• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.6/00026 [Legge finanziaria]



Atto Camera

Risoluzione in Assemblea 6-00026 presentata da MAINO MARCHI testo di mercoledì 29 luglio 2009, seduta n.211
La Camera,
esaminato il Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2010-2013;
premesso che:
la crisi sta determinando pesantissimi effetti economici e sociali: il prodotto interno lordo crolla nel 2009 (-5,2 per cento), dopo essere caduto di un punto nel 2008, perdendo ulteriore terreno rispetto all'Area dell'euro (nei due anni, il divario di crescita raggiunge i 2,3 punti percentuali); l'occupazione, in lieve calo nel 2008 (-0,1 per cento), è prevista in forte discesa nel presente anno (-2,7 per cento) e continuerà a cadere ancora nel 2010 (-0,2 per cento); la produttività, misurata sul PIL, è diminuita dello 0,9 per cento nel 2008 e cadrà del 2,6 per cento nel 2009, tornando in area positiva solo nel 2010, mentre la produttività totale dei fattori, diminuita nel 2009 dello 0,3 per cento, scenderà ulteriormente dello 0,1 per cento nel 2010 e tornerà a crescere solo nel 2012;
per quanto riguarda la situazione dei conti pubblici, nel 2009 l'indebitamento netto dovrebbe aumentare di 2,6 punti percentuali, raggiungendo il 5,3 per cento; il debito pubblico è previsto aumentare di quasi 10 punti percentuali, salendo al 115,3 per cento del PIL. Per la prima volta dopo 18 anni si registrerà un disavanzo primario, pari allo 0,4 per cento del PIL;
secondo il DPEF l'incidenza della spesa primaria corrente è in forte aumento e dovrebbe salire dal 40,4 al 43,4 per cento del PIL, un massimo storico, superiore di circa 6 punti percentuali ai valori registrati alla fine degli anni novanta; è possibile valutare che meno di un quarto dell'incremento atteso per l'anno in corso sia riconducibile all'espansione della spesa per ammortizzatori sociali e agli effetti delle misure di sostegno dell'economia, mentre il resto è attribuibile, nonostante la politica dei tagli lineari e la presunta riorganizzazione e riqualificazione della pubblica amministrazione, ad una incapacità di governare la spesa pubblica;
il Documento prefigura una ulteriore contrazione delle entrate (-1,2 per cento), particolarmente marcata nel caso di quelle tributarie, con le imposte indirette in diminuzione del 3,8 per cento e le dirette dell'1,5 per cento. Nel 2008 il gettito dell'IVA era già inspiegabilmente diminuito dell'1,5 per cento a fronte di una crescita del 2,3 per cento dei consumi delle famiglie, la variabile macroeconomica che meglio approssima la base imponibile del tributo. Nel primo trimestre dell'anno in corso l'IVA è diminuita del 10,2 per cento rispetto al corrispondente periodo del 2008, mentre i consumi sono scesi del 2,6 per cento e solo una parte del divario sembra riconducibile a una ricomposizione dei consumi verso beni essenziali, caratterizzati da aliquote più basse;
nel quadro tendenziale la pressione fiscale è prevista aumentare per l'anno in corso di 0,6 punti percentuali, tanto da arrivare al 43,4 per cento del PIL nel 2009 e rimanere su livelli prossimi al 43 per cento in tutto l'orizzonte previsivo;
considerato che:
la gravità della crisi ha creato un vasto consenso a livello internazionale sulla necessità di affiancare agli stabilizzatori automatici e alla politica monetaria interventi discrezionali di bilancio a fini anticiclici;
tuttavia, il Governo ha sin qui rifiutato di adottare una politica di bilancio anticiclica, secondo qualità e quantità della manovra corrispondenti alla gravità delle condizioni della nostra finanza pubblica: la tavola III 9 del DPEF dà conto del marcato carattere prociclico della politica fiscale del Governo, che sta determinando un grave deterioramento dei saldi di finanza pubblica, senza al contempo produrre apprezzabili effetti di sostegno dell'economia e di riduzione dell'impatto sociale della crisi;
i gruppi del Partito Democratico di Camera e Senato hanno proposto - prima in occasione della sessione di bilancio del 2008, poi nel corso del mese di febbraio del 2009 - di adottare una manovra espansiva anticiclica per un punto di PIL, da compensare attraverso l'immediata adozione di misure, legislative ed amministrative, tali da realizzare un riduzione della spesa corrente a partire dal 2010, così da tutelare il merito di credito del Paese. Il Governo ha respinto questa proposta, per due ordini di ragioni: a) un debito pubblico così elevato da non consentire manovre in deficit, sia pure limitate ad un solo anno e inserite in una strategia di risanamento strutturale; b) le fasi di grave recessione non sarebbero quelle adatte all'adozione di incisive riforme strutturali;
rifiutandosi di governare la crisi - accompagnando l'azione degli stabilizzatori automatici con politiche discrezionali anticicliche, modeste per entità finanziaria, ma capaci di agire sulle aspettative delle imprese e delle famiglie - il Governo si è fatto trascinare dagli eventi. Prova ne è il disegno di legge di assestamento del bilancio all'esame del Parlamento, che contiene una manovra espansiva di tipo discrezionale per circa un punto di PIL, con un marcato effetto peggiorativo del fabbisogno e dell'indebitamento netto, quando le regole fissate dalla legge di contabilità (n 468 del 1978) impediscono esplicitamente di usare l'assestamento di bilancio per modificare - attraverso scelte discrezionali di spesa che non derivino da maggiori entrate - la legislazione vigente, a partire dalla legge di bilancio in vigore. Senza dichiararlo, il Governo modifica in corso d'anno il suo orientamento, ma non programma contenuti, metodi e strumenti della manovra: i contenuti e i beneficiari della stessa non rispondono ad un preciso ordine di priorità, né ad un ordinato disegno di politica fiscale;
il Governo continua a perseverare nell'errore, attendendo soltanto una inversione del ciclo, lasciando che la crisi in corso produca i suoi effetti e, in tal modo, mettendo a rischio la coesione sociale, con il ritorno a forme estese di elusione ed evasione fiscale e, conseguentemente, a una perdita di prestigio dello Stato;
valutato che:
nel Mezzogiorno si sta manifestando un aggravamento delle condizioni materiali, tale da lasciare esposta la fascia più debole della popolazione al reclutamento nella grande e nella microcriminalità. Questo non è, però, un problema solo del Mezzogiorno. Il Governatore della Banca d'Italia ha sottolineato come durante le crisi tutte le imprese siano più facilmente aggredibili da parte della criminalità organizzata attraverso l'esercizio dell'usura nelle sue diverse configurazioni;
il Governo ha vanificato l'efficacia di tutte le agevolazioni fiscali automatiche che costituivano un punto di avanzamento reale per il Mezzogiorno; inoltre, nel DPEF non sono individuati gli strumenti per conseguire gli annunciati obiettivi di sviluppo territoriale, sia del Mezzogiorno ma anche nelle aree sottoutilizzate del Centro-Nord;
le disposizioni del decreto-legge n. 78 del 2009, che il DPEF 2010-2013 definisce collegato, sono insufficienti e persino dannose. In particolare:
a) una misura come lo scudo fiscale, che consentirà di rimpatriare in forma anonima i capitali esportati all'estero pagando una aliquota del 5 per cento sul capitale e garantirà l'immunità da futuri accertamenti, non è prevista in nessun paese al mondo: negli Stati Uniti il contribuente che voglia regolarizzare la propria posizione deve produrre una dichiarazione in cui descrivere le origini dei redditi la cui dichiarazione è stata omessa e impegnarsi a pagare le imposte, gli interessi e le sanzioni;
b) diversamente da quanto previsto in precedenza in casi analoghi, si stabilisce che le popolazioni terremotate dell'Abruzzo, a partire da gennaio, debbano riprendere regolarmente a versare imposte e contributi e restituire in ventiquattro mesi il 100 per cento di quanto è stato loro concesso in termini di esenzione dal pagamento dei tributi e degli oneri previdenziali per il 2009;
c) per risolvere il problema della liquidità per le imprese, in luogo della moratoria sui debiti, si introduce esclusivamente una norma programmatica relativa alla stipula di una convenzione tra il Ministro dell'economia e delle finanze e l'ABI diretta ad attenuare gli oneri finanziari a carico delle piccole e medie imprese in difficoltà finanziaria;
d) in materia di lavoro, si interviene nuovamente in maniera parziale e, soprattutto, si rinvia ancora una organica riforma in senso universalistico degli ammortizzatori sociali, in grado di garantire eque tutele per tutti i lavoratori. Invece, si introduce una «riforma» della previdenza in materia di limiti di età per l'accesso al trattamento previdenziale delle donne nel pubblico impiego, del tutto a scapito delle lavoratrici, soprattutto laddove non accompagnata da una strategia di attuazione degli obiettivi di Lisbona;
e) gli enti locali virtuosi sono esclusi dai vincoli del Patto per i pagamenti per spese in conto capitale effettuati nel corso dell'anno 2009 fino ad un importo complessivo pari a 2,25 miliardi di euro. È una misura insufficiente, a fronte di quelle varate nel corso della presente legislatura, quali l'inadeguata copertura del mancato gettito derivante dalla soppressione dell'ICI sulla prima casa, il blocco dell'autonomia impositiva, il taglio dei trasferimenti erariali;
constatato che:
il DPEF non definisce obiettivi - né per il prossimo anno, né per quelli successivi - sul terreno della ripresa di controllo degli andamenti della finanza pubblica, specie sul versante della spesa corrente;
il DPEF non individua strategie né strumenti da seguire per ottenere una graduale e rapida discesa del volume globale del debito sotto il 100 per cento del PIL, cui il debito stesso tendeva, prima che la crisi e l'assenza di iniziativa del Governo lo facessero tornare ai livelli di metà degli anni Novanta; non prospetta alcun provvedimento - né di tipo legislativo, né di tipo amministrativo - volto a favorire il recupero di capacità competitive del Paese attraverso un netto accrescimento della produttività totale dei fattori;
non è chiaro come possano essere raggiunti i valori programmatici per l'indebitamento netto, inferiori a quelli tendenziali di 0,4 punti nel 2011 e di circa 1,2 punti nel 2012 e nel 2013. Al termine dell'orizzonte previsivo si programma addirittura un indebitamento netto pari al 2,4 per cento del PIL. Il saldo primario migliorerebbe di 0,6 punti percentuali del PIL nel 2010, segnando un avanzo di 0,2 punti, e di 3,3 punti nell'arco del successivo triennio,
l'assenza di informazioni sugli obiettivi per le entrate e per le spese rende impossibile valutare alcuni aspetti cruciali della politica di bilancio delineata nel DPEF. Ad esempio, il conto tendenziale evidenzia un forte calo della spesa in conto capitale nel 2010. In particolare, la spesa per investimenti scenderebbe del 6,6 per cento, riportandosi sul valore registrato nel 2006, mentre in una fase congiunturale che rimarrà prevedibilmente delicata sarebbe necessario mantenere questo sostegno del settore pubblico alla domanda aggregata;
per conseguire nel 2013 l'obiettivo previsto di disavanzo senza intervenire sulle prestazioni sociali, le altre spese primarie correnti dovrebbero ridursi in termini reali di circa il 3 per cento in media all'anno, un valore che sembra impossibile alla luce degli andamenti sin qui registrati e dell'assenza di qualunque politica di efficientamento della pubblica amministrazione: senza progressi significativi nella riduzione della spesa corrente e senza una ripresa della crescita vi è la certezza che il debito e la pressione fiscale rimarranno a lungo su livelli molto elevati;
non basta ritornare ai ritmi di crescita degli ultimi anni, estremamente modesti nel confronto internazionale. Sono necessarie riforme strutturali che pongano il nostro sistema produttivo nelle condizioni migliori per poter cogliere le opportunità che saranno offerte dalla ripresa economica mondiale. Una volta superata la crisi, il nostro Paese si ritroverà con un capitale, fisico e umano, depauperato dal forte calo degli investimenti e dall'aumento della disoccupazione. La caduta della crescita potenziale del prodotto che ne potrebbe derivare è una delle conseguenze più preoccupanti della crisi, impegna il Governo: a ritirare, per le ragioni esposte in premessa, il disegno di legge di assestamento del bilancio, così ottenendo un miglioramento del fabbisogno e dell'indebitamento per l'anno in corso pari ad almeno un punto di PIL;
ad impostare - per la restante parte del 2009 - una manovra di sostegno alle imprese e alle famiglie, recuperando il governo delle scelte di politica fiscale ed economica e visione unitaria delle misure anticicliche necessarie, che la confusione e la dispersione in diversi strumenti legislativi - spesso del tutto inadatti - hanno reso rispettivamente impossibile e assente, affiancando a tali misure le riforme strutturali idonee a perseguire il rientro graduale dal debito pubblico e restituire, per tale via, competitività e credibilità internazionale al Paese;
a ritirare, inoltre, il DPEF, ripresentando entro la fine di luglio un DPEF:
che definisca, nel medio lungo periodo:
i termini di una manovra pluriennale (almeno fino al 2015) di rientro del volume globale del debito pubblico, indicando puntualmente obiettivi quantitativi e temporali, oltre alle scelte essenziali - anche dal lato della valorizzazione del patrimonio pubblico - capaci di conseguirli;
le scelte di alta amministrazione e di revisione della spesa pubblica, necessarie per ridurre la spesa corrente primaria, nel primo anno arrestandone la crescita, in quelli successivi conseguendo precisi e predefiniti obiettivi di riduzione;
gli interventi di infrastrutturazione materiale e immateriale del Paese - realizzabili anche col concorso di capitali privati - che il Governo intende realizzare nell'arco della presente legislatura, con particolare riferimento al Mezzogiorno;
un piano straordinario per il sostegno e il rilancio del Mezzogiorno e il ripristino delle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate, mantenendo fermo il principio della ripartizione territoriale del FAS, che prevede che almeno l'85 per cento delle risorse sia destinato alle aree sottoutilizzate del Mezzogiorno, elemento imprescindibile per la realizzazione di una politica di coesione, nonché la conferma dell'obiettivo programmatico di destinare almeno il 45 per cento della spesa complessiva nazionale in conto capitale al Mezzogiorno, quota necessaria per avviare un processo di riequilibrio delle dotazione di infrastrutture dell'area;
puntuali misure - di tipo fiscale e infrastrutturale - capaci di ottenere, nei prossimi quattro anni, un significativo accrescimento del tasso di partecipazione alle forze di lavoro in particolare nel Mezzogiorno; i cinque milioni di lavoratori (4 milioni sono donne) che «mancano» all'Italia per raggiungere il livello di partecipazione al lavoro di grandi partner europei costituiscono la principale risorsa impiegabile per ottenere una crescita nel ritmo di sviluppo;
che preveda, altresì:
la riforma in senso universalistico degli ammortizzatori sociali con l'obiettivo di creare uno strumento indirizzato al sostegno del reddito delle persone che passano dallo stato di occupazione allo stato di disoccupazione e al reinserimento lavorativo dei soggetti disoccupati, senza distinzione di qualifica, appartenenza settoriale, dimensione di impresa e tipologia di contratti di lavoro, integrato con le politiche attive del lavoro;
la riforma della pubblica amministrazione, con l'obiettivo di garantirne la piena autonomia gestionale e di valorizzare ed accrescere, in un'ottica di maggiore efficienza, trasparenza e produttività le professionalità del personale in organico, nonché di ridurne gli sprechi;
la revisione delle decisioni adottate in materia di riorganizzazione del sistema scolastico al fine di salvaguardare i livelli occupazionali del personale scolastico delle scuole di ogni ordine e grado, di garantire in tutto il territorio nazionale il diritto allo studio e le pari opportunità per i bambini e i ragazzi, ivi compresi quelli con disabilità o in una condizione di svantaggio economico e sociale, nonché delle decisioni in materia di valorizzazione del merito e della qualità del sistema universitario;
un'effettiva riforma dei servizi pubblici locali, al fine di garantire una vera apertura al mercato degli stessi, modificando a tal fine le norme introdotte con il decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008;
le scelte fiscali e di bilancio funzionali allo sviluppo della green economy, con particolare riguardo agli obiettivi del miglioramento dell'efficienza nella produzione e negli usi energetici, dello sviluppo delle fonti energetiche «pulite», della mobilità sostenibile e del risanamento ambientale del Paese, rendendo credibili gli impegni assunti in occasione dello svolgimento del G8 a L'Aquila ed in sede europea;
l'avvio di una credibile politica per la casa, con relativo stanziamento di adeguate risorse, nell'ambito della quale lo Stato assuma, insieme ai privati, un ruolo attivo nella soluzione delle problematiche relativo alla realizzazione di alloggi a prezzi di mercato sostenibili da destinare in via prioritaria ai soggetti più deboli della società, alle famiglie e alle giovani coppie;
il riavvio degli interventi di liberalizzazione, allo scopo di ridurre le rendite di posizione, rimuovere gli ostacoli nell'accesso alle attività economiche, professionali e di ricerca, e garantire la libera concorrenza fra imprese, favorendo per tale via la diminuzione dei costi a carico del cittadino-consumatore;
nel brevissimo periodo:
a modificare il Patto di stabilità interno, per consentire ai comuni virtuosi di investire in opere pubbliche immediatamente cantierabili; e a trasferire integralmente ai comuni stessi le risorse compensative del mancato gettito dell'ICI prima casa;
a concertare con la Cassa depositi e prestiti un intervento volto ad accelerare tutti i pagamenti della pubbliche amministrazioni verso il sistema delle imprese, così da esaurire il pregresso, definendo per il futuro tempi di pagamento della PA altrettanto certi di quelli assegnati al contribuente per l'assolvimento dei suoi obblighi verso la PA stessa;
ad introdurre una detrazione fiscale specifica per le madri lavoratrici al fine di contribuire alla copertura dei costi connessi agli impegni di cura, utilizzando a tal fine anche i risparmi che saranno conseguiti con l'equiparazione dell'età pensionabile uomo-donna nel pubblico impiego;
a introdurre, a valere sulla quota a carico dei lavoratori e senza riflessi sui diritti pensionistici, un incentivo contributivo automatico sulla parte di retribuzione legata alla produttività;
a ridurre la pressione fiscale nei confronti dei percettori di redditi di lavoro e di pensione attraverso l'innalzamento delle detrazioni dall'imposta sul reddito delle persone fisiche, ovvero mediante un assegno o una maggiorazione della pensione per i contribuenti incapienti e per i pensionati al di sotto di mille euro di pensione;
a trasmettere, nonostante la ristrettezza dei tempi, quanto deliberato dal CIPE alle Camere e a garantire maggiore trasparenza nei confronti del Parlamento per quanto riguarda le future delibere del CIPE;
a prevedere tempi e risorse certe per l'attuazione delle misure finalizzate all'accesso anticipato alla pensione dei lavoratori dipendenti e dei lavoratori autonomi economicamente dipendenti impiegati in mansioni usuranti;
a ripristinare la piena operatività degli strumenti automatici di incentivazione, quale il credito d'imposta sugli investimenti nel Mezzogiorno, la cui efficacia risulta vanificata dal ripristino dei tetti finanziari e dagli appesantimenti amministrativi connessi al meccanismo della prenotazione;
a garantire, in linea con quanto già affermato dal Governatore della Banca d'Italia, l'effettivo accesso al credito alle piccole e medie imprese, impegnando a tale scopo il sistema bancario e garantendo l'effettivo trasferimento di risorse ai consorzi fidi;
ad estendere gli incentivi per gli interventi di miglioramento dell'efficienza energetica degli edifici esistenti anche alle abitazioni di nuova costruzione, allineando e limitando le detrazioni fiscali al 30 per cento delle spese sostenute a tale scopo dal contribuente;
a stanziare le risorse necessarie a garantire l'integrale copertura degli oneri di ricostruzione degli immobili pubblici e privati distrutti dal sisma del 6 aprile 2009 in Abruzzo, con particolare riferimento ai centri storici e alle case dei non residenti, nonché a prevedere che, per quanto concerne gli obblighi di natura fiscale e contributiva, le popolazioni dell'Abruzzo vengano esattamente equiparate, nei tempi, nell'entità e nelle dilazioni, a quanto riconosciuto alle popolazioni di Umbria e Marche;
a rafforzare le azioni di contrasto all'evasione e all'elusione fiscale, al lavoro nero e al riciclaggio di denaro, al fine di recuperare base imponibile, ridurre l'onere della pressione fiscale sui contribuenti leali nei confronti dell'obbligazione fiscale e correggere le distorsioni che riducono la competitività di larga parte delle imprese;
a ripristinare le disposizioni sulla trasparenza e sulla tracciabilità dei redditi e delle basi imponibili, e a rafforzare la normativa in materia di accertamento, consolidando per tale via una cultura di non tolleranza dell'evasione e dell'elusione fiscale;
ad adeguare le risorse destinate alla difesa, all'ordine pubblico e alla sicurezza, rafforzando per tale via servizi e funzioni di necessità impellente per il Paese;
a ripristinare le risorse del Fondo unico dello spettacolo (FUS), tagliate dal Governo con l'approvazione dell'ultima finanziaria, al fine di salvaguardare la produzione e l'industria dello spettacolo italiani e i livelli occupazionali dell'intero comparto.
(6-00026) «Marchi, Soro, Sereni, Bressa, Baretta, Bersani, Boccia, Calvisi, Capodicasa, Duilio, Genovese, Cesare Marini, Misiani, Nannicini, Andrea Orlando, Rubinato, Vannucci, Ventura».