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Atto a cui si riferisce:
C.1696 Disposizioni in materia di agroenergia e di impiego dei biocarburanti



XVI LEGISLATURA
CAMERA DEI DEPUTATI

   N. 1696


 

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PROPOSTA DI LEGGE
d'iniziativa dei deputati
SARDELLI, LO MONTE, BELCASTRO, COMMERCIO, IANNACCONE, LATTERI, LOMBARDO, MILO
Disposizioni in materia di agroenergia e di impiego dei biocarburanti
Presentata il 24 settembre 2008


      

Onorevoli Colleghi! - La questione energetica è strettamente connessa a quella ambientale ed entrambe sono al centro di dibattiti non soltanto in ambito nazionale, ma sempre più spesso su scala globale, in particolare dopo che il «caro petrolio», causato da una grave speculazione internazionale, ha prodotto un aumento dei prezzi insostenibile che rischia di mettere in ginocchio settori strategici: basti pensare allo stato di grave crisi vissuta dal settore della pesca. È certo che dobbiamo interrogarci su quanto possa influire la combustione di minerali fossili sul clima, come dimostrano gli scioglimenti dei ghiacciai polari. Ma i dibattiti e gli interrogativi devono trovare momenti di decisioni efficaci. Assistiamo da anni quasi impotenti alle emissioni inquinanti che non solo causano blocchi della circolazione ma anche gravissimi danni alla salute dei cittadini. Il Protocollo di Kyoto, che l'Italia ha reso esecutivo con la legge n. 120 del 2002, è stato firmato nel 1997 come strumento attuativo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, fatta a New York il 9 maggio 1992 (resa esecutiva con la legge n. 65 del 1994), e ci impegna a limitare le emissioni annue di gas serra del 5,2 per cento rispetto ai valori del 1990 in un lasso di tempo compreso tra il 2008 e il 2012. L'obiettivo assunto dall'Unione europea è la riduzione dell'8 per cento, mentre per l'Italia il fine è di raggiungere il 6,5 per cento nelle riduzioni. Al di là di quanto stabilito dagli obbiettivi e dagli obblighi internazionali l'Italia, negli ultimi anni, ha visto l'incontrollato aumento delle emissioni nocive e l'allontanamento dagli
 

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obiettivi dichiarati. I risultati attesi sono difficilmente raggiungibili se non si incide immediatamente sul miglioramento dei processi produttivi e industriali e sull'incremento sostanziale e non di nicchia della quota di produzione di energia derivante da fonti rinnovabili. Il Parlamento europeo ha indicato, già nella risoluzione 2604(2153)INI del 6 luglio 2005 sulla quota di fonti energetiche rinnovabili nell'Unione europea e le proposte di azioni concrete, la situazione delle politiche in materia di energie rinnovabili in Europa, confermando quanto già formulato dalla Commissione nel Libro bianco «Energia per il futuro: le fonti energetiche rinnovabili» e nel Libro bianco «La politica europea dei trasporti fino al 2010: il momento delle scelte». Con tali atti l'Unione europea affermava che la produzione di energie rinnovabili non rappresenta solo la risposta ai problemi ambientali ma offre anche l'opportunità di garantire il reddito agricolo, di creare posti di lavoro, di proteggere la natura e di produrre energia pulita. L'utilizzo delle suddette forme di energia rinnovabili, inoltre, consentirebbe un maggiore approvvigionamento di energia costante nella quantità e nel prezzo, avendo come effetto benefico un consistente alleggerimento della bilancia commerciale. Non va inoltre dimenticato l'effetto che l'utilizzo di carburanti da fonti rinnovabili determinerebbe sul rilascio di anidride carbonica, con il raggiungimento, ma oseremmo dire, finalmente, con l'avvio graduale e costante delle quote stabilite nel Protocollo di Kyoto.
      Tra le fonti di energia rinnovabili deve essere attribuito un ruolo centrale e strategico all'utilizzo delle biomasse agricole, che, tramite un rapporto sinergico tra agricoltura e industria, possono concretamente costituire una fonte di rilancio per l'economia in generale, ma in particolare per le aziende agricole, consegnando all'ambiente il ruolo di volano per lo sviluppo e liberandoci dalla speculazione e dall'accaparramento delle fonti energetiche ai quali assistiamo quasi impotenti da almeno due anni. Le biomasse, prodotte dalla parte biodegradabile dei prodotti, dei rifiuti e dei residui provenienti dall'agricoltura e dalla silvicoltura, consentono, infatti, di essere meno dipendenti da cambiamenti climatici, di favorire la creazione di vere e proprie strutture regionali e, fattore non trascurabile, di attivare sbocchi alternativi per il settore agricolo. Oggi in Italia l'agricoltore che decide di produrre carburanti dalle biomasse si trova di fronte ad una situazione non certo incentivante. Siamo soggetti, infatti, ad una legislazione lacunosa senza una strategia continuativa e stabile che definisca con chiarezza l'impegno dello Stato sul piano fiscale, progettuale ed esecutivo in favore di una politica per l'impiego dei biocombustibili, ossia dei carburanti ricavati da biomassa. La presente proposta di legge intende contribuire alla definizione di una definita strategia da perseguire. Intendiamo indicare con chiarezza specifici interventi per il settore, individuando le linee guida generali e le azioni da intraprendere.
      Ecco perché la presente proposta di legge, che comunque tiene conto delle discussioni e dei progetti di legge che in passato sono stati oggetto di discussione e di iter legislativo in Parlamento, indica, tra le altre iniziative da sostenere, quelle a carattere fiscale e di sviluppo di possibili mercati con un chiaro riferimento ai trasporti pubblici e al riscaldamento degli edifici pubblici e privati.
      Non si tratta di perseguire le logiche del passato finalizzate a costosissimi interventi pubblici; la presente proposta di legge si basa su un sistema di incentivi, rendendo meno gravose le accise sui carburanti di origine vegetale, e di modalità di finanziamento degli investimenti che consentano una stretta connessione tra gli impegni di spesa, con i ritorni attesi in termini di aumento del gettito fiscale connesso all'avvio delle nuove attività produttive.
      Tale sistema di incentivi e di finanziamento, oltre a rispettare le disposizioni nazionali e comunitarie in materia e ad evitare oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, va a creare un sistema completo e di lungo periodo, tramite il quale possa
 

