio del denaro «sporco» finalizzato al suo reimpiego in attività lecite, che avviene secondo modalità note, sperimentate in vaste aree del Paese, che vanno dal sub-appalto, all'intermediazione di manodopera, al prestito ad usura, colpisce in particolare imprenditori resi deboli dalla crisi economica e con difficoltà di accesso al credito bancario operanti in primo luogo nei settori dell'edilizia, del commercio e dell'artigianato;

è necessario acquisire e promuovere la consapevolezza dei rischi e dei danni che la penetrazione della criminalità organizzata di stampo mafioso può provocare in territori, un tempo non tradizionali, quale quello piacentino, respingendo l'illegalità e rendendo più solido il tessuto democratico della realtà locale, sovente distratta, ad avviso dell'interrogante, da campagne di propaganda che legano i problemi della sicurezza unicamente al fenomeno dell'immigrazione -:

se al Ministro risulti, anche alla luce di ulteriori elementi eventualmente a disposizione del Ministero, che le inquietanti presenze di soggetti legati ad organizzazioni criminali di stampo mafioso sul territorio piacentino siano la testimonianza di un sempre più marcato radicamento oltre che di infiltrazione mafiosa;

quali misure intenda assumere, anche di intesa con gli altri Ministeri competenti, a Piacenza a sostegno della legalità e delle forze dell'ordine per contrastare le presenze suddette e per tutelare le imprese locali, soprattutto di piccole dimensioni, impedendo che la crisi economica le esponga al rischio di asservimento a interessi illeciti;

quali iniziative intenda promuovere per aiutare gli imprenditori, commercianti, artigiani, lavoratori e cittadini ad acquisire la piena consapevolezza dei reali timori da affrontare nella lotta contro la criminalità organizzata e mantenere alta la fiducia nella legalità. (4-07431)