• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

link alla fonte

Atto a cui si riferisce:
C.4/04769 PATARINO, SBAI, FAENZI, MANCUSO, CATANOSO, BECCALOSSI, SCANDROGLIO, DI VIRGILIO, DIMA, TADDEI, BOCCIARDO, CASTELLANI, CASTIELLO, DI CATERINA, NASTRI, ROSSO, MUSSOLINI, FRANZOSO, PORCU, SCELLI,...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-04769 presentata da CARMINE SANTO PATARINO
mercoledì 28 ottobre 2009, seduta n.240
PATARINO, SBAI, FAENZI, MANCUSO, CATANOSO, BECCALOSSI, SCANDROGLIO, DI VIRGILIO, DIMA, TADDEI, BOCCIARDO, CASTELLANI, CASTIELLO, DI CATERINA, NASTRI, ROSSO, MUSSOLINI, FRANZOSO, PORCU, SCELLI, CRISTALDI, ANGELA NAPOLI, MARIO PEPE (PdL), D'IPPOLITO VITALE, MINASSO, PALUMBO, DE CAMILLIS, DIVELLA, FUCCI e LAMORTE. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:

nel marzo del corrente anno il Centro servizi sociali per l'adozione internazionale (CSSAI), ente autorizzato ai sensi della legge n. 184 del 1983 allo svolgimento di pratiche di adozioni internazionali in Romania, con distinte istanze chiedeva alla CAI, Commissione per le adozioni internazionali presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, l'autorizzazione ad estendere la sua attività all'Ucraina e alla Federazione russa;

in particolare, in Ucraina erano autorizzati ad operare 19 enti, recentemente ridottisi a 17, poiché l'ente Nova (nel 2007) ha rinunciato all'autorizzazione e l'ente Gioia (nel 2009) ha cessato l'attività per intervenuta revoca delle autorizzazioni;

si è, così, creato un vuoto che non è stato colmato, non consentendo di utilizzare al massimo le opportunità determinatesi per l'Italia di incrementare notevolmente il numero delle adozioni in Ucraina, anche per l'abbandono del sistema delle quote Paese;

a fronte di circa 1500 adozioni internazionali programmate dall'Ucraina, questo anno sono state presentate poco più di 800 richieste;

pertanto, pur essendoci per molte altre coppie italiane la possibilità di adottare, molte di esse non riescono a trovare un ente che possa seguirle nel procedimento di adozione in Ucraina;

sarebbe, per questo, quanto mai opportuno che fossero autorizzati ad operare in tale Paese altri enti;

la CAI, preso atto delle istanze predette del CSSAI, con atti del 7 aprile 2009, comunicava l'avvio dei procedimenti amministrativi, incaricava dell'istruttoria il dirigente generale della segreteria tecnica e si assegnava, per la conclusione dell'iter, il termine di giorni 120, prorogabili per ulteriori 30;

detto termine, mai prorogato, è scaduto il 5 agosto 2009, senza che i procedimenti siano stati conclusi con formali deliberazioni;

per quanto riguarda l'istanza di estensione dell'autorizzazione alla Federazione russa, furono chiesti chiarimenti, puntualmente forniti dal CSSAI;

per quanto invece riguarda l'istanza di estensione dell'autorizzazione all'Ucraina, la CAI, con decisione del 10 settembre 2009, pur senza pronunciarsi formalmente, esprimeva l'orientamento al non accoglimento, per i seguenti motivi:

a) non sarebbe soddisfatto il requisito di cui all'articolo 39-ter, comma 1, lettera f) della legge n. 184 del 1983 e di cui all'articolo 19 della delibera della Commissione n. 13 del 2008, in quanto il programma di intervento presentato dall'ente nell'ambito dell'attività di cooperazione sarebbe «di minimo impegno economico e sostanzialmente volto a limitate attività conoscitive quali 1) lo svolgimento principalmente di "verifiche" sulle strutture e dotazioni dell'istituto e 2) la "programmazione" di indagini diagnostiche sui minori colà istituzionalizzati»;

