• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.6/00039 [Amministrazione della giustizia]



Atto Camera

Risoluzione in Assemblea 6-00039 presentata da DARIO FRANCESCHINI testo di giovedì 21 gennaio 2010, seduta n.270
La Camera,
udite le comunicazioni del ministro della giustizia sull'amministrazione della giustizia, ai sensi dell'articolo 86 del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, come modificato dall'articolo 2, comma 29, della legge 25 luglio 2005, n. 150;
premesso che:
le suddette comunicazioni rappresentano un atto importante, un'assunzione di responsabilità in termini di definizione programmatica della futura politica in tema di amministrazione della giustizia, e che vanno esaminate attentamente da parte del Parlamento;
la garanzia del diritto dei cittadini alla sicurezza presuppone necessariamente - oltre all'efficienza dell'azione delle forze dell'ordine cui vanno assicurati i mezzi indispensabili per il loro operato - un sistema giudiziario efficace, per la cui realizzazione è necessario stanziare in via prioritaria risorse adeguate e idonee per garantire un concreto miglioramento della qualità dell'amministrazione della giustizia e l'effettività dei diritti;
l'efficienza del sistema giudiziario rappresenta altresì una condizione essenziale per la promozione dello sviluppo economico del Paese, favorendone la competitività e l'attitudine ad attrarre investimenti internazionali, anche in virtù di procedure giurisdizionali capaci di garantire adeguatamente l'attuazione delle obbligazioni contrattuali;
considerato che:
il sistema giudiziario del nostro Paese ha bisogno di interventi idonei a ridurre la durata dei processi civili e penali, pur garantendo il fisiologico e completo accertamento dei fatti anche a garanzia dei diritti delle vittime e delle parti lese. Non può certo ritenersi adatto a questo scopo il disegno di legge Gasparri sul cosiddetto processo breve (A.S. 1880). La fissazione di un termine perentorio per il compimento dei singoli gradi di giudizio, che produce l'effetto di estinguere il processo, non considera infatti, adeguatamente la previsione costituzionale del giusto processo in senso oggettivo, giacché il nuovo strumento privilegia il rispetto della rapidità formale fissata con scansione temporale rigida, non curandosi della necessità che il processo realizzi appieno la funzione cognitiva che lo caratterizza;
è necessario, invece, individuare strumenti moderni, soluzioni adeguate ed effettivamente praticabili per rispondere ai bisogni di sicurezza, per ripristinare un efficace servizio della giustizia nel rispetto dei princìpi costituzionalmente sanciti, e per garantire la effettività dei diritti di tutti i cittadini e la competitività del sistema economico e produttivo del Paese;
la riduzione delle risorse stanziate per il Ministero della giustizia, decisa con la Legge finanziaria 2010, ostacoleranno in misura significativa la piena attuazione delle politiche per la sicurezza e il contrasto alla criminalità, impedendo il celere ed effettivo accertamento dei reati e l'identificazione dei colpevoli: tale riduzione mette a nudo il carattere meramente simbolico - come tale inefficace - della politica del diritto (e in particolare della politica criminale) del Governo, che a fronte della continua introduzione di nuove norme incriminatrici, non prevede le risorse necessarie alla loro applicazione, sia in sede giudiziaria che penitenziaria, con il rischio di aggravare ulteriormente non solo la disfunzionalità del sistema giudiziario, ma anche di minare la certezza del diritto e la stessa legittimazione e credibilità della funzione dell'amministrazione della giustizia, con gravi pregiudizi per la sicurezza e la tutela giurisdizionale dei diritti per i cittadini;
la riduzione delle risorse rischia tra l'altro di rendere inefficaci anche alcune misure realizzate dal Governo ed in via di sperimentazione in alcune sedi giudiziarie, quali quelle sulla digitalizzazione del processo;
la continua disattenzione nei confronti delle esigenze economico-professionali e di organico del personale del comparto giustizia, che dà un quotidiano prezioso e insostituibile contributo al funzionamento degli uffici giudiziari;
la approvazione solo nel Consiglio dei ministri del 13 gennaio 2010 del più volte annunciato piano carceri di cui peraltro non si conoscono se non tramite i comunicati stampa i contenuti;
gli interventi settoriali effettuati nei provvedimenti collegati alla Finanziaria dello scorso anno sul processo civile che, anziché percorrere la via della semplificazione dei riti, hanno introdotto nuove regole processuali ed un altro rito, quello di cognizione sommaria e che certamente non hanno comportato un sostanzioso miglioramento in termini di durata ed efficacia del processo civile;
ritenuto che:
le comunicazioni del ministro non mostrano alcuna soluzione idonea a risolvere i gravi problemi della giustizia italiana;
la giustizia ha bisogno di un intervento globale e coerente, perché il male oscuro della giustizia italiana, cioè i tempi lunghi dei processi colpisce tutti gli utenti della giustizia, e in primo luogo i cittadini;
non servono ad affrontare le problematiche della giustizia gli attacchi indiscriminati e delegittimanti alla magistratura, né gli interventi volti a risolvere le emergenze sull'onda dell'emotività;
occorre percorrere la via dell'equilibrio globale tra le risorse, la gestione intelligente delle stesse il perseguimento dei veri obiettivi assegnati alla giustizia, dopo aver individuato con obiettività le cause principali del disservizio; in particolare, occorre:
rivedere gli ambiti territoriali degli uffici giudiziari anche mediante l'accorpamento o il distacco di uffici e di sezioni, e la sapiente combinazione di elementi quantitativi e qualitativi, rimodulando gli uffici giudiziari secondo criteri di efficienza anche attraverso l'adeguamento della pianta organica ed il decongestionamento delle aree distrettuali metropolitane;
realizzare «l'ufficio per il processo», che garantisca lo svolgimento organizzato di tutte le attività correlate all'esercizio della giurisdizione, finalizzato all'accelerazione dei tempi per la conclusione dei procedimenti;
prevedere e valorizzare la responsabile gestione del personale amministrativo, delle risorse strumentali e finanziarie;
attuare in tempi brevi, anche mediante un adeguato confronto parlamentare, la semplificazione dei riti dei procedimenti civili, finalizzata alla realizzazione di un processo concepito come strumento di attuazione concreta ed effettiva dei diritti;
realizzare interventi nel processo penale che favoriscano: l'effettivo equilibrio tra accusa e difesa, la semplificazione delle regole processuali, la deflazione del carico giudiziario anche mediante l'utilizzo di meccanismi già sperimentati nel processo minorile e nella giustizia penale di pace quale quello della archiviazione per la particolare tenuità dell'offesa o dell'istituto della mediazione penale;
prevedere tra i compiti del procuratore della Repubblica, nell'ambito del programma organizzativo del suo ufficio previsto dall'articolo 4 del decreto legislativo n. 106 del 2006, la fissazione di criteri trasparenti e verificabili dal Consiglio Superiore della Magistratura, relativi alle priorità nell'esercizio dell'azione penale, nel rispetto del principio costituzionale di obbligatorietà dell'azione penale;
valorizzare la funzione dell'udienza preliminare nella preparazione e accelerazione dei dibattimento;
impostare una riforma di sistema che preveda: la riduzione dell'area dell'illecito penale laddove riferito a comportamenti di scarso disvalore sociale con un ampliamento ed una differenzazione delle tipologie sanzionatorie, con l'affiancamento alla pena detentiva di altre pene interdittive, ma non privative delle libertà personali, irrogabili dal giudice penale di cognizione allo scopo di ridurre il ricorso alla pena detentiva, laddove non necessaria, e nel contempo di rendere più efficace il sistema sanzionatorio nel suo insieme, soprattutto con riferimento ai reati non gravi;
individuare soluzioni normative volte alla modifica del regime e della fisionomia delle impugnazioni, restituendo all'appello la funzione di controllo del giudizio di primo grado e alla Corte di cassazione la funzione che è propria del giudizio di legittimità;
la riforma della legge elettorale del Consiglio Superiore della Magistratura e altre misure di riforma, da adottare con leggi ordinarie, dirette a meglio individuare e a garantire il corretto assolvimento dei compiti assegnati al CSM dalla Carta costituzionale;
la riforma dell'ordinamento professionale forense;
la riforma organica della magistratura onoraria,
non le approva.
(6-00039) «Franceschini, Ventura, Maran, Villecco Calipari, Ferranti, Andrea Orlando, Amici, Boccia, Giachetti, Lenzi, Quartiani, Rosato, Capano, Cavallaro, Ciriello, Concia, Cuperlo, Gianni Farina, Melis, Rossomando, Samperi, Tenaglia, Tidei, Touadi, Vaccaro».