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Atto a cui si riferisce:
C.1/00193 [Affrontare al G8 il tema della violenza contro le donne]



Atto Camera

Mozione 1-00193 presentata da BARBARA SALTAMARTINI testo di martedì 23 giugno 2009, seduta n.191
La Camera,

premesso che:
la presidenza italiana del prossimo vertice del G8, che si svolgerà a L'Aquila a partire dall'8 luglio 2009, offre una straordinaria opportunità di portare all'attenzione della comunità internazionale il tema della violenza contro le donne e di combattere ogni discriminazione per il raggiungimento degli obiettivi di libertà, eguaglianza e difesa dei diritti umani e civili delle donne;

come afferma l'Organizzazione mondiale della sanità, «tutte le donne sono a rischio di subire violenza»; questa, a seconda della sua dislocazione geo-politica, può assumere molteplici manifestazioni:

a) la violenza sessuale, che comprende lo stupro, l'abuso sessuale e lo sfruttamento sessuale;

b) la «violenza domestica», nella quale rientrano tutte le forme di maltrattamento fisico e psicologico, gli abusi sessuali e tutta una serie di atti di coercizione della libertà personale. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, la violenza domestica rappresenta il caso più frequente di mancato rispetto dei fondamentali diritti umani, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Per le donne tra i 15 e i 44 anni il rischio di subire violenze domestiche o stupri è maggiore del rischio di cancro, incidenti o malaria;

c) la violenza sulla salute, che vede le donne quali soggetti più esposti al contagio di malattie mortali, quali l'hiv e l'epatite. Così come, in molte parti del mondo, le donne sono a rischio di morte durante il parto a causa della mancanza di un'adeguata assistenza medico-sanitaria. Le donne sono, inoltre, vittime di pratiche, quali le mutilazioni genitali femminili e la sterilizzazione forzata;

d) la violenza contro le bambine, che si manifesta in molteplici modi, tra cui i matrimoni forzati e la prostituzione minorile;

e) la violenza nei conflitti armati. Essa provoca tra le donne un enorme numero di vittime, sempre crescente nei conflitti degli ultimi anni, tanto che il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia dell'Aja nel 1993, per la prima volta nella storia, ha riconosciuto la violenza sessuale come un crimine contro l'umanità. Nel 1998 lo statuto di Roma, che istituì il Tribunale penale internazionale, stabilì che lo stupro, la schiavitù sessuale, la prostituzione forzata e la sterilizzazione forzata erano assimilabili a crimini contro l'umanità e, pertanto, potevano costituire elemento di genocidio. Infine, con la risoluzione n. 1820 del 19 giugno 2008, le Nazioni Unite hanno definito lo stupro, anche di massa, un'arma di guerra vera e propria, «adoperata come tattica di guerra per umiliare, dominare, impaurire, disperdere e/o rimuovere forzatamente gli appartenenti a comunità e gruppi etnici; osservando che la violenza sessuale perpetrata in questo modo può in alcuni casi perdurare oltre la fine dell'ostilità». La stessa risoluzione riafferma «l'importanza del ruolo delle donne nella prevenzione e nella risoluzione dei conflitti, nonché nei processi di pacificazione» e sottolinea «l'importanza della loro piena partecipazione in tutti gli sforzi per il mantenimento e la promozione della pace e della sicurezza», nonché la necessità di «aumentare la partecipazione femminile nei processi decisionali sulla prevenzione e la risoluzione dei conflitti»;

f) la violenza nel lavoro, che colpisce le donne con numerose discriminazioni nell'accesso al mercato del lavoro e nella disparità di trattamento nelle condizioni di occupazione. Violenza che diviene particolarmente discriminatoria quando si somma ad una maggiore vulnerabilità delle donne immigrate o disabili;

la crisi economica internazionale segna un aumento generale della disoccupazione e, in particolare, della disoccupazione giovanile e femminile. Le donne sono il soggetto maggiormente vulnerabile nel mercato del lavoro globale, cosa che induce a temere non solo una generale diminuzione del loro reddito, ma anche un potenziale aumento della violenza domestica e sociale;

è necessario che gli Stati, sotto la presidenza italiana del G8, si pongano come obiettivo la promozione del rispetto e della dignità umana delle donne e la rimozione di ogni discriminazione di genere, nonché la liberazione della donna da ogni forma di violenza;

il 9 e 10 settembre 2009 è prevista a Roma una conferenza internazionale, nel quadro del G8, contro la violenza sulle donne, alla quale parteciperanno personalità internazionali ed una rappresentanza delle vittime, col fine di individuare un piano di azione per l'affermazione, in ogni parte del mondo, dei diritti civili ed umani delle donne,

impegna il Governo

a fare in modo che le conclusioni raggiunte nell'ambito del convegno internazionale sulla violenza contro le donne che si terrà a Roma il 9 e 10 settembre 2009, nel quadro degli impegni del G8, divengano parte integrante degli impegni della comunità internazionale.

(1-00193)
«Saltamartini, Lussana, Lorenzin, Iannaccone, Boniver, Aprea, Beccalossi, Bergamini, Bernini Bovicelli, Bertolini, Biancofiore, Biava, Bocciardo, Bongiorno, Calabria, Carlucci, Castellani, Castiello, Cazzola, Ceccacci Rubino, Centemero, Comaroli, Cosenza, Costa, Dal Lago, De Camillis, De Girolamo, De Nichilo Rizzoli, D'Ippolito Vitale, Faenzi, Frassinetti, Giammanco, Goisis, Golfo, Lanzarin, Maccanti, Milanato, Mistrello Destro, Laura Molteni, Mondello, Moroni, Munerato, Mussolini, Angela Napoli, Pastore, Pelino, Pianetta, Piso, Polidori, Rivolta, Mariarosaria Rossi, Santelli, Savino, Siliquini, Sisto, Stasi».