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Atto a cui si riferisce:
C.1/00346 premesso che: la crisi finanziaria che ha investito i mercati internazionali si è presto manifestata come crisi economica a tutti gli effetti. Lungi dall'essere una...



Atto Camera

Mozione 1-00346 presentata da FABRIZIO CICCHITTO testo di martedì 16 marzo 2010, seduta n.299
La Camera,

premesso che:

la crisi finanziaria che ha investito i mercati internazionali si è presto manifestata come crisi economica a tutti gli effetti. Lungi dall'essere una crisi congiunturale è stata, invece, un fenomeno epocale, che ha, di fatto, portato il sistema nel suo complesso sull'orlo del collasso. Come dichiarato dallo stesso Ministro dell'economia e delle finanze Giulio Tremonti nel settembre del 2009: «L'anno scorso siamo andati molto vicini a una rottura di sistema, non solo abbiamo rischiato la caduta delle borse ma la rottura di meccanismi finanziari che avrebbero potuto determinare effetti uguali a una guerra anche se non combattuta»;

in particolare, negli ultimi quindici anni si sono verificati straordinari mutamenti. Il processo di globalizzazione ha coinvolto ed unito in un nuovo ordine mondiale, inevitabilmente complesso e dai confini ancora sfumati, realtà politiche ed economiche fra loro molto differenti e fino a qualche anno fa decisamente distanti. In questi anni si è affermato e continua a delinearsi un «mondo diverso» da quello tradizionale;

le idee iniziali di una nuova età dell'oro che vedevano nella globalizzazione solo opportunità e progresso o solo sviluppo unilaterale per l'Occidente ricco e accentuazione della povertà per il terzo mondo sono state rapidamente infrante. Il processo è stato molto più contraddittorio. Gli opposti schemi neo-liberisti-mercatisti e neo-marxisti sono entrambi risultati inadeguati. La Cina, l'India e anche il Brasile stanno emergendo come nuove realtà economiche e anche politiche. Fra Usa e Cina si è stabilito un rapporto assai complesso di interconnessione economica e di concorrenza geo-politica. In Europa la realtà effettiva della globalizzazione produce e continuerà a produrre nei prossimi anni effetti economicamente e socialmente molto profondi;

l'Europa e gli Stati Uniti pagheranno il prezzo della nuova competizione globale: il riallineamento dei livelli della qualità della vita, così come quello, inevitabile, della gestione delle risorse naturali nell'intero pianeta produrranno effetti particolarmente evidenti nel Vecchio Continente. La velocità estrema con cui questo sta avvenendo aumenterà la portata di tali effetti;

in particolare, i nuovi e «aggressivi» protagonisti asiatici apparsi sulla scena mondiale determinano la necessità di un nuovo riequilibrio mondiale. Negli ultimi venti anni più di un miliardo di uomini, concentrati prevalentemente in Asia, sono passati di colpo dall'autoconsumo al consumo, dal circuito chiuso dell'economia agricola al circuito aperto dell'economia di «mercato». Nel 1985 il consumo pro capite medio di carne in Cina era di 20 chili all'anno, oggi è di 50. L'aumento dei consumi non riguarda solo i generi alimentari. Gli stessi livelli di crescita al consumo riguardano l'acciaio, il carbone, il petrolio, il gas, il cotone, le fibre, la plastica. L'aumento della domanda in un quadro di risorse limitate ha prodotto l'aumento dei prezzi ed una diversa distribuzione delle risorse. I bassi costi di manodopera e, più in generale, di produzione rendono poi queste nuove realtà particolarmente competitive;

su tutto ciò si è innestata la crisi finanziaria ed economico-sociale internazionale che ha favorito gli eccessi del mercatismo, la deregolamentazione del sistema finanziario e bancario, lo strapotere delle banche d'affari e degli hedgefund, i meccanismi di indebitamento dei consumatori e degli acquirenti di immobili. Per molti aspetti l'Italia, pur coinvolta e colpita da questa crisi generale, tuttavia ha retto per la sua regolamentazione dei meccanismi finanziari e bancari, per la forza del suo risparmio privato, per l'esistenza di un sistema di piccole e medie imprese assai esteso e capillare. I punti deboli del Paese sono l'alto debito pubblico, la carenza delle infrastrutture, le scarse spese in ricerca, il sottosviluppo e l'esistenza della criminalità organizzata nel Mezzogiorno, la spesa pubblica incontrollata e la pubblica amministrazione poco efficiente, che non risponde alle esigenze dei cittadini e del mondo delle imprese;

