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Atto a cui si riferisce:
S.1/00168 Macroregione Adriatico-Ionica



Atto Senato

Mozione 1-00168 presentata da GIUSEPPE ASTORE
martedì 21 luglio 2009, seduta n.239

ASTORE, BELISARIO, GIAMBRONE, CARLINO, CAFORIO, DI NARDO, DE TONI, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, DONAGGIO, CASSON, MONGIELLO, CRISAFULLI, PROCACCI, SOLIANI, LEGNINI - Il Senato,

premesso che:

obiettivo primario della politica europea di prossimità e preadesione è la creazione di uno spazio comune di Paesi che condividono i valori fondamentali della UE, in una relazione sempre più stretta che vada oltre la cooperazione per contemplare uno stadio più avanzato d'integrazione politica ed economica in grado di assicurare stabilità, sviluppo economico e coesione sociale;

il Libro verde "Verso la futura politica marittima dell'Unione: Oceani e mari nella visione europea", elaborato nel 2006 dalla Commissione europea, mira a promuovere una politica marittima comunitaria integrata, intersettoriale e multidisciplinare, che comprenda tutti gli aspetti inerenti ai mari e oceani (trasporti marittimi, industria, regioni costiere, produzione d'energia offshore, pesca, ambiente marino ed altri settori connessi). Per quanto riguarda in particolare i bacini del Mediterraneo, del Baltico e del mar Nero, nella nuova impostazione l'obiettivo dello sviluppo sostenibile presuppone il rafforzamento della cooperazione a livello regionale, nonché un coordinamento e un'integrazione efficaci delle politiche di settore tra tutti i soggetti interessati ed a tutti i livelli istituzionali, attraverso una pianificazione territoriale elaborata ed attuata per ciascuna regione, sulla base delle relative peculiarità;

l'Adriatico, per le sue caratteristiche di mare semichiuso su cui si affacciano Paesi legati da una comune appartenenza alla storia ed alla cultura europea, rappresenta una delle aree che meglio si prestano all'attuazione concreta delle politiche di sviluppo regionale promosse dall'Unione europea;

dei sei Paesi che si affacciano sul mare Adriatico, Italia e Slovenia sono membri dell'Unione Europea, la Croazia è Paese candidato all'ingresso nell'UE, mentre Albania, Bosnia-Erzegovina e Montenegro hanno lo status di Paesi potenziali candidati per i quali è stato attivato un "Processo di stabilizzazione e associazione" (SAP), che ne definisce il quadro politico ed il percorso di adesione. Finalità di questo processo è quello della massima integrazione possibile dei Paesi della regione balcanica nel contesto politico ed economico generale dell'Europa attraverso il consolidamento della democrazia, dello Stato di diritto, dello sviluppo economico e della cooperazione regionale;

nell'ambito della cooperazione che coinvolge i Paesi dell'Adriatico l'Italia svolge un ruolo centrale. Soggetti privati, enti pubblici, Comuni, Province, Regioni e Governo nazionale sono promotori ed attori di una fitta rete di iniziative di cooperazione che hanno usufruito e beneficiano tuttora di cospicui finanziamenti facenti capo a fondi e programmi europei. Delle principali iniziative si riportano qui di seguito i tratti essenziali;

il Forum delle città dell'Adriatico e dello Ionio è un'associazione istituita nel 1999 allo scopo di promuovere forme innovative di cooperazione decentrata e partenariati tra le amministrazioni comunali di Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia, Slovenia e Montenegro; la sua sede è ad Ancona, presso la sede dell'Associazione nazionale Comuni italiani delle Marche. Oltre a 28 città italiane, sono presenti all'interno del network Corfù, Igoumenitsa, Parga, Patrasso e Preveza per la Grecia; Durazzo, Lezhe, Saranda, Scutari e Valona per l'Albania; Dubrovnik, Ploce, Rijeka, Sibenik, Split e Zadar per la Croazia; Isola e Koper per la Slovenia; Neum per la Bosnia-Erzegovina; Bar per il Montenegro. Il forum opera allo scopo di favorire la cooperazione amministrativa e l'integrazione economica, sociale, culturale e scientifica dello spazio adriatico-ionico, agevolandone gli scambi ed i flussi transfrontalieri, oltre a definire un'immagine condivisa e comune dell'area;

l'Iniziativa adriatico-ionica (IAI) è stata avviata con la Conferenza sullo sviluppo e la sicurezza nel mare Adriatico e nello Ionio tenutasi ad Ancona il 19-20 maggio 2000, cui hanno partecipato i Capi di Governo e i Ministri degli esteri di sei Paesi rivieraschi (Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia e Slovenia) e la Commissione europea. Al termine della Conferenza, i Ministri degli esteri degli Stati partecipanti hanno siglato la "Dichiarazione di Ancona", nella quale si auspica il rafforzamento della cooperazione regionale per promuovere la stabilità politica ed economica della regione e per creare una solida base per il processo di integrazione europea. Agli originali membri dell'Iniziativa adriatico-ionica si è aggiunta nel 2002 l'unione di Serbia-Montenegro. In seguito alla scissione della federazione, nel 2006, i due Paesi hanno entrambi mantenuto la membership nell'Iniziativa, attualmente costituita quindi da otto Paesi. Nel giugno 2008 è stato inaugurato ad Ancona un segretariato permanente dell'Iniziativa, alla cui guida è stato designato, per un periodo di tre anni, un funzionario diplomatico italiano. L'organo decisionale della IAI è il Consiglio dei Ministri degli esteri (Consiglio adriatico-ionico), i cui lavori sono preparati da periodiche riunioni dei "senior official" (alti funzionari) cui viene demandato il coordinamento dei diversi settori di cooperazione, in collaborazione con la Presidenza di turno annuale dell'Iniziativa. Dal 1° giugno 2008 e fino al 31 maggio 2009, la Presidenza di turno IAI è stata tenuta dalla Grecia. Dal 1° giugno 2009, in coincidenza con il decimo anniversario della costituzione ad Ancona della IAI, per la durata di un anno, la Presidenza è stata assunta dall'Italia. Gli ambiti della cooperazione regionale IAI si articolano in quattro tavoli di lavoro (piccole e medie imprese; trasporti e cooperazione marittima; turismo, cultura e coperazione inter-universitaria; ambiente e lotta agli incendi), ferma restando la possibilità per le Presidenze di turno di estendere la cooperazione in altre aree, previa approvazione del Consiglio stesso;

l'Euroregione adriatica, fondata a Pola, il 30 giugno 2006, è un'associazione di enti locali e regionali che si affacciano sul mare Adriatico, la cui struttura rientra tra i "modelli e gli schemi di accordi, di statuti e di contratti in materia di cooperazione transfrontaliera di collettività o autorità territoriali" elaborati dal Consiglio d'Europa sulla base della Convenzione quadro di Madrid del 1980. Ha un ufficio di rappresentanza anche a Bruxelles. Conta attualmente 23 membri appartenenti a sei Stati adriatici (Italia, Croazia, Slovenia, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Albania). Le tematiche prioritarie di attività sono il turismo, la cultura, la tutela dell'ambiente, la pesca, i trasporti e le infrastrutture, le attività economiche;

l'Euroregione alto Adriatico (ER2A) riunisce le Regioni italiane del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia, il Land austriaco della Corinzia e le Contee Croate dell'Istria e della Litoraneo-Montana. Il 21 giugno 2007 è stato firmato il protocollo formale con il quale si sono avviate le procedure per la costituzione di un Gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT). Questo modello di ente transregionale con personalità giuridica, previsto dalla normativa comunitaria, consente alle Regioni di organizzare e gestire programmi di cooperazione transfrontaliera in molteplici settori: salute e servizi alla persona, cultura, turismo, tutela delle minoranze linguistiche, innovazione e ricerca, gestione del territorio, formazione professionale, infrastrutture e servizi per i trasporti, energia, telecomunicazioni, protezione civile;

il Regional cooperation council (RCC) è stato ufficialmente istituito il 27 febbraio 2008, come prosecuzione del Patto di Stabilità per l'Europa Sud-Orientale. Il RCC funge da focal point a sostegno del Southeast european cooperation process (SEECP) e del processo d'integrazione europea ed euroatlantica. Opera per creare un clima politico che favorisca lo sviluppo di progetti di portata regionale, a vantaggio di ogni singolo Paese. L'attività del RCC si focalizza su sei aree prioritarie: sviluppo economico e sociale, energia e infrastrutture, giustizia e affari interni, cooperazione per la sicurezza, sviluppo del capitale umano, e cooperazione parlamentare quale tema trasversale. L'organizzazione mantiene strette relazioni con i principali attori dell'area, quali Governi, organizzazioni internazionali, istituzioni finanziarie internazionali, organizzazioni regionali, società civile e settore privato. Il RCC è composto da 45 Paesi membri e da organizzazioni e istituzioni finanziarie internazionali. Il suo segretariato, coordinato da un Segretario generale, ha la sede principale a Sarajevo e un Ufficio di collegamento a Bruxelles. Sulla base dello statuto del RCC il board, composto attualmente da 29 membri, coordina l'operatività del RCC e ne supervisiona l'organizzazione. Comprende i membri del RCC finanziatori del budget del segretariato e la troika dell'Unione europea, formata dalla Presidenza della UE, dalla Commissione europea e dal Segretariato del Consiglio europeo;

l'Eurodistretto del basso Adriatico, costituito a Termoli il 29 marzo 2008, si inspira anch'esso ai modelli di cooperazione territoriale del Consiglio d'Europa. Vi hanno aderito 11 Comuni molisani, cinque Comuni del Montenegro ed il Comune albanese di Scutari, con l'obiettivo di favorire e promuovere, per il tramite di un'associazione transfrontaliera di diritto privato, iniziative di cooperazione territoriale fra collettività e autorità locali, enti pubblici e soggetti privati, su materie che, in base al diritto interno dei rispettivi Paesi, rientrano nelle competenze delle municipalità coinvolte;

considerato che:

ad oggi non esistono forme strutturate di cooperazione transfrontaliera a livello parlamentare con competenze specifiche per l'area adriatica. Peraltro, proprio in ragione della molteplicità ed eterogeneità degli attori, sussiste la necessità che le singole iniziative si inquadrino in una strategia complessiva. Da questo punto di vista, i Parlamenti nazionali, in forza della loro rappresentatività al più alto livello istituzionale, possono svolgere un ruolo importante: concorrere, attraverso la mediazione di propri rappresentanti in un organismo parlamentare sopranazionale, alla definizione di politiche e obiettivi verso cui far convergere l'azione dei diversi soggetti in campo;

delegazioni del Parlamento italiano sono presenti presso le Assemblee parlamentari di diverse organizzazioni internazionali che in Europa operano nel settore della cooperazione: Consiglio d'Europa (COE), Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), Iniziativa Centro Europea (INCE). Tuttavia la numerosità dei Paesi membri e l'estensione del loro ambito territoriale non favoriscono lo sviluppo di un'azione mirata ed incisiva su un'area specifica, quale quella adriatica, chiaramente delimitata dal punto di vista geografico e sufficientemente omogenea dal punto di vista storico e culturale;

stante la necessità di evitare duplicazioni, sovrapposizioni e dispersione di risorse, l'obiettivo di coinvolgere le Assemblee parlamentari dei Paesi costieri nello sviluppo della cooperazione nell'area adriatica potrebbe essere efficacemente raggiunto con l'istituzione di una rappresentanza parlamentare che operi nell'ambito dell'Iniziativa Adriatico-Ionica, in piena sintonia con il livello ministeriale di quest'ultima, senza minimamente limitarne l'autonomia o intralciarne l'azione. In tale ipotesi anche la rappresentanza parlamentare agirebbe in un ambito territoriale che include entrambe le aree, dell'Adriatico e dello Ionio, strettamente interconnesse e interdipendenti sotto molteplici aspetti,

impegna il Governo:

a valutare l'opportunità di elaborare un protocollo d'intesa per l'istituzione di un'assemblea parlamentare degli Stati costieri dell'Adriatico e dello Ionio (Assemblea adriatico-ionica), da presentare ai Governi dei Paesi membri dell'Iniziativa adriatico-ionica, con l'obbiettivo di:

a) stabilire che l'Assemblea: 1) sia formata da delegazioni parlamentari designate dagli Stati membri dell'Iniziativa adriatico-ionica che avranno sottoscritto e successivamente ratificato il protocollo d'intesa; 2) abbia il compito di rafforzare e sostenere il ruolo e le attività dell'Iniziativa adriatico-ionica attraverso la formulazione di atti di indirizzo su politiche, obiettivi e iniziative di cooperazione nell'ambito dell'area adriatico-ionica e la promozione - presso le Assemblee parlamentari dei Paesi membri - di interventi legislativi che si rendessero necessari per l'adeguamento normativo degli ordinamenti nazionali;

b) prevedere che ciascuna delegazione nazionale sia formata da un numero limitato di parlamentari proporzionale alla popolazione del Paese membro. I delegati designati dalle rispettive assemblee scelgono al loro interno un capo delegazione;

c) garantire una maggiore efficienza ed efficacia organizzativa ed operativa, assegnando la Presidenza dell'Assemblea adriatico-ionica, di durata annuale, con il metodo della rotazione, da far coincidere con l'ordine di rotazione della Presidenza del Consiglio adriatico-ionico. Il ruolo di Presidente è svolto dai capi delle rispettive delegazioni nazionali a cui spetta il compito di coordinare l'attività dell'Assemblea per la durata dell'incarico;

d) permettere al segretariato permanente dell'Iniziativa adriatico-ionica, con sede in Ancona, di fungere da focal point tra Consiglio e Assemblea;

e) prevedere che un apposito regolamento emanato dall'Assemblea disciplini l'organizzazione interna e le procedure di funzionamento, nonché, d'intesa con il Consiglio, i rapporti dell'Assemblea con il Consiglio e con il Segretariato permanente;

a presentare al Parlamento una relazione circa eventuali accordi raggiunti con gli altri Stati membri in merito alla proposta di sottoscrizione del protocollo d'intesa.

(1-00168)