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Atto a cui si riferisce:
C.2576 Modifica all'articolo 36 della legge 6 dicembre 1991, n. 394, concernente l'istituzione dell'area marina protetta di Capo Palinuro e dei sistemi dunali del litorale cilentano



XVI LEGISLATURA
CAMERA DEI DEPUTATI

   N. 2576


 

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PROPOSTA DI LEGGE
d'iniziativa dei deputati
CASTIELLO, BARBIERI, BIANCOFIORE, CASSINELLI, CATANOSO GENOESE, CAZZOLA, CESARO, CIRIELLI, COLUCCI, COSENZA, DI CATERINA, DI VIRGILIO, DIVELLA, FUCCI, IAPPICA, LA LOGGIA, LEHNER, MALGIERI, MIGLIORI, PAGLIA, PELINO, MARIO PEPE (PD), PICIERNO, PUGLIESE, SBAI, SOGLIA, SPECIALE, TADDEI, TAGLIALATELA, TORRISI, VALENTINI, VELLA
Modifica all'articolo 36 della legge 6 dicembre 1991, n. 394, concernente l'istituzione dell'area marina protetta di Capo Palinuro e dei sistemi dunali del litorale cilentano
Presentata il 1o luglio 2009


      

Onorevoli Colleghi! - Il mare è una delle risorse più preziose del pianeta e per molto tempo è stato trattato come un bene inesauribile cui poter attingere senza regole e senza rispetto; in alcuni casi questo sfruttamento selvaggio ha provocato danni molto gravi e in alcuni casi irreversibili.
      In particolare, le grotte marine sono ambienti contenenti ecosistemi basati su particolari equilibri estremamente vulnerabili alle alterazioni dovute alle attività antropiche.
      Tali attività possono provocare conseguenze sugli ambienti marino-costieri riassumibili essenzialmente in cambiamenti della morfologia costiera (fenomeni erosivi e urbanizzazione delle coste) e in inquinamento delle acque. La problematica dell'erosione delle coste, inoltre, non è solo un processo naturale ma è anche un danno provocato dalla cattiva gestione del territorio e dei bacini fluviali.
      Non secondario è l'effetto dell'urbanizzazione della fascia costiera, spesso caratterizzata
 

