• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.6/00033 La Camera, esaminata la Nota di aggiornamento al Documento di programmazione economica e finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica 2010-2013, premesso che: rispetto al...



Atto Camera

Risoluzione in Assemblea 6-00033 presentata da MAINO MARCHI testo di martedì 6 ottobre 2009, seduta n.227
La Camera,
esaminata la Nota di aggiornamento al Documento di programmazione economica e finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica 2010-2013,
premesso che:
rispetto al Documento di programmazione economica e finanziaria presentato a luglio, sono soltanto due le effettive novità rappresentate dalla nota di aggiornamento all'esame. La prima è relativa alle previsioni a breve termine dell'economia, in cui si riconosce un andamento lievemente migliore - meglio sarebbe dire: leggermente meno peggiore - di quello stimato a luglio, in relazione a eventi congiunturali estivi corroborati anche dagli organismi internazionali: il Pil italiano nel 2009 viene previsto in riduzione del 4,8 per cento invece del 5,2 per cento di luglio;
resta, tuttavia, inalterato il dato relativo alla comparazione fra la profondità e durezza della crisi italiana al confronto con gli altri paesi. Nel 2009 la recessione conseguente alla crisi finanziaria internazionale ha colpito l'Italia più di ogni altro paese al mondo, esclusi soltanto Giappone e Germania, che però nell'aggiornamento di settembre continuano ad evidenziare una stima negativa ma migliore rispetto a luglio. Questa situazione, evidentemente, non è ascrivibile soltanto alla posizione strutturale dell'economia nazionale, fortemente esposta alla contrazione del commercio mondiale, ma anche all'insufficiente e colpevolmente ritardataria politica anticiclica messa in atto dal Governo. Nel 2008, infatti, come certifica anche la Nota di aggiornamento in esame, il contributo strutturale del saldo di bilancio è stato positivo per quasi mezzo punto di Pil. La politica economica interna si è mossa in modo da aggravare la crisi e non da contrastarla;
la seconda novità è relativa all'emersione di un flusso temporale di risparmi sulla spesa per interessi da qui al 2013, che riflette l'abbassamento dei tassi internazionali e, quindi, del costo di finanziamento dell'ingente debito pubblico nazionale. Si tratta di risparmi pari a circa 2,5 miliardi nel 2010, 3,5 miliardi nel 2011, 5 miliardi nel 2012, 4,2 miliardi nel 2013. Solo una parte della minore spesa per interessi, tuttavia, viene programmaticamente utilizzata per facilitare, a partire dal 2011, il rientro della finanza pubblica verso parametri più equilibrati. Per quanto riguarda i risparmi del 2010 e una parte di quelli relativi ai restanti anni, essi vengono comunque allocati a sostenere altre voci di spesa;
in questo quadro, particolarmente significativo è il dato relativo al saldo primario; con riferimento al 2009, la conferma rispetto al DPEF dell'incidenza dell'indebitamento netto sul PIL al 5,3 per cento sconta un miglioramento in valore assoluto del saldo di bilancio pari a 368 milioni, quale risultante di una riduzione della spesa per interessi (-1,7 miliardi), quasi completamente assorbita dal peggioramento (-1,3 miliardi) del saldo primario, che diventa ulteriormente negativo. È il caso di ricordare che il saldo primario, risultato della differenza fra le entrate totali e le uscite totali al netto degli interessi passivi, costituisce un indicatore utile per misurare l'impegno del decisore di bilancio nel risanamento della finanza pubblica, poiché la spesa per gli interessi non è direttamente influenzabile;
non si possono, pertanto, sottacere almeno tre elementi di forte criticità che permangono nell'impostazione programmatica della politica economica del Governo. Il primo riguarda il futuro della politica monetaria europea, e quindi delle tendenze dei tassi d'interesse, da cui dipende una componente fondamentale dei nostri conti pubblici. Non basta registrare gli effetti positivi della riduzione dei tassi d'interesse, occorre sostenere in ogni sede, europea e internazionale, che la politica monetaria deve continuare a fare il suo dovere anche nei prossimi anni, evitando di ricadere in una ortodossia scolastica secondo cui, ai primi segnali di ripresa, l'inflazione non potrà che ripartire e i tassi non potranno che aumentare. Questa idea, del tutto scolastica, rischia di diventare la classica profezia che si auto-avvera, e i Governi, per primo quello italiano, devono contrastarla. In merito, non è di buon auspicio che né il DPEF originario né questa Nota di aggiornamento dicano meno di nulla;
il secondo elemento critico riguarda il quadro programmatico a medio termine. Nel triennio 2011-2013, sostiene la Nota, torneremo a crescere al 2 per cento all'anno. Restano, però, del tutto indeterminate le politiche attive, gli interventi concreti, l'azione di governo a sostegno di tali previsioni. Il ministro dell'economia ha spesso definito le previsioni economiche delle mere congetture, ma in questo caso è lui stesso ad avanzare una pura congettura non corroborata da un solido impianto di politiche a medio termine, né sul piano fiscale né su quello industriale. Il Governo continua ad agire in maniera estemporanea e non è in grado di proporre una vera strategia di uscita strutturale dalla crisi al sistema Italia;
il terzo elemento fortemente critico è l'evoluzione programmatica della composizione della spesa pubblica italiana. Da qui al 2013 è previsto un aumento di 10 miliardi di euro per i consumi intermedi, di 26 miliardi per le pensioni, di 25 miliardi per la spesa per interessi, di 15 miliardi per la spesa sanitaria, mentre al contempo gli investimenti pubblici sono previsti ridursi di 7 miliardi. Emerge con chiarezza che il Governo non ha ancora assunto nelle sue prospettive politiche l'obiettivo, che è invece prioritario, di intervenire sulla qualità e sulla composizione della spesa pubblica, di applicare il nuovo metodo dei costi standard, di contrastare con un serio lavoro quotidiano le tendenze inerziali di alcuni grandi comparti di spesa. È urgente e prioritario, invece, che ciò avvenga, anche velocizzando l'attuazione degli strumenti previsti nella legge 42 del 2009 in materia di federalismo fiscale, impegna il Governo a destinare le maggiori risorse rivenienti dalla diminuzione della spesa per interessi, oggi allocate in modo indistinto e, pertanto, utilizzate per finanziare in modo inerziale le tendenze della spesa, al sostegno del potere d'acquisto delle famiglie tramite dirette e specifiche misure di ampliamento delle detrazioni fiscali per il lavoro dipendente, le pensioni, i carichi familiari.
(6-00033) «Marchi, Baretta, Fluvi, Bersani, Boccia, Calvisi, Capodicasa, Duilio, Genovese, Cesare Marini, Nannicini, Andrea Orlando, Rubinato, Vannucci, Ventura».