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Atto a cui si riferisce:
C.414 Istituzione dell'Istituto di ricerca e sviluppo dell'energia nucleare



XVI LEGISLATURA
CAMERA DEI DEPUTATI

   N. 414


 

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PROPOSTA DI LEGGE
d'iniziativa del deputato VENTUCCI
Istituzione dell'Istituto di ricerca e sviluppo
dell'energia nucleare
Presentata il 29 aprile 2008


      

Onorevoli Colleghi! - Già negli anni '30 si formò in Italia, sulla scorta degli illuminanti insegnamenti e dei formidabili successi scientifici di Enrico Fermi, un gruppo eccezionale di studiosi impegnati nella ricerca finalizzata allo sfruttamento dell'energia nucleare.
      Appena le condizioni lo consentirono, il Paese creò il Comitato nazionale per le ricerche nucleari (CNRN) (poi Comitato nazionale per l'energia nucleare - CNEN), un importante organismo di ricerca e sviluppo in campo nucleare nel quale confluirono le migliori risorse scientifiche umane disponibili. Si dette vita ad attività sperimentali sulle più promettenti tipologie di reattori nucleari e relativi combustibili, attivando altresì collaborazioni internazionali a carattere bilaterale e multilaterale, in quest'ultimo caso in particolare nell'ambito dell'EURATOM, costituito nel quadro dei Trattati di Roma del 1957.
      Sul piano industriale nel nostro Paese non si fu insensibili all'attrazione esercitata dalla fonte nucleare. Già alla fine degli anni '50, quando la produzione elettrica era ancora in mano ai privati, l'Italia realizzò un programma energetico nucleare molto significativo, con la rapida costruzione di tre centrali basate su tre soluzioni tecnologiche diverse:

          la Centrale di Latina (153 megawatt elettrici - MWe netti), di tecnologia inglese, la cui costruzione cominciò nel novembre 1958 e che entrò in esercizio nel gennaio 1964;

          la Centrale del Garigliano (150 MWe), basata sulla soluzione «ad acqua leggera bollente» americana, che si cominciò a costruire nel novembre 1959 e che entrò in funzione nel giugno 1964;

          la Centrale Enrico Fermi di Trino Vercellese (260 MWe), basata sulla soluzione «ad acqua leggera in pressione», anch'essa americana, la cui costruzione fu avviata nel luglio 1961 e che entrò in servizio nel gennaio 1965.

 

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      Come conseguenza della crisi di Suez del 1973, anche il programma nucleare italiano venne ulteriormente sviluppato. Dopo la realizzazione della Centrale di Caorso (860 MWe), anch'essa su concezione americana e in servizio a partire dal dicembre 1981, l'Italia considerò un impegnativo programma di costruzione di nuove centrali elettronucleari: la prima sarebbe stata quella di Montalto di Castro.
      La volontà di sviluppare l'energia nucleare venne poi confermata dal Piano energetico nazionale del 1975 che prevedeva la realizzazione di ulteriori otto unità nucleari su quattro nuovi siti. Il Piano fissava le regole per una azione coordinata degli operatori nazionali - Ente nazionale per l'energia elettrica (ENEL), Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente (ENEA), ANSALDO e Agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente (ANPA) - e faceva tesoro dell'esperienza già accumulata nelle realizzazioni precedenti sia in Italia che all'estero. Venne quindi sviluppato il Progetto unificato nazionale (PUN), la cui prima realizzazione venne avviata nel 1984 in Piemonte dopo l'approvazione dell'ANPA.
      In tutti i Paesi industrializzati, il programma nucleare civile si sviluppò come previsto fino all'incidente di Chernobyl del 1986.
      In Italia, lo sviluppo di nuove centrali nucleari era entrato in difficoltà già prima del 1986: come detto, dopo le prime tre ricordate centrali entrate in esercizio alla metà degli anni '60, diventò operativa la sola centrale di Caorso e venne avviata la costruzione di quella di Montalto, mentre uscì dal servizio, nel marzo del 1982, quella di Garigliano.
      Come noto, l'evento Chernobyl portò alla chiusura di tutto ciò che già esisteva in Italia (la Centrale di Latina fu chiusa nel dicembre 1987; le Centrali di Trino e Caorso entrambe nel luglio 1990; quella del Garigliano era stata già chiusa nel marzo 1982) o che si stava costruendo (Centrale di Montalto di Castro), annullando di fatto ogni programma nazionale in campo elettronucleare.
      Dal 1986 in poi, e fino alla fine del decennio successivo, una parte significativa dei Paesi industrializzati non ha aperto nuovi cantieri per la costruzione di centrali nucleari. L'eccezione è stata costituita dalla Francia e dalla Finlandia in Europa e dal Giappone, dalla Cina e dalla Corea in Asia, che hanno invece continuato a sviluppare i programmi. Tutti i Paesi industrializzati, peraltro, hanno fatto tesoro degli insegnamenti derivanti dalla costruzione di centrali e dell'esperienza di esercizio mettendo in piedi dei programmi di ricerca e sviluppo che hanno portato alla disponibilità, dalla metà degli anni '90, delle cosiddette centrali di terza generazione. Su queste nuove centrali, che hanno tra gli obiettivi principali una maggiore protezione dell'ambiente, si basano i nuovi ordini in Europa e Cina nonché i nuovi programmi di costruzione americani. ENEL è stata presente nei due più importanti, e cioè il programma americano Electric power research institute-Departement of energy (EPRI-DOE) e il programma europeo European utility requirements (EUR).
      Malgrado Chernobyl, tuttavia, chi aveva le centrali nucleari in servizio ha continuato a tenerle e a utilizzarle, anche nei Paesi dove si era avuto qualche pronunciamento governativo o parlamentare a favore di una loro progressiva eliminazione (Svezia, Germania). Lo dimostrano i dati di fine 2005 da cui si evidenzia che:

          443 unità sono in funzione in 33 Paesi, per una potenza complessiva di 369.725 MWe;

          24 unità sono in costruzione, per una potenza totale di 19.672 MWe.

      La produzione elettronucleare delle 443 unità attualmente in esercizio non ha avuto nel corso del tempo particolari problemi di natura tecnica o di accettabilità sociale.
      In particolare, nel 2004, la produzione elettronucleare nei 33 Paesi che hanno centrali in esercizio è stata pari a 2.620 miliardi di chilowatt/ore (kWh). Tale valore copre mediamente una quota del 20 per

 

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cento della produzione elettrica totale dei medesimi Paesi.
      Gran parte dei Paesi appartenenti all'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) - alcuni dei quali confinanti con l'Italia - ha una quota di elettricità nucleare anche più significativa, come mostra il quadro seguente relativo a dati di consuntivo del 2004:
Paese
Quota nucleare
nella produzione elettrica
Francia 78,1%
Belgio 55,1%
Svezia 51,8%
Svizzera 40,0%
Germania 32,1%
Giappone 29,3%
Finlandia 26,6%
Spagna 22,9%
Stati Uniti 19,9%
Canada 15,0%

      Ulteriori elementi, desumibili dai dati di fine 2004, confortano il convincimento che il nucleare non ha costituito un fatto episodico, ma rappresenta una realtà di ampia e crescente dimensione industriale:

          in Europa, la Francia ha 59 reattori in esercizio, aventi una potenza elettrica complessiva pari a 63.363 MWe. Essi hanno prodotto nel 2004 circa 430 miliardi di kWh e cioè il 40 per cento in più della produzione totale di energia elettrica in Italia (300 miliardi di kWh nel 2004);

          negli Stati Uniti si ha il più elevato numero di reattori in esercizio (104) cui corrisponde la più elevata potenza nucleare installata (99.210 MWe) e, conseguentemente, il più elevato livello di produzione annua elettronucleare (789 miliardi di kWh nel 2004);

          il Giappone ha già in esercizio 54 unità (con una potenza totale di circa 45.500 MWe) e 4 centrali in costruzione per ulteriori 3.240 MWe;

          l'India a fine 2004 aveva in cantiere 9 unità con una potenza complessiva pari a 4.100 MWe, che si aggiungeranno alle 14 unità già in esercizio aventi una potenza totale di 2.550 MWe;

          in Cina già funzionano 10 reattori di taglia commerciale, con una potenza complessiva di 7.600 MWe, l'ultimo entrato in funzione nel maggio 2006.

      L'attuale produzione elettronucleare cinese, pari a 47,8 miliardi di kWh nel 2004, rappresenta soltanto il 2,2 per cento della produzione elettrica totale del Paese (2.180 miliardi di kWh nel 2004). Peraltro, concrete iniziative sono in atto per avviare la costruzione di nuove installazioni nucleari nel quadro di un programma secondo il quale la potenza nucleare installata dovrebbe raggiungere nel 2015 il livello di 17.000 MWe. Considerando anche le ulteriori unità proposte, la potenza elettronucleare cinese dovrebbe raggiungere i 40.000 MWe nel 2020.
      L'aumento previsto della domanda di energia globale a livello mondiale, e in particolare quello che si sta già avendo nei Paesi di più ragguardevole dimensione e più marcata crescita economica (Cina e India), ha suscitato nuove riflessioni sulla capacità di offerta da parte delle fonti energetiche convenzionali. Sulla base dei dati oggi disponibili quanto alle riserve accertate di tali fonti energetiche convenzionali e ipotizzando per semplicità che i consumi energetici si mantengano invariati per entità e tipologia di fonti energetiche, si avrebbero un tempo di esaurimento di 43 anni per quanto riguarda il petrolio, di 67 anni per il gas, di 327 anni per il carbone.
      È questa una prima considerazione che fa guardare con interesse alla fonte nucleare, la cui disponibilità si colloca su tempi di esaurimento dell'ordine degli 85 anni, che possono peraltro essere notevolemente allungati con l'uso delle tecnologie allo studio per la quarta generazione di centrali, la cui disponibilità è prevista a partire dal 2030.
      Per quanto riguarda i costi, va osservato che il capitale necessario per la

 

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costruzione di una centrale nucleare è