nel corso di questi anni di crisi, il Governo ha costantemente lavorato per mettere in sicurezza il Paese, il suo sistema bancario e finanziario, per fare i conti con la concorrenza internazionale sul terreno dei titoli pubblici in presenza di un alto debito pubblico, per favorire la coesione sociale non aumentando la pressione fiscale e per sostenere la solidarietà sociale, come indirizzando grandi risorse agli ammortizzatori sociali. Diversamente da quello che afferma l'opposizione, la cui linea, finanziare in deficit la crescita, avrebbe portato l'Italia ad una situazione analoga a quella greca, il Governo in questi due anni è intervenuto in modo consistente ed i risultati si vedono;

la svolta più importante è quella che si registra sul piano internazionale. L'Italia, a differenza di qualche tempo fa, non è più «il malato d'Europa», come sostenne l'Economist, con la sua famosa copertina. Al contrario, ad essa si fa riferimento per dimostrare, come nonostante il debito elevato, sia possibile mantenere in ordine i conti pubblici e contrastare una deriva finanziaria. Valga per tutti un recente commento dell'Economist, a firma di Charlemagne, una delle più autorevoli firme del settimanale. Parlando dell'Europa, troppo ipocondriaca di fronte alla crisi, cita tra le cose positive, che gli europei sottovalutano, la forza dell'economia tedesca, il caso della Polonia, «che ha saputo evitare la recessione», e quello dell'Italia, che «ha contrastato ogni recrudescenza del suo deficit». Ma non è solo l'Economist a fotografare questa diversa realtà. Nel lessico internazionale un nuovo acronimo è stato creato per descrivere in modo offensivo quei Paesi che non reggono ai ritmi imposti dalla crisi internazionale. I Pigs - letteralmente «porci» - sono le iniziali di Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna. L'Italia non solo è fuori da questa brutta classifica, ma meno di 15 giorni fa Bloomberg, uno dei principali centri di analisi finanziaria del mondo, nel valutare il rischio sistemico dei principali Paesi, pone l'Italia al primo posto come affidabilità. Il suo avanzo primario, corretto per l'andamento del ciclo, è l'unico ad avere valore positivo, quando per la Germania si indica un valore negativo (-1,2 per cento) e lo stesso avviene per la Francia (-3,8 per cento). Gli Usa sono al -7 per cento. Non sorprende, pertanto, la dichiarazione di Moody's del 5 marzo 2010, per bocca del suo responsabile per l'Italia, Alexander Kockerbeck, secondo il quale la reputazione del nostro Paese è più che buona. Specie se essa è letta con quanto dichiara l'Ocse: «l'Italia continua ad avere il valore più elevato sia tra i Paesi della zona euro che dell'area dell'Ocse nella lettura del leading indicator». Sono valutazioni che non si prestano ad equivoci, soprattutto perché suffragate da dati forniti dai principali organismi internazionali. Nelle sue ultime previsioni, la Commissione europea (European economic forecast - autumn 2009) prevede un aumento del debito pubblico tedesco ad un ritmo che è pari ad un volta e mezza (2010) e di oltre tre volte (2011) quello italiano. Per la Francia, invece, il ritmo di incremento, sempre rispetto all'Italia, per il 2010 è pari a quasi quattro volte e più di cinque l'anno successivo. Si deve solo aggiungere che per il 2009 il deficit di bilancio italiano (previsto al 5 per cento) è solo leggermente superiore a quello tedesco (3,2 per cento), ma di gran lunga inferiore a quello francese (7,9 per cento). Allargando l'orizzonte l'Economist intelligence unit colloca l'Italia in quinta posizione (dopo Cina, Canada, Brasile e Germania), con un deficit che è pari alla metà degli altri partecipanti (nell'ordine Russia, Giappone, Francia, India, Portogallo, Usa, Spagna, Irlanda, Grecia ed Inghilterra);