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da edifici costruiti in assenza di qualsiasi licenza edilizia. Non bisogna inoltre dimenticare l'inquinamento delle acque causato dall'immissione continua di inquinanti derivanti da scarichi fognari, reflui industriali, dilavamento delle strade e altro, l'inquinamento causato dalle attività di esercizio di natanti quali lavaggio delle cisterne, scarico delle acque di zavorra e di sentina, vernici antivegetative e, per ultimo, ma non per importanza, l'inquinamento accidentale causato da incidenti come naufragi, operazioni ai terminali, blow-out da piattaforme e rottura di condotte.
      Il sistema delle grotte di Capo Palinuro e delle dune del litorale cilentano rappresenta un ambiente di grande valore ecologico, ambientale e paesistico, nonché una considerevole attrattiva turistica a cui sono connesse attività economiche significative.
      L'orogenesi di Capo Palinuro risale prevalentemente al giurassico inferiore. Il sistema presenta faglie con direzioni principali est/ovest e nord/sud, le cui microfratturazioni hanno consentito un'importante circolazione sotterranea di acque con un considerevole carsismo della roccia carbonatica e il formarsi di cavità sotterranee, in tempi successivi immerse o emerse a seconda della variazione nelle ere geologiche del livello medio del mare. Infatti nel corso dell'ultima glaciazione (che ha avuto termine intorno a 10.000 anni fa) l'enorme quantità di acque imprigionate nelle calotte glaciali causò l'abbassamento del livello medio dei mari di circa 110/115 metri. L'assetto climatico della successiva era quaternaria portò i mari ad assestarsi sul livello attuale intorno ai 2.000-3.000 anni fa. A tale movimento del mare si devono associare nel corso dei millenni i naturali fenomeni di eustatismo e di subsidenza caratteristici di un'area attiva dal punto di vista sismico e vulcanico come è tutto il Tirreno meridionale.
      Tutte la grotte del promontorio di Capo Palinuro, siano esse sommerse oppure emerse, sono considerate a livello ecologico un unicum mondiale: le parti sommerse godono della presenza di particolari biocenosi bentoniche che generano una ricchezza di specie totalmente insolita per un ambiente cavernoso in cui l'accesso alla luce del sole è limitato.
      Questo particolare fenomeno è dovuto, infatti, alla presenza di acque idrotermali di tipo sulfureo, contenenti idrogeno solforato, che hanno permesso lo sviluppo di consistenti popolazioni di solfo-batteri. Grazie all'azione chemio-sintetica di questi batteri si ottiene sostanza organica, ovviando il problema di mancanza di attività fotosintetica per carenza di luce.
      Inoltre, anche la parte emersa è un luogo di incomparabile valore ambientale-paesistico, non solo per la sua ricchezza di stalattiti e stalagmiti, ma anche per i peculiari fenomeni di rifrazione che danno alle acque quel particolare colore da cui proviene il nome della grotta.
      In virtù di tale specialità orogenetica, idrogeologica e ambientale, l'intero complesso delle grotte è, insieme a Capo Palinuro, incluso in un sito di importanza comunitaria (SIC) e in una zona di protezione speciale (ZPS) ai sensi della direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992. Oltre al SIC e alla ZPS Capo Palinuro, anche le acque antistanti il promontorio e quelle limitrofe sia verso nord che verso sud sono classificate come SIC e ZSP nella rete «Natura 2000» della citata direttiva, a tutela delle scogliere sommerse e delle praterie di posidonia (Posidonia oceanica) ivi presenti. Inoltre, tutta l'area di Capo Palinuro è considerata di particolare importanza per la migrazione di uccelli pelagici come il gabbiano corso (Larus audouinii).
      Occorre inoltre considerare che già nel formulario «Natura 2000» relativo ai SIC e alle ZPS citati si rileva che le grotte e gli ambienti naturali in esame sono sottoposti ad una forte pressione ambientale, dovuta a un eccesso di imbarcazioni turistiche e di subacquei, che minaccia la salvaguardia di tale inestimabile valore ecologico naturalistico e paesaggistico.
      Oltre agli ambienti di notevole pregio ambientale presenti nelle grotte e nei fondali antistanti Capo Palinuro, nell'area costiera limitrofa è presente un'altra tipologia di habitat che richiede particolari
 

