• C. 3065 Proposta di legge presentata il 17 dicembre 2009

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Atto a cui si riferisce:
C.3065 Istituzione e disciplina della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni, le province autonome, gli enti locali e il Consiglio generale degli italiani all'estero



XVI LEGISLATURA
CAMERA DEI DEPUTATI

   N. 3065


 

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PROPOSTA DI LEGGE
d'iniziativa dei deputati
PORTA, BUCCHINO, GIANNI FARINA, FEDI, GARAVINI, BOCCUZZI, CAPODICASA, CASTAGNETTI, FAVIA, FERRARI, GRAZIANO, JANNONE, LUCÀ, MATTESINI, RICARDO ANTONIO MERLO, SAMPERI, SCILIPOTI, SOGLIA, TORRISI, VERNETTI
Istituzione e disciplina della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni, le province autonome, gli enti locali e il Consiglio generale degli italiani all'estero
Presentata il 17 dicembre 2009


      

Onorevoli Colleghi! - Questa proposta di legge, che detta una disciplina della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni, le province autonome, gli enti locali e il Consiglio generale degli italiani all'estero (CGIE), segue quelle già presentate da esponenti di diversi gruppi parlamentari sulla riforma dei Comitati degli italiani all'estero (COMITES) (atto Camera n. 2410) e sul CGIE (atto Camera n. 2207). Con essa, dunque, si completa il disegno riformatore dell'intero sistema di rappresentanza delle comunità italiane all'estero, che si è inteso rivisitare dopo l'introduzione nella Costituzione della circoscrizione Estero e l'entrata a regime del voto per corrispondenza.
      La Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni, le province autonome e il CGIE è stata originariamente istituita e innestata sull'iniziale impianto normativo del CGIE con la legge 18 giugno 1998, n. 198, diventandone tuttavia un'appendice che non ha poi trovato una più organica e compiuta sistemazione. Nonostante l'impegnativa definizione della sua missione («indicare le linee programmatiche per la realizzazione delle politiche del Governo, del Parlamento e delle regioni per le comunità italiane all'estero», come recita l'articolo 17, comma 6, della citata legge n. 198 del 1998), in realtà la Conferenza, nelle due occasioni in cui si è svolta, ha assunto più il carattere di un periodico incontro tra i componenti del CGIE e i rappresentanti delle regioni che quello di un'occasione di amalgama istituzionale capace di promuovere gli indirizzi
 

