• Testo DDL 2115

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Atto a cui si riferisce:
S.2115 Modifica dell'articolo 18 comma 11 della Legge 30 luglio 2002 n. 189





Legislatura 16º - Disegno di legge N. 2115


 
 

Senato della Repubblica

XVI LEGISLATURA

 

N. 2115
 
 
 

 

DISEGNO DI LEGGE

d’iniziativa dei senatori DELLA SETA, FERRANTE, ADAMO, AGOSTINI, ARMATO, ASTORE, BAIO, BASSOLI, BASTICO, BUBBICO, CASSON, CECCANTI, CHIAROMONTE, CHITI, DE LUCA, DEL VECCHIO,
DI GIOVAN PAOLO, FIORONI, Mariapia GARAVAGLIA, GHEDINI, GIAIA, ICHINO, LIVI BACCI, MAGISTRELLI, MARITATI, MOLINARI, MICHELONI, MUSI, NEROZZI, PASSONI, PEGORER, PERDUCA, PINOTTI, PORETTI,
SOLIANI, TOMASELLI e VITA

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 16 APRILE 2010

Modifica dell’articolo 22 del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in materia di proroga del permesso di soggiorno
per i lavoratori stranieri

 

Onorevoli Senatori. – I rilevantissimi flussi migratori dal Sud verso il Nord del mondo, alimentati dall’enorme divario di condizioni sociali ed economiche tra Paesi ricchi e Paesi poveri, nonché dalla progressiva accelerazione dei fenomeni di globalizzazione, sono un aspetto fisiologico della nostra epoca. Essi peraltro, in Paesi come il nostro, sono sostenuti da necessità strutturali dell’economia reale, largamente dipendente dal lavoro dei cittadini immigrati.

    Questi elementi trovano conferma nel «IlI Rapporto su immigrati e previdenza negli archivi Inps Diversità culturale, identità di tutela», pubblicato nell’aprile 2009: a fine 2007 la presenza di lavoratori stranieri in Italia si è attestata attorno al 6,5 per cento del totale degli occupati, con una crescita sensibile rispetto al recente passato. Per quanto concerne i settori di inserimento occupazionale, la maggioranza degli immigrati lavora nel campo dei servizi (56,2 per cento dei lavoratori immigrati; 84,8 per cento delle donne immigrate), mentre l’industria occupa il 40 per cento i lavoratori stranieri e il 57,1 per cento degli uomini. Un’ulteriore analisi per genere mostra inoltre che più di un quarto dei lavoratori stranieri maschi (27,4 per cento) lavora nelle costruzioni, percentuale più che doppia rispetto a quella degli italiani (7,8 per cento).
    L’attuale crisi economica sta determinando effetti pesantissimi sull’occupazione, destinati a protrarsi ancora per un lungo periodo. Tra i lavoratori immigrati, i più colpiti dalla recessione sono gli uomini, prevalentemente occupati nell’industria, e, in base ai dati dell’Inps, il tasso di disoccupazione fra gli immigrati è più alto rispetto a quello che si registra tra gli italiani (8,3 per cento rispetto al 5,9 per cento).
    Di fronte a tutto questo, il Governo italiano compie scelte che accrescono ulteriormente la condizione di disagio e di esclusione sociale che colpisce gli immigrati: così con l’approvazione della legge 15 luglio 2009, n. 94, è stato introdotto nell’ordinamento – attraverso un’integrazione al testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, – il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato.
    Per difendere gli elementari diritti civili ed umani dei cittadini immigrati, il 10 marzo 2010 ha avuto luogo in molti Paesi europei una grande iniziativa di mobilitazione; in Italia, questa giornata ha visto manifestare decine di migliaia di cittadini italiani ed immigrati, uniti dal rifiuto verso ogni atteggiamento e comportamento a sfondo xenofobo e verso le politiche anti-immigrati del Governo e della maggioranza.
    La parte preponderante degli immigrati presenti sul territorio italiano, che siano o meno regolarizzati, lavora onestamente e svolge funzioni essenziali per la tenuta di una società complessa e articolata come la nostra. Sono parte integrante dell’Italia di oggi. La contrapposizione tra «noi» e «loro» è impropria e pericolosa. Bisogna piuttosto promuovere la consapevolezza che oggi siamo «insieme», vecchi e nuovi cittadini impegnati a far funzionare e a migliorare il Paese, a costruirne il futuro.
    Proprio la crisi economica nella quale siamo tuttora immersi, oggi espone milioni di cittadini immigrati a una nuova minaccia: la perdita del diritto di soggiorno conseguenza automatica della perdita del lavoro. Infatti, secondo l’articolo 18, della legge cosiddetta «Bossi-Fini», – legge 30 luglio 2002, n. 189 – che ha sostituito, al comma 1, l’articolo 22 del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998, l’immigrato che resta disoccupato non può ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno: alla scadenza del permesso vigente può ottenere un rinnovo straordinario per un massimo di sei mesi, poi in assenza di un nuovo contratto di lavoro deve lasciare il nostro Paese (si veda in particolare il comma 11 del citato articolo 22).
    Il presente disegno di legge si pone dunque l’obiettivo di modificare il predetto comma 11, introducendo il principio per cui il lavoratore extracomunitario in possesso del permesso di soggiorno per lavoro a tempo indeterminato, a termine, di collaborazione, che per cause indipendenti dalla propria responsabilità perda il lavoro, se iscritto nelle liste di collocamento ha diritto al rinnovo del permesso di soggiorno alla naturale scadenza per ulteriori ventiquattro mesi. La durata del nuovo permesso è di dodici mesi per i lavoratori con contratto stagionale.
    Lo spirito di questa proposta è semplice ed evidente: impedire che tanti cittadini immigrati, già colpiti dalla perdita del lavoro a causa della crisi economica, si trovino esposti all’ulteriore, drammatico danno di perdere ogni diritto a vivere in Italia cercando una nuova occupazione, e siano rigettati con le loro famiglie verso un ritorno coatto nei Paesi di origine che ne interromperebbe i percorsi di integrazione e inevitabilmente li precipiterebbe nella disperazione sociale e nella miseria.

 

DISEGNO DI LEGGE

Art. 1.

    1. All’articolo 22, comma 11, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, le parole: «, e comunque, salvo che si tratti di permesso di soggiorno per lavoro stagionale, per un periodo non inferiore a sei mesi» sono sostituite dalle seguenti: «. Il lavoratore extracomunitario in possesso del permesso di soggiorno per lavoro a tempo indeterminato, ovvero con contratto di lavoro a termine, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, ovvero i lavoratori di cui all’articolo 2 comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, che per cause indipendenti dalla loro responsabilità perdano il lavoro, se iscritti nelle liste di collocamento, hanno diritto al rinnovo del permesso di soggiorno alla naturale scadenza per ulteriori ventiquattro mesi. La possibilità di accedere alla proroga di ventiquattro mesi è estesa anche a coloro che usufruiscono, ai sensi della normativa vigente, degli strumenti degli ammortizzatori sociali, cassa integrazione ordinaria o cassa integrazione straordinaria. I lavoratori con contratto stagionale che per cause indipendenti dalla loro responsabilità perdono il lavoro possono vedersi prorogato il permesso di soggiorno alla naturale scadenza per ulteriori dodici mesi».


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