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tutela e gestione. Si tratta dei sistemi dunali presenti sia nel comune di Camerota a sud di Capo Palinuro, sia a nord, nelle zone costiere dei comuni di Centola e di Pisciotta.
      Le dune costiere svolgono un «ruolo tampone» nei confronti del mare attraverso comunità vegetali psammofili ad elevata biodiversità e risultano particolarmente sensibili all'erosione e all'impatto antropico di vario genere, prevalentemente connesso a sfruttamenti turistici delle zone costiere.
      Le dune del Mingardo, già sottoposte a tutela particolare poiché incluse nei SIC «Pareti rocciose di Cala del Cefalo» (IT8050038) e «Scoglio del Mingardo e spiaggia di Cala del Cefalo» (IT 8050041), includono l'habitat prioritario per la rete «Natura 2000» delle «dune costiere con Juniperus spp.» e altri ecosistemi dunali come le dune mobili embrionali e le dune mobili del cordone litorale (le cosiddette «dune bianche»), caratterizzate dalla presenza dello sparto pungente (Ammophilia arenaria), un'alta graminacea adatta a contrastare efficacemente l'azione del vento e l'insabbiamento grazie a rizomi molto resistenti. Occorre inoltre ricordare che tali ambienti sono arricchiti dalla presenza delle rarissime specie Primule palinuri e Dianthus rupicola.
      A nord di Capo Palinuro, nei comuni di Centola e di Pisciotta, sono presenti inoltre particolari dune fossili formatesi tra il cretaceo inferiore, iniziato circa 146 milioni di anni fa e il pleistocene, a partire da 1,8 milioni di anni orsono, a causa della deposizione nel tempo delle polveri e dei sedimenti trasportati a mare dalle acque pluviali, sopra i quali veniva sedimentato materiale calcareo da microrganismi marini. A causa dei movimenti tettonici che interessano il bacino del Mediterraneo tali strati di depositi e sedimenti sono stati traslati sulla piattaforma carbonatica preesistente, dove l'azione erosiva fluviale ha continuato a dilavare il suolo trasportando in mare i materiali erosi. Il risultato attuale è quello di dune piaggiate dal mare a testimonianza fossile delle variazioni di livello del mare Mediterraneo dovute ai movimenti tettonici.
      Questi ambienti particolarmente caratteristici, anche nell'ottica della conservazione paesaggistica, sono stati colonizzati da una vegetazione peculiare che ha portato all'instaurarsi di particolari fitocenosi da tutelare in quanto estremamente rare e allo stesso tempo sensibili all'impatto antropico.
      Di conseguenza, una «gestione costiera integrata» delle grotte stesse e dell'intorno marino-costiero basata su una fruizione normalizzata del flusso di imbarcazioni e di subacquei, sulla promozione di attività sostenibili e sulla salvaguardia ambientale risulta essere più che mai determinante per la conservazione di ambienti che rappresentano una ricchezza prioritaria non solo per il territorio cilentano ma per l'intero bacino del Mediterraneo.
      In considerazione delle premesse fatte nasce la necessità di proporre l'istituzione dell'area marina protetta di Capo Palinuro e dei sistemi dunali del litorale cilentano, preposta alla protezione di tali importanti sistemi ecologici e geologici, nonché alla vigilanza delle coste nel rispetto delle normative vigenti in stretta collaborazione con gli organi di tutela attualmente operativi.
      L'obiettivo principale è quello di tutelare, attraverso un controllo programmato, le aree marino-costiere all'interno di un processo di valorizzazione e di fruizione pianificata e sostenibile.
      La gestione territoriale delle grotte del promontorio di Capo Palinuro e dei sistemi dunali del litorale cilentano rappresenta uno strumento essenziale al fine di promuovere una fruizione sostenibile senza compromettere lo svolgimento dei processi naturali che regolano tali ambienti.
      Si ritiene pertanto vincente una strategia territoriale che si avvalga della totalità delle risorse dei vari enti locali competenti che interagiscono nella gestione costiera di Capo Palinuro.
      Infatti, solo grazie ad un'unificazione degli obiettivi è possibile pianificare una
 

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«gestione costiera integrata» di tutti i fattori ambientali e antropici della zona, basata su una concreta e dettagliata conoscenza del territorio.
      In questo modo è possibile ottimizzare gli sforzi nella programmazione dei diversi piani di azione degli enti coinvolti nella gestione costiera di Capo Palinuro.
      Tutto ciò si può concretizzare nel rispetto di ogni ente coinvolto e allo stesso tempo promuovendo, come già detto, l'istituzione di un'area marina protetta che consenta l'integrazione delle singole attività svolte e che permetta di coordinare l'organizzazione e la divulgazione del quadro di azione globale.
 

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PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1.

      1. Al comma 1 dell'articolo 36 della legge 6 dicembre 1991, n. 394, e successive modificazioni, dopo la lettera ee-quater), è aggiunta la seguente:

          «ee-quinquies) Capo Palinuro e sistemi dunali del litorale cilentano».

      2. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare provvede, entro il 31 dicembre 2009, all'istruttoria tecnica necessaria per avviare l'istituzione dell'area marina protetta di cui alla lettera ee-quinquies) del comma 1 dell'articolo 36 della legge 6 dicembre 1991, n. 394, introdotta dal comma 1 del presente articolo.