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comuni da seguire nelle politiche migratorie e di realizzare quel coordinamento degli interventi dei diversi soggetti da tempo invocato.
      Le ragioni di questo mancato consolidamento della Conferenza permanente sono molteplici e vanno ricercate in diverse direzioni: la disattenzione con cui i Presidenti del Consiglio dei ministri che si sono succeduti, ai quali è toccata la convocazione della Conferenza, hanno guardato a questo nuovo strumento istituzionale; l'eccessiva distanza nel tempo dei momenti di confronto, che ha limitato la credibilità sull'efficacia degli orientamenti adottati; la mancanza di una struttura, sia pure essenziale e non ripetitiva, capace di assicurare un costante riferimento per i componenti della Conferenza e il monitoraggio delle fasi operative; la scarsa abitudine al coordinamento interistituzionale da parte delle strutture ministeriali; la resistenza delle regioni a coordinare le rispettive iniziative in campo internazionale.
      Le remore finora incontrate, tuttavia, non possono attenuare il valore di una scelta di integrazione istituzionale compiuta oltre un decennio fa, un'opzione che prima ancora di andare nel senso della razionalizzazione dell'intervento dei soggetti che si misurano nel settore delle politiche migratorie, risponde a un'esigenza di buon senso, in quanto orientata a presentare alle nostre comunità all'estero un volto unitario dello Stato e delle sue autonomie regionali e locali. Continua a essere molto viva, infatti, nel mondo della vecchia e nuova emigrazione, la critica per il frastagliamento e per la sovrapposizione dell'intervento pubblico tra gli italiani all'estero, che producono perdita di risorse, disorientamento tra i destinatari degli interventi e caduta d'immagine rispetto agli interlocutori internazionali. Del resto, che questa esigenza di coordinamento sia avvertita è dimostrato anche dall'intesa tra il Governo e le regioni in materia di rapporti internazionali, approvata il 18 dicembre 2008, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni, le province autonome e il CGIE.
      Semmai è il caso di dare una migliore collocazione normativa a questa importante intesa. Si tratta, allora, di salvaguardare l'idea che era alla base dell'istituzione della Conferenza permanente e di rafforzarla in termini di autonomia e di incidenza sull'operato dei soggetti che la compongono, rendendola un tassello essenziale del sistema di rappresentanza soprattutto per quanto riguarda l'unitarietà dell'intervento pubblico tra le nostre comunità. Questa opzione di uno sviluppo dell'esperienza già avviata si ritiene preferibile ad altre soluzioni avanzate con diversi progetti di legge presentati al Parlamento tendenti a realizzare all'interno del CGIE un più ravvicinato confronto tra i rappresentanti delle nostre comunità e gli amministratori regionali. In questo caso si tratta di un orientamento che non sembra idoneo a salvaguardare l'autonomia del CGIE come organo generale di rappresentanza nei confronti di tutte le istituzioni italiane, compresi le regioni e gli altri enti locali. Nello stesso tempo, la ormai ravvicinata prospettiva della nascita del Senato federale, nel quale le regioni troveranno una loro organica collocazione e in cui potrebbero essere concentrati gli stessi parlamentari eletti nella circoscrizione Estero, dovrebbe indurre a evitare duplicazioni e sovrapposizioni, che porterebbero solo confusione e depotenziamento del CGIE. Dal momento che quest'ultimo organismo è per legge e per esperienza storica l'istanza rappresentativa degli italiani all'estero nei confronti di tutte le istituzioni italiane parlamentari, di governo, regionali e locali, con quali autonomia e credibilità potrebbe domani interloquire con il Senato federale avendo la componente regionale come interrogante e interrogata?
      La scelta che è alla base di questa proposta di legge, dunque, è stata quella di salvaguardare l'autonomia di tutte le istanze confermando la «terzietà» della Conferenza permanente e legandola strettamente ad una struttura che ha già dimostrato sul campo l'opportunità e la concretezza del suo operato, vale a dire la Conferenza permanente per i rapporti tra
 

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lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, istituita con buoni risultati presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Questa soluzione consente da un lato di evitare la creazione di ulteriori strutture amministrative, d'altro lato di avere un riferimento costante e reale per evitare che la Conferenza, che la legge vuole «permanente», diventi di fatto «periodica», riducendosi ad un evento e ad un episodico momento di confronto.
      Del resto, la recente Terza Conferenza permanente tra lo Stato, le regioni, le province autonome e il CGIE, svoltasi a Roma il 30 novembre 2009, si è mossa proprio in questa direzione decidendo di intraprendere la strada di una più organica collaborazione con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, mediante «uno specifico gruppo di lavoro, nel contesto del Tavolo di concertazione, previsto dall'intesa Governo-Regioni in materia di raffronto internazionale».
      La cadenza annuale della sua convocazione e la previsione di una dotazione finanziaria nell'ambito del bilancio di previsione della Presidenza del Consiglio dei ministri dovrebbero concorrere a stabilizzarne e ad accreditarne il ruolo e le funzioni (articolo 2), che restano quelle della definizione di linee programmatiche comuni e del coordinamento dell'azione dei soggetti che ad essa partecipano.
      La composizione (articolo 3) è stata rivista integrando alcune figure inopportunamente non previste dalla citata legge n. 198 del 1998, allargando la presenza delle province e degli enti locali, da anni molto impegnati nei contatti con le comunità d'origine, e prevedendo la partecipazione dei parlamentari eletti nella circoscrizione Estero con diritto di parola e di proposta.
      In linea con la scelta di stabilizzazione e di strutturazione, si è prevista la costituzione di un ufficio di presidenza (articolo 4), comprendente tutte le espressioni istituzionali della Conferenza permanente, con il compito di dirigerla e di coordinarne l'azione.
      Allo scopo di creare un incentivo reale alla collaborazione interistituzionale e un fattore concreto di coordinamento, si è introdotta una significativa novità, quella dell'istituzione di una Borsa progetti (articolo 6), che ha il compito di concorrere al finanziamento di progetti adottati e realizzati da una pluralità di soggetti, in particolare regioni e enti locali; anche il CGIE viene in questo quadro considerato come un soggetto capace di fare proposte di interventi, in partenariato con enti che abbiano le strutture adatte per realizzarli.
      La dotazione prevista in bilancio per la Conferenza permanente (articolo 8) rappresenta solo in piccola parte un aumento di spesa. In essa, infatti, sono riassorbiti gli stanziamenti periodici finora previsti per l'esistente Conferenza con leggi ad hoc; con l'adozione di progetti condivisi da varie istanze istituzionali, inoltre, si possono eliminare la moltiplicazione e la sovrapposizione di spese che in questo campo continuano a verificarsi, con sconcerto e con perplessità dei destinatari finali.
      Per queste ragioni, si confida in una larga attenzione per la proposta di legge presentata e in un suo sollecito esame.
 

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PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1.
(Istituzione).

      1. È istituita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni, le province autonome, gli enti locali e il Consiglio generale degli italiani all'estero (CGIE), di seguito denominata «Conferenza».
      2. La Conferenza ha sede presso la Presidenza del Consiglio dei ministri ed è annessa alla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

Art. 2.
(Finalità).

      1. La Conferenza ha il compito di definire il quadro degli indirizzi programmatici delle politiche adottate dal Parlamento, dal Governo, dalle regioni, dalle province autonome e dagli enti locali per le comunità italiane all'estero e per le realtà di nuova emigrazione.
      2. Gli indirizzi programmatici di cui al comma 1 hanno valore anche per l'attività politica e amministrativa del CGIE.
      3. La Conferenza è la sede del coordinamento tra gli interventi dello Stato, delle regioni, delle province autonome, degli enti locali e le iniziative del CGIE.

Art. 3.
(Composizione).

      1. La Conferenza è composta, oltre che dal Presidente del Consiglio dei ministri, che la presiede, o dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri da lui delegato:

          a) dal Ministro degli affari esteri;

 

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          b) dal Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca;

          c) dal Ministro per i beni e le attività culturali;

          d) dal Ministro per i rapporti con le regioni;

          e) dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali;

          f) dal Ministro competente per gli italiani all'estero, se nominato;

          g) dai presidenti delle Commissioni parlamentari competenti per materia;

          h) dai componenti dei Comitati parlamentari per gli italiani all'estero;

          i) dal Segretario generale del CGIE;

          l) dai presidenti e dagli assessori delle regioni e delle province autonome con delega in materia;

          m) dal presidente e da altri quattro rappresentanti dell'Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI);

          n) dal presidente e da altri due rappresentanti dell'Unione delle province d'Italia (UPI);

          o) dai membri del CGIE.

      2. Alla Conferenza partecipano, con diritto di parola e di proposta, i membri della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica eletti nella circoscrizione Estero non compresi nelle categorie indicate dal comma 1.
      3. I Ministri, i presidenti e gli assessori delle regioni e delle province autonome sono assistiti, nel corso dei lavori della Conferenza, dai direttori generali degli uffici delle rispettive amministrazioni che trattano gli argomenti iscritti all'ordine del giorno.

Art. 4.
(Ufficio di presidenza).

      1. La Conferenza ha un ufficio di presidenza costituito dal Presidente del

 

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Consiglio dei ministri o da un suo delegato, dal Ministro degli affari esteri o da un suo delegato, dal Segretario generale del CGIE, dal presidente della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, dal presidente dell'ANCI e dal presidente dell'UPI.
      2. L'ufficio di presidenza ha il compito di mantenere i rapporti con i soggetti istituzionali che compongono la Conferenza e di preparare l'ordine del giorno delle riunioni e il calendario da sottoporre al presidente.
      3. L'ufficio di presidenza provvede alle esigenze organizzative e ai rapporti esterni, a costituire e a convocare i gruppi di lavoro, costituiti ai sensi dell'articolo 7, e a redigere la graduatoria dei progetti di cui all'articolo 6.
Art. 5.
(Convocazione).

      1. La Conferenza si riunisce una volta l'anno, di norma a Roma, ed è convocata con le modalità seguite per le riunioni della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.
      2. Per il lavoro di segreteria e per quello di istruzione delle pratiche correnti il presidente e l'ufficio di presidenza della Conferenza si avvalgono del personale di segreteria della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e, ove necessario, di altro personale operante presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.

Art. 6.
(Istituzione di una Borsa progetti).

      1. Presso la Conferenza è istituita una Borsa progetti a cui i soggetti istituzionali che partecipano alla medesima Conferenza possono avanzare richieste di contributo per progetti rivolti alle comunità italiane all'estero che prevedono nella loro realizzazione

 

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il concorso e la cooperazione dei proponenti.
      2. I progetti di cui al comma 1, che devono vertere sulle materie oggetto delle rispettive competenze in materia di politiche migratorie, devono prevedere un concorso finanziario da parte dei soggetti che avanzano la richiesta non inferiore alla metà dell'importo di spesa complessivo.
      3. Ogni progetto di iniziativa regionale e locale deve prevedere la cooperazione nella realizzazione di non meno di cinque regioni o di non meno di dieci province. È data priorità ai progetti che comportano il coinvolgimento diretto di soggetti istituzionali e associativi operanti presso le comunità italiane all'estero.
      4. I progetti presentati dal CGIE, per essere ammissibili, devono contenere l'indicazione dei soggetti che previa convenzione o delega provvedono all'esecuzione delle azioni previste.
      5. Per l'istruzione e per la valutazione dei progetti, l'ufficio di presidenza della Conferenza si avvale del personale della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e, ove necessario, di altro personale dotato di competenze specifiche operante presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.
      6. Con decreto del presidente della Conferenza, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentito il parere dell'ufficio di presidenza, è emanato un regolamento che stabilisce le modalità di presentazione e di valutazione dei progetti, di pubblicazione della graduatoria e di concessione dei contributi.
Art. 7.
(Gruppi di lavoro).

      1. L'Ufficio di presidenza della Conferenza, per favorire l'approfondimento di particolari tematiche e per preparare le proposte programmatiche per le riunioni plenarie, può costituire gruppi temporanei

 

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di lavoro che durano in carica fino all'esaurimento del compito loro assegnato.
      2. Ai componenti dei gruppi di lavoro costituiti ai sensi del comma 1, è riconosciuto il rimborso delle spese di viaggio e di permanenza effettivamente sostenute.
Art. 8.
(Norme finanziarie).

      1. A decorrere dall'anno 2010, nel bilancio di previsione della Presidenza del Consiglio dei ministri è iscritta annualmente una posta intitolata «Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni, le province autonome, gli enti locali e il Consiglio generale degli italiani all'estero», avente una dotazione annua di 7 milioni di euro, di cui 2 milioni di euro destinati alle spese di gestione e di svolgimento della Conferenza e 5 milioni di euro destinati alla Borsa progetti di cui all'articolo 6.

Art. 9.
(Abrogazione).

      1. L'articolo 17 della legge 18 giugno 1998, n. 198, è abrogato.