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Atto a cui si riferisce:
S.4/00016 PORETTI, PERDUCA - Al Ministro della giustizia - Premesso che: l'associazione Antigone ha denunciato l'8 maggio 2008 la morte in circostanze non chiare nel carcere di Venezia di una donna...



Atto Senato

Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 034
all'Interrogazione 4-00016 presentata da
PORETTI

Risposta. -- Con riferimento all'interrogazione riguardante l'avvenuto decesso di tale Flor Castillo, detenuta nel carcere di Venezia ed al settimo mese di gravidanza, si comunicano le informazioni trasmesse dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Venezia ed acquisite dalla competente articolazione del Ministero. La donna, che è risultata essere provvista di passaporto venezuelano emesso a nome di Flor Castillo, cittadina venezuelana nata a Tucupita il 4 aprile 1975, è stata successivamente identificata come Flor Novas Gonzales, cittadina dominicana, nata il 4 aprile 1974 in Vicente Noble.

        La donna è stata fermata il 15 marzo 2008 dalla Guardia di finanza della Compagnia di Venezia all'atto dello sbarco dal volo di linea proveniente da Madrid e, dopo aver accettato di essere sottoposta ad esami, è stata tratta in arresto il 16 marzo 2008 per essere condotta presso l'ospedale Umberto I di Mestre, perché trovata, sebbene in evidente stato di gravidanza, in possesso di 81 ovuli contenenti quasi 800 grammi di cocaina, dalla stessa ingeriti e rinvenuti nella sua cavità addominale. Il 21 marzo la stessa è stata associata alla Casa circondariale femminile di Venezia a seguito di ordinanza cautelare in carcere (emessa dal GIP del Tribunale di Venezia il 18 marzo 2008 in relazione al reato di detenzione illecita di sostanza stupefacente di cui all'art. 73 del decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990) ed è stata, poi, mantenuta presso la sezione asilo della predetta struttura penitenziaria, proprio in considerazione del suo stato.
        Le esigenze di eccezionale gravità, ritenute rilevanti ai fini della carcerazione cautelare della donna in stato di gravidanza, sono state oggetto di opportuna valutazione da parte della competente autorità giudiziaria che, nel provvedimento applicativo della misura custodiale (non sindacabile in questa sede), ha ravvisato esservi pericolo di fuga e di reiterazione del reato, stanti le false generalità riportate nel falso passaporto, il significativo quantitativo di stupefacente trasportato e le modalità dell'importazione, ritenute circostanze atte ad evidenziare l'inserimento dell'indagata in un circuito internazionale di narcotrafficanti. La massima misura custodiale è stata, altresì, disposta dall'autorità giudiziaria in considerazione della mancata disponibilità in Italia di abitazioni idonee a ricevere l'indagata agli arresti domiciliari.
        Quanto ai tempi ed alle modalità con cui è stato prestato soccorso all'indagata, si precisa che non risponde al vero che la donna sia stata trasferita all'ospedale di Venezia soltanto quando si trovava in stato di coma. Dalle dichiarazioni e dalla documentazione raccolta risulta, invero, che le sue condizioni di salute sono state sempre monitorate e, solo nella notte tra il 4 ed il 5 maggio, l'indagata ha accusato per la prima volta forti dolori allo stomaco; visitata dal sanitario del carcere, è stata prima trasferita presso l'ospedale di Venezia, ove è giunta pienamente lucida ed è stata, in seguito, trasportata presso l'ospedale di Mestre, in quanto attrezzato per la rianimazione dei nati prematuri.
        Colà la donna è stata sottoposta ad ecografia ed è stata informata dai sanitari della necessità di un intervento urgente di interruzione della gravidanza volto ad evitare il verificarsi di complicazioni per la sua salute, conseguenti alla rilevata assenza di battito del feto. Alle ore 4.10 è iniziata l'operazione ed alle ore 6.45 il personale sanitario ha comunicato alle agenti di scorta che la donna era stata trasferita nell'unità di rianimazione. Alle ore 10.00, dopo l'effettuazione di TAC cerebrale e interventi farmacologici, è stato rilevato lo stato di coma irreversibile, cui è conseguito il decesso, constatato alle ore 14.30 del 5 maggio 2008.
        Si segnala che sulle dinamiche e modalità del decesso la Procura di Venezia ha iscritto un procedimento volto ad accertare eventuali responsabilità penali; inoltre, sono stati disposti accertamenti ispettivi affidati al Provveditore regionale di Padova.
        Ad ogni buon conto si fa presente che, in base alle prime e sommarie anticipazioni fornite dai sanitari e dai consulenti incaricati dell'autopsia della salma e del feto, il decesso è apparso riconducibile, prima facie, alla sindrome nota come «coagulazione intravascolare disseminata» (CIO), consistente in una condizione caratterizzata da un disordine tromboemorragico, associato ad alterazioni dei parametri coagulativi. Di tale sindrome la gravidanza costituirebbe una condizione predisponente.
        Alla luce di quanto detto, non si ravvisano elementi che inducano ad attivare gli invocati poteri ispettivi, né che consentano di ritenere la sussistenza di violazioni disciplinari ascrivibili ai magistrati che si sono occupati della vicenda.

Il Ministro della giustizia

Alfano