nemmeno sul fronte della crescita l'Italia sfigura nei confronti degli altri partner. Lo testimoniano le ultime previsioni della Commissione europea. Nell'Interim forecast February 2010, il tasso di crescita stimato, per il 2010, è pari allo 0,7 per cento, in linea con la media dell'eurozona e dell'Eu27, che mostrano la stessa identica percentuale. Va meglio la Germania e la Francia (1,2 per cento), che hanno potuto adottare - come indicato in precedenza - politiche di bilancio ben più espansive, grazie al minor debito pubblico accumulato in passato. Si deve, tuttavia, aggiungere che quella maggiore crescita dello 0,5 per cento, rispetto all'Italia, costa ai due Paesi considerati un differenziale di deficit rispettivamente pari a 2,6 punti per la Germania ed a 3,3 punti per la Francia, nel confronto tra il 2008 ed il 2010. Cifre che dimostrano quanto sia costoso puntare su una crescita indifferenziata della domanda pubblica, piuttosto che intervenire sui nodi strutturali dell'economia, a partire dall'eccesso di tassazione che caratterizza l'intera zona dell'euro;

i risultati conseguiti dimostrano la validità dell'azione del Governo, che ha operato con grande oculatezza, rigore e senso di responsabilità, come dimostra la ricostruzione dei fatti;

in coerenza con il suo programma elettorale, dove già si esprimeva preoccupazione per il possibile incombere della crisi, il Governo, non appena costituitosi, ha messo in sicurezza i conti pubblici, anticipando, con il decreto-legge n. 112 del 2008, la manovra di bilancio, nonostante la contrarietà dell'opposizione. Grazie a quella manovra, a pochi mesi di distanza dall'inizio della crisi finanziaria, sono state recuperate risorse per un valore, nel triennio, pari a circa 30 miliardi di euro, grazie alle quali si è potuto far fronte all'insorgere della successiva crisi finanziaria;

il primo passo è stato, quindi, quello di tutelare i risparmiatori dal possibile rischio di insolvenza, per altro rapidamente rientrato, di alcune banche e a tal fine è stata aumentata la garanzia a favore dei depositanti e sono state predisposte linee di credito per gli istituti a rischio, da attivare su richiesta degli interessati;

scongiurato il pericolo più incombente, il Governo si è quindi prodigato per gestire la crisi sul piano sociale. Era, infatti, evidente che alla caduta della domanda internazionale e di quella interna avrebbe fatto seguito una contrazione del reddito e degli spazi di mercato per la produzione industriale, con un effetto immediato sui livelli di occupazione. Era, pertanto, indispensabile approntare i mezzi finanziari per estendere la rete degli ammortizzatori sociali, sia per ragioni di equità sociale, sia per evitare, al tempo stesso, una più forte caduta della domanda interna, che avrebbe aggravato le condizioni complessive del Paese. Le risorse complessivamente stanziate per far fronte al fenomeno della disoccupazione, con provvedimenti diversi, ammontano nel triennio ad oltre 30 miliardi di euro. Per il momento esse si sono dimostrate più che sufficienti. Saranno aumentate nella non auspicabile eventualità che si rendessero necessari ulteriori interventi;

quelle risorse saranno impiegate sia per la cassa integrazione guadagni, sia per estendere la rete di sicurezza a favore di coloro che erano sprovvisti di qualsiasi forma di assicurazione sociale. Misure di sostegno al reddito sono previste per i lavoratori precari, per gli apprendisti e per i collaboratori coordinati e continuativi. Resta sullo sfondo la necessità di un riordino complessivo della materia, nel quadro di una diversa regolamentazione del mercato del lavoro, secondo le indicazioni a suo tempo fornite dal compianto Marco Biagi. Sono state, al tempo stesso, accelerate le procedure di pagamento, al fine di chiudere la forbice tra l'esistenza di un diritto e la sua effettività e creati nuovi istituti, quali quelli, ad esempio, previsti dal decreto-legge n. 78 del 2009, che consentiranno di attivare programmi di formazione a favore del personale posto in cassa integrazione. Per coloro invece che, a seguito dei contratti di solidarietà, subiranno una decurtazione salariale è prevista un'integrazione a carico del bilancio dello Stato, fino all'80 per cento della retribuzione originaria. La corresponsione anticipata dell'indennità di disoccupazione, in un'unica soluzione, consentirà a chi vuole mettersi in proprio di sviluppare un'attività autonoma, una volta cessato il suo rapporto di lavoratore dipendente. Sono stati regolarizzati colf e badanti: provvedimento che ha finora interessato oltre 300 mila lavoratori. A differenza del passato, non è più richiesta la continuità nel periodo di disoccupazione. Ai fini dell'intervallo massimo consentito - dodici mesi del periodo di disoccupazione - sarà possibile cumulare i periodi di forzato riposo, anche se intervallati da una ripresa dell'attività lavorativa;

