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Atto a cui si riferisce:
C.1/00284 [Riforma degli ammortizzatori sociali]



Atto Camera

Mozione 1-00284 presentata da ALBERTO FLUVI testo di giovedì 19 novembre 2009, seduta n.250
La Camera,

premesso che:

nel 2009 la recessione conseguente alla crisi finanziaria internazionale ha colpito l'Italia più di ogni altro Paese al mondo, esclusi soltanto Giappone e Germania;

tale situazione non è ascrivibile soltanto alla posizione strutturale dell'economia nazionale, fortemente esposta alla contrazione del commercio mondiale, ma anche all'insufficiente e colpevolmente ritardataria politica anticiclica messa in atto dal Governo: nel 2008, infatti, il contributo strutturale del saldo di bilancio è stato positivo per quasi mezzo punto di prodotto interno lordo. La politica economica interna, secondo i firmatari del presente atto di indirizzo, si è mossa in modo da aggravare la crisi e non da contrastarla;

la linea minimalista del Governo e l'assenza di una strategia non sono, però, privi di effetti concreti, perché operano una selezione non indolore, che ha colpito e continuerà a colpire soprattutto il mondo del lavoro, con il rischio di mettere in crisi la coesione sociale e il mondo produttivo e di far sì che un numero crescente di cittadini non si senta più rappresentato dalla descrizione ottimistica di chi governa;

uno snodo fondamentale è rappresentato dalla riduzione del reddito disponibile delle famiglie, dall'insufficiente dinamica di salari, stipendi e pensioni, dalla perdita del posto di lavoro da parte di molte persone, gran parte delle quali prive di un'adeguata copertura sociale ed assicurativa, a causa dell'incompletezza del nostro sistema di welfare nei confronti di alcuni settori produttivi, così come di alcune tipologie di contratto di lavoro;

oltre 14 milioni di lavoratori, secondo recenti indagini, guadagnano meno di 1.300 euro netti al mese. Nei dati dell'ultima indagine dell'Istat sulla condizione economica delle famiglie si evidenziava che:

a) il 14,6 per cento arriva con grande difficoltà a fine mese;

b) il 28,4 per cento non riesce a far fronte a una spesa imprevista;

c) il 9,3 per cento è in arretrato nel pagamento delle bollette;

d) il 10,4 per cento non riscalda adeguatamente la casa;

e) il 4,2 per cento non ha soldi per le spese alimentari;

f) il 10,4 per cento non ha soldi per le spese mediche;

g) il 16,4 per cento non ha soldi per le spese per l'abbigliamento;

tra il 1992 e il 2007, in Italia, su una crescita complessiva, pur modesta, di 17 punti percentuali, soltanto due sono andati a vantaggio del lavoro. Questa emergenza salariale ha richiamato più volte l'esigenza di una nuova politica dei redditi che impegnasse Governo e parti sociali: tuttavia, nei vari provvedimenti economici varati nel corso della XVI legislatura, l'attuale Governo non ha preso in considerazione, nonostante le promesse elettorali, il problema dell'innalzamento del potere d'acquisto delle retribuzioni e delle pensioni, frutto di un sempre più accentuato squilibrio nella distribuzione della ricchezza, a tutto scapito del fattore lavoro e dei percettori di redditi fissi - così come evidenziato più volte dalla Banca d'Italia - che rappresenta un inaccettabile elemento di iniquità e una delle cause dell'intrinseca debolezza del sistema economico e produttivo, stante l'ormai conclamata e prolungata debolezza della domanda interna;

il Governo continua a perseverare nell'errore, attendendo soltanto un'inversione del ciclo, lasciando che la crisi in corso produca i suoi effetti: prova ne è il disegno di legge finanziaria all'esame del Parlamento, che ai firmatari del presente atto di indirizzo appare del tutto privo di qualunque misura in grado di sostenere i redditi e, per questa via, sostenere la domanda interna;

infatti, se è necessario guardare, in questa fase, all'andamento della domanda mondiale e, quindi, all'andamento delle nostre esportazioni, è altrettanto necessario rendersi conto che non è possibile, per il rilancio della nostra economia, fare affidamento soltanto sulle esportazioni. Anzi, nel nuovo modello di sviluppo che dovremo costruire dopo la crisi avremo bisogno di maggiore domanda interna, per sviluppare la quale è inevitabile affrontare alcuni temi;

il primo tema è quello della riduzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro e da pensione e, soprattutto, su quelli medio-bassi, ossia quelli che più subiscono il costo della recessione e, allo stesso tempo, sostenendo i quali la manovra sarebbe più efficace, perché i bassi redditi hanno una propensione al consumo elevata. In tale contesto, è necessario anche riconoscere un adeguato sgravio fiscale legato ai carichi familiari;

il secondo tema riguarda gli ammortizzatori sociali, in merito ai quali bisogna prevedere sia per prolungarne l'estensione, ma anche per varare una vera e sistematica riforma che estenda in modo universale la copertura assicurativa dal rischio di disoccupazione, per evitare che la crisi e l'aumento della disoccupazione si ripercuotano in modo drammatico sulle condizioni sociali di vasti strati di famiglie e, quindi, sulla loro capacità di consumo;

queste misure hanno il vantaggio di agire su entrambi i lati, della domanda e dell'offerta: incrementano la domanda perché sono rivolti alle famiglie con la più alta propensione al consumo e incrementano l'offerta perché inducono le persone a lavorare di più, senza aumentare il costo del lavoro per le imprese. E poiché queste misure potrebbero ridurre l'economia sommersa, avrebbero effetti limitati sulla finanza pubblica,
impegna il Governo:

a sostenere la domanda interna mediante la riduzione delle imposte gravanti sui redditi da lavoro e da pensione, a partire da quelli medio-bassi, da realizzarsi innalzando le detrazioni fiscali, un incentivo finanziario riconosciuto in modo automatico in grado di raggiungere una vasta platea di cittadini, e riconoscendo la detrazione già nel 2009, attraverso la corresponsione dello sgravio in un'unica soluzione in corrispondenza del pagamento della tredicesima mensilità, altresì riconoscendo una misura equivalente ai lavoratori precari e parasubordinati;

a prevedere per l'immediato un adeguato incremento dell'importo degli assegni familiari e delle detrazioni fiscali per carichi familiari e, in prospettiva, a riformare gli strumenti di sostegno per le famiglie, prevedendo un meccanismo che, unificando gli attuali strumenti e riconoscendo trattamenti di importo significativamente superiore a quelli attuali, attribuisca una dote fiscale per ciascun figlio minore;

ad adottare immediatamente ulteriori misure volte ad assicurare forme di congruo sostegno del reddito per tutti quei lavoratori attualmente esclusi dall'accesso agli strumenti previsti dal sistema di ammortizzatori sociali e che hanno perso il posto in conseguenza della recessione economica;

a prevedere una misura straordinaria volta a riconoscere il raddoppio dei periodi di cassa integrazione ordinaria, tale da consentire alle imprese di superare la grave fase recessiva, senza disperdere il patrimonio di competenze professionali del proprio personale dipendente;

nell'immediato, a riconoscere gli adeguamenti degli attuali assegni pensionistici al tasso di inflazione reale e ad avviare un confronto con le parti sociali, così come previsto dal decreto del Governo Prodi emanato nel dicembre del 2007, per l'estensione progressiva della quattordicesima (già erogata nell'ottobre 2007 e nel luglio 2008 e 2009 ad oltre 3 milioni di pensionati che hanno un assegno pensionistico fino a 700 euro mensili) alle pensioni di importo fino a 1.000-1.200 euro mensili;

a procedere, con il coinvolgimento delle parti sociali, al varo di un disegno organico di riforma in senso universalistico degli ammortizzatori sociali, con l'obiettivo di creare uno strumento indirizzato al sostegno del reddito delle persone che passano dallo stato di occupazione allo stato di disoccupazione e al reinserimento lavorativo dei soggetti disoccupati, senza distinzione di qualifica, appartenenza settoriale, dimensione di impresa e tipologia di contratti di lavoro, integrato con le politiche attive del lavoro.

(1-00284)

«Fluvi, Franceschini, Bersani, Letta, Baretta, Damiano, Causi, Carella, Ceccuzzi, Cesario, D'Antoni, De Micheli, Fogliardi, Gasbarra, Graziano, Marchignoli, Piccolo, Pizzetti, Sposetti, Strizzolo, Boccia, Calvisi, Capodicasa, Duilio, Genovese, Marchi, Cesare Marini, Misiani, Nannicini, Andrea Orlando, Rubinato, Vannucci, Ventura, Bellanova, Codurelli, Gatti, Rampi, Madia».