• Testo INTERPELLANZA

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Atto a cui si riferisce:
S.2/00074 PARDI, BELISARIO, LI GOTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri degli affari esteri, dell'interno, per le politiche europee, della giustizia e della difesa - Premesso...



Atto Senato

Interpellanza 2-00074 presentata da FRANCESCO PARDI
martedì 12 maggio 2009, seduta n.204

PARDI, BELISARIO, LI GOTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri degli affari esteri, dell'interno, per le politiche europee, della giustizia e della difesa - Premesso che:

risulta agli interpellanti che, nel corso della scorsa settimana ed in diverse occasioni, alcune unità del Corpo della Capitaneria di porto - Guarda costiera e della Guarda di finanza hanno imbarcato diverse centinaia di persone trasportate a bordo di natanti che si trovavano in acque internazionali;

le imbarcazioni della Capitaneria di porto - Guardia costiera e della Guardia di finanza, come si apprende dagli organi di stampa, hanno accompagnato coattamente dette centinaia di persone presso il territorio libico, da cui presumibilmente queste ultime provenivano;

il Ministro degli affari esteri ha dichiarato agli organi di informazione che il comportamento di dette unità della Marina militare italiana e della Guardia di finanza rappresenta una conseguenza di atti e decisioni assunte a livello europeo al fine di prevenire l'immigrazione clandestina;

il Ministro dell'interno, come si apprende sempre da dichiarazioni rilasciate agli organi di informazione, ha sostenuto che detto comportamento delle unità della Marina militare italiana nonché della Guardia di finanza rappresenta il cosiddetto "principio di respingimento", disciplinato nell'ordinamento italiano dal Testo unico sull'immigrazione (di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998, e successive modificazioni e integrazioni);

considerato che:

risulta agli interpellanti che il Consiglio europeo abbia adottato in data 16 ottobre 2008 il Patto europeo sull'immigrazione e l'asilo, così come richiesto da comunicazione della Commissione europea in data 17 giugno 2008;

detti atti adottati a livello europeo sono citati all'articolo 19 del Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la grande Giamahiria araba libica popolare socialista, sottoscritto dall'Italia in data 30 agosto 2008 ed in seguito ratificato dal Parlamento italiano con legge n. 7 del 2009;

detto Patto europeo sull'immigrazione e l'asilo disciplina, al punto 2, le modalità con cui combattere l'immigrazione clandestina, in particolar modo assicurando il ritorno nel loro Paese di origine, o in un Paese di transito, degli stranieri in posizione irregolare;

l'applicazione di suddetto principio presuppone l'arrivo in territorio italiano al fine di poter ipotizzare un "ritorno", nonché l'accertamento della posizione di irregolarità;

considerato inoltre che:

l'articolo 10 del Testo unico sull'immigrazione prevede che il respingimento non può applicarsi nei casi previsti dalle disposizioni vigenti che disciplinano l'asilo politico, il riconoscimento dello status di rifugiato ovvero l'adozione di misure di protezione temporanea per motivi umanitari;

in particolare, l'art. 19 dello medesimo Testo unico stabilisce che in nessun caso può disporsi il respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali, ovvero possa rischiare di essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione;

l'art. 4 del Protocollo aggiuntivo alla CEDU, firmato a Strasburgo il 16 settembre 1963, e ribadito più recentemente dalla Carta di Nizza, nel 2000 vieta i respingimenti collettivi di stranieri;

a quanto risulta dagli organi di stampa, nei citati respingimenti collettivi effettuati dalle autorità italiane non sembra che siano state rispettate le procedure di respingimento dettate dall'art. 10 del Testo unico, né che sia stato compiuto alcun accertamento volto ad appurare se tra gli stranieri "respinti" vi fossero richiedenti asilo: un accertamento non derogabile anche in considerazione del fatto che la Libia non ha mai sottoscritto la Convenzione di Ginevra sui rifugiati e ben può considerarsi Stato nel quale non si è protetti da persecuzioni,

si chiede di sapere:

in applicazione di quali accordi o trattati internazionali lo Stato italiano stia ponendo in essere gli atti sopra esposti;

se le autorità italiane abbiano condotto accertamenti sulle condizioni personali degli stranieri trasportati in Libia, volti a verificare che i migranti trasportati in Libia non avessero i requisiti richiesti per l'ingresso e la permanenza nel territorio italiano e non ricorressero quei divieti di respingimento previsti dal diritto italiano e internazionale;

come il Governo intenda tutelare la posizione gli operatori della Marina militare e della Guardia di finanza che hanno posto in essere i cosiddetti "respingimenti", alla luce dei trattati internazionali vigenti oltre che degli accordi adottati in sede di Unione europea che escludono esplicitamente i casi come quelli sopra esposti configurabili, per contro, come possibile profilo di reità.

(2-00074)