grazie a questi provvedimenti il tasso di disoccupazione in Italia, sebbene sia aumentato rispetto agli anni passati, è, tuttavia, tra i più bassi (8,3 per cento) a livello occidentale. Nel confronto tra dati omogenei, solo il Giappone e la Germania, con un tasso di disoccupazione rispettivamente pari al 4,9 ed all'8,2 per cento, possono vantare risultati migliori. La media dell'eurozona indica valori pari al 9,9 per cento, con punte ancora maggiori per Francia (10,1 per cento) e Spagna (19,9 per cento). La disoccupazione negli Usa risulta pari al 9,7 per cento. Alla prova dei fatti, quindi, si è rivelata giusta e corretta la decisione di investire risorse adeguate, avvalendosi dello strumento della cassa integrazione in deroga. Tale misura ha consentito alle imprese di mantenere inalterati i livelli degli organici, potendo contare sulle risorse messe loro a disposizione. Se fosse stata data priorità, come richiesto dall'opposizione, all'istituto dell'indennità di disoccupazione, le aziende sarebbero state spinte ad attivare le procedure di licenziamento;

complementare a questa linea è stata la scelta di concentrare risorse a favore dei ceti più deboli. Sono stati diluiti, d'intesa con le banche, le rate dei mutui, al fine di impedire un eccessivo aumento della quota interessi. È stato fissato un tetto (4 per cento) massimo per gli interessi a tasso variabile e abolite tutte le spese notarili ai fini della portabilità del mutuo. È stato erogato per l'anno 2009 un bonus straordinario di 1000 euro per le famiglie più numerose, con redditi compresi tra 15.000 e 22.000 euro l'anno. Le domande accolte, fino ad ottobre 2009, ammontano a circa 5 milioni. È stata distribuita la social card per gli acquisti di beni alimentari e per far fronte al rincaro delle bollette elettriche. È stato attivato un fondo di garanzia per prestiti concessi dalle banche per le spese dei neonati. Le rette per gli asili nido statali potranno essere detratte dall'irpef per un'aliquota pari al 19 per cento. Sono stati aumentati gli assegni familiari. Le famiglie a più basso reddito (circa 1 milione) potranno avere uno sconto sulle bollette elettriche e di quelle del gas. Il fondo per gli affitti è stato aumentato di 20 milioni, nello stesso tempo sono state previste detrazioni fiscali per gli affitti di appartamenti. I proprietari, invece, potranno beneficiare di una detrazione fiscale, nel caso di ristrutturazione delle proprie dimore. Altre detrazioni sono previste, ai fini irpef, per gli abbonamenti ai mezzi di trasporto, mentre per i pendolari sono state bloccate le tariffe ferroviarie sulle tratte regionali. Un bonus vacanze è previsto per le famiglie meno abbienti e ed è stata prevista la moratoria dei mutui;