b) tale programma di intervento sarebbe tale da consentire una piena conoscenza da parte dell'ente delle caratteristiche di tutti i minori ospitati nell'istituto, nel quale l'intervento stesso si svolge. Ciò determinerebbe un indiretto aggiramento dei principi e criteri sottesi agli articoli 6 e 12, comma 9, della citata delibera n. 13 del 2008;

c) essendo già autorizzati ad operare in Ucraina 17 enti, tale «forte presenza» renderebbe «del tutto superflua la presenza di altri enti italiani, essendo quelli già autorizzati sufficienti a garantire la realizzazione di adozioni in Ucraina da parte delle coppie italiane» in attesa. Ciò anche in considerazione dell'assenta «costante riduzione in tale Paese del numero di minori indirizzati all'adozione internazionale»;

all'ente veniva assegnato il termine di 30 giorni per eventuali integrazioni e/o osservazioni;

i motivi di perplessità enunciati dalla CAI non appaiono fondati, per i seguenti motivi:

quanto al punto 1): Ai sensi dell'articolo 39-ter, 1o comma, lettera f), della legge n. 184 del 1983, per ottenere l'autorizzazione e per conservarla, gli enti devono «impegnarsi a partecipare ad attività di promozione dei diritti dell'infanzia, preferibilmente attraverso azioni di cooperazione allo sviluppo, anche in collaborazione con le organizzazioni non governative, e di attuazione del principio di sussidiarietà dell'adozione internazionale nei Paesi di provenienza dei minori»;

l'articolo 19 della delibera n. 13/2008/SG del 28 ottobre 2008 stabilisce che «Nell'istanza di autorizzazione, l'ente specifica e documenta adeguatamente le attività di promozione dei diritti dell'infanzia e di attuazione dei principio di sussidiarietà, che si è impegnato a realizzare nel Paese in cui chiede di essere autorizzato ad operare»;

l'ente, con la domanda di autorizzazione in Ucraina, presentò uno specifico progetto di cooperazione denominato «Adottiamo il futuro dei bambini di Boyarka». Tale progetto, che attualmente è in fase di esecuzione, è stato concordato con l'Orfanotrofio Kievo-Sviatoshinskhy di Boyarka nella regione di Kiev e con il dipartimento dell'istruzione del quartiere Kievo- Sviatoshinskhy e tende a migliorare le condizioni di vita, dal punto di vista ambientale e sanitario, dei minori ospiti dell'istituto di Boyarka (Kiev). Esso prevede una prima fase di attività propedeutiche di accertamento e verifica, una fase di programmazione degli interventi atti ad eliminare le carenze riscontrate nella fase di accertamento ed una successiva fase di realizzazione degli interventi concreti. In sostanza, la logica seguita è questa: verifichiamo le necessità e, sulla base di quanto risulterà da tali verifiche, programmiamo e attuiamo gli interventi con creti per eliminare le carenze dimostrate e migliorare le condizioni di vita dei minori ospitati in istituto;

l'impegno economico per questo primo intervento è di euro 11.500 e tale importo non è elevato, in quanto correlato con le attuali possibilità economiche dell'ente, che da alcuni anni non è operativo in Romania, in conseguenza della sospensione in tale Paese delle adozioni internazionali e non ancora autorizzato per l'Ucraina e per la Federazione Russa;

tale impegno andrebbe, peraltro, raffrontato con quello dei 17 enti già operanti in Ucraina e per molti di essi non particolarmente elevato;

il progetto non è, comunque, volto a limitate attività conoscitive, ma si estende ad interventi di risanamento ambientale di servizi igienici, di dormitori, dell'infermeria, atti a migliorare le condizioni di vita dei minori ospiti dell'orfanotrofio;

quanto al punto 2) è evidente che il semplice finanziamento di screening diagnostici non consente la conoscenza delle caratteristiche individuali dei minori;