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realizzarsi un compiuto sistema di produzione e di assorbimento dei biocombustibili in Italia. È comunque fondamentale, per noi, il ruolo che in una legge di tale portata deve assumere la ricerca, in modo da consentire un maggiore sviluppo, un abbattimento dei costi e la selezione di colture, attualmente non diffuse, in grado di ottimizzare le produzioni nel rispetto dell'ambiente. Il Parlamento deve farsi carico di accettare questa scommessa. L'Italia ha l'occasione di inserirsi in un mercato nuovo, che potrebbe generare una decisiva e fondamentale spinta affinché l'agricoltura affronti in modo innovativo le sfide del mercato globale a partire da quella fondamentale e strategica della produzione di energia. I carburanti da biomasse così come l'energia solare possono essere parti di un sistema complesso di produzione di energia che permetta l'autosufficienza per sostenere il nostro sviluppo ma anche per garantire la tutela della salute dei cittadini che non possono più accettare che le città diventino sempre più delle «camere a gas».
      L'articolo 1 indica le finalità della proposta di legge. L'articolo 2 definisce i prodotti agroenergetici. L'articolo 3 specifica cosa è l'attività agroenergetica. L'articolo 4 stabilisce gli scopi e le attività delle organizzazioni di produttori agroenergetici. L'articolo 5 prevede che alle forme associate e agli istituti operativi delle organizzazioni di produttori agroenergetici si applichino le disposizioni di cui al decreto legislativo 27 maggio 2005, n. 102. L'articolo 6 dà una definizione precisa dei distretti agroenergetici e demanda alle regioni l'individuazione degli stessi. L'articolo 7 stabilisce appositi incentivi. L'articolo 8 prevede la definizione del Piano agroenergetico nazionale. L'articolo 9 prevede un contributo sotto forma di credito di imposta per lo sviluppo e per l'aumento della produzione di biocarburanti. L'articolo 10 prevede l'emanazione, da parte delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, di apposite disposizioni per l'utilizzo di biocarburanti sui mezzi di trasporto pubblico e negli edifici pubblici e privati, stabilendo che una percentuale tra il 30 e il 50 per cento dei carburanti utilizzati provenga da biocarburanti. L'articolo 11, infine, istituisce un fondo per sostenere ricerche e iniziative di promozione di biomasse e di biocarburanti di origine agricola.
 

