• Testo della risposta

link alla fonte

Atto a cui si riferisce:
S.4/00745 VILLARI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che: una delle più grandi realtà industriali presenti sul territorio di Taranto è l'Ilva, società...



Atto Senato

Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 039
all'Interrogazione 4-00745 presentata da
VILLARI

Risposta. -- Con riferimento all'interrogazione, relativa ai problemi di inquinamento ambientale dell'area di Taranto, ed in particolare all'attività dello stabilimento dell'ILVA si rappresenta quanto segue.

        La complessa realtà industriale di Taranto è da anni oggetto di una serie di attività svolte dal Ministero in coordinamento con le amministrazioni locali, finalizzate principalmente a favorire l'attuazione di interventi di miglioramento ambientale da parte dello stabilimento siderurgico della società ILVA SpA.
        Data la particolare condizione dell'area tarantina, dichiarata ad elevato rischio di crisi ambientale con deliberazione del Consiglio dei ministri del 30 novembre 1990, e rientrante all'interno di un Sito di interesse nazionale (SIN) già in data 15 novembre 2005, è stata istituita, con provvedimento del Ministro pro tempore, un'apposita segreteria tecnica per l'esame delle azioni intraprese dall'ILVA per l'adeguamento degli impianti alle migliori tecniche disponibili, in adempimento degli impegni assunti con precedenti atti di intesa sottoscritti con le amministrazioni locali. I lavori della segreteria tecnica erano anche finalizzati a fornire indirizzi alla società nella presentazione della domanda di autorizzazione integrata ambientale (AIA), ai sensi del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59 (IPPC).
        Nell'area industriale di Taranto sono inoltre presenti altre importanti attività industriali soggette alla disciplina IPPC, i cui numerosi elementi di integrazione e di connessione tecnica e funzionale rendono ancora più complessa e articolata la realtà industriale del sito.
        Il rilascio delle AIA per l'esercizio di tali impianti spetta all'autorità statale e a quella regionale, ai sensi del decreto legislativo n. 59 del 2005. In particolare, gli impianti di competenza statale insediati nell'area sono, oltre allo stabilimento siderurgico ILVA, la raffineria ENI SpA e le due centrali termoelettriche EDlSON SpA ed ENIPOWER SpA.
        L'ILVA SpA, ai fini del rilascio dell'AIA, ha presentato in data 28 febbraio 2007 domanda contenente il Piano degli interventi per l'adeguamento dello stabilimento siderurgico alle migliori tecniche disponibili.
        Per gli altri impianti di competenza statale le domande sono state presentate: a) il 31 luglio e 20 dicembre 2006 per la centrale termoelettrica ENIPOWER SpA; b) il 20 dicembre 2006 per il sito produttivo EDISON SpA; c) il 30 ottobre 2006 per la raffineria ENI SpA.
        Il Ministero e la Regione Puglia, tenuto conto delle complessità e criticità dell'intera area industriale, hanno ritenuto necessario procedere alla stipula di un Accordo di programma ai sensi dell'art. 5, comma 20, del decreto legislativo n. 59 del 2005, per il rilascio delle AIA agli impianti coinsediati nella zona industriale di Taranto e Statte (ILVA SpA, EDISON SpA, ENIPOWER SpA, ENI SpA, Cementir Italia srl, SANAC SpA e AMIU). L'Accordo è stato sottoscritto, in data 11 aprile 2008, dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dal Presidente della Regione Puglia e dai rappresentanti del Ministero dell'interno, del Ministero dello sviluppo economico, del Ministero della salute, della Provincia di Taranto, del Comune di Taranto, del Comune di Statte, di APAT e di ARPA Puglia, e dalle società interessate.
        Le azioni avviate nell'ambito dell'Accordo di programma e, in particolare, l'implementazione da parte dell'ILVA delle prime misure per la riduzione delle emissioni di diossine e furani dall'impianto di agglomerazione dello stabilimento siderurgico hanno portato alla sottoscrizione in data 19 febbraio 2009 di un Protocollo integrativo dell'Accordo, con cui la Regione Puglia si è impegnata a definire strumenti interpretativi della normativa regionale recentemente emanata con la legge n. 44 del 2008, per la fissazione dei valori limite e le modalità di controllo delle emissioni in atmosfera di diossine e furani; l'ILVA, da parte sua, si è impegnata a fissare le tempistiche per la progettazione di ulteriori misure per la riduzione delle suddette emissioni, al fine di rispettare i valori limite previsti dalla nuova normativa regionale.
        Attualmente, la Direzione per la salvaguardia ambientale è in attesa di ricevere dalla Commissione IPPC i pareri istruttori conclusivi relativi ai quattro impianti di competenza statale, al fine di procedere alla convocazione della Conferenza dei servizi per il rilascio delle AIA, che costituisce anche la riunione conclusiva delle attività dell'Accordo. Al riguardo si rappresenta che, in tale ambito, è stato istituito un comitato di coordinamento costituito da rappresentanti delle amministrazioni e degli enti firmatari, nonché da esperti provenienti da enti di ricerca e altri organismi, con lo scopo di coordinare le istruttorie tecniche svolte, per quanto di rispettiva competenza, dalla Commissione IPPC e dagli offici regionali o provinciali, nonché di coordinare la raccolta e l'analisi dei dati storici e conoscitivi del territorio e dell'ambiente dell'area industriale di Taranto e Statte. A seguito dell'attività di raccolta dei dati, il comitato, in base alle specifiche competenze tecniche e scientifiche degli enti e delle amministrazioni coinvolte, si esprimerà sulla loro utilità e pertinenza per l'individuazione delle criticità dell'area e delle relazioni di dette criticità con le emissioni inquinanti derivanti dalle attività industriali.
        Riguardo alle problematiche relative alle emissioni di diossine, nessuna direttiva o regolamento della Commissione europea prevede limiti per le emissioni di diossine dagli impianti di agglomerazione.
        Il Protocollo di Aarhus sugli inquinanti organici persistenti della Convenzione del 1979 sull'inquinamento atmosferico transfrontaliero a grande distanza, oggetto della decisione del Consiglio dell'Unione europea n. 2004/259/CE del 19 febbraio 2004, indica valori limite di emissione di diossine e furani solo per gli impianti di incenerimento, mentre per gli impianti di agglomerazione, come quello dell'ILVA di Taranto, prevede l'applicazione delle migliori tecniche disponibili per la riduzione di detti inquinanti che, ai sensi della direttiva 96/61/CE (IPPC) e del decreto legislativo n. 59 del 2005, deve essere effettuata caso per caso, sulla base di apposita istruttoria. Peraltro, ciascuna parte contraente della convenzione ha l'obbligo di imporre l'applicazione di quanto sopra indicato entro otto anni dall'entrata in vigore del Protocollo: tale termine per l'Italia è il 2014, dal momento che il Protocollo di Aarhus è entrato in vigore con la legge 6 marzo 2006, n. 125.
        A livello nazionale, ad eccezione del limite previsto per le emissioni in atmosfera dagli impianti di incenerimento, conforme a quello indicato dalla corrispondente direttiva europea, per gli impianti industriali il limite per le emissioni di diossine, in vigore in Italia sin dal 1990 e confermato dal decreto legislativo n. 152 del 2006, è pari a 10.000 ng/Nm3 riferito a tutti i 210 composti, e non solo ai 17 tossici. Ne consegue che, alla luce dei progressi tecnici e scientifici compiuti in tale ambito, la metodologia per il calcolo del valore limite previsto dalla normativa nazionale per le emissioni atmosferiche di diossine risulta essere ormai superata, in quanto tale valore è espresso in una unità di misura che non è più in uso nella letteratura scientifica e nelle norme tecniche di settore, e pertanto non è direttamente confrontabile con i valori di riferimento correntemente utilizzati per tali inquinanti.
        Per gli impianti soggetti alla disciplina IPPC è inoltre necessario considerare che la procedura per il rilascio dell'AIA, oltre a valutare in maniera integrata gli impatti generati sulle varie matrici, è volta ad effettuare una verifica delle migliori tecniche disponibili applicate dagli impianti industriali.
        Le migliori tecniche disponibili, meglio note come BAT (Best Available Techniques), sono individuate tenendo conto di riferimenti riportati in specifici documenti tecnici sia comunitari (BREF-BAT Reference Document, elaborati per conto della Commissione europea dall'ufficio IPPC di Siviglia), sia nazionali (Linee guida per l'individuazione e l'utilizzazione delle migliori tecniche disponibili, tra cui quelle relative all'industria siderurgica emanate con il decreto ministeriale del 31 gennaio 2005).
        Ogni BAT è associata a possibili prestazioni dell'impianto, espresse ad esempio come intervalli di valori di emissioni inquinanti.
        Nella revisione di febbraio 2008 del BREF relativo al settore siderurgico, è descritta in particolare la tecnica che prevede l'aggiunta di composti dell'azoto (tra cui l'urea, come proposto dall'ILVA nella domanda di AIA) nel materiale alimentato sulle linee dell'impianto di agglomerazione, indicando per essa, invece che valori in concentrazione di PCDD/F raggiungibili all'emissione, un'efficienza tipica di riduzione pari al 40-60 per cento rispetto ai valori iniziali. I risultati della sperimentazione svolta dall'ILVA per la riduzione dei livelli di PCDD/F mediante questa tecnica risultano in linea con tali performance.
        Per gli impianti di agglomerazione in generale, i documenti di riferimento sopra citati indicano valori di emissione di diossine associati all'applicazione delle BAT inferiori a 1 ng (I TEQ)/Nm3. Tali valori di emissione non costituiscono comunque valori limite di per sé vincolanti, in quanto le prestazioni delle BAT sono sempre strettamente collegate alle modalità concrete di applicazione delle stesse nei singoli impianti e sono valutate nell'ambito delle istruttorie per l'AIA.
        Le BAT indicate per gli impianti di agglomerazione comprendono precipitatori elettrostatici di nuova generazione, nonché la combinazione di misure di abbattimento tradizionali con sistemi tecnologicamente più avanzati.
        La legge della Regione Puglia n. 44 del 19 dicembre 2008 ha fissato i valori limite di emissione in atmosfera di PCDD e PCDF nei gas di scarico emessi dagli impianti nuovi ed esistenti dell'industria primaria e secondaria del ferro e dell'acciaio. In base a tale normativa «gli impianti esistenti devono adeguarsi ai valori limite valutati sulla base dei criteri indicati dal protocollo di Aarhus secondo il seguente calendario: a) a partire dal 1º aprile 2009: somma di PCDD e PCDF 2,5 ngTEQ/Nm3; b) a partire dal 31 dicembre 2010: somma di PCDD e PCDF 0,4 ngTEQ/Nm3».
        Già nell'ambito dei lavori della predetta segreteria tecnica era emersa la problematica relativa alle emissioni di diossine e furani dall'impianto di agglomerazione dello stabilimento ILVA; nel rapporto conclusivo della segreteria tecnica del 5 dicembre 2006 si raccomandava infatti all'ILVA di presentare, «in sede di domanda di AIA, uno studio organico relativo alle emissioni di diossine e furani (PCDD e PCDF) dall'impianto di agglomerazione dello stabilimento, nonché la proposta di eventuali interventi per la riduzione di tali sostanze».
        Tra gli interventi proposti nella domanda di AIA non era indicato nessun intervento atto a ridurre le emissioni convogliate di diossine e furani dall'impianto di agglomerazione, ma l'azienda si impegnava ad intraprendere una fase di studio volta alla valutazione di tali emissioni; eventuali interventi sarebbero stati adottati in base agli esiti di tali studi e ai risultati di separate campagne di monitoraggio che ILVA e ARPA Puglia avrebbero avviato parallelamente sulla base di protocolli condivisi. Tali aspetti sono stati esaminati con particolare attenzione nell'ambito delle attività del sopra illustrato Accordo di programma «Area industriale di Taranto e Statte».
        Nel programma aggiornato degli interventi, trasmesso dall'ILVA il 5 giugno 2008 nell'ambito delle attività del comitato di coordinamento, è stato inserito il progetto del cosiddetto «impianto urea» per l'abbattimento delle emissioni di diossine mediante l'aggiunta di urea nel materiale sulle linee di agglomerazione. Tale impianto, sulla base delle sperimentazioni effettuate, una volta messo in esercizio dimezzerebbe sostanzialmente l'attuale valore in concentrazione delle emissioni di diossine dal camino E312 dell'impianto di agglomerazione, attestandosi su un livello inferiore a 3,5 ng (I-TEQ)/Nm3, come risulta dalle campagne di rilevazione appositamente effettuate dall'ARPA Puglia.
        Il 5 agosto 2008 l'ILVA ha trasmesso al Ministero lo «Studio di fattibilità dell'impianto urea di abbattimento PCDD/F», precisando che i tempi tecnici strettamente necessari alla realizzazione erano pari a sette mesi a decorrere dalla data di rilascio del prescritto permesso di costruire da parte del Comune di Taranto. Parallelamente, l'azienda anticipava al 15 novembre 2008 la programmazione per l'avvio delle attività per la redazione dello studio delle interazioni delle emissioni del camino E312 sull'area esterna allo stabilimento, in precedenza previsto per giugno 2010.
        In tale ambito, le attività del comitato di coordinamento hanno favorito lo svolgimento, per quanto di competenza, delle attività di verifica relative alla caratterizzazione e bonifica delle aree del Sito di interesse nazionale, consentendo di pervenire, in data 13 ottobre 2008, all'adozione di uno specifico atto della Direzione per la qualità della vita, con il quale è stato consentito l'utilizzo delle aree rientranti nel SIN per la realizzazione delle opere di adeguamento alle BAT proposte nella domanda di AIA, tra le quali rientra il citato impianto urea.
        La richiesta del permesso di costruire l'impianto urea è stata presentata l'11 settembre 2008 dall'ILVA allo Sportello unico attività produttive del Comune di Taranto. In data 12 dicembre 2008 il Comune, a seguito degli esiti positivi della Conferenza dei servizi del 21 novembre 2008 e dei solleciti della Direzione salvaguardia ambientale, ha rilasciato il citato Provvedimento unico di costruire; in base a quanto dichiarato dalla stessa azienda, la realizzazione e la messa a regime dell'impianto urea dovrà avvenire entro il 12 luglio 2009.
        Nel citato Protocollo integrativo dell'Accordo di programma, inoltre, è previsto che, in deroga alla legge regionale n. 44 del 2008, dopo la messa a regime dell'impianto urea verrà effettuato da parte di ISPRA, di concerto con ARPA Puglia, un monitoraggio delle emissioni di diossine di durata semestrale.
        Nello stesso protocollo l'ILVA si è impegnata a presentare al Ministero e alla Regione Puglia, entro il 30 dicembre 2009, uno studio di fattibilità dell'ulteriore adeguamento dell'impianto finalizzato al raggiungimento dei valori limite più restrittivi stabiliti dalla legge regionale per PCDD/F.
        Con riferimento alla possibilità di modificare i vigenti limiti di emissione degli inquinanti, si ricorda che il disegno di legge n. 1078, approvato dal Senato della Repubblica il 17 marzo 2009, recante disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee (legge comunitaria 2008), all'articolo 10 conferisce delega al Governo per l'adozione di un decreto legislativo per l'attuazione della direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell'aria ambiente. Tra i criteri direttivi per l'esercizio della delega è previsto che, in sede di unificazione della normativa nazionale in materia di qualità dell'aria ambiente, sia assicurata la coerenza della parte quinta del decreto legislativo n. 152 del 2006, inerente alla tutela dell'aria e alla riduzione delle emissioni in atmosfera, con il nuovo quadro normativo in materia di qualità dell'aria.
        Nell'ambito dell'esercizio di tale delega, pertanto, potranno essere effettuate le opportune valutazioni in ordine alla modifica dei vigenti limiti, che dovranno tenere nel massimo conto gli aspetti di tutela della salute e dell'ambiente nell'ambito delle possibilità previste dall'applicazione delle BAT.
        Già nel breve termine, comunque, nell'ambito del provvedimento di AIA saranno fissati limiti di emissione per i diversi inquinanti in base alle valutazioni effettuate, in fase istruttoria, dalla competente Commissione IPPC in ordine agli interventi proposti dal gestore. Tali valutazioni saranno effettuate anche sulla base dei valori associati alle migliori tecniche disponibili riportati nei sopra citati documenti di riferimento nazionali e comunitari, oltre che su particolari esigenze derivanti dall'accertamento di specifiche criticità ambientali dell'area, nel rispetto delle vigenti normative.

Il Sottosegretario di Stato per l'ambiente
e la tutela del territorio e del mare

Menia