quanto al punto 3): l'articolo 12, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 108 del 2007 testualmente recita: «Con il provvedimento di autorizzazione la Commissione, tenuto conto delle risorse umane ed organizzative dell'ente: a) indica i Paesi o le aree geografiche in cui l'ente è autorizzato ad operare, anche in considerazione del numero di enti già accreditati e degli accordi bilaterali esistenti»;

il numero degli enti già autorizzati ad operare in un determinato Paese è, pertanto, uno dei criteri dei quali la Commissione deve tenere conto nel valutare la richiesta di autorizzazione;

afferma la Commissione, con riferimento anche alla sua delibera n. 13 del 2008, la necessità di tenere conto del numero degli enti già autorizzati ad operare nel Paese richiesto e al numero complessivo delle adozioni concluse. E, dovrebbe aggiungersi, anche del numero delle coppie in attesa (sempre esorbitante rispetto al numero delle adozioni concluse, tanto che solo un terzo delle coppie italiane dichiarate idonee riesce effettivamente ad adottare) e delle possibilità di incrementare il numero delle adozioni nel Paese per il quale l'autorizzazione è richiesta;

ebbene, come detto, il numero degli enti autorizzati ad operare in Ucraina si è ridotto da 19 a 17, poiché l'ente Nova ha rinunciato all'autorizzazione e l'ente Gioia ha cessato l'attività per intervenuta revoca delle autorizzazioni;

si è, così, creato un vuoto che non è stato colmato e i 17 enti già operanti in Ucraina non sono sufficienti, tanto che numerosissime coppie disponibili ad adottare in Ucraina non trovano un ente autorizzato disposto ad accoglierle e spesso, dopo il decorso di un anno in inutili ricerche, vedono decadere il decreto di idoneità;

in Ucraina il numero dei minori dai 10 anni in su che non riescono a trovare una famiglia è sempre elevatissimo e le autorità ucraine non fanno che sollecitare il deposito di maggiori domande per tali fasce di età. Il numero delle adozioni in Ucraina da parte di coppie italiane è in crescita: 239 adozioni nel 1o semestre 2008, 284 adozioni nel 1o semestre 2009 (dati ricavati dal «Rapporto sui fascicoli dal 1o gennaio al 30 giugno 2008» e dal «Rapporto sui fascicoli dal 1o gennaio al 30 giugno 2009», pubblicati dalla Commissione);

e tale tendenza alla crescita, non ancora sufficiente rispetto alle ampie possibilità di adozione in Ucraina di minori di età superiore ai 9 anni, renderebbe opportuno autorizzare ancora qualche ente. Ad oggi risultano depositati al Dipartimento di Stato per l'adozione e la protezione dei diritti del minore presso il Ministero ucraino della famiglia, della gioventù e dello sport circa 800 fascicoli, rispetto ai 1500 richiesti dalle autorità ucraine e le numerosissime coppie italiane in attesa e che non riescono a trovare un ente disponibile ad accoglierle, potrebbero giovarsi della presenza in Ucraina di qualche altro ente, oltre ai 17 già operanti, aumentando, così il numero delle adozioni;

le ancora ampie possibilità di depositare fascicoli e di effettuare altre adozioni sono confermate dalla recente decisione delle autorità ucraine - conseguente all'insufficiente numero delle richieste finora registrato - di prolungare il tempo di deposito di nuovi fascicoli anche successivamente al mese di ottobre 2009;

tutto ciò non giustifica il comportamento della CAI, fortemente contrario, per ragioni inspiegabili, all'ingresso di altri enti in Ucraina -:

se il Presidente del Consiglio dei ministri o suo delegato, sia a conoscenza della situazione descritta e quale sia la sua valutazione;

quali opportune iniziative intenda adottare;

se vi siano altri enti che hanno chiesto l'autorizzazione ad operare in Ucraina o nella Federazione Russa;

se gli enti attualmente operanti in Ucraina abbiano presentato nel 2009 progetti di solidarietà e, in caso positivo, di quali importi.(4-04769)