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PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1.
(Finalità).

      1. Ai fini della riduzione delle emissioni annue di gas serra e dell'incremento della quota di energia derivante da fonti energetiche rinnovabili, la presente legge reca norme per la valorizzazione, lo sviluppo e la diversificazione dei prodotti agroenergetici, definiti ai sensi dell'articolo 2 della medesima legge, allo scopo di contribuire all'attuazione e al raggiungimento degli obiettivi della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, fatta a New York il 9 maggio 1992, e resa esecutiva con la legge 15 gennaio 1994, n. 65, nonché del Protocollo di Kyoto alla medesima Convenzione, fatto a Kyoto l'11 settembre 1997, e reso esecutivo con la legge 1o giugno 2002, n. 120.
      2. Ai fini di cui al comma 1, la presente legge, in particolare:

          a) stabilisce le modalità e i criteri per il raggiungimento di risultati ottimali in termini di riduzione delle emissioni inquinanti e di miglioramento dell'efficienza energetica come asse strategico per lo sviluppo del sistema economico nazionale;

          b) incentiva l'incremento della produzione e dell'impiego diretto di fonti di energia rinnovabile con riferimento ai biocarburanti di origine agricola, mediante forme e pratiche di produzione rispettose dell'ambiente ed eco-sostenibili;

          c) definisce e disciplina i prodotti e l'attività agroenergetica;

          d) fissa gli scopi e specifica le attività delle organizzazioni dei prodotti agroenergetici;

          e) reca la definizione dei distretti agroenergetici;

          f) prevede la concessione di appositi incentivi e di un credito di imposta.

 

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Art. 2.
(Prodotti agroenergetici).

      1. Sono definiti prodotti agroenergetici i prodotti provenienti dalla coltivazione del fondo, dalla silvicoltura e dall'allevamento di animali e dalle attività connesse, utilizzati per la produzione di energia.
      2. In conformità alle disposizioni recate dalla normativa comunitaria in materia di utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, e in particolare delle direttive 2003/30/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'8 maggio 2003, resa esecutiva con il decreto legislativo 30 maggio 2005, n. 128, e 2001/77/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2001, resa esecutiva con il decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, si applicano, ai fini della presente legge, le definizioni recate dalle citate direttive, in quanto compatibili, e si intende per:

          a) «biocarburante», un carburante liquido o gassoso per i trasporti ricavato dalla biomassa;

          b) «biomassa», la parte biodegradabile dei prodotti, dei rifiuti e dei residui provenienti dall'agricoltura, comprendente sostanze vegetali e animali, dalla silvicoltura e dalle industrie connesse;

          c) «energia di origine agricola», l'energia eolica, idroelettrica, solare e fotovoltaica prodotte da impianti condotti da imprenditori agricoli, singoli o associati, localizzati in aree rurali o forestali a destinazione agricola prevalente.

Art. 3.
(Attività agroenergetica).

            1. Si intende per attività agroenergetica quella svolta dall'azienda agricola, anche in forma associata o cooperativa, diretta alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione dei prodotti agroenergetici ottenuti prevalentemente dalla coltivazione

 

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del fondo o del bosco o dall'allevamento di animali e dalle attività connesse, nonché le attività dirette alla produzione e alla cessione di energia, sotto qualsiasi forma, ottenuta mediante l'utilizzazione prevalente degli stessi prodotti agreoenergetici.
      2. L'attività agroenergetica è qualificata attività connessa a quella agricola ai sensi e per gli effetti del terzo comma dell'articolo 2135 del codice civile.
      3. Le imprese agricole che producono energia di origine agricola e che la utilizzano per lo svolgimento delle attività agricole o per attività ad esse connesse sono esenti dal pagamento delle relative accise e imposte di fabbricazione.
Art. 4.
(Organizzazioni di produttori agroenergetici).

