• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/02922 [Inchiesta sul decesso della sognora Mariarca Terracciano dipendende della Asl Napoli 1]



Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-02922 presentata da GUGLIELMO VACCARO
giovedì 20 maggio 2010, seduta n.325
VACCARO, MAZZARELLA, BOFFA, BONAVITACOLA, BOSSA, CESARIO, CIRIELLO, CUOMO, D'ANTONA, GRAZIANO, IANNUZZI, MOSELLA, NICOLAIS, PEDOTO, MARIO PEPE (PD), PICCOLO, PICIERNO, SANTAGATA e SARUBBI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della salute, al Ministro della lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:

si è conclusa in tragedia la protesta estrema di una infermiera in servizio all'ospedale San Paolo a Fuorigrotta di Napoli: Mariarca Terracciano, 45 anni e madre di due figli, dal 30 aprile aveva deciso di tirarsi 150 milligrammi di sangue al giorno e di fare lo sciopero della fame per protestare contro il mancato pagamento dello stipendio a seguito del congelamento dei conti della Asl Napoli 1;

da un'inchiesta condotta dal quotidiano Il Mattino risulta che l'ospedale San Paolo, come tutta la Asl, non ha pagato gli stipendi (a rischio il pagamento degli stipendi di 9 mila dipendenti dell'Asl Napoli 1). Qualche giorno prima il tribunale di Napoli, accogliendo il ricorso dei creditori, aveva pignorato i conti della Asl per costringerla a saldare i debiti. Mancano 68 milioni di euro per pagare i diecimila dipendenti. In tutta la città i lavoratori organizzano la protesta che si spinge a forme estreme, c'è chi marcia in corteo, chi sale sul tetto;

il mese scorso le spettanze - che ammontano a 68,3 milioni di euro - non erano state pagate il giorno stabilito e ciò ha scatenato proteste e tensioni, risolte solo con un'anticipazione di credito da parte della regione;

così il 3 maggio 2010, Mariarca Terracciano percepisce lo stipendio e sospende i prelievi, ma il suo fisico non ha retto: lunedì, 10 maggio, mentre, come sempre, lavorava nel reparto maternità, Mariarca Terracciano è svenuta in corsia e dopo tre giorni in rianimazione nella giornata del 13 maggio 2010 è morta;

dalla citata inchiesta emerge che la donna venerdì 30 aprile alle 10 partecipa all'occupazione della direzione sanitaria del San Paolo, pronunciando dure parole «La situazione è grave: non basta bloccare le strade e salire sui tetti... Giocano sulla nostra pelle»;

la donna parla ai cronisti de Il Mattino restando stesa su una barella mentre la siringa si riempie di sangue e dichiara «Sono una dipendente dell'ospedale San Paolo e ho deciso di salassarmi ogni giorno fino a quando non verrà accreditato il mio stipendio. Può sembrare un atto quasi di pazzia, ma vuole dimostrare che stanno giocando sulla pelle e sulla salute di noi tutti». La donna preoccupata per il mutuo da pagare e per il futuro dei figli aveva dichiarato anche che «Lo stipendio è un diritto». Il filmato viene rilanciato anche su You Tube e il 2 maggio scorso la protesta della donna fa il giro del web;

la morte della signora Mariarca è stata attribuita ad un malore improvviso, infatti sul certificato di morte c'è scritto «decesso per arresto cardio-circolatorio», ma lo stress, la rabbia, la disperazione, secondo amici e colleghi della donna, hanno condizionato gli ultimi giorni di vita della stessa signora Mariarca;

Mariarca che da anni lavorava come infermiera, decide, nel disperato tentativo di farsi ascoltare, di ricorrere ad un gesto estremo, dettato dalla rabbia, ma anche dalla preoccupazione per il futuro suo, dei suoi figli e della sua famiglia. Dalle dichiarazioni rese al Mattino da Michele Calabrese, marito della donna, la situazione economica della famiglia nell'ultimo periodo era molto difficile, essendo lui un libero professionista, lo stipendio di Mariarca rappresentava l'unica certezza per far fronte ai loro impegni, in particolare al mutuo che avevano contratto per l'acquisto della casa a Giugliano, dove si erano da poco trasferiti dalla periferia di Secondigliano per garantire a tutta la famiglia una vita più serena;

ma ad aprile si scopre il buco nei conti della Asl e i soldi non arrivano. Per pagare il mutuo la famiglia di Mariarca ricorre a un prestito e l'infermiera comincia la sua protesta;

fortissime le reazioni al tragico epilogo della donna, vittima e al tempo stesso testimone di quel precariato che si allarga come un'ombra sulle vite dei lavoratori, l'infermiera si è battuta contro un'altra «malasanità», quella che lascia i propri impiegati senza soldi;

i colleghi del coordinamento infermieri della regione Campania decidono di esporre presso tutti i presidi ospedalieri un drappo nero in concomitanza dei funerali;

i sindacalisti si dicono pronti all'azione legale, in considerazione del fatto che la fattispecie potrebbe configurarsi come un caso di morte bianca (secondo il rappresentante della Rdb Renato Rivelli); la morte di Mariarca oggi assume un «valore simbolico» dichiara Massimo Rotondo, sindacalista della Cisl. La Uil Campania ha diramato un durissimo comunicato: «Mariarca è l'esempio estremo della sfiducia, della paura e della solitudine in cui sono caduti i lavoratori della nostra regione.»;

la drammatica e inquietante vicenda si configura come la cronaca di una morte annunciata;

tra una settimana il professor Raffaele Rosiello, anatomopatologo, consegnerà al direttore sanitario del San Paolo, Maurizio Di Mauro, i risultati del riscontro diagnostico eseguito su cuore e cervello di Mariarca per conoscere la causa del decesso, sul quale per ora la magistratura non avrebbe aperto inchieste giudiziarie -:

di quali elementi disponga il Governo in ordine ai fatti sopra riferiti e quali iniziative di competenza intenda adottare perché sia fatta luce sull'episodio e per assicurare, anche per il tramite del commissario ad acta per l'attuazione del piano di rientro del settore sanitario, che la disastrosa situazione di deficit della sanità campana non abbia effetti drammatici per i lavoratori di tale comparto, come nel caso di cui in premessa. (5-02922)