• Testo DDL 1474

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Atto a cui si riferisce:
S.1474 Ratifica ed esecuzione dei Protocolli di attuazione della Convenzione internazionale per la protezione delle Alpi, con annessi, fatta a Salisburgo il 7 novembre 1991





Legislatura 16º - Disegno di legge N. 1474


 
 

Senato della Repubblica

XVI LEGISLATURA

 

N. 1474
 
 
 

 

DISEGNO DI LEGGE

presentato dal Ministro degli affari esteri (FRATTINI)

e dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio
e del mare
(PRESTIGIACOMO)

di concerto con il Ministro dell’interno (MARONI)

con il Ministro della giustizia (ALFANO)

con il Ministro dell’economia e delle finanze (TREMONTI)

con il Ministro dello sviluppo economico (SCAJOLA)

con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali (ZAIA)

con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti (MATTEOLI)

con il Ministro per i rapporti con le regioni (FITTO)

e con il Ministro per le politiche europee (RONCHI)

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 23 MARZO 2009

Ratifica ed esecuzione dei Protocolli di attuazione della Convenzione internazionale per la protezione delle Alpi, con annessi,
fatta a Salisburgo il 7 novembre 1991

 

Onorevoli Senatori. – L’allegato disegno di legge reca la ratifica dei seguenti Protocolli alla Convenzione per la protezione delle Alpi:
        A) Foreste montane;

        B) Pianificazione territoriale e sviluppo sostenibile;
        C) Composizione delle controversie;
        D) Difesa del suolo;
        E) Energia;
        F) Protezione della natura e tutela del paesaggio;
        G) Agricoltura di montagna;
        H) Turismo;
        I) Trasporti.

    La Convenzione per la protezione delle Alpi (Convenzione Alpi), realizzata nell’ambito dei Paesi dell’Arco alpino (Austria, Svizzera, Italia, Germania, Francia, Slovenia, Liechtenstein e Principato di Monaco), è stata firmata dall’Italia a Salisburgo il 7 novembre 1991 e dalla stessa ratificata con legge 14 ottobre 1999, n. 403.

    La Convenzione è entrata in vigore il 9 marzo 1995 ed ha come obiettivo quello della salvaguardia a lungo termine dell’ecosistema naturale delle Alpi ed il loro sviluppo sostenibile, nonché la tutela degli interessi economici delle popolazioni residenti, stabilendo i princìpi cui dovrà ispirarsi la cooperazione transfrontaliera tra i Paesi dell’Arco alpino. Per il raggiungimento di tali obiettivi le Parti contraenti, secondo quanto stabilito dalla Convenzione, dovranno prendere adeguate misure nei seguenti dodici settori:

        1. popolazione e cultura;

        2. pianificazione territoriale e sviluppo sostenibile;
        3. salvaguardia della qualità dell’aria;
        4. difesa del suolo;
        5. idroeconomia;
        6. protezione della natura e tutela del paesaggio;
        7. agricoltura di montagna;
        8. foreste montane;
        9. turismo ed attività di tempo libero;
        10. trasporti;
        11. energia;
        12. economia dei rifiuti.

    Per ognuno di questi settori (o campi d’azione) è previsto un Protocollo attuativo; inoltre è stato negoziato un Protocollo ad hoc, per l’adesione «tardiva» del Principato di Monaco alla Convenzione.

    In particolare sono stati già approvati e firmati i nove Protocolli su indicati.
    Organo decisionale della convenzione è la Conferenza delle Parti contraenti, che si riunisce in via ordinaria ogni due anni presso la Parte contraente che detiene la Presidenza; essa ha tra i suoi compiti principali quelli di esaminare l’attuazione della Convenzione e dei suoi Protocolli, costituire i gruppi di lavoro necessari, prendere decisioni in materia finanziaria, deliberare le misure idonee alla realizzazione degli obiettivi previsti dalla Convenzione e approvare i Protocolli.
    Organo esecutivo della Convenzione e della Conferenza delle Parti contraenti è il Comitato permanente, formato dai delegati delle Parti contraenti che abbiano ratificato la Convenzione. Compiti principali del Comitato permanente sono quelli di raccogliere e valutare le informazioni e le documentazioni delle Parti, riferire alla Conferenza delle Alpi sull’attuazione delle delibere da esso adottate ed insediare tutti i gruppi di lavoro. La Presidenza del Comitato spetta alla Parte che presiede la Conferenza.
    A livello interno, invece, la legge n. 403 del 1999 con cui l’Italia ha ratificato la Convenzione, ha anche istituito una sede di concertazione istituzionale per l’attuazione della Convenzione, la Consulta Stato-regioni dell’Arco alpino. Compito principale affidato dalla legge alla Consulta è quello di concorrere a dare esecutività alla Convenzione d’intesa con il Ministero dell’ambiente - cui la legge attribuisce in via prioritaria l’attuazione del Trattato - e con le altre Amministrazioni centrali interessate agli specifici Protocolli.

Esame dell’articolato dei Protocolli:

A) Protocollo «Foreste montane»
    Il Protocollo attuativo «Foreste montane» è stato firmato dall’Italia a Brdo (Slovenia), nel corso della IV Conferenza delle Alpi, il 27 febbraio 1996.
    Obiettivo del Protocollo, che le Parti contraenti si impegnano a perseguire, è quello di conservare le foreste montane come habitat quasi naturale e, quando ciò sia necessario, di svilupparle o di incrementarle e di migliorare la loro stabilità.

    In particolare le Parti contraenti si impegnano a provvedere affinché soprattutto:

        a) siano adottati metodi di rinnovazione forestale naturale;

        b) sia perseguita una costituzione del patrimonio forestale ben strutturata e graduata con specie arboree adatte al sito;
        c) sia impiegato un materiale di riproduzione forestale autoctono;
        d) siano evitate erosioni e compattazione del suolo, mediante metodi di uso e di prelievo rispettosi dell’ambiente.

    Il Protocollo inoltre prevede una serie di impegni volti ad adottare specifiche misure a carico delle Parti. In particolare, esse afferiscono a tre livelli:
        1. strategie, programmi e progetti;

        2. misure specifiche;
        3. monitoraggio e controllo.

    Strategie, programmi e progetti: per quanto attiene la strategia generale della politica della protezione delle foreste montane, le Parti contraenti si impegnano a:
        «considerare gli obiettivi stabiliti dal Protocollo anche in connessione ad altri aspetti quali:
            a) inquinamento atmosferico;

            b) popolamenti di ungulati;
            c) pascolo boschivo;
            d) valorizzazione ricreativa;
            e) valorizzazione economico forestale;
            f) rischi di incendi boschivi;
            g) personale addetto.

    Misure specifiche: per quanto attiene le misure specifiche della politica della protezione delle foreste montane, le Parti contraenti si impegnano a:
        provvedere affinché siano predisposti gli elementi fondamentali necessari alla pianificazione forestale. Questi comprendono un’esauriente ricognizione dei siti, nonché un rilevamento delle funzioni delle foreste con particolare considerazione delle funzioni protettive (articolo 5);

        attribuire priorità alle foreste montane che hanno una funzione altamente protettiva per i rispettivi siti e soprattutto per gli insediamenti abitativi, per le infrastrutture di trasporto, per i terreni agricoli coltivati. Le misure necessarie devono essere pianificate e attuate nell’ambito di piani di gestione e di piani di miglioramento delle foreste «protettive», tenuto conto degli obiettivi di protezione della natura e di tutela del paesaggio (articolo 6);
        provvedere, ove prevale la funzione economica e i rapporti economici regionali lo rendano necessario, affinché l’economia forestale montana possa svolgere il suo ruolo come fonte di occupazione e di reddito per la popolazione residente (articolo 7);
        adottare misure per le foreste montane capaci di assicurare (articolo 8):

            a) la loro efficacia per l’approvvigionamento delle risorse idriche, l’equilibrio climatico, il risanamento dell’aria e la protezione acustica;

            b) la loro diversità biologica;
            c) la fruizione della natura e la ricreazione;

        adottare interventi, accuratamente pianificati e realizzati, che assicurino l’accesso alle foreste montane, tenendo conto delle esigenze della protezione della natura e del paesaggio (articolo 9);

        istituire riserve forestali naturali in numero ed estensione sufficienti, nonché gestirle in funzione della salvaguardia delle dinamiche naturali e della ricerca, sospendendo ogni utilizzazione o adattandola agli scopi della riserva (articolo 10).

    Monitoraggio e controllo: per quanto riguarda il monitoraggio ed il controllo dello stesso, le Parti contraenti si impegnano a:
        presentare regolarmente al Comitato permanente un resoconto sulle misure adottate in base al presente Protocollo (articolo 16);

        esaminare e valutare, ad intervalli regolari, le disposizioni contenute nel presente Protocollo, sotto il profilo della loro efficacia, valutando anche la possibilità di apportare modifiche appropriate al Protocollo medesimo (articolo 17).

B) Protocollo «Pianificazione territoriale e sviluppo sostenibile»
    Il Protocollo attuativo «Pianificazione territoriale e sviluppo sostenibile» è stato firmato dall’Italia a Chambéry, nel corso della III Conferenza delle Alpi, il 20 dicembre 1994.
    L’obiettivo «generale» previsto dal Protocollo, che le Parti contraenti si impegnano a perseguire, è:
        a) riconoscere la peculiarità delle Alpi nel quadro delle politiche nazionali e europee;

        b) armonizzare l’uso del territorio con le esigenze e con gli obiettivi ecologici;
        c) gestire le risorse in modo misurato e compatibile con l’ambiente;
        d) riconoscere gli interessi specifici della popolazione del territorio alpino mediante un impegno rivolto ad assicurare nel tempo le loro basi di sviluppo;
        e) favorire contemporaneamente uno sviluppo economico e una distribuzione equilibrata della popolazione nel territorio alpino;
        f) rispettare le identità regionali e le peculiarità culturali;
        g) favorire le pari opportunità della popolazione residente nello sviluppo sociale, culturale ed economico, nel rispetto delle competenze territoriali;
        h) tenere conto degli svantaggi naturali, delle prestazioni d’interesse generale, delle limitazioni dell’uso delle risorse e del loro valore reale nella determinazione dei relativi prezzi.

    Il Protocollo inoltre, prevede una serie di impegni volti ad adottare specifiche misure a carico delle Parti. In particolare, esse afferiscono a tre livelli:
        1. strategie, programmi e progetti;

        2. misure tecniche;
        3. monitoraggio e controllo.

    Strategie, programmi e progetti: per quanto attiene la strategia generale della politica dei trasporti, le Parti contraenti si impegnano a realizzare gli obiettivi di pianificazione territoriale e di sviluppo sostenibile mediante piani e/o programmi territoriali e di sviluppo sostenibile. Essi sono elaborati da parte o con la partecipazione degli enti territoriali competenti, nonché concertati con gli enti territoriali confinanti, dov’è il caso, anche a livello transfrontaliero, e vengono coordinati tra i diversi livelli territoriali (articolo 8).

    Tali piani e/o programmi comprendono, al livello più idoneo e tenuto conto delle condizioni territoriali specifiche, tra l’altro (articolo 9):

        a) misure atte ad assicurare e garantire lo sviluppo economico regionale;

        b) misure atte a favorire le aree rurali;
        c) misure finalizzate alle aree urbanizzate;
        d) misure volte alla protezione della natura e del paesaggio;
        e) misure atte a migliorare il settore trasporti.

    Monitoraggio e controllo: per quello che invece riguarda il monitoraggio ed il controllo dello stesso, le Parti contraenti si impegnano a:
        registrare ed aggiornare periodicamente, secondo uno schema unitario, lo stato attuale, l’evoluzione, lo sfruttamento ovvero il miglioramento dell’infrastruttura e dei sistemi di trasporto ad alta capacità, nonché la riduzione dell’impatto ambientale in un apposito documento di riferimento (articolo 17);

        verificare la misura in cui i provvedimenti attuativi contribuiscono al raggiungimento ed allo sviluppo degli obiettivi della Convenzione e del presente Protocollo (articolo 18).

C) Protocollo «Composizione delle controversie»
    Il Protocollo aggiuntivo «Composizione delle controversie» è stato firmato dall’Italia nel corso della VI Conferenza della Alpi, tenutasi a Lucerna il 30-31 ottobre 2000.
    L’obiettivo del trattato, che le Parti contraenti si impegnano a perseguire, è quello di creare una procedura da seguire nel caso in cui, tra due o più Parti contraenti, insorga una controversia relativamente all’interpretazione oppure all’applicazione della Convenzione o di un suo Protocollo attuativo.

    Questo relativo alla «Composizione delle controversie» è un Protocollo aggiuntivo ai dodici già previsti, che nasce dall’idea di colmare il vuoto lasciato dal dettato normativo della Convenzione per la protezione delle Alpi proprio in relazione alla possibilità che tra due o più Parti contraenti nasca una controversia rispetto all’interpretazione o all’attuazione della Convenzione stessa.
    Tale sistema prevede, in prima istanza, un procedimento di consultazione che le Parti devono intraprendere per cercare di risolvere in modo pacifico l’eventuale controversia tra loro insorta e, in seconda istanza, una procedura arbitrale cui le Parti dovranno ricorrere qualora non siano riuscite a raggiungere un accordo in sede di consultazione (articoli 1 e 2).
    Una volta iniziata la procedura arbitrale vera e propria, ogni Parte dovrà nominare il proprio arbitro, mentre il Presidente del tribunale arbitrale verrà nominato di comune accordo dai (due) membri già nominati dalle Parti (articolo 3). Se più Parti dovessero trovarsi d’accordo circa l’attuazione o l’applicazione della Convenzione, potranno insieme nominare un (solo) arbitro, mentre la controParte (o le controParti) nomineranno il secondo.
    L’assenza di una Parte o la sua mancata difesa non costituirà un ostacolo al regolare svolgimento del procedimento (articolo 10).
    Il tribunale arbitrale pronuncerà il suo lodo definitivo entro sei mesi dalla data della sua effettiva costituzione (articolo 11).
    Le spese del tribunale saranno, di norma, poste a carico delle Parti contendenti in parti uguali (articolo 13).
    Il Presidente del tribunale arbitrale dovrà comunicare il lodo arbitrale (da pronunciare entro sei mesi dalla data della sua costituzione) a tutte le Parti contendenti ed alla Presidenza della Convenzione delle Alpi. La Presidenza, conseguentemente, dovrà comunicare il lodo a tutte le Parti contraenti ed agli osservatori ai sensi dell’articolo 5, quinto comma, della Convenzione (articolo 14).

D) Protocollo «Difesa del suolo»

    Il Protocollo attuativo «Difesa suolo» è stato firmato dall’Italia a Bled, il 16 ottobre 1998.

    Le disposizioni previste dal Protocollo mirano a far adempiere ed attuare gli impegni concordati per la difesa del suolo tra le Parti contraenti nell’ambito della Convenzione delle Alpi, al fine di mantenere efficiente il suolo in modo sostenibile nelle sue funzioni naturali e nella sua funzione di archivio della storia naturale e culturale. Primo obiettivo del trattato è quindi quello di garantire e mantenere nel lungo periodo, in senso quantitativo e qualitativo, le funzioni ecologiche del suolo come parte essenziale dell’equilibrio naturale e promuovere il ripristino dei suoli compromessi (articolo 1).
    Per conseguire tale risultato il Protocollo fissa una serie di impegni fondamentali che le Parti si sono impegnate a rispettare, ed in particolare:

        adottare le misure giuridiche ed amministrative, sotto il controllo e la responsabilità delle autorità nazionali, necessarie ad assicurare la difesa dei suoli nel territorio alpino;

        privilegiare, laddove sussiste il pericolo di compromissione grave e duratura della funzionalità dei suoli, gli aspetti della protezione rispetto a quelli dell’utilizzo (articolo 2);
        considerare gli obiettivi del Protocollo anche in tutte le altre politiche che possono interessare il territorio alpino (articolo 3);
        cooperare a livello internazionale con le varie istituzioni competenti, soprattutto nella realizzazione di catasti del suolo, nel monitoraggio del suolo e nel controllo delle aree con suoli protetti, di quelle con suoli compromessi e delle aree a rischio;
        predisporre ed armonizzare data-base allo scopo di coordinare l’informazione e la ricerca per la difesa del suolo nel territorio alpino (articolo 5).

    Per fare fronte a tutta questa serie di impegni, le Parti hanno individuato misure specifiche da adottare, ed in particolare:
        delimitare le aree da proteggere avendo riguardo, in particolar modo, per quelle formazioni di suoli e rocce che abbiano caratteristiche tipiche o particolari per la documentazione della storia della terra (articolo 6);

        tenere conto delle esigenze di difesa del suolo e di uso contenuto del suolo nell’attuazione dei piani e dei programmi relativi alle aree urbanizzate, previsti dall’articolo 9, comma 3, del Protocollo «Pianificazione territoriale e Sviluppo sostenibile» (articolo 7);
        contenere l’impermeabilizzazione e l’occupazione del suolo provvedendo a sviluppare costruzioni capaci di contenere l’occupazione delle superfici e di rispettare il suolo (articolo 7);
        utilizzare materie sostitutive alle risorse minerarie al fine di contenere l’uso di queste ultime (articolo 8);
        conservare le torbiere alte e basse, provvedendo, a medio termine, alla sostituzione completa dell’impiego della torba (articolo 9);
        cartografare e registrare in catasti le aree alpine minacciate dai rischi geologici ed idrologici, delimitando le zone a rischio (articolo 10);
        rilevare cartograficamente e registrare in catasti il suolo delle aree alpine interessate da erosioni estese (articolo 11);
        evitare gli effetti negativi causati dalle attività turistiche sul suolo alpino, incentivando il ripristino del manto vegetale dei terreni già compromessi da usi turistici intensivi e l’impiego di tecniche di ingegneria naturalistica (articolo 14);
        ridurre preventivamente, per quanto possibile, gli apporti di inquinanti nei suoli tramite l’aria, l’acqua, i rifiuti ed altre sostanze nocive per l’ambiente (articolo 15).

E) Protocollo «Energia»

    Il Protocollo attuativo «Energia» è stato firmato dall’Italia a Bled, il 16 ottobre 1998.
    Obiettivo del Protocollo è quello di creare condizioni quadro e di assumere concrete misure in materia di risparmio energetico, produzione, trasporto, distribuzione ed utilizzo dell’energia nell’ambito territoriale di applicazione della Convenzione, atte a realizzare una situazione energetica di sviluppo sostenibile, compatibile con i limiti specifici di tolleranza del territorio alpino, al fine di contribuire alla protezione della popolazione e dell’ambiente, alla salvaguardia delle risorse e del clima (articolo 1).

    Per raggiungere tale risultato, il Protocollo fissa una serie di impegni fondamentali che le Parti si sono impegnate a rispettare, ed in particolare:

        armonizzare la pianificazione energetica alla pianificazione generale di assetto del territorio alpino;

        finalizzare i sistemi di produzione, trasporto e distribuzione dell’energia con riguardo alle esigenze di tutela all’ambiente;
        perseguire la minimizzazione del carico ambientale di origine energetica nel quadro di un obiettivo di ottimizzazione della fornitura di servizi energetici all’utente finale;
        contenere gli effetti negativi delle infrastrutture energetiche sull’ambiente e sul paesaggio, incluse le infrastrutture relative alla gestione dei loro rifiuti attraverso l’adozione di misure di carattere preventivo, per le nuove realizzazioni, ed il ricorso, ove necessario, ad interventi di risanamento nel caso di impianti esistenti;
        verificare la compatibilità con l’ambiente alpino di eventuali costruzioni di nuove grandi infrastrutture, valutandone l’impatto e gli effetti territoriali e socio-economici (articolo 2).

    Per fare fronte a tutti questi impegni, le Parti avranno l’onere di adottare ed attuare specifiche misure, in conformità con quanto stabilito dal capitolo II del Protocollo, ed in particolare:
        promuovere il risparmio energetico e l’uso razionale dell’energia, tenendo soprattutto conto del fabbisogno energetico nel territorio, della disponibilità di fonti locali rinnovabili di energia e dell’impatto delle immissioni atmosferiche in conche e vallate (articolo 5);

        promuovere l’uso di fonti energetiche rinnovabili, l’uso di impianti decentrati per sfruttare tali fonti rinnovabili (quali l’energia idrica, solare e biomassa) e l’utilizzo razionale delle risorse idriche e del legno (articolo  6);
        assicurare, per quanto riguarda l’energia idroelettrica, la funzionalità ecologica dei corsi d’acqua e l’integrità paesaggistica (articolo 7);
        garantire l’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili in relazione all’energia elettrica e/o di calore da combustibili fossili (articolo 8);
        incentivare lo scambio di informazioni relative all’energia nucleare ed alle centrali nucleari che potrebbero avere effetti nell’ambito alpino (articolo 9);
        perseguire la razionalizzazione e l’ottimizzazione di tutte le infrastrutture esistenti in relazione ai trasporti ed alla distribuzione di energia (articolo 10);
        definire, nei progetti di massima o negli studi dell’impatto ambientale, le modalità di ripristino dei corpi idrici a seguito dell’esecuzione di opere pubbliche e private nel campo energetico che interessano l’ambiente e gli ecosistemi alpini (ricorrendo, per quanto possibile, ad opere di ingegneria naturalistica, così come previsto dall’articolo 11);
        sottoporre preventivamente i progetti per la costruzione e per le modifiche di installazioni energetiche di cui agli articoli 7, 8, 9 e 10 del Protocollo, ad un esame di impatto ambientale (articolo 12).

F) Protocollo «Protezione della natura e tutela del paesaggio»

    Il Protocollo attuativo «Protezione della natura e tutela del paesaggio» è stato firmato dall’Italia a Chambéry, nel corso della III Conferenza delle Alpi, il 20 dicembre 1994.

    Obiettivo del Protocollo in esame è quello di stabilire norme internazionali, in attuazione della Convenzione delle Alpi e tenuto conto anche degli interessi della popolazione locale, al fine di proteggere, curare e ripristinare, se necessario, lo stato naturale ed il paesaggio, in modo da assicurare l’efficienza funzionale degli ecosistemi, la conservazione degli elementi paesaggistici e delle specie animali e vegetali selvatiche insieme ai loro habitat naturali (articolo 1).
    Per raggiungere tale obiettivo, il Protocollo fissa una serie di impegni fondamentali che le Parti si impegnano a rispettare, ed in particolare:

        cooperare a livello internazionale per il rilevamento cartografico, la delimitazione, la gestione ed il controllo delle aree protette e di altri elementi del paesaggio naturale e rurale meritevoli di protezione;

        cooperare al fine dell’interconnessione a rete dei biotipi, la definizione di modelli, programmi e/o piani paesaggistici, la prevenzione ed il riequilibrio di compromissioni della natura e del paesaggio;
        cooperare al fine dell’osservazione sistematica della natura e del paesaggio, per la ricerca scientifica e per la protezione delle specie animali e vegetali selvatiche (articolo  3).

    Per fare fronte a questi impegni, le Parti avranno l’onere di adottare ed attuare specifiche misure, in conformità con quanto stabilito dal capitolo II del Protocollo, ed in particolare:
        predisporre, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore del Protocollo, modelli, programmi e piani idonei a realizzare gli obiettivi concordati per proteggere la natura ed il paesaggio nel territorio alpino (articolo 7);

        adottare le misure necessarie alla conservazione e allo sviluppo degli habitat naturali e quasi naturali delle specie animali e vegetali selvatiche (articolo 8);
        valutare, nei casi di misure e progetti pubblici o privati capaci di compromettere la natura o il paesaggio, gli effetti diretti e indiretti sull’equilibrio naturale e sul quadro paesaggistico (articolo 9);
        ridurre gli impatti ambientali e le compromissioni a danno della natura e del paesaggio, tenendo in considerazione gli interessi della popolazione locale (articolo 10);
        conservare e gestire le aree già protette e delimitare nuove aree da proteggere (articolo 11);
        promuovere l’istituzione e la gestione dei parchi nazionali (articolo 11, comma 2);
        assumere misure idonee alla conservazione dei biotipi, naturali e quasi naturali, e delle specie animali e vegetali autoctone, provvedendo, in particolare, ad assicurare habitat sufficientemente estesi (articoli 13 e 14);
        vietare la cattura, il possesso, il disturbo e l’uccisione di determinate specie animali (articolo 15);
        promuovere la reintroduzione e la diffusione di specie animali e vegetali autoctone, nonché di sottospecie, razze ed ecotipi, a condizione che sussistano i presupposti necessari (articolo 16);
        vietare l’introduzione artificiale di specie animali e vegetali selvatiche in regioni in cui tali specie non risultano comparse in modo naturale (articolo 17);
        assicurare che il rilascio nell’ambiente di organismi mutati con tecniche genetiche avvenga solo in seguito ad una valutazione formale con esito positivo (articolo 18).

G) Protocollo «Agricoltura di montagna»

    Il Protocollo attuativo «Agricoltura di montagna» è stato firmato dall’Italia a Chambéry (Francia), nel corso della III Conferenza delle Alpi, il 20 dicembre 1994.
    L’obiettivo generale del Protocollo (capitolo I), che le Parti contraenti si impegnano a perseguire, prevede:
        – la conservazione e l’incentivazione dell’agricoltura di montagna adatta ai siti e compatibile con l’ambiente in modo da riconoscere e garantire nel tempo il suo contributo sostanziale (articolo 1, comma 1), mediante:
            la permanenza della popolazione e il mantenimento di attività economiche sostenibili;

            la salvaguardia delle basi naturali della vita;
            la prevenzione dei rischi naturali;
            la conservazione della bellezza e del valore ricreativo del paesaggio naturale e rurale;
            la cultura nel territorio alpino;

        – lo sviluppo ottimale dei compiti multifunzionali dell’agricoltura di montagna (articolo 1, comma 2).

    Il Protocollo inoltre prevede una serie di impegni volti all’adozione di specifiche misure (capitolo II) a carico delle Parti. In particolare:

        incentivazione dell’agricoltura di montagna (articolo 7);

        pianificazione territoriale e paesaggio rurale (articolo 8);
        sviluppare metodi di produzione e prodotti tipici conformi alla natura (articolo 9);
        idoneità degli allevamenti ai siti e diversità genetica (articolo 10);
        commercializzazione a favore dei prodotti di montagna (articolo 11);
        sviluppo di un’economia agricola e forestale come unità (articolo 13);
        creazione di ulteriori fonti di reddito (articolo 14);
        miglioramento delle condizioni di vita e lavoro (articolo 15).

H) Protocollo «Turismo»

    Il Protocollo attuativo «Turismo» è stato firmato dall’Italia a Bled, il 16 ottobre 1998.
    L’obiettivo «generale» previsto dal trattato, che le Parti contraenti si impegnano a perseguire, è quello di contribuire, nell’ambito dell’ordinamento istituzionale vigente, ad uno sviluppo sostenibile dell’area alpina grazie ad un turismo che tuteli l’ambiente, mediante specifici provvedimenti e raccomandazioni che tengano conto degli interessi della popolazione locale e dei turisti (articolo  1).

    Il Protocollo inoltre prevede una serie di impegni volti ad adottare specifiche misure a carico delle Parti. In particolare:

        1. pianificazione e orientamenti;

        2. misure tecniche;
        3. monitoraggio e controllo.

    Pianificazione e orientamenti: per quanto attiene la strategia generale della politica del turismo le Parti contraenti si impegnano a:
        provvedere ad uno sviluppo turistico sostenibile, favorendo a tale fine l’elaborazione e la realizzazione di linee guida, programmi di sviluppo e piani settoriali, capaci di tenere in considerazione tale obiettivo (articolo 5);

        incoraggiare progetti che rispettino i paesaggi e siano compatibili con l’ambiente, provvedendo affinché nelle zone fortemente turistiche, sia perseguito un rapporto equilibrato tra forme di turismo intensivo ed estensivo. Dal momento in cui venissero presi provvedimenti di incentivazione, andrebbero rispettati gli aspetti seguenti (articolo 6):

            a) per il turismo intensivo, l’adattamento delle strutture e degli impianti turistici esistenti alle esigenze ecologiche e lo sviluppo di nuove strutture conformi agli obiettivi del presente Protocollo;

            b) per il turismo estensivo, il mantenimento o lo sviluppo di un’offerta turistica a contatto con la natura capace di rispettare l’ambiente, nonché la valorizzazione del patrimonio naturale e culturale delle regioni interessate;

        favorire lo scambio di esperienze e la realizzazione di programmi d’azione comuni al fine di migliorare la qualità dell’offerta turistica nell’arco alpino, e riguardante, in particolare (articolo 7):
            a) l’inserimento degli impianti nei paesaggi e nell’ambiente naturale;

            b) l’urbanistica, l’architettura (costruzioni nuove e ripristino di quelle esistenti nei paesi);
            c) le strutture alberghiere e l’offerta di servizi turistici;
            d) la diversificazione del prodotto turistico dell’area alpina, valorizzando le attività culturali delle diverse zone interessate;

        pianificare i flussi turistici, in particolare nelle aree protette, organizzando la distribuzione ed il soggiorno dei turisti in modo da garantire la tutela di questi siti (articolo 8).
    Misure tecniche: per quanto riguarda le misure tecniche le Parti contraenti si impegnano a:
        stabilire nel proprio ordinamento nazionale, in caso di progetti che potrebbero avere un alto impatto ambientale, una valutazione preventiva dell’impatto per tenerne conto al momento della decisione (articolo 9);

        delimitare, in conformità con la propria normativa e secondo criteri ecologici, zone di preservazione in cui si rinuncia agli impianti turistici (articolo 10);
        attuare una politica alberghiera che tenga conto della scarsità dello spazio disponibile, privilegiando l’ospitalità commerciale, il recupero e l’uso degli edifici esistenti, modernizzando e migliorando la qualità delle strutture esistenti (articolo 11);
        condizionare, per quanto concerne gli impianti di risalita, le nuove autorizzazioni e le concessioni allo smontaggio e alla rimozione degli impianti fuori uso e al ripristino della vegetazione originale nelle aree inutilizzate, con priorità alle specie di origine locale (articolo 12);
        favorire i provvedimenti destinati a ridurre il traffico a motore all’interno delle stazioni turistiche, incoraggiando le iniziative pubbliche o private miranti a migliorare l’accesso ai siti e ai centri turistici tramite i mezzi pubblici e ad incentivarne l’uso da parte dei turisti (articolo 13);
        provvedere affinché l’assetto, la manutenzione e la gestione delle piste sciistiche si integrino nel miglior modo possibile al paesaggio, tenendo conto degli equilibri naturali e della sensibilità dei biotopi (articolo 14);
        definire una politica di controllo delle attività sportive all’aperto, in particolar modo nei settori protetti, in modo da evitare effetti negativi per l’ambiente. Si impegnano inoltre a limitare al massimo e, ove necessario, a vietare le attività sportive che richiedono l’uso di motori al di fuori delle zone determinate dalle autorità competenti (articolo 15);
        limitare al massimo e, ove sia il caso, vietare, al di fuori degli aerodromi, il trasporto ed il deposito di persone in aeromobile a fini sportivi (articolo 16);
        studiare soluzioni adeguate ai diversi livelli territoriali che permettano uno sviluppo equilibrato delle regioni e delle aree economicamente deboli (articolo 17);
        incoraggiare la cooperazione fra gli Stati per quanto riguarda lo scaglionamento delle vacanze e le esperienze di prolungamento delle stagioni turistiche (articolo 18).

    Monitoriggio e controllo: per quello che invece riguarda il monitoraggio ed il controllo dello stesso, le Parti contraenti si impegnano a:
        presentare regolarmente al Comitato permanente un resoconto sulle misure adottate in base al presente Protocollo (articolo 25);

        esaminare e valutare, ad intervalli regolari, le disposizioni contenute nel presente Protocollo, sotto il profilo della loro efficacia, valutando anche la possibilità di adottare modifiche appropriate al Protocollo medesimo (articolo 26).

I) Protocollo «Trasporti»

    Il Protocollo attuativo «Trasporti» è stato firmato dall’Italia a Bled, il 16 ottobre 1998.
    L’obiettivo «generale» previsto dal trattato, che le Parti contraenti si impegnano a perseguire è:
        l’attuazione di una politica sostenibile dei trasporti (articolo 1), tesa a:
            ridurre gli effetti negativi e i rischi derivanti dal traffico intraalpino e transalpino ad un livello che sia tollerabile per l’uomo, la fauna, la flora ed i loro habitat (articolo 1, comma 1, lettera a));

            contribuire allo sviluppo sostenibile dello spazio vitale e delle attività economiche (articolo 1, comma 1, lettera b));
            limitare per quanto possibile l’impatto che possa compromettere il ruolo e le risorse del territorio alpino nonché la conservazione dei suoi paesaggi naturali e culturali (articolo 1, comma 1, lettera c));
            garantire il traffico intraalpino e transalpino incrementando l’efficacia e l’efficienza dei sistemi di trasporto e favorendo i vettori meno inquinanti e con minore consumo di risorse ad un costo economicamente sopportabile (articolo 1, comma 1, lettera d));
            assicurare condizioni di concorrenza equilibrata tra i singoli vettori (articolo 1, comma 1, lettera e));
            osservare i princìpi di precauzione, prevenzione e causalità (articolo 1, comma 2).

    Il Protocollo inoltre prevede una serie di impegni volti all’adozione di specifiche misure a carico delle Parti. In particolare, esse possono essere divise in tre differenti livelli:
        1. strategie, programmi e progetti;

        2. misure tecniche;
        3. monitoraggio e controllo.

    Strategie, programmi e progetti: per quanto attiene la strategia generale della politica dei trasporti, le Parti contraenti si impegnano a:
        attuare una gestione razionale e sicura dei trasporti nel contesto di una rete di trasporti integrata, coordinata e transfrontaliera (articolo 7, comma 1);

        realizzare verifiche di opportunità, valutazioni dell’impatto ambientale e analisi dei rischi (articolo 8) nel caso di grandi costruzioni, trasformazioni sostanziali o potenziamento delle infrastrutture di trasporto esistenti. In particolare è previsto l’impegno ad effettuare consultazioni preventive con le Parti nel caso di infrastrutture aventi un significativo impatto transfrontaliero, fatte salve le opere già decise al momento dell’approvazione del Protocollo (articolo 8, comma 2).

    Misure tecniche: per quanto concerne le misure tecniche, le Parti contraenti si impegnano a:
        promuovere l’istituzione ed il potenziamento di sistemi di trasporto pubblico ecocompatibile e orientati agli utenti (articolo 9);

        sfruttare la particolare idoneità della ferrovia per soddisfare la domanda di trasporto a lunga distanza ed al fine di un migliore sfruttamento della rete ferroviaria (per il trasporto su rotaia) per la valorizzazione economica e turistica del territorio alpino (articolo 10);
        potenziare la navigazione al fine della riduzione della quota di transito terrestre del trasporto merci (articolo 10, comma 2);
        astenersi dalla costruzione di nuove strade di grande comunicazione per il trasporto transalpino (articolo 11, comma 1);
        realizzare progetti stradali di grande comunicazione per il trasporto intraalpino solo a patto che siano osservate le condizioni richieste dall’articolo 11, comma 2;
        ridurre per quanto possibile, l’impatto ambientale e acustico prodotto dal traffico aereo;
        limitare e all’occorrenza vietare il lancio da aeromobili all’esterno degli aerodromi (articolo 12);
        migliorare il sistema dei trasporti pubblici che collega gli aeroporti siti nelle vicinanze delle Alpi con le diverse regioni alpine, per poter fare fronte alla domanda di trasporto aereo senza aumentare la pressione sull’ambiente (articolo 12, comma 2);
        valutare gli effetti prodotti sul settore dei trasporti dalle installazioni di nuovi impianti turistici e ad adottare, all’occorrenza, provvedimenti di precauzione e di compensazione (articolo 13);
        creare e conservare zone di bassa intensità di traffico o vietate al traffico, nonché l’istituzione di località turistiche vietate al traffico e di tutte le misure atte a favorire l’accesso ed il soggiorno dei turisti senza automobile (articolo 13, comma 2);
        applicare il principio di causalità e sostenere l’applicazione di un sistema di calcolo capace di individuare i costi d’infrastruttura e quelli esterni, al fine di riuscire ad introdurre progressivamente sistemi di tassazione che permettano di coprire in modo equo i costi reali (articolo 14).

    Monitoraggio e controllo: per quello che invece riguarda il monitoraggio ed il controllo, le Parti contraenti si impegnano a:
        registrare ed aggiornare periodicamente, secondo uno schema unitario, lo stato attuale e l’evoluzione dell’offerta e dell’utilizzazione delle infrastrutture di trasporto, nonché la riduzione dell’impatto ambientale in un apposito documento di riferimento per verificare i risultati dei provvedimenti attuativi (articolo 15);

        adottare obiettivi di qualità ambientale tesi al raggiungimento della sostenibilità dei trasporti e predisporre standard e indicatori adeguati alle specifiche condizioni del territorio alpino al fine di quantificare l’evoluzione dell’impatto sull’ambiente e sulla salute provocato dai trasporti (articolo 16).

    La formulazione del Protocollo Trasporti presenta la possibilità d’interpretazioni estensive, in particolare, è stato osservato che:
        l’articolo 8 prevede l’obbligo di concertazione fra gli Stati interessati per la realizzazione di nuove infrastrutture di trasporto nel territorio alpino, sembra poter attribuire ad un Paese membro un diritto di veto sulle decisioni degli altri Paesi parte;

        l’articolo 11 detta le condizioni di realizzazione di nuove strade di grande comunicazione per il trasporto transalpino, al comma 2, lettera a), si riferisce ad interventi di compensazione realizzati in base ai risultati di una valutazione dell’impatto ambientale, rendendo possibile l’autorizzazione all’introduzione di costi aggiuntivi rispetto a quanto concordato ed accettato dagli Stati membri della CE nell’adozione della direttiva cosiddetta «Eurovignetto».

    In occasione della discussione svolta in sede europea, il Governo italiano ha ottenuto che la sottoscrizione della Convenzione fosse accompagnata da una dichiarazione interpretativa mirante a chiarire la portata dei menzionati articoli.

    La CE ed il Consiglio hanno accettato detta richiesta, adottando il testo che si riporta:

        «Il Consiglio e la Commissione confermano che il contenuto del protocollo di attuazione della Convenzione alpina nel settore trasporti (Protocollo sui trasporti) è conforme all’acquis comunitario e non impone alcun obbligo giuridico supplementare. Conformente alle rispettive competenze, la Commissione e gli Stati membri garantiranno che le misure adottate ai fini dell’attuazione del protocollo sono e saranno coerenti non solo con il protocollo ma anche con le altre disposizioni pertinenti del diritto comunitario e con lo spirito della politica in materia dei trasporti dell’UE definita negli strumenti pertinenti comunitari, fra cui la direttiva sull’Eurobollo, gli orientamenti RTE ed il regolamento “Maro Polo“».

        La Comunità promuoverà attivamente l’interpretazione del Protocollo della Convenzione alpina nel settore dei trasporti nel dialogo sulle questioni relative ai trasporti con i Paesi terzi che sono parti contraenti della Convenzione.
        Il Consiglio e la Commissione ribadiscono inoltre che l’adesione della Comunità europea al Protocollo della Convenzione alpina nel settore dei trasporti non pregiudica gli obblighi internazionali degli Stati membri derivanti dalle condizioni alle quali hanno aderito singolarmente.

    Al fine di scongiurare dissonanze fra gli atti comunitari e gli atti nazionali, si ritiene d’indicare chiaramente al momento della ratifica del Protocollo trasporti, l’interpretazione data in sede europea, affinché venga recepita.

    Oltre a tutti questi obblighi, generali e specifici, i Protocolli tutti (fatta eccezione per il Protocollo relativo alla «Composizione delle controversie») prevedono una serie di impegni miranti alla ricerca, all’osservazione sistematica, alla formazione dell’informazione (capitolo III), nonché ad una serie di controlli idonei a valutare l’attuazione dei trattati in esame (capitolo IV).
    Infine, i capitoli V dettano le disposizioni finali, comuni a tutti i Protocolli della Convenzione, riguardanti la validità formale dei Protocolli e le modalità di firma e ratifica. In tal senso è opportuno ricordare che i Protocolli entreranno in vigore il terzo mese successivo al deposito del terzo strumento di ratifìca, ad eccezione del «Protocollo di adesione del Principato di Monaco alla Convenzione», per la cui entrata in vigore è richiesta la ratifica da parte di tutti gli altri Paesi (Parti contraenti) della Convenzione (Austria, Svizzera, Italia, Germania, Francia, Slovenia, Liechtenstein).

 

Relazione tecnica


[TESTO_FOTOGRAFATO_NON_DISPONIBILE][TESTO_FOTOGRAFATO_NON_DISPONIBILE][TESTO_FOTOGRAFATO_NON_DISPONIBILE][TESTO_FOTOGRAFATO_NON_DISPONIBILE][TESTO_FOTOGRAFATO_NON_DISPONIBILE][TESTO_FOTOGRAFATO_NON_DISPONIBILE][TESTO_FOTOGRAFATO_NON_DISPONIBILE][TESTO_FOTOGRAFATO_NON_DISPONIBILE][TESTO_FOTOGRAFATO_NON_DISPONIBILE][TESTO_FOTOGRAFATO_NON_DISPONIBILE][TESTO_FOTOGRAFATO_NON_DISPONIBILE]        In generale, l’attuazione dei Protocolli alla Convenzione internazionale per la protezione delle Alpi comporta da parte dell’Italia un duplice ordine di implicazioni, per promuovere:
            a) gli adempimenti che rientrano nell’ordinaria attività delle pubbliche amministrazioni dello Stato interessate, ed in generale:
            – promozione e scambio di tecnologie;

            – sviluppo di strategie, politiche e programmi;
            – scambi di informazione;

            b) gli adempimenti che non sono previsti nell’ambito della legislazione vigente, quali:
                b1) la promozione di progetti pilota tesi all’attuazione di programmi tecnologici sostenibili nelle materie d’elezione della Convenzione, quali:
                    1 – popolazione e cultura;

        –        2 – pianificazione territoriale;
        –        3 – salvaguardia della qualità dell’aria;
        –        4 – difesa del suolo;
        –        5 – idroeconomia;
        –        6 – protezione della natura e tutela del paesaggio;
        –        7 – agricoltura di montagna;
        –        8 – foreste montane;
        –        9 – turismo;
                    10 – trasporti;
                    11 – energia;
                    12 – economia dei rifiuti.

        L’attività di promozione di progetti pilota nei suddetti settori, unitamente alla promozione e armonizzazione della ricerca e l’osservazione sistemica in stretta collaborazione con le altri Parti contraenti, comporta una spesa di euro 380.000 per l’anno 2009. All’attività di osservazione sistemica che potrà proseguire negli anni successivi, si provvederà con le ordinarie risorse delle amministrazioni coinvolte finalizzate a tale tipologia di attività;
                b2) creazione di una banca dati e predisposizione di un inventario affinché i risultati della ricerca e dell’osservazione regolare dei fenomeni a livello nazionale siano raccolti in un sistema informativo accessibile al pubblico.
        Al riguardo, per la predisposizione di un inventario sullo stato di fatto dei settori disciplinati dai Protocolli, nonché, la creazione di siti allo scopo di informare ed aggiornare la pubblica opinione in relazione alle misure prese per attuare i Protocolli, viene prevista una spesa di euro 20.000 per l’anno 2009, mentre per la creazione di una banca dati, viene prevista una spesa di euro 45.000 per l’anno 2009. Anche per l’attività di aggiornamento della banca dati a regime si potrà provvedere con le ordinarie risorse delle amministrazioni coinvolte finalizzate a tale tipologia di attività.
 


[TESTO_FOTOGRAFATO_NON_DISPONIBILE]Analisi tecnico-normativa

Necessità dell’intervento normativo

    Il provvedimento in esame si rende necessario per dare attuazione a nove specifici Protocolli attuativi alla Convenzione delle Alpi, firmati dall’Italia tra il 1994 ed il 2000, e per dare conseguentemente, concreta attuazione alla Convenzione delle Alpi stessa (ed ai settori specifici da essa disciplinati), firmata dall’Italia il 7 novembre 1991 e ratificata con legge 14 ottobre 1999, n. 403, ed entrata in vigore il 9 marzo 1995 tra i Paesi firmatari dell’Arco alpino (ovvero, come già ricordato, tra Italia, Austria, Svizzera, Italia, Germania, Francia, Slovenia, Liechtenstein e Principato di Monaco).

Quadro normativo di riferimento

    Numerosi provvedimenti sono stati già adottati dall’Italia, negli anni scorsi, finalizzati alla protezione della natura e del paesaggio, della difesa del suolo, della pianificazione territoriale, dello sviluppo sostenibile, del miglioramento della situazione energetica, della salvaguardia delle foreste, della valorizzazione del turismo, dell’ambiente e della salute umana contro gli effetti dei trasporti.

    Tra questi provvedimenti, in relazione a ciascun Protocollo, in particolare si ricorda:

    A) «Foreste montane»
        –  Decreto del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica 7 novembre 2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  288 dell’11 dicembre 2000, Cofinanziamento nazionale del programma degli interventi relativi alla protezione delle foreste contro gli incendi per l’anno 2000, di cui al regolamento CEE n. 2158/92, e successive modificazioni ed integrazioni, ai sensi della legge n. 183/1987.

        –  Deliberazione del CIPE n.  183/99 del 5 novembre 1999: Cofinanziamento del programma degli interventi relativi alla protezione delle foreste contro l’inquinamento atmosferico, di cui al regolamento CEE n. 3528/86, modificato dal regolamento CE n. 307/97, per l’anno 1999.
        –  Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 giugno 1997, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  223 del 24 settembre 1997: Istituzione degli organi del coordinamento territoriale del Corpo forestale dello Stato per l’ambiente.
        –  Decreto del Ministro delle risorse agricole alimentari e forestali 22 novembre 1994, n. 750: Regolamento recante disposizioni relative all’organizzazione ed al funzionamento del Comitato permanente delle politiche agroalimentari e forestali.
        –  Decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 1º aprile 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  104 del 5 maggio 2008: Istituzione del Registro nazionale dei serbatoi di carbonio agroforestali.

    B) «Pianificazione territoriale e sviluppo sostenibile»
        – Decreto legislativo 26 marzo 2008, n. 63: Ulteriori disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in relazione al paesaggio.

        L’articolo 131, comma 6, del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo n.  42 del 2004, come modificato dal citato decreto legislativo n.  63 del 2008, recita: «Lo Stato, le regioni, gli altri enti pubblici territoriali nonché tutti i soggetti che [...] intervengono sul territorio nazionale, informano la loro attività ai principi di uso consapevole del territorio e di salvaguardia delle caratteristiche paesaggistiche e di realizzazione di nuovi valori paesaggistici [...] rispondenti a criteri di qualità e sostenibilità.»
    Inoltre, il decreto legislativo n.  63 del 2008, con l’articolo 2, contenente modifiche alla parte terza del codice dei beni culturali e del paesaggio, disciplina la pianificazione paesaggistica affinché garantisca la salvaguardia delle caratteristiche paesaggistiche assicurando, al contempo, la riqualificazione delle aree degradate e dismesse ed un minor consumo del territorio.

        –  Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 marzo 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  127 del 31 maggio 2008: Approvazione dello statuto dell’Ente italiano montagna (EIM).

        –  Decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4: Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale.
    L’articolo 3-quater del decreto legislativo n.  152 del 2006, come modificato dal citato decreto legislativo n.  4 del 2008, recita: «1. Ogni attività umana giuridicamente rilevante [...] deve conformarsi al principio dello sviluppo sostenibile, al fine di garantire che il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non possa compromettere la qualità della vita e le possibilità delle generazioni future. 2. Anche l’attività della pubblica amministrazione deve essere finalizzata a consentire la migliore attuazione possibile del principio dello sviluppo sostenibile [...]».

    Il decreto legislativo in questione, inoltre, dispone: «Principi generali per le procedure di VIA, di VAS e per la valutazione d’incidenza e l’Autorizzazione integrata ambientale (AIA)», sostituendo la parte II, titolo I, del citato decreto legislativo n.  152 del 2006.
        –  Legge regionale Lombardia 14 marzo 2008, n. 4: Ulteriori modifiche e integrazioni alla legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio).
    Al comma 3-bis dell’articolo 1 della legge regionale n.  12 del 2005, inserito dalla citata legge regionale n. 4 del 2008, si afferma: «La Regione, in collaborazione con le province e gli altri enti locali, promuove, attraverso gli strumenti di pianificazione previsti dalla presente legge, il recupero e la riqualifìcazione delle aree degradate o dismesse, che possono compromettere la sostenibilità e la compatibilità urbanistica, la tutela dell’ambiente e gli aspetti socio-economici.».
        –  Legge regionale Friuli-Venezia Giulia 12 novembre 1997, n. 34: Modifiche alla legge regionale 19 novembre 1991, n. 52, in materia di pianificazione territoriale e urbanistica; alla legge regionale 31 ottobre 1986, n. 46, in materia di opere pubbliche e di interesse pubblico; alla legge regionale 13 maggio 1988, n. 29, in materia di protezione delle bellezze naturali; alla legge regionale 1º marzo 1988, n. 7, in materia di organizzazione degli uffici regionali e alla legge regionale 8 aprile 1982, n.  22, in materia di forestazione.

        –  Legge regionale Valle D’Aosta 1º ottobre 1996: Norme in materia urbanistica e di pianificazione territoriale.
        –  Legge regionale Friuli-Venezia Giulia 19 agosto 1996, n.  32: Disposizioni concernenti norme integrative, di modificazione e di proroga di termini di provvedimenti legislativi in materia di viabilità, trasporti, pianificazione territoriale e tutela della flora spontanea.
        –  Decreto del Ministro dell’ambiente 18 dicembre 2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  301 del 28 dicembre 2000: Bando relativo al co-finanziamento di programmi di sviluppo sostenibile e di attuazione di Agende 21 locali.

D) «Difesa suolo»

        –  Decreto legislativo 26 marzo 2008, n. 63: Ulteriori disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in relazione al paesaggio.

    Il decreto legislativo n.  63 del 2008, con l’articolo 2, contenente modifiche alla parte terza del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al citato decreto legislativo n.  42 del 2004, disciplina la pianificazione paesaggistica affinché garantisca la salvaguardia delle caratteristiche paesaggistiche assicurando, al contempo, la riqualificazione delle aree degradate e dismesse ed un minor consumo del territorio.
        –  Legge 18 maggio 1989, n. 183: essa prevede norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo, che ha come scopo quello di assicurare la difesa del suolo, appunto, il risanamento delle acque, la fruizione e la gestione del patrimonio idrico per gli usi di razionale sviluppo economico e sociale, la tutela degli aspetti ambientali ad essi connessi (articolo 1, comma 1). Per ottenere questi risultati, si avvale del piano di bacino, «strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni e le norme d’uso finalizzate alla conservazione, alla difesa ed alla valorizzazione del suolo e la corretta utilizzazione delle acque, sulla base delle caratteristiche fisiche ed ambientali del territorio interessato».
        –  Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 marzo 1990, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  79 del 4 aprile 1990: il decreto in esame costituisce un atto di indirizzo e coordinamento ai fini dell’elaborazione e dell’adozione degli schemi previsionali e programmatici di cui all’articolo 31 della legge 18 maggio 1989, n. 183, recante norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo.
        –  Legge 7 agosto 1990, n. 253: questa legge inserisce nell’ordinamento delle «disposizioni integrative alla legge 18 maggio 1989, n. 183, stabilendo norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo.
        –  Decreto del Presidente della Repubblica 7 gennaio 1992, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  8 dell’11 gennaio 1992: questo decreto rappresenta un atto di indirizzo e coordinamento per determinare i criteri di integrazione e di coordinamento tra le attività conoscitive dello Stato, delle autorità di bacino e delle regioni per la redazione dei piani di bacino di cui alla legge 18 maggio 1989, n. 183; esso introduce, infatti, norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo.
        –  Decreto del Presidente della Repubblica 14 aprile 1993, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  91 del 1993: anch’esso costituisce un atto di indirizzo e coordinamento alle regioni recante criteri e modalità per la redazione dei programmi di manutenzione idraulica e forestale.
        –  Decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236: il seguente decreto fissa le modalità da seguire negli interventi urgenti a sostegno dell’occupazione.
        –  Decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493, intitolato: Disposizioni per l’accelerazione degli investimenti a sostegno dell’occupazione e per la semplificazione dei procedimenti in materia edilizia.
        –  Legge 5 gennaio 1994, n. 37: essa stabilisce norme per la tutela ambientale delle aree demaniali dei fiumi, dei torrenti, dei laghi e delle altre acque pubbliche.
        –  Decreto del Presidente della Repubblica 18 luglio 1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  7 del 10 gennaio 1996, concernente l’approvazione dell’atto di indirizzo e coordinamento relativo ai criteri per la redazione di piani di bacino.

E) «Energia»

        –  Legge 9 gennaio 1991, n. 9, recante: Norme per l’attuazione del nuovo Piano energetico nazionale: aspetti istituzionali, centrali idroelettriche ed elettrodotti, idrocarburi e geotermia, autoproduzione e disposizioni fiscali, ha introdotto i primi elementi per liberalizzare la produzione dell’energia in Italia. Infatti ha disposto la regolamentazione di numerosi settori, tra i quali ricordiamo gli impianti idroelettrici e gli elettrodotti, gli idrocarburi e la geotermia, gli autoproduttori e le imprese elettriche locali.

        –  Legge 9 gennaio 1991, n. 10, recante: Norme per l’attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia», fissa i principi generali idonei a rendere operativo il piano energetico nazionale (PEN) ed, in modo specifico, per conseguire il risparmio energetico, demandando ad una serie di decreti attuativi la definizione di strumenti normativi per il conseguimento dei seguenti obiettivi:

            migliorare i processi di trasformazione dell’energia;

            ridurre i consumi di energia;
            migliorare i consumi di energia.

        –  Legge 25 agosto 1991, n. 282, che reca norme per la riforma dell’ENEA.

        –  Decreto del ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato 15 febbraio 1992, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  107 del 9 maggio 1992, recante: agevolazioni fiscali per il contenimento dei consumi energetici negli edifici.
        –  Decreto legislativo 4 dicembre 1992, n. 476: il decreto ha dato attuazione alla direttiva 89/336/CEE del Consiglio del 3 maggio 1989, in materia di ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alla compatibilità elettromagnetica, modificata dalla direttiva 92/31/CEE del Consiglio del 28 aprile 1992.
        –  Decreto del Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412: regolamento recante norme per la progettazione, l’installazione, l’esercizio e la manutenzione degli impianti termici degli edifici ai fini del contenimento dei consumi di energia, in attuazione dell’articolo 4, comma 4, della legge 9 gennaio 1991, n. 10.
        –  Legge 31 gennaio 1994, n.97, recante nuove disposizioni per le zone montane. In particolare la legge stabilisce che l’energia elettrica prodotta nei territori montani da piccoli generatori comunque azionati, come aerogeneratori, piccoli gruppi elettrogeni, piccole centraline idroelettriche, impianti fotovoltaici, con potenza elettrica non superiore a 30 Kilowatt, o da gruppi elettrogeni funzionanti a gas metano biologico, è esentata dalla relativa imposta erariale sul consumo.
        –  Decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 484, regolamento recante la disciplina di conferimento dei permessi di prospezione o ricerca e di concessione di coltivazione di idrocarburi in terraferma ed in mare.
        –  Decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 485, regolamento recante la disciplina dei procedimenti di rilascio di permesso di ricerca e concessione di coltivazione delle risorse geotermiche di interesse nazionale.
        –  Decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 526, regolamento recante norme per disciplinare la valutazione dell’impatto ambientale relativa alla prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi. Il regolamento stabilisce che il permesso di prospezione di cui all’articolo 3 della legge 9 gennaio 1991, n. 9, è subordinato alla pronuncia di compatibilità di cui all’articolo 6 della legge 8 luglio 1986, n.  349. Lo studio dell’impatto ambientale da allegare alla domanda di pronuncia di compatibilità ambientale deve essere redatto secondo lo schema di cui agli allegati II/A e II/B al presente regolamento, che fanno parte integrante del regolamento stesso. La pronuncia di compatibilità ambientale non occorre:

            nel caso in cui il richiedente nell’istanza di permesso si impegni espressamente a non effettuare attività di prospezione all’interno delle aree di cui all’allegato I;

            per istanze di permessi di prospezione i cui programmi di lavoro comprendano esclusivamente rilievi geologici in campagna, misure gravimetriche, magnetometriche, paleomagnetiche e sismometriche passive, prospezioni geochimiche, rilievi condotti con aerei o satelliti.

        –  Decreto legislativo 12 novembre 1996, n. 615, il quale ha dato attuazione alla direttiva 89/336/CEE del Consiglio del 3 maggio 1989, in materia di ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alla compatibilità elettromagnetica, modificata ed integrata dalla direttiva 92/31/CEE del Consiglio del 28 aprile 1992, dalla direttiva 93/68/CEE del Consiglio del 22 luglio 1993 e dalla direttiva 93/97/CEE del Consiglio del 29 ottobre 1993.

        –  Decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 625: tale decreto legislativo ha dato attuazione alla direttiva 94/22/CEE relativa alle condizioni di rilascio e di esercizio delle autorizzazioni alla prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi.
        –  Regolamento (CE) n.  701/97 del Consiglio, del 14 aprile 1997, esso impone l’adozione di un programma destinato a promuovere la cooperazione internazionale nel settore energetico (Programma Synergy).
        –  Legge 10 novembre 1997, n. 415: con questa legge si è provveduto alla ratifica ed all’esecuzione del trattato sulla Carta europea dell’energia, con atto finale, protocollo e decisioni, fatto a Lisbona il 17 dicembre 1994.
        –  Decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 1998, n. 53, regolamento recante disciplina dei procedimenti relativi alla autorizzazione alla costruzione e all’esercizio di impianti di produzione di energia elettrica che utilizzano fonti convenzionali, a norma dell’articolo 20, comma 8, della legge 15 marzo 1997, n. 59.
        –  Decreto del Presidente della Repubblica 9 marzo 1998, n. 107, regolamento recante norme per l’attuazione della direttiva 92/75/CEE concernente le informazioni sul consumo di energia degli apparecchi domestici.
        –  Decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato 2 aprile 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  104 del 7 maggio 1998, recante modalità di applicazione della etichettatura energetica a frigoriferi domestici, congelatori e relative combinazioni.
        –  Decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato 7 ottobre 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  248 del 23 ottobre 1998, recante una disciplina sulle modalità di applicazione dell’etichettatura a lavatrici, asciugabiancheria e lavasciuga ad uso domestico.
        –  Legge 6 agosto 2008, n. 133, conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria.

        La manovra 2009 indica tra i suoi obiettivi in campo energetico (articolo 7 del citato decreto-legge n.  112 del 2008), tra l’altro, la diversificazione delle fonti di energia, la promozione delle fonti rinnovabili di energia e dell’efficienza energetica, la sostenibilità ambientale nella produzione e negli usi dell’energia, anche ai fini della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra.
        –  Legge 24 dicembre 2007, n. 244, disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008). La legge finanziaria 2008 contiene numerosi provvedimenti riguardanti la politica energetica, tra cui:
            – la necessità, a partire dal 1º gennaio 2009, per gli edifici di nuova costruzione del rilascio della certificazione energetica (articolo 1, comma 288). A decorrere dal 1º gennaio 2009, inoltre, ai fini del rilascio del permesso di costruire, deve essere prevista, per gli edifici di nuova costruzione, l’installazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (articolo 1, comma 289);

            – misure per l’incentivazione e la promozione all’utilizzo delle fonti rinnovabili (articolo 2, commi da 136 a 140, da 144 a 146, 149, da 164 a 174 e 176);
            – creazione di un fondo per il risparmio energetico e messa al bando di elettrodomestici con forti consumi di energia (articolo 2, comma 162) al fine di sensibilizzare maggiormente i cittadini all’importanza del risparmio energetico e dell’efficienza energetica.

        –  Decreto legislativo 6 novembre 2007, n.  201, attuazione della direttiva 2005/32/CE relativa all’istituzione di un quadro per l’elaborazione di specifiche per la progettazione ecocompatibile dei prodotti che consumano energia.

        –  Deliberazione della Giunta provinciale di Trento 29 aprile 2008, n.  1092, approvazione, per l’anno 2008, del bando per la concessione di contributi in materia di energia di cui alla legge provinciale n. 14 del 1980, e successive modificazioni, in attuazione e a parziale modifica della deliberazione della Giunta provinciale 7 dicembre 2007, n.  2744.
        –  Deliberazione della Giunta provinciale di Trento 7 dicembre 2007, n.  2744, riguardante nuove direttive per l’attuazione della legge provinciale 29 maggio 1980, n. 14, e successive modificazioni, e approvazione di criteri e modalità per la concessione di contributi relativi ad interventi realizzati o da realizzare dal giorno 8 febbraio 2007.

F) «Protezione della natura e tutela del paesaggio»

        –  Decreto del Presidente della Repubblica 1º dicembre 2000, n.  425, regolamento recante norme di attuazione della direttiva 97/49/CE che modifica l’allegato I della direttiva 79/409/CEE, concernente la protezione degli uccelli selvatici.

        –  Decreto del Ministro dell’ambiente 3 agosto 2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  201 del 29 agosto 2000: Modalità di presentazione delle proposte relative al programma finanziario europeo LIFE-Ambiente per l’annualità 2000.
        –  Regolamento (CE) n.  2724/2000 della Commissione, del 30 novembre 2000, che modifica il regolamento (CE) n.  338/97 del Consiglio relativo alla protezione di specie della flora e fauna selvatiche mediante il controllo del loro commercio.
        –  Deliberazione della Giunta regionale Veneto 15 novembre 2000, n.  60, Piano per il Parco nazionale Dolomiti bellunesi.
        –  Deliberazione della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano 20 luglio 2000, n.  993: approvazione del III aggiornamento dell’elenco ufficiale delle aree naturali protette, ai sensi del combinato disposto dell’articolo 3, comma 4, lettera c), della legge 6 dicembre 1991, n.  394, e dell’articolo 7, comma 1, allegato A, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.
        –  Deliberazione della Giunta regionale Veneto 30 giugno 2000, n.  2014: Interventi per la conservazione e la tutela della natura nelle aree naturali protette.
        –  Legge regionale Valle d’Aosta 25 maggio 2000, n.  12: Disposizioni in materia di cartografia e di sistema cartografico e geografico regionale.
        –  Deliberazione del CIPE n. 202/99 del 21 dicembre 1999: Convenzione n.  187/90. Progetto per il sistema di arredo di ambiente, l’organizzazione delle funzioni, la tutela del paesaggio a supporto della attività turistica, dello sport e del tempo libero.
        –  Legge 14 ottobre 1999, n. 403: Ratifica ed esecuzione della convenzione per la protezione delle Alpi, con allegati e processo verbale di modifica del 6 aprile 1993, fatta a Salisburgo il 7 novembre 1991.
        –  Decreto del Ministro dell’ambiente 20 gennaio 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  32 del 9 febbraio 1999: Modificazioni degli allegati A e B del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, in attuazione della direttiva 97/62/CE del Consiglio, recante adeguamento al progresso tecnico e scientifico della direttiva 92/43/CEE.
        –  Decreto del Ministro per le politiche agricole 30 novembre 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  41 del 19 febbraio 1999: Disciplina delle zone di tutela biologica.
        –  Decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n.  357: Regolamento di attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali, nonché della flora e fauna selvatiche.
        –  Regolamenti (CE) nn. 938/97 e 939/97 della Commissione, del 26 maggio 1997: regolamenti che modificano il regolamento (CE) n. 338/97 del Consiglio, relativo alla protezione di talune specie della flora e della fauna selvatiche mediante il controllo del loro commercio.
        –  Decreto del Ministero dei beni culturali e ambientali 18 dicembre 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  3 del 4 gennaio 1997: Decentramento dei poteri di tutela ambientale e paesaggistica.
        –  Decreto legislativo 26 marzo 2008, n. 63, recante ulteriori disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.  42, in relazione al paesaggio.

    In questo decreto legislativo si prevede la sostituzione dell’articolo 133 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al citato decreto legislativo n.  42 del 2004 (Cooperazione tra amministrazioni pubbliche per la conservazione e la valorizzazione del paesaggio), dove al comma 2 si afferma che il Ministero e le regioni cooperano per la definizione di indirizzi e criteri riguardanti l’attività di pianificazione territoriale, nonché la gestione dei conseguenti interventi, al fine di assicurare la conservazione, il recupero e la valorizzazione degli aspetti e dei caratteri del paesaggio; i detti indirizzi e criteri considerano anche finalità di sviluppo territoriale sostenibile.
        –  Decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4, sostituisce la parte II, titolo I, «Princìpi generali per le procedure di VIA, di VAS e per la Valutazione di incidenza e l’Autorizzazione integrata ambientale (AIA)» del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.  152.

        Le norme del presente decreto costituiscono recepimento ed attuazione:

            a) della direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 giugno 2001, concernente la valutazione degli impatti di determinati piani e programmi sull’ambiente;

            b) della direttiva 85/337/CEE del Consiglio, del 27 giugno 1985, concernente la valutazione di impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, come modificata ed integrata con la direttiva 97/11/CE del Consiglio, del 3 marzo 1997 e con la direttiva 2003/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio 2003.

        –  Decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 17 ottobre 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  258 del 6 novembre 2007, sui criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone speciali di conservazione (ZSC) e a Zone di protezione speciale (ZPS).

    Ai sensi dell’articolo 5, comma 2, viene previsto per tutte le ZPS l’obbligo, da parte di regioni e province autonome, della messa in sicurezza, rispetto al rischio di elettrocuzione e impatto degli uccelli, di elettrodotti e linee aree ad alta e media tensione di nuova realizzazione o in manutenzione straordinaria o in ristrutturazione.

G) «Agricoltura di montagna»

        –  Regolamento (CEE) n.  2078/92 del Consiglio, del 30 giugno 1992, relativo a metodi di produzione agricola compatibili con le esigenze di protezione dell’ambiente e con la cura dello spazio naturale.

        –  Regolamento (CEE) n.  2080/92 del Consiglio, del 30 giugno 1992, che istituisce un regime comunitario di aiuti alle misure forestali nel settore agricolo.
        –  Deliberazione del Consiglio regionale Lombardia 6 aprile 1993, n.  800, relativa a disposizioni attuative della legge regionale 30 novembre 1991, n.  30: Interventi finalizzati all’agricoltura in montagna.
        –  Legge regionale Veneto 18 gennaio 1994, n.  2, relativa a provvedimenti per il consolidamento e lo sviluppo dell’agricoltura di montagna e per la tutela e la valorizzazione dei territori montani.
        –  Legge 31 gennaio 1994, n. 97, relativa alle norme per la salvaguardia e la valorizzazione delle zone montane. Tali norme promuovono azioni di sviluppo e tutela della montagna negli interessi della collettività nazionale anche attraverso la diffusione di servizi sul territorio montano.
        La legge rappresenta un importante strumento di incentivazione e sostegno allo sviluppo economico montano istituendo politiche di agevolazione economica e di intervento sulle attività produttive, favorendo la permanenza dei residenti nelle aree montane anche attraverso la promozione di attività imprenditoriali locali, allo scopo di contrastare lo spopolamento causato dalla mancanza di opportunità di lavoro e dalla carenza di servizi e infrastrutture.
        –  Regolamento (CE) n.  950/97 del Consiglio, del 20 maggio 1997, relativo al miglioramento dell’efficienza delle strutture agricole.
        –  Regolamento (CE) n.  951/97 del Consiglio, del 20 maggio 1997, relativo al miglioramento delle condizioni di trasformazione e di commercializzazione dei prodotti agricoli.
        –  Decreto legislativo 30 aprile 1998, n.  173, relativo a disposizioni in materia di contenimento dei costi di produzione e per il rafforzamento strutturale delle imprese agricole, a norma dell’articolo 55, commi 14 e 15, della legge 27 dicembre 1997, n. 449.
        –  Legge provinciale di Trento 23 novembre 1998, n.  17, relativa a interventi per lo sviluppo delle zone montane e disposizioni urgenti in materia di agricoltura.
        –  Decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali 6 settembre 2007 (si veda il comunicato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  289 del 13 dicembre 2007): Disciplina delle modalità operative di funzionamento del Fondo per lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile in agricoltura istituito dall’articolo 1, comma 1068, della legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria 2007).
        –  Decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali 21 maggio 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  123 del 29 maggio 2007, recante la procedura a livello nazionale per la registrazione delle DOP e IGP, ai sensi del regolamento (CE) n. 510/2006.

H) «Turismo ed attività di tempo libero»

        –  Deliberazione del CIPE n. 24/99 del 19 febbraio 1999: cofinanziamento nazionale del programma operativo «Sviluppo e valorizzazione del turismo sostenibile nelle regioni dell’obiettivo 1», di cui al regolamento CEE n. 2081/93, per le annualità 1997-1999 e rimodulazione finanziaria degli interventi per gli anni 1995 e 1996.

        –  Deliberazione del CIPE n. 39/2000 del 25 maggio 2000: Progetto per il sistema di arredo di ambiente, l’organizzazione delle funzioni, la tutela del paesaggio e supporto dell’attività’ turistica, dello sport e del tempo libero - Proroga della convenzione n. 187/90.
        –  Decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato 25 settembre 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  82 del 9 aprile 1999: Recepimento della direttiva 95/57/CE del Consiglio del 23 novembre 1995 relativa alla raccolta di dati statistici nel settore del turismo.
        –  Deliberazione del CIPE n.  216/99 del 21 dicembre 1999: Approvazione dei criteri di riparto e della relativa ripartizione tra le regioni del Fondo nazionale per la montagna per l’anno 1999.
        –  Decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica 17 febbraio 1999, n.  72: regolamento recante istituzione dell’Istituto nazionale per la ricerca scientifica e tecnologica sulla montagna.
        –  Legge 29 novembre 1995, n.  513: modifica all’articolo 18 della legge 31 gennaio 1994, n. 97, recante nuove disposizioni per le zone montane.
        –  Legge 24 dicembre 2007, n. 244, disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008). Il turismo nella legge finanziaria 2008.
    La legge finanziaria 2008 comprende delle misure il cui scopo è quello di favorire la crescita competitiva dell’offerta del sistema turistico nazionale, definendo e attuando adeguate strategie per la destagionalizzazione dei flussi turistici, anche ai fini della valorizzazione delle aree sottoutilizzate del Paese nell’ambito del turismo balneare, montano e termale, (articolo 2, comma 193).
        –  Circolare del Ministero del commercio internazionale 13 novembre 2007, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.  271 del 21 novembre 2007: Modalità per l’applicazione nel 2008 della legge 29 luglio 1981, n. 394, articolo 10, e successive modificazioni, concernente la concessione di contributi ai consorzi agro-alimentari e turistico-alberghieri.
    I contributi concessi dal Ministero sono finalizzati ad incentivare lo svolgimento di specifiche attività promozionali di rilievo nazionale ed, in particolare, la realizzazione di progetti volti a favorire l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese, nonché le attività relative alla promozione commerciale all’estero del settore turistico al fine di incrementare i flussi turistici verso l’Italia.
        –  Decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 2007, n. 158: Regolamento recante criteri, procedure e modalità di attuazione degli interventi a sostegno del settore turistico.
        Gli interventi concernono specificamente la valorizzazione di itinerari turistici a valenza interregionale, regionale o provinciale caratterizzati da spiccati elementi di rilevanza storica, culturale, religiosa e da un potenziale di attrazione della domanda turistica internazionale.
        –  Piano strategico regionale per il turismo, dell’aprile 2008, predisposto dalla Giunta regionale del Piemonte in attuazione della deliberazione 19 dicembre 2005, n.  4. La valutazione ambientale strategica, elaborata dalla regione Piemonte, mette a punto una visione strategica dello sviluppo turistico condivisa dalle autorità pubbliche coinvolte e dagli altri maggiori stakeholder privati, al fine di verificare la sostenibilità ambientale dei piani di sviluppo turistico.
        –  Legge regionale Lombardia 26 maggio 2008, n. 16: Norme per la tutela e la regolamentazione dei campeggi e dei soggiorni didattico-educativi nel territorio della regione Lombardia.
        –  Deliberazione della Giunta regionale Veneto 15 luglio 2008, n.  1938: Sentieri alpini e vie ferrate. Criteri per l’esame dei progetti da parte della Commissione regionale per i problemi del turismo di alta montagna ai fini dell’iscrizione nel catasto regionale e per la loro successiva attuazione e gestione. Scheda tecnica. Legge regionale del 4 novembre 2002, n. 33, «Testo unico delle leggi regionali in materia di turismo». Articolo n. 113, comma 1. Articolo 114, comma 2.
        –  Deliberazione della Giunta regionale Veneto 24 giugno 2008, n.  1662: Promozione dell’alpinismo. Trasferimento alle province delle risorse finanziarie per l’anno 2008. Legge regionale 4 novembre 2002, n. 33, articoli 3, lettera m), e 117.
        –  Deliberazione della Giunta regionale Veneto 12 febbraio 2008, n.  204: Sviluppo dei sistemi turistici locali di interesse interregionale. Partecipazione della Regione alle proposte progettuali per l’annualità 2008. Legge 29 marzo 2001, n. 135, articolo 5, comma 5. Legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 1227, e decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 2007, n.  158.
        –  Deliberazione della Giunta regionale Veneto 22 gennaio 2008, n.  2, Settore turismo: definizione della nuova segnaletica dei sentieri alpini e delle vie ferrate. Legge regionale del 4 novembre 2002, n. 33, articolo 113, comma 2.
        –  Deliberazione della Giunta regionale Veneto 27 novembre 2007, n.  3750, recante interventi a sostegno del settore turistico. Partecipazione della Regione alle proposte progettuali di interesse interregionale per l’annualità 2007. Legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 1227, e decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 2007, n. 158.

I) Trasporti

        –  Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 novembre 1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  279 del 29 novembre 1995. Tale decreto, con cui è stata recepita la direttiva n.  93/12/CEE relativa al tenore dello zolfo di taluni combustibili liquidi, vieta l’immissione sul mercato di gasolio con contenuto di zolfo superiore a 0.2 per cento in peso e di gasolio per autotrazione con contenuto di zolfo superiore a 0.05 per cento in peso.

        –  Decreto del Ministro dell’ambiente 16 maggio 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  163 del 13 luglio 1996. Il decreto in esame riguarda l’attivazione di un sistema di sorveglianza di inquinamento da ozono ed ha come scopo quello di «instaurare un sistema di sorveglianza, di scambio di informazioni, di gestione degli stati di attenzione e di allarme per la popolazione finalizzato al controllo dell’inquinamento da ozono» (articolo 1). Lo stesso decreto prevede anche quali devono essere, per la misura delle concentrazioni d’ozono, i metodi di riferimento (in primis quello dell’allegato III, e poi anche altri metodi al primo equivalenti, sulla base dei criteri stabiliti dal CENIA).
        –  Decreto del Ministro dei trasporti 2 dicembre 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  287 del 7 dicembre 1996. Con questo decreto sono state emanate disposizioni relative all’autotrasporto di merci Italia-Austria per l’anno 1997.
        –  Legge 4 novembre 1997, n. 413: Misure urgenti per la prevenzione dell’inquinamento atmosferico da benzene.
    Secondo quanto stabilito dall’articolo 1 della presente legge, a decorrere dal 1º luglio 1998, il tenore massimo consentito di benzina e di idrocarburi aromatici totali nelle benzene è fissato, rispettivamente, nell’1 per cento in volume e nel 40 per cento in volume. A decorrere poi, dal 1º luglio 2000, è stabilita, con decreto del Ministro dell’ambiente (di concerto con i Ministri dell’industria, del commercio e dell’artigianato e della sanità e previo parere delle competenti commissioni parlamentari) un’ulteriore riduzione del tenore massimo di idrocarburi aromatici nelle benzine, sulla base della normativa comunitaria. Il controllo del tenore di benzene e della frazione aromatica nelle benzine è effettuato dai laboratori chimici delle dogane e delle imposte indirette sui carburanti prodotti dalle raffinerie italiane e su quelli importati. I sindaci, secondo quanto previsto dall’articolo 3, potranno adottare le misure di limitazione della circolazione di cui all’articolo 7, comma 1, lettere a) e b), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.
    L’articolo 4 differenzia le pompe di distribuzione delle benzine presso gli impianti nuovi di distribuzione dei carburanti da quelle, invece, presso impianti preesistenti; le prime, dovranno essere dotate di dispositivi di recupero dei vapori della benzina a partire dalla data di entrata in vigore della legge (articolo 4, comma 2), mentre le altre pompe, e cioè quelle presenti in impianti preesistenti, dovranno essere dotate di dispositivi di recupero dei vapori di benzina entro luglio 2000 (comma 3).
    E per quanto concerne le modalità ed i termini per la graduale applicazione dell’obbligo di cui al comma 3, queste dovranno essere stabilite mediante l’emanazione di un decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto con i Ministri dell’industria, del commercio e dell’artigianato e della sanità (previo parere delle competenti commissioni parlamentari). Tali modalità e tali termini per la graduale applicazione dell’obbligo di attrezzare con dispositivi di recupero dei vapori di benzina le pompe di distribuzione delle benzine presso gli impianti preesistenti di distribuzione dei carburanti, sono stati stabiliti con il decreto del Ministro dell’ambiente 20 gennaio 1999, n. 76, intitolato, appunto, regolamento recante norme per l’installazione dei dispositivi di recupero dei vapori di benzine presso i distributori.
        –  Decreto del Ministro dei trasporti e della navigazione 14 novembre 1997, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  42 del 20 febbraio 1998. Il decreto ha recepito ed attuato la direttiva 96/69/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell’8 ottobre 1996, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alle misure da adottare contro l’inquinamento atmosferico da emissioni di veicoli a motore.
        –  Decreto del Presidente della Repubblica 11 dicembre 1997, n. 496. Il regolamento, recante norme per la riduzione dell’inquinamento acustico prodotto dagli aeromobili civili, stabilisce le tecniche di rilevamento e di misurazione dell’inquinamento da rumore (previste nell’allegato B), in attuazione dell’articolo 3, comma 1, lettera c), della legge 26 ottobre 1995, n. 447.
        –  Decreto del Ministro dell’ambiente 27 marzo 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  179 del 3 agosto 1998. Il decreto prevede una normativa relativa alla «mobilità sostenibile nelle aree urbane», ponendo a carico delle Regioni (entro il 30 giugno 1999) l’adozione del piano regionale per il risanamento e la tutela della qualità dell’aria, di cui al decreto del Ministro dell’ambiente 20 maggio 1991, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  126 del 31 maggio 1991. Secondo tale decreto, inoltre:

            i sindaci dei comuni di cui all’allegato III del decreto del Ministro dell’ambiente 25 novembre 1994, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  290 del 13 dicembre 1994, e tutti gli altri comuni compresi nelle zone a rischio di inquinamento atmosferico individuate dalle regioni ai sensi degli articoli 3 e 9 del decreto del Ministro dell’ambiente 20 maggio 1991, devono adottare le misure adeguate (ai sensi delle leggi sanitarie) per la prevenzione e la riduzione delle emissioni inquinanti, qualora sia accertato o prevedibile il superamento dei limiti e degli obiettivi di qualità dell’aria stabiliti dai decreti ministeriali 25 novembre 1994 e 16 maggio 1996;

            le imprese e gli enti pubblici con singole unità locali con più di 300 dipendenti e le imprese con complessivamente più di 800 addetti ubicate nei comuni di cui al comma 1 dell’articolo 2 del citato decreto ministeriale 27 marzo 1998, devono adottare il piano degli spostamenti casa-lavoro del proprio personale dipendente, individuando a tal fine un responsabile della mobilità aziendale. Il piano è finalizzato alla riduzione dell’uso del mezzo di trasporto privato individuale e ad una migliore organizzazione degli orari per limitare la congestione nel traffico.

        –  Direttiva del Ministro dei lavori pubblici 7 luglio 1998, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.  175 del 29 luglio 1998. Questa direttiva, relativa al controllo dei gas di scarico dei veicoli (bollino blu), prevede ai sensi dell’articolo 7 del nuovo codice della strada (che annuncia la potestà del sindaco di limitare, entro i centri abitati, la circolazione di tutte o di alcune categorie di veicoli per accertate e motivate esigenze di prevenzione dell’ inquinamento e di tutela del patrimonio artistico ambientale e naturale), il potere di attribuire ai sindaci dei comuni inseriti nelle zone a rischio di episodi acuti di inquinamento (individuate dalle regioni ai sensi dell’articolo 9 del citato decreto del Ministro dell’ambiente 20 maggio 1991), di vietare la circolazione, entro i centri abitati, agli autoveicoli che non sono in grado di attestare il contenimento delle emissioni inquinanti entro i limiti previsti dal decreto interministeriale 5 febbraio 1996 del Ministro dei trasporti e della navigazione di concerto con i Ministri dell’ambiente e della sanità, in applicazione della direttiva comunitaria 92/55/CEE.

        –  Decreto del Presidente della Repubblica 18 novembre 1998, n. 459. Tale regolamento, recante norme di esecuzione dell’articolo 11 della legge 26 ottobre, n. 447, in materia di inquinamento acustico derivante da traffico ferroviario, stabilisce appunto una serie di norme idonee a prevenire e a contenere l’inquinamento da rumore nascente dall’esercizio delle infrastrutture ferroviarie e delle linee metropolitane di superficie, con esclusione delle tramvie e delle funicolari.
        Tali disposizioni sono da applicare:

            alle infrastrutture esistenti, alle loro varianti ed alle infrastrutture di nuova realizzazione in sfiancamento a quelle esistenti;

            alle infrastrutture di nuova realizzazione.

        –  Decreto del Ministro dell’ambiente 21 aprile 1999, n. 163. Il decreto prevede un regolamento recante norme per l’individuazione dei criteri ambientali e sanitari in base ai quali i sindaci adottano le misure di limitazione della circolazione.

        –  Decreto del Ministro dei trasporti 13 maggio 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  134 del 10 giugno 1999. Tale decreto ha recepito la direttiva 98/77/CE della Commissione del 2 ottobre 1998, la quale adegua al progresso tecnico la direttiva 70/220/CEE del Consiglio relativa all’inquinamento atmosferico prodotto dalle emissioni dei veicoli a motore.
        –  Decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 1999, n. 250. Tale regolamento reca norme idonee alla rilevazione degli accessi di veicoli ai centri storici e alle zone a traffico limitato, a norma dell’articolo 17, comma 133-bis, della legge 15 maggio 1997, n. 127.
        –  Decreto del Ministro dei trasporti 7 luglio 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  251 del 25 ottobre 1999. Il provvedimento prevede la concessione di incentivi per il trasporto combinato ai sensi dell’articolo 5 della legge 23 dicembre 1997, n. 454.
        –  Decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 351. Esso ha dato attuazione alla direttiva 96/62/CE in materia di valutazione e di gestione della qualità dell’aria ambiente ed ha modificato il decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n.  203, abrogandone (a norma del comma 1 dell’articolo 13): il comma 1 dell’articolo 3; le lettere a), b) e d) del comma 1 dell’articolo 4; gli articoli 20, 21, 22, 23; gli allegati I, II, III e IV.
        –  Decreto del Ministro dell’ambiente 3 dicembre 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  289 del 10 dicembre 1999. Esso prevede le procedure antirumore e identifica le zone di rispetto negli aeroporti.
        –  Decreto del Ministro dell’ambiente 10 febbraio 2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  47 del 26 febbraio 2000. Il presente decreto, recante metodiche per il controllo del tenore di benzene e di idrocarburi aromatici totali nelle benzine, stabilisce, ai sensi dell’articolo 1 della legge 4 novembre 1997, n. 413, le metodiche per il campionamento, per le analisi e per la valutazione dei risultati relativi ai controlli sul tenore di benzene e di idrocarburi aromatici totali nelle benzine destinate all’immissione in consumo (articolo 1).
        Si ricorda che al comma 1 dell’articolo 1, la legge n.  413 del 1997 fissa il contenuto massimo di benzene e di idrocarburi aromatici totali nelle benzine carburanti, mentre al comma 3 dello stesso articolo prevede che con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto col Ministro delle finanze, sia stabilita apposita metodica per il relativo controllo.
        –  Legge 6 agosto 2008, n. 133, conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria.
    La manovra 2009 prevede misure per la promozione e il sostegno dello sviluppo del trasporto pubblico locale che incentivano anche la realizzazione di parcheggi di interscambio (articolo 63, comma 12, del decreto-legge n.  112 del 2008).

Incidenza delle norme proposte sulle leggi e sui regolamenti esistenti

        Nel contenuto dei Protocolli non si rilevano aspetti di incompatibilità con l’ordinamento nazionale e/o comunitario. In particolare, per quanto riguarda l’impatto sul sistema normativo interno, non si ravvisa la necessità di emanare norme di adeguamento o di effettuare modifiche alla legislazione nazionale esistente, né sembrano necessari nuovi provvedimenti di natura amministrativa.

 

DISEGNO DI LEGGE

Art. 1.

(Autorizzazione alla ratifica
e ordine di esecuzione)

    1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare i seguenti Protocolli di attuazione della Convenzione internazionale per la protezione delle Alpi, con annessi, fatta a Salisburgo il 7 novembre 1991:

        a) «Protocollo nell’ambito delle foreste montane», fatto a Brdo il 27 febbraio 1996;

        b) «Protocollo nell’ambito della pianificazione territoriale e sviluppo sostenibile», fatto a Chambéry il 20 dicembre 1994;
        c) «Protocollo nell’ambito della composizione delle controversie», fatto a Lucerna il 31 ottobre 2000;
        d) «Protocollo nell’ambito della difesa del suolo», fatto a Bled il 16 ottobre 1998;
        e) «Protocollo nell’ambito dell’energia», fatto a Bled il 16 ottobre 1998;
        f) «Protocollo nell’ambito della protezione della natura e della tutela del paesaggio, con allegati», fatto a Chambéry il 20 dicembre 1994;
        g) «Protocollo nell’ambito dell’agricoltura di montagna, con allegato», fatto a Chambéry il 20 dicembre 1994;
        h) «Protocollo nell’ambito del turismo», fatto a Bled il 16 ottobre 1998;
        i) «Protocollo nell’ambito dei trasporti», fatto a Lucerna il 31 ottobre 2000.

    2. Piena ed intera esecuzione è data ai Protocolli di cui al comma 1, a decorrere dalla data della loro entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dal capitolo V dei Protocolli di cui alle lettere a), b), d), e), f), g), h), i) e dall’articolo 16 del Protocollo di cui alla lettera c).

    3. Lo Stato, le regioni e gli enti locali provvedono all’adozione degli atti e delle misure previsti dai Protocolli di cui al comma 1, secondo le rispettive competenze, fermo restando quanto stabilito dall’articolo 3 della legge 14 ottobre 1999, n. 403, sulle attribuzioni della Consulta Stato-regioni dell’Arco alpino, convocata e presieduta dal Ministro per i rapporti con le regioni.

Art. 2.

(Copertura finanziaria)

    1. Per l’attuazione della presente legge, è autorizzata la spesa di euro 445.000 per l’anno 2009. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del Fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2009-2011, nell’ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2009, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri.

    2. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 3.

(Entrata in vigore)

    1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 
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