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Atto a cui si riferisce:
S.1/00179 Fondo unico per lo spettacolo



Atto Senato

Mozione 1-00179 presentata da GIANPIERO D'ALIA
martedì 28 luglio 2009, seduta n.245

D'ALIA, PINZGER, THALER AUSSERHOFER, PETERLINI, CINTOLA, CUFFARO, FOSSON, GIAI - Il Senato,

premesso che:

attraverso il Fondo unico per lo spettacolo (FUS) il Governo italiano regola l'intervento pubblico nei settori del mondo dello spettacolo (cinema, teatro, musica, eccetera);

il FUS è stato istituito con l'articolo 1 della legge 30 aprile 1985, n. 163 ("Nuova disciplina degli interventi dello Stato a favore dello spettacolo") per fornire sostegno finanziario ad enti, istituzioni, associazioni, organismi e imprese operanti nei settori del cinema, della musica, della danza, del teatro, del circo e dello spettacolo viaggiante, nonché per la promozione ed il sostegno di manifestazioni e iniziative di carattere e rilevanza nazionale in Italia o all'estero;

secondo l'articolo 15 della legge n. 163 del 1985, il FUS viene rifinanziato ogni anno con la legge finanziaria e viene ripartito tra i vari settori con un decreto del Ministro per i beni e attività culturali. Per l'anno 2009 il finanziamento stabilito dalla legge 22 dicembre 2008, n. 203 (legge finanziaria per il 2009), tabella C, è di 398.036.000 euro. Secondo il decreto ministeriale emanato il 13 febbraio 2009, questa somma viene ripartita nei seguenti settori: enti lirici 47,5 per cento; attività cinematografiche 18,5 per cento; attività di prosa 16,3 per cento; attività musicali 13,7 per cento; attività di danza 2,3 per cento; attività circense 0,2 per cento;

in Italia l'industria dello spettacolo costituisce non solo un motore dell'economia, dal momento che la cultura rende competitivo il nostro Paese, forma e dà lavoro a tantissimi giovani con un'altissima professionalità, ma anche un'eccellenza e uno strumento per far conoscere l'Italia in tutto il mondo. Al contrario di promuovere e sviluppare il settore, sino ad oggi la politica del Governo, con drastici tagli e riduzione dei fondi, ha di fatto messo in ginocchio il teatro, la musica e l'industria cinematografica italiana. Quel che più preoccupa è che tale indirizzo si colloca in una prospettiva d'impoverimento culturale di carattere generale del Paese. In termini di affluenza del pubblico, lo scorso anno i musei hanno registrato una flessione di quasi il 4 per cento, i teatri del 10 per cento, i cinema del 6 per cento, senza contare la caduta libera delle mostre pari al 36,8 per cento;

la quota del FUS destinata ai 14 teatri lirici italiani è passata da 215 milioni di euro per il 2007 a 176 milioni di euro per il 2009, a seguito del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;

la legge finanziaria per il 2009 (22 dicembre 2008, n. 203), alla tabella C, nell'ambito degli interventi a sostegno, valorizzazione e tutela del settore dello spettacolo, alla voce "Legge n. 163 del 1985" ha destinato 398.036.000 euro, per l'anno 2009, 420.535.000 euro per il 2010 e 307.163.000 per il 2011. Rispetto quindi ai 511.544.000 euro previsti per lo stesso anno 2009 dalla legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria per il 2008), si registra un forte decremento;

la legge finanziaria per il 2009, così come riportato nella tabella E, reca una decurtazione di 20 milioni di euro del fondo previsto all'articolo 2, comma 393, dalla legge finanziaria per il 2008, riguardante il fondo per contribuire alla ricapitalizzazione delle fondazioni lirico-sinfoniche;

le imprese e le istituzioni del cinema e dello spettacolo dal vivo sono state escluse dagli interventi previsti dalle misure anticrisi assunte sino ad oggi dal Governo pur trattandosi di un settore produttivo in forte difficoltà. Questa scelta mette a serio rischio i livelli occupazionali e il sistema degli ammortizzatori sociali degli oltre 2.000 lavoratori, senza considerare l'indotto, e la sopravvivenza delle 6.000 tra grandi, piccole e medie imprese e istruzioni;

con un emendamento governativo approvato in Commissione nel corso dell'esame alla Camera dei deputati del cosiddetto provvedimento "anticrisi" si destinano risorse allo spettacolo attingendole dalla cosiddetta 'porno tax'. Si tratta tuttavia di risorse disponibili pari a 8 milioni di euro mentre, secondo alcune stime, sarebbero necessari almeno 60 milioni di euro per evitare il collasso del settore;

la drammatica situazione in cui versa l'impresa dello spettacolo dal punto di vista economico rischia di compromettere l'ampia convergenza con cui si sta procedendo, presso la VII Commissione (cultura) della Camera dei deputati, all'esame, in comitato ristretto, della riforma del settore attesa da anni, la quale introduce delle profonde novità ivi comprese le modalità di finanziamento pubblico del comparto;

la 7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport) del Senato nel corso della trattazione dell'affare assegnato n. 140 - riguardante le prospettive di finanziamento, riforma e promozione delle Fondazioni lirico-sinfoniche - nella seduta pomeridiana del 18 marzo 2009, n. 90, ha approvato all'unanimità la risoluzione doc. XXIV, n. 3, contenente una serie di impegni per il Governo, tra i quali quelli di: a) garantire aumenti significativi delle dotazioni del Fondo unico per lo spettacolo; b) prevedere nuovi strumenti che permettano il raccordo dell'operato delle diverse fondazioni al fine di generare utili sinergie; c) prevedere quote crescenti di finanziamento proporzionalmente alla qualità della produzione oltre che di compartecipazione da parte degli enti locali; d) adottare iniziative volte a favorire sia una maggiore stabilità del settore tramite strumenti di finanziamento a carattere pluriennale che a revisionare gli aspetti carenti della riforma attuata con il decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367; e) prevedere la valorizzazione del sistema dei grandi teatri d'opera italiani;

numerose sono state le recenti prese di posizione e le manifestazioni, non ultima quella del 20 luglio 2009, davanti a Montecitorio, indette per denunciare il grave stato in cui versa il settore, che hanno chiamato a raccolta tutto il mondo dello spettacolo perplesso e preoccupato di fronte alla politica dei tagli del Governo;

il Presidente della Repubblica rispondendo ad una lettera-appello di iniziativa di alcuni parlamentari ha condiviso le preoccupazioni rappresentate e richiamato il convincimento, già espresso in altre occasioni che occorre "un impegno molto più deciso e concreto a favore di un costante sviluppo di tutte le manifestazioni della cultura e dell'arte italiana",

impegna il Governo:

ad attivare una politica di sostegno del settore dello spettacolo attraverso, in primis, il reintegro della dotazione del FUS ai fini di scongiurare le conseguenze negative sull'intera industria culturale del Paese e di salvaguardare i livelli occupazionali del comparto;

ad adottare ogni iniziativa di competenza al fine di accelerare i tempi per l'approvazione di una legge di riforma del settore, già all'esame della VII Commissione cultura della Camera dei deputati, che riordini, tra le altre cose, il sistema di finanziamento;

a promuovere la valorizzazione delle attività dello spettacolo quale elemento essenziale dell'identità nazionale e ad avviare una politica che guardi al settore dello spettacolo non in termini di spesa ma di investimento.

(1-00179)