      1. Le organizzazioni di produttori agroenergetici hanno come scopo principale la commercializzazione, la trasformazione, secondo il caso in biomassa, in biocombustibili o in biocarburanti, dei prodotti agroenergetici dei produttori aderenti per i quali sono riconosciute, nonché la relativa produzione di energia e la cessione della stessa, e in particolare di:

          a) assicurare la programmazione della produzione e l'adeguamento della stessa alla domanda, dal punto di vista quantitativo e qualitativo;

          b) concentrare l'offerta e commercializzare direttamente la produzione degli associati, nonché trasformare la stessa produzione in energia e cederla secondo le modalità previste dalla normativa vigente;

          c) ridurre i costi di produzione e stabilizzare i prezzi alla produzione;

          d) promuovere pratiche colturali e tecniche di produzione rispettose dell'ambiente e del benessere degli animali, allo scopo di migliorare la qualità delle produzioni e l'igiene degli alimenti, di tutelare la qualità delle acque, dei suoli e del paesaggio e di favorire la biodiversità, nonché promuovere processi certi e verificabili di rintracciabilità,

 

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anche ai fini dell'assolvimento degli obblighi di cui al regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002;

          e) assicurare la trasparenza e la regolarità dei rapporti economici con gli associati nella determinazione dei prezzi di vendita dei prodotti e dell'energia da questi ottenuta;

          f) realizzare iniziative dirette alla razionalizzazione della logistica;

          g) promuovere, sperimentare e adottare tecnologie innovative;

          h) promuovere azioni atte a favorire l'accesso a nuovi mercati nazionali e internazionali, anche attraverso l'apertura di sedi o di uffici commerciali.

      2. Per la realizzazione di programmi finalizzati all'attuazione degli scopi di cui al comma 1, le organizzazioni di produttori agroenergetici costituiscono fondi di esercizio alimentati da contributi degli aderenti, calcolati in base ai quantitativi o al valore dei prodotti effettivamente commercializzati.
      3. I fondi di cui al comma 2 possono essere integrati da finanziamenti pubblici, in conformità a quanto disposto in materia di aiuti di Stato dalla normativa comunitaria, nell'ambito delle risorse allo scopo finalizzate a legislazione vigente.
      4. Ai fini dei requisiti e del riconoscimento delle organizzazioni di produttori agroenergetici, si applicano le disposizioni di cui agli articoli 3 e 4 del decreto legislativo 27 maggio 2005, n. 102.

Art. 5.
(Forme associate e istituti operativi delle organizzazioni di produttori agroenergetici).

      1. Al settore agroenergetico e alle organizzazioni di produttori agroenergetici si applicano le disposizioni di cui agli articoli 5, 6, 7, 9, 10, 11, 12, 13 e 14 del decreto legislativo 27 maggio 2005, n. 102.

 

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      2. Le organizzazioni di produttori agroenergetici e le loro forme associate di cui al comma 1 del presente articolo hanno priorità nella partecipazione e nella realizzazione degli interventi nel settore agroenergetico di cui all'articolo 2-quater del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, e successive modificazioni, con particolare riguardo alle misure di cui ai commi da 5 a 8 dello stesso articolo 2-quater.
Art. 6.
(Distretti agroenergetici).

      1. Si definiscono distretti agroenergetici d'interesse locale i sistemi produttivi caratterizzati da un'identità territoriale omogenea derivante dalla diffusione in ambito locale dell'attività agroenergetica e dall'utilizzo dei relativi prodotti sia per la loro commercializzazione sia per la loro trasformazione in energia.
      2. Si definiscono distretti agroenergetici diffusi i sistemi produttivi locali, anche a carattere interregionale, caratterizzati da un'interrelazione e da un'interdipendenza produttive tra le imprese agricole a indirizzo agroenergetico e le imprese che utilizzano le relative produzioni agroenergetiche.
      3. Le regioni, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, provvedono all'individuazione dei distretti agroenergetici di cui ai commi 1 e 2.

Art. 7.
(Incentivi).

      1. Ove i prodotti agroenergetici siano utilizzati per la generazione di energia elettrica sulla base di un'intesa di filiera o di un contratto quadro ai sensi del comma 3 dell'articolo 2-quater del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, e successive modificazioni, ai relativi produttori, su tutta l'energia che generano

 