l'intervento a favore delle imprese si è sostanziato in numerose iniziative. È stato premiato il salario di produttività (straordinari e premi) con un'aliquota fiscale ridotta. È stata concessa una detrazione pari al 10 per cento dell'irap versata ai fini della determinazione del reddito (irpef ed ire) imponibile; è stata consentita una rivalutazione degli immobili iscritti a bilancio dietro pagamento di un'imposta sostitutiva; è stato posticipato il pagamento dell'iva all'effettivo incasso della fattura; sono stati detassati alcuni beni di investimento ed aumenti di capitale sociale. È stata prevista una diversa disciplina fiscale per le imprese che operano nel settore energetico e per gli interessi passivi, al fine di favorire la capitalizzazione delle imprese. Lo scudo fiscale ha consentito il rimpatrio di capitali dall'estero, in un momento in cui la stretta del credito rischia di avere ripercussioni negative sulla liquidità delle imprese. Infatti, l'ammontare di attività rimpatriate in Italia a seguito dello scudo fiscale è pari a 85,1 miliardi di euro e questi vengono chiaramente ed automaticamente assoggettati alla tassazione nazionale, il che non potrà che comportare degli evidenti vantaggi per l'erario. Inoltre, la riforma del pubblico impiego può consentire, in un breve arco di tempo, un forte recupero della competitività del Paese;

all'insieme di questi provvedimenti il Governo ha accompagnato un'azione tesa a contrastare visioni catastrofistiche della crisi stessa, al fine di impedire un avvitamento in negativo delle aspettative dei grandi operatori economici: famiglie, imprese, lavoratori. Esse, del resto, non trovavano fondamento nei dati pure allarmanti della cattiva congiuntura, che non pochi commentatori hanno scambiato per un vero e proprio «crollo», non si sa se temuto od auspicato, del sistema di libero mercato. Non si dimentichi che, nonostante il forte aumento della cassa integrazione (in un anno più del 2,8 per cento di ore lavorate), le retribuzioni lorde per i dipendenti sono aumentate del 2,8 per cento in media. L'inflazione (indice dei prezzi al consumo per l'intera collettività) è stata, invece, pari allo 0,8 per cento (contro il 3,4 per cento del 2008), con un corrispondente incremento del potere d'acquisto pari a più del 2 per cento. Anche se il vantaggio non è stato uniforme: meno evidente nel settore manifatturiero, rispetto ai servizi ed alla pubblica amministrazione. Penalizzato il Nord nei confronti del Centro e dello stesso Mezzogiorno. Pur con queste differenze, il Governo ha mantenuto fede agli impegni assunti. Molto importante è stato l'accordo sulla formazione professionale, a cui hanno partecipato le istituzioni competenti e tutte le parti sociali. La formazione professionale giocherà, sempre più, un ruolo determinante ai fini dell'occupazione e della futura ripresa;

il paradigma, quindi, che ha accompagnato l'azione di Governo è costituito non solo dalla tutela della sicurezza sociale, ma anche del rilancio dell'economia del Mezzogiorno d'Italia. L'istituzione della Banca del Sud ha il sostegno della società civile e del mondo economico: basta dire che ben 32 sigle, da Confindustria, ai commercianti, agli agricoltori, si siano già espresse a favore. Si ricorda come la disciplina relativa alla Banca del Sud attui la fiscalità di vantaggio, prevedendo che il capitale investito nel Sud, da qualunque banca provenga, sia soggetto ad un'aliquota del 5 per cento, che è la più bassa prevista in Europa. Si sottolinea come la Banca rappresenti uno strumento forte per sostenere il Sud, considerato che il più grande problema del Sud è il credito. Si osserva, inoltre, come il livello di sviluppo sia al Nord molto superiore alla media europea, ma al Sud notevolmente inferiore. Il problema del Mezzogiorno d'Italia è il credito ed è per questo che si chiede il sostegno della Banca, che mobiliterà capitali privati, mentre di pubblico vi sarà solo l'aliquota di favore del cinque per cento, mentre la raccolta del risparmio potrà essere effettuata da qualsiasi banca italiana ovunque localizzata;

la necessità di far fronte all'emergenza - per non parlare dei rifiuti di Napoli e del terremoto in Abruzzo - non ha impedito al Governo di reindirizzare alcune importanti riforme di carattere strutturale. A distanza di oltre 30 anni, è stata approvata una riforma complessiva della sessione di bilancio. La vecchia legge finanziaria sarà sostituita dalla legge di stabilità: dovrà porre fine alle vecchie abitudini parlamentari, che si traducevano nell'assalto alla diligenza dei conti pubblici. Si dovrebbe avere un bilancio più trasparente e leggibile, che esalti il ruolo di indirizzo e di controllo del Parlamento;

l'attuale Governo ha, inoltre, promosso l'approvazione di un'importante riforma di sistema, il «federalismo fiscale», che introdurrà maggiori elementi di responsabilità nella gestione della spesa, responsabilizzando i singoli amministratori locali e attuando il principio di sussidiarietà. Verrà, finalmente meno, la vecchia abitudine di considerare lo Stato come una sorta di bancomat, da cui attingere risorse per le spese più stravaganti. È evidente che questo processo comporta una profonda riforma della macchina amministrativa - più responsabilità e maggiore trasparenza - ma sarebbe stato un risultato impensabile se sulle disfunzioni sistemiche, che ancora oggi la caratterizzano, il Governo non avesse richiamato l'attenzione della pubblica opinione, prospettando la necessità di introdurre forti cambiamenti nel sistema di retribuzione e selezione del personale,
impegna il Governo:
a proseguire nelle politiche del controllo della spesa e della salvaguardia dei conti pubblici;

ad operare al fine di avviare una graduale riduzione della pressione fiscale, anche in vista del federalismo e compatibilmente con l'andamento dei conti pubblici e l'evoluzione del ciclo congiunturale;

ad avviare il processo della riforma fiscale, da completare entro il 2013 e che in parte dovrà essere autofinanziato;

a continuare la lotta fin qui intrapresa all'evasione ed elusione fiscale, che ha portato alle casse dell'erario pubblico nell'ultimo biennio ben 16 miliardi di euro;

ad avviare un'adeguata riflessione sulla riqualificazione della spesa pubblica, dando maggiore trasparenza agli strumenti contabili ed alla governance, al fine di poter individuare le priorità dei programmi di spesa e la loro ricaduta in termini di sviluppo economico;

a sostenere con forza gli investimenti che consentano il rilancio e lo sviluppo del sistema delle infrastrutture;

a determinare una forte discontinuità nelle politiche meridionaliste per il rilancio dell'economia del Mezzogiorno d'Italia, mediante un diverso utilizzo dei fondi comunitari e attraverso misure compatibili con la normativa comunitaria e il sistema della fiscalità di vantaggio;

ad avviare un processo di riforma del welfare, secondo le indicazioni del libro bianco del Ministro Sacconi, agendo in materia di ammortizzatori sociali e a garantire l'efficienza dei servizi e l'adeguamento alle nuove esigenze sociali, mettendo al centro dell'azione politica l'inserimento nel mondo del lavoro dei giovani e il miglioramento della qualità della vita degli anziani;

a sostenere una forte ripresa dei processi di investimento, una maggiore internazionalizzazione dell'industria manifatturiera e dei servizi, una proiezione internazionale che sappia interagire con i nuovi soggetti dell'economia internazionale (Cina, India, Paesi del Mediterraneo), più attività di ricerca ed innovazione e, quindi, un'adeguata crescita aziendale;

ad adottare provvedimenti di politica industriale, prevedendo la detassazione di una quota dell'investimento sostenuto per le imprese che investono in ricerca, un fondo incentivi ai consumi per i settori industriali e un fondo straordinario per le imprese in crisi;

a sostenere, incentivandolo fortemente, il settore della green economy, al fine di rilanciare politiche di risparmio energetico utili all'economia del Paese ed alla soluzione dei principali problemi dell'ambiente, primi fra tutti i cambiamenti climatici, e nei settori delle energie, dei trasporti, dell'eco-building, delle acque, dei rifiuti ed altro;

a predisporre, d'intesa con le regioni, un efficace piano di rilancio dell'edilizia residenziale pubblica.

(1-00346)
«Cicchitto, Cota, Bocchino, Sardelli, Baldelli, Moroni, Giancarlo Giorgetti, Moffa, Bitonci, Antonino Foti, Gioacchino Alfano, Aracu, Briguglio, Armosino, Cazzola, Catone, Ceccacci Rubino, Ceroni, Di Biagio, Corsaro, Vincenzo Antonio Fontana, De Angelis, Formichella, Fallica, Franzoso, Giacomoni, Girlanda, Mannucci, Laboccetta, Minardo, Lo Presti, Mottola, Marinello, Pelino, Marsilio, Mariarosaria Rossi, Saltamartini, Toccafondi, Scandroglio, Traversa, Taglialatela, Zorzato, Giammanco».