• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/00205 La XIII Commissione, premesso che: da oltre due anni il settore dell'allevamento nazionale del coniglio da carne (cunicoltura) è in crisi e si sta verificando un...



Atto Camera

Risoluzione in Commissione 7-00205 presentata da NUNZIA DE GIROLAMO
martedì 15 settembre 2009, seduta n.214
La XIII Commissione,

premesso che:

da oltre due anni il settore dell'allevamento nazionale del coniglio da carne (cunicoltura) è in crisi e si sta verificando un drastico ridimensionamento delle imprese cunicole, nonostante i consumi nazionali siano in costante, seppur graduale, crescita;


nel medesimo periodo è stata immessa al consumo una crescente quantità di carni di coniglio importate, prive delle indicazioni dei requisiti di qualità e soprattutto dell'indicazione in etichetta dei Paesi di allevamento di origine;


le quotazioni del coniglio vivo nel corso del 2007 sono scese del 16 per cento a fronte di un incremento dei costi generali, in particolare dei mangimi, con una perdita per gli allevatori di oltre 0,30 euro per chilogrammo di coniglio vivo prodotto;


dall'inizio del 2009, dopo una discreta ripresa e pur in presenza di una contrazione dell'offerta nazionale, i listini sono ulteriormente crollati; con un costo di produzione di circa 1,80 euro al chilo ed un prezzo di vendita dei conigli da macello di 1,50 euro al chilo si produce una perdita per gli allevatori di 0,30 euro al chilo;


fino al 2007 la cunicoltura italiana deteneva il primato di produzione a livello comunitario ed europeo, con 93.500 tonnellate di prodotto, equivalente a 67,5 milioni di capi all'anno, pari al 54 per cento del totale della produzione, mentre a livello mondiale era seconda soltanto alla Cina; prima della crisi, in Italia, si contavano circa 5.000 allevamenti cunicoli, di cui 1.600 professionali, 51 macelli con bollo CEE e 14 mangimifici medio grandi;


circa il 60 per cento-70 per cento del consumo nazionale di carni di coniglio è concentrato nelle aree campane, siciliane, pugliesi, laziali, mentre la struttura produttiva vede talune grosse aziende al nord del Paese (Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna), industrializzate e in grado di gestire l'intera filiera (dalla produzione di mangime alla macellazione) e numerose aziende medio-piccole sparse su tutto il territorio nazionale;



la crisi del settore è stata immediatamente posta sotto osservazione dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali mediante l'attivazione del tavolo della filiera cunicola nel settembre 2008; il 12 maggio 2009 la Commissione agricoltura del Senato ha approvato uno specifico documento di indirizzo politico con la risoluzione 7-00025; il 24 giugno 2009 l'Assemblea del Senato ha approvato la mozione 1-00145 volta ad estendere l'obbligo dell'indicazione di origine in etichetta a tutti i prodotti agroalimentari, ivi compresa espressamente la carne di coniglio;


nelle premesse della risoluzione 7-00025 si dichiara che «la crisi che sta attraversando il comparto cunicolo appare del tutto anomala poiché a fronte di un mercato al consumo in lenta espansione corrisponde una produzione sostanzialmente invariata e autosufficiente per il nostro paese, ma con prezzi in forte diminuzione»;


con un esposto all'Autorità garante per la concorrenza ed il mercato, l'associazione nazionale liberi allevatori di conigli (ANLAC) ha chiesto di avviare un'istruttoria ai sensi dell'articolo 12 della legge n. 287 del 1990 per:


a) violazione delle regole della concorrenza, tutelate dall'articolo 82 del Trattato UE;


b) abuso di posizione dominante ai sensi dell'articolo 3 della legge n. 287 del 1990;


c) mancata attivazione delle misure anticrisi che i produttori possono autonomamente adottare, ai sensi dall'articolo 8 del decreto legislativo n. 102 del 2005, riducendo i volumi immessi sui mercato,


impegna il Governo:


a valutare quanto esposto in premessa e a dichiarare, con urgenza, lo stato di crisi per il settore cunicolo, attivando le risorse del Fondo per le crisi di mercato di cui all'articolo 1, comma 1072, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, per il rilancio del comparto e per il sostegno del reddito degli allevatori;


ad avviare, nell'ambito dei propri poteri, una campagna di controlli per reprimere le vendite sottocosto e la vendita di carne di coniglio di provenienza estera e presentata come prodotto made in Italy;



in generale, a promuovere anche mediante l'Autorità garante per la sorveglianza dei prezzi, le necessarie iniziative per il controllo dei prezzi nel settore cunicolo;



ad adottare apposite misure per l'etichettatura e la tracciabilità obbligatoria delle carni di coniglio prodotte in Italia, come più volte sollecitato dal Parlamento;


ad adottare strumenti idonei per consentire un rapido accesso ai credito in favore degli allevamenti cunicoli in stato di crisi, tramite prestiti garantiti dall'Ismea, anche al fine di diluire le passività accumulate e ristrutturare il debito, ivi compreso quello delle aziende cunicole insolventi, nel medio e lungo periodo;


a garantire la trasparenza nella formazione dei prezzi all'ingrosso nell'ambito delle Borse merci attraverso la definizione con le Camere di commercio e la Borsa telematica di un diverso sistema di rilevazione delle quotazioni dei conigli, con una periodicità più lunga, possibilmente trimestrale, in linea con le esigenze della moderna distribuzione e l'individuazione di un mercato unico nazionale più neutrale e trasparente;


a promuovere un accordo tra le associazioni degli allevatori e la grande distribuzione organizzata (GDO) mirato a favorire l'incremento delle vendite di conigli made in Italy.

(7-00205)
«De Girolamo».