• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
S.9/DOC.VIII,n ... [Utilizzo di software open source nelle pubbliche amministrazioni]



Atto Senato

Ordine del Giorno 9/DOC.VIII,n.3-4/16 presentato da MARCO PERDUCA
martedì 23 giugno 2009, seduta n.224

Il Senato,
in sede di discussione del bilancio interno,
premesso che:
esiste l'importanza di razionalizzare anche le spese relative alla dotazione tecnica ai singoli senatori, ai funzionari del Senato, a quelli dei gruppi e ai collaboratori dei singoli parlamentari;
considerata la crescente necessità di fornire strumenti di lavoro sempre più aggiornati nonché disegnati sulle necessità di lavoro individuali dettata anche dalla necessità di avere accesso anche in tempo reale a banche dati di organizzazioni regionali e intenzionali;
considerato che detti programmi possono essere sviluppati anche su piattaforme non proprietarie come quelle del software libero o del cosiddetto software a fonte aperta (open source);
considerato che nei primi anni Ottanta, Richard M. Stallman, del Massachussets Institute of Technology ha formalizzato per la prima volta il concetto di software libero e che si basa su quattro principi di libertà:
Libertà 0, o Libertà fondamentale:
La libertà di eseguire il programma per qualunque scopo senza vincoli sul suo utilizzo.
Libertà 1:
La libertà di studiare il funzionamento del programma, e di adattarlo alle proprie esigenze.
Libertà 2:
La libertà di redistribuire copie del programma.
Libertà 3:
La libertà di migliorare il programma, e di distribuirne i miglioramenti.
Considerato quindi che il software distribuito con una licenza che rispetti questi principi è detto software libero (in inglese free software) il cui concetto discende naturalmente da quello di libertà di scambio di idee e di informazioni. Negli ambienti scientifici, quest'ultimo principio è tenuto in alta considerazione per la fecondità che ha dimostrato; ad esso infatti è generalmente attribuita molta parte dell'eccezionale ed imprevedibile crescita del sapere negli ultimi tre secoli.
Considerato che la libertà di scambio di idee non è tuttavia una questione puramente pratica o tecnica, essa è infatti alla base dei concetti di libertà di pensiero e di espressione. Analogamente alle idee, il software è immateriale, e può essere riprodotto e trasmesso facilmente. In modo simile a quanto avviene per le idee, parte essenziale del processo che sostiene la crescita e l'evoluzione del software è la sua libera diffusione.
Considerato che, proprio come le idee, il software permea il tessuto sociale e lavorativo, lo influenza, produce effetti etici, economici, politici e in un senso più generale culturali.
Considerata esistenza anche in Italia degli sviluppatori di programmi che si sono dedicati alla codificazione di software libero o a fonte aperta (open source) e che l'utilizzo del cosiddetto software libero non implica necessariamente il pagamento di licenze d'uso da parte di chi decide di utilizzarlo, ivi compresa la pubblica amministrazione.
Considerato inoltre che la comunità di sviluppatori di programmi a fonte aperta o di software libero è usa elaborare codici e programmi in maniera partecipativa volta alla circolazione delle idee e delle conoscenze tecniche tali da consentire ed eventualmente garantire tanto la sicurezza quanto la privacy dei dati sensibili trattati di molto superiore a quanto offerto dai programmi software cosiddetti proprietari;
impegna il Consiglio di Presidenza, e in particolare il Collegio dei Questori
a preparare nel più breve tempo possibile uno studio comparativo dei costi sostenuti per l'utilizzo di software libero al posto del software proprietario oggi in dotazione di tutti i personal computer nell'Istituzione, anche traendo spunto da quanto avviene in altri parlamenti dell'Unione europea e al Parlamento europeo stesso;
a bloccare qualsiasi nuovo acquisto di programmi in attesa del risultato di tale studio.
(Numerazione resoconto Senato G16)
(9/DOC. VIII, n. 3-4/16)
PERDUCA, PORETTI, BONINO, VITA (*)