• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/02250 FORCOLIN e FUGATTI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che: l'articolo 10 del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni,...



Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in Commissione 5-02250 presentata da GIANLUCA FORCOLIN
martedì 15 dicembre 2009, seduta n.258
FORCOLIN e FUGATTI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:

l'articolo 10 del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, al fine di contrastare gli abusi nell'utilizzo dei crediti fiscali (comma 1, lettera a), introduce alcune rilevanti modifiche nel sistema delle compensazioni dei crediti fiscali; in particolare, tra le altre misure, ha disposto che il contribuente che intende utilizzare in compensazione il credito IVA, in misura superiore a euro 15.000 annui, deve disporre di una dichiarazione IVA «certificata» circa la sussistenza di detto credito: a tal fine, alla dichiarazione deve essere apposto il visto di conformità da parte di un soggetto abilitato;

con l'espresso rinvio all'articolo 3, comma 3, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica n. 322 del 1998 da parte dell'articolo 10, comma 1, lettera a), n. 7, del decreto-legge n. 78 del 2009, la previgente normativa prevedeva l'apposizione del visto di conformità, a opera esclusiva degli iscritti negli albi dei dottori commercialisti, dei ragionieri e dei periti commerciali e dei consulenti del lavoro, con esclusione degli altri soggetti abilitati alla trasmissione telematica delle dichiarazioni;

questa circostanza, come lamentato nella stampa specializzata e come emerso nel dibattito parlamentare in sede di conversione del decreto-legge n. 78 del 2009, appariva una discriminazione del tutto ingiustificata nei confronti degli altri soggetti abilitati, ai sensi dell'articolo 3, comma 3, lettere b), c), d), e), del decreto del Presidente della Repubblica n. 322 del 1998, alla trasmissione telematica delle dichiarazioni, ma non all'apposizione del visto di conformità: per questo motivo la limitazione soggettiva all'apposizione del visto di conformità è stata, in sede di conversione del citato decreto-legge, eliminata mediante la soppressione dal testo normativo dell'inciso «da parte dei soggetti di cui all'articolo 3, comma 3, lettera a)»;

alcune direzioni regionali delle entrate territorialmente competenti stanno interpretando la vigente formulazione dell'articolo 10, comma 1, lettera a), n. 7, in modo restrittivo, sostenendo che il visto di conformità può essere apposto esclusivamente dai soggetti abilitati alla trasmissione telematica delle dichiarazioni indicati nell'articolo 3, comma 3, lettere a), b), c), d), del decreto del Presidente della Repubblica n. 322 del 1998, e non anche dai soggetti abilitati alla trasmissione telematica mediante decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, come disciplinato dalla lettera e) dello stesso decreto del Presidente della Repubblica n. 322 del 1998;

ad avviso degli interroganti, con questo comportamento alcune direzioni regionali delle entrate, da un lato, stanno affermando, contrariamente a quanto previsto dal testo del decreto-legge, come convertito, una discriminatoria e ingiustificata limitazione del potere di apposizione del visto di conformità a discapito dei soggetti abilitati alla trasmissione telematica delle dichiarazioni mediante decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, quali, a titolo esemplificativo, i consulenti fiscali (articolo 3, comma 3, lettera e), del decreto del Presidente della Repubblica n. 322 del 1998), e, dall'altro, stanno creando un grave pregiudizio ai contribuenti che legittimamente si sono avvalsi, per la predisposizione della dichiarazione e la tenuta delle relative scritture, dei soggetti abilitati alla trasmissione telematica ai sensi dell'articolo 3, comma 3, lettera e), del decreto del Presidente della Repubblica n. 32 del 1998 e che non hanno la possibilità di ottenere l'apposizione del visto di conformità e la conseguente compensazione IVA -:

se il dettato dell'articolo 10 del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge del 3 agosto 2009, n. 102, non debba essere interpretato nella sua reale portata, in modo da consentire l'apposizione del visto di conformità a tutti gli intermediari abilitati alla trasmissione telematica abilitati ai sensi dell'articolo 3, comma 3, lettere a), b), c), d), e), del decreto del Presidente della Repubblica n. 322 del 1998, in modo tale da eliminare definitivamente quelle che, ad avviso dell'interrogante, è una discriminatoria e ingiustificata limitazione del potere di apposizione del visto di conformità a discapito di alcuni soggetti, e contestualmente permettere a tutti i contribuenti di poter esercitare il diritto all'apposizione del visto di conformità e ottenere la conseguente compensazione Iva.(5-02250)