• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/02966 [Situazione dell'ospedale religioso "San Camillo" di Trento ]



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-02966 presentata da CRISTANO DE ECCHER
mercoledì 31 marzo 2010, seduta n.355

DE ECCHER, CASTRO - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della salute - Premesso che:

l'ospedale "San Camillo", con sede a Trento fin dal 1936, di proprietà della congregazione religiosa delle Figlie di San Camillo, è un ospedale classificato e, quindi, equiparato ai pubblici ospedali. La predetta struttura sanitaria è una realtà molto stimata ed apprezzata non solo nella provincia di Trento ma anche in tutto il territorio nazionale. Dotata di 150 posti letto, sviluppa importanti volumi di chirurgia, ortopedia, ginecologia, medicina, lungodegenza e residenza sanitarie assistenziali ospedaliere; è, inoltre, il primo "punto nascite" della provincia con circa 1.000 parti all'anno. Nell'anno 2009 il volume delle prestazioni di ricovero è stato di 15.497.666 euro (comprensivo dei pazienti extra provinciali) e quello delle prestazioni ambulatoriali è stato di 4.228.003 euro. La dotazione di personale medico e non è di circa 250 unità;

l'ospedale "San Camillo" si trova, oggi, soggetto alla minaccia da parte della Provincia di revoca della convenzione alla data del 31 marzo 2010 perché l'ospedale, secondo la Provincia, non avrebbe rispettato il Protocollo di intesa sottoscritto nel 2001 con il quale il San Camillo si era impegnato ad adeguare gli stipendi dei propri dipendenti in base agli aggiornamenti del comparto sanità di Trento a condizione che la Provincia di Trento avesse proceduto ad adeguare il sistema di remunerazione alle prestazioni ospedaliere a fronte degli oneri derivanti dal predetto adeguamento. A detta minaccia si è aggiunto l'illegittimo rifiuto da parte della l'Azienda provinciale per i servizi sanitari (APSS) di pagare le prestazioni rese dall'ospedale nei mesi di ottobre-dicembre 2009 per un importo complessivo di 2.468.716,17 euro per mancato rispetto dei volumi previsti per le singole specialità in contrasto con quanto avvenuto in tutti gli anni precedenti, e malgrado la convenzione per il 2009 stipulata tra il San Camillo e l'APSS, all'art. 3, comma 2, stabilisca espressamente che "in ogni caso, rispetto ai maggiori bisogni rappresentati nell'ambito del SSP, la struttura ha titolo al riconoscimento finanziario";

in ordine alla questione dell'adempimento al Protocollo di intesa, il Tribunale di Trento con sentenza n. 94 del 30 maggio 2008 (passata in giudicato) ha respinto il ricorso presentato da alcuni lavoratori dell'ospedale che chiedevano proprio l'adempimento del San Camillo al citato Protocollo, rilevando che "i ricorrenti dovevano dare prova del fatto che, contemporaneamente a tale adeguamento retributivo, vi era stato anche un correlativo adeguamento da parte della Provincia Autonoma di Trento del sistema delle prestazioni ospedaliere: era questo, infatti, come si è detto più volte l'evento posto in condizione cui era subordinato il permanere nel tempo degli impegni assunti dal San Camillo. L'adeguamento da parte della Provincia Autonoma di Trento del sistema di remunerazione delle prestazioni ospedaliere, per quello che si è visto, ha riguardato unicamente i costi del biennio 2000-2001 e non può essere pertanto invocato con riferimento all'applicazione degli incrementi retributivi previsti in favore di dipendenti non medici del settore sanità dal nuovo Contratto Collettivo Provinciale di lavoro del comparto sanità siglato in data 14.12.2005 per il quadriennio 2002-2005". Il Tribunale di Trento ha, dunque, accertato in via definitiva che la Provincia non ha affatto adempiuto al predetto Protocollo con l'evidente conseguenza che la minaccia della Provincia è del tutto priva di fondamento, essendo proprio la Provincia ad essere inadempiente al Protocollo medesimo;

malgrado quanto appena segnalato, ben noto alla Provincia, l'assessore Rossi pretende che il San Camillo riconosca ai propri lavoratori gli arretrati contrattuali fin dal 2002 (circa 3 milioni di euro) minacciando del tutto illegittimamente la revoca della convenzione al 31 marzo 2010 in mancanza di tale adempimento;

giova, inoltre, evidenziare che, nonostante la Provincia di Trento non abbia adempiuto al citato Protocollo di intesa, l'ospedale ha tuttavia continuato ad assicurare i livelli occupazionali e ha proceduto all'applicazione del contratto collettivo nazionale del lavoro ARIS del 2006, riconoscendo i relativi aumenti stipendiali; al contrario, la Provincia non ha proceduto né all'aggiornamento delle tariffe (ferme dal 1997) né a riconoscere le altre forme remunerative previste nel resto d'Italia per gli ospedali classificati cosicché l'istituto delle Figlie di San Camillo ha dovuto ripianare perdite per svariati milioni di euro negli ultimi esercizi;

in ragione dei comportamenti della Provincia stessa, l'ospedale si trova quotidianamente oggetto di attenzioni giornalistiche che ne compromettono il buon nome, ne danneggiano l'attività e ne minacciano la stessa sopravvivenza,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, ritengano necessario intervenire con la massima urgenza per assicurare il prosieguo dell'attività sanitaria del San Camillo, rendendosi parte attiva per la riapertura delle trattative al fine di arrivare ad una soluzione, il più possibile condivisa, che tuteli l'importante realtà dell'ospedale e i livelli occupazionali.

(4-02966)