• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/03442 [Indicente verificatosi all'interno del depuratore di Riva Ligure]



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-03442 presentata da MARIA ANTONIETTA FARINA COSCIONI
giovedì 2 luglio 2009, seduta n.196
FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, ZAMPARUTTI e MECACCI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:

il 15 giugno 2009 si è verificato all'interno del depuratore di Riva Ligure l'ennesimo incidente sul lavoro, questa volta costato la vita a due operai, i signori Francesco Mercurio di 40 anni, e il signor Gianfranco Lemma, di 36;

secondo una prima ricostruzione dei fatti, i due operai, dopo aver perso i sensi a causa dei gas tossici - probabilmente metano e anidride carbonica, oltre all'assenza di ossigeno - sono caduti tra i fanghi, morendo quindi annegati o soffocati;

il primo a cadere nella cisterna per i fanghi sembra sia stato il signor Mercurio, che si era calato con una scala; un altro operaio che gli era vicino, il signor Mohamed Abidi, sarebbe quindi corso in cerca di aiuto; a questo punto il signor Lemma, senza tuta e senza protezioni, avrebbe tentato una prima operazione di salvataggio, incontrando però lo stesso atroce destino del signor Mercurio; a questo punto il signor Abidi avrebbe chiesto l'intervento del responsabile del depuratore, il signor Marco Marongiu; con il suo aiuto avrebbe indossato un'imbracatura, calandosi nella vasca, ma dopo esser sceso per circa un metro e mezzo avrebbe cominciato a sentirsi male, riuscendo fortunatamente a farsi trarre in salvo; che per proteggersi dalle esalazioni mortali avrebbe utilizzato una semplice mascherina anti-polvere;

in un articolo de La Stampa si riporta il contenuto di un colloquio con un operaio addetto a questo tipo di incombenze, che al giornalista Ferruccio Sansa («Respiro a ogni gradino e prego di tornare vivo», pag. 21 dell'edizione del 17 giugno 2009), racconta come «le grandi società, ma anche gli enti pubblici, non hanno persone che vogliono fare questo lavoro, troppo rischio e pochi soldi, e allora si rivolgono a piccole imprese. Sono appalti da poco e per camparci bisogna adattarsi. A me oggi va abbastanza bene, il mio capo se ci rifiutiamo di scendere non ci caccia via. Ma per tanti colleghi è diverso, ci sono soprattutto gli immigrati che non possono permettersi di storcere troppo il naso... molti di noi non sono preparati, li mettono a fare questi lavori senza che abbiano la minima idea di quello che li aspetta»;

sempre lo stesso operaio, a proposito dei controlli sostiene di non averne mai visto uno in vent'anni di lavoro: «Si fa presto a parlare di lotta agli incidenti sul lavoro, ma quanta ipocrisia... gli ispettori non ci sono e noi continuiamo a morire»;

appare agli interroganti gravissimo che grandi società, ed enti pubblici, per vera o supposta carenza di mezzi, si affidino a piccole imprese che svolgono il lavoro richiesto con personale scarsamente preparato e - nel caso di immigrati - ricattabile;

è altresì gravissimo che l'operaio interpellato dal giornalista della Stampa sostenga che in vent'anni non ha mai assistito ad alcun controllo preventivo da parte degli organi preposti;

nel 2007 si sono verificati oltre 1200 incidenti mortali sul lavoro; e oltre 1100 se ne sono verificati nel 2008: si tratta di un autentico bollettino di guerra;

l'INAIL, ente pubblico non economico, con circa dodicimila dipendenti, ha come scopo quello di tutelare, dal punto di vista assicurativo, le vittime degli infortuni sul lavoro. La normativa prevede l'obbligo di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro con l'INAIL. Ferma restando l'obbligatorietà dell'assicurazione, sarebbe tuttavia opportuno il superamento di tale regime di monopolio assicurativo;

ciò potrebbe avviare una dinamica virtuosa relativa alla tendenza di un mercato assicurativo, comunque da regolare e da sorvegliare, a fornire valutazioni di rischio effettivamente connesse al danno, all'ipotesi di concretizzazione del danno: a premi alti infatti, corrisponderebbero rischi alti, poiché le compagnie assicurative dovrebbero immaginare, in tal caso, l'esborso - magari anche plurimo - di risarcimenti molto alti nei confronti dei lavoratori danneggiati o dei loro familiari;

solo in casi percentuali che si contano sulle dita di una mano, l'INAIL è riuscita a rivalersi nei confronti dei datori di lavoro, e cioè a dimostrare una qualsivoglia responsabilità omissiva o commissiva dell'imprenditore o sei suoi alti dirigenti nel mancato rispetto delle regole; alcuni casi paradigmatici e tragici, come quello tristemente noto della Thyssenkrupp confermano la bontà della direzione che si può intraprendere con l'abolizione del monopolio INAIL -:

se quanto sopra riferito corrisponda a verità;

se sia in grado di confermare la dinamica del grave indicente verificatosi all'interno del depuratore di Riva Ligure;

se non si ritenga necessaria e urgente una riforma del sistema che conservi allo Stato un ruolo di regolazione e controllo rispetto i comportamenti dei privati, ma consenta di far fare al mercato regolato quello che lo Stato non sembra riuscire a compiere con efficacia;

se non si ritenga che il superamento dell'obbligo a contrarre con l'INAIL - e cioè l'abolizione del monopolio assicurativo di quest'ultimo - possa portare a dinamiche di tipo virtuoso posto che, ad avviso degli interroganti, un ente pubblico, per quanto bravi possano essere i suoi dirigenti, funzionari e dipendenti, non potrà mai addivenire a una seria e ponderata valutazione dei rischi come possono e debbono fare le compagnie private;

quali iniziative si intendano comunque adottare, promuovere e sollecitare di fronte all'ormai acclarata situazione di un ente - l'INAIL - che, secondo gli interroganti, non riesce più a svolgere in modo soddisfacente le funzioni e ad assolvere i compiti per i quali è stato costituito.(4-03442)