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e senza limitazioni relative alla potenza oraria minima emessa e in deroga a quanto previsto dall'articolo 1, comma 87, della legge 23 agosto 2004, n. 239, sono riconosciuti gli incentivi previsti dall'articolo 11 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, e successive modificazioni, e dalle relative norme di attuazione.
      2. Gli impianti di produzione di energia elettrica realizzati da produttori agroenergetici o da soggetti rientranti nell'ambito delle disposizioni di cui agli articoli 4, 5 e 6 della presente legge, alimentati a partire da prodotti agroenergetici, sono considerati impianti di microgenerazione ai sensi dei commi 85-bis e 86 dell'articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239, e successive modificazioni.
      3. Ai fini della promozione e dello sviluppo delle fonti agroenergetiche e a tutela della diversificazione degli approvvigionamenti e dell'ambiente, il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con i Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, delle politiche agricole alimentari e forestali e delle infrastrutture e dei trasporti, promuove, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, uno o più accordi di programma con gli operatori, con gli istituti di ricerca e con le regioni interessati per la ricerca e per l'utilizzo di tecnologie avanzate e ambientalmente sostenibili per la produzione di energia elettrica o di altre forme di energia, nonché di combustibili e di carburanti, basati sull'utilizzo di prodotti agroenergetici.
      4. All'energia elettrica prodotta utilizzando prodotti agroenergetici si applicano le disposizioni di cui al decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387.
Art. 8.
(Piano agroenergetico nazionale).

      1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, d'intesa con il Tavolo agroalimentare, di cui all'articolo 20 del decreto legislativo

 

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18 maggio 2001, n. 228, e con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, con proprio decreto definisce il Piano agroenergetico nazionale nel quale sono indicati:

          a) il quantitativo di biocarburanti da immettere in consumo ai sensi dell'articolo 2-quater del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, e successive modificazioni, nonché la quantità di energia di origine agricola da assicurare mediante impianti condotti da imprenditori agricoli singoli o associati;

          b) la pianificazione delle superfici, anche forestali, e delle coltivazioni necessarie ad assicurare la produzione di cui alla lettera a), nonché la pianificazione, nell'osservanza rigorosa dei vincoli paesaggistici e ambientali, delle aree rurali destinate a tale produzione;

          c) i criteri e le modalità per accedere agli incentivi di cui all'articolo 7 a sostegno della realizzazione di impianti per la produzione di energia da biomasse;

          d) gli interventi finalizzati allo sviluppo di progetti locali di integrazione tra filiere produttive di energie di origine agricola e utilizzatori finali.

Art. 9.
(Credito di imposta).

      1. Alle imprese agricole che effettuano investimenti finalizzati ad aumentare la produzione di biomassa destinata alla produzione di biocarburanti è attribuito, a decorrere dall'anno 2009, un contributo in forma di credito di imposta entro il limite massimo di spesa di 100 milioni di euro annui. Il credito di imposta non è cumulabile con altri aiuti di Stato a finalità regionale o con altri aiuti che hanno per oggetto investimenti che fruiscono di un credito di imposta.

 

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      2. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, con proprio decreto, individua le tipologie di investimento ammesse al credito di imposta di cui al comma 1 e stabilisce le relative modalità di accesso.
Art. 10.
(Riduzione dell'inquinamento atmosferico nelle città).

      1. Al fine della riduzione dell'inquinamento atmosferico nelle città e del raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni fissati dal citato Protocollo di Kyoto, reso esecutivo con la legge 1o giugno 2002, n. 120, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, emanano apposite disposizioni per assicurare l'impiego di biocarburanti nei mezzi di trasporto pubblico e nel riscaldamento degli edifici pubblici a qualsiasi titolo utilizzati, in misura non inferiore al 30 per cento per gli anni 2009-2014 e non inferiore al 50 per cento a decorrere dall'anno 2015.
      2. Ai proprietari, ad esclusione dei proprietari di un immobile adibito a prima abitazione, di edifici privati che dimostrano in maniera documentabile l'impiego di biocarburante per fini energetici o di riscaldamento per almeno il 50 per cento del totale dei combustibili impiegati annualmente i comuni possono applicare una riduzione dell'imposta comunale almeno pari al 20 per cento.

Art. 11.
(Fondo per la promozione delle energie di origine agricola).

      1. A decorrere dal 1o gennaio 2009 è istituito presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali il Fondo per la promozione delle energie di origine

 

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agricola finalizzato al sostegno di programmi, ricerche e iniziative di promozione della produzione e dell'utilizzo delle biomasse e dei biocarburanti. Lo stanziamento triennale relativo al Fondo è determinato in sede di legge finanziaria.
      2. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro dello sviluppo economico, previa intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, adotta il decreto relativo alle modalità di accesso al Fondo di cui al comma 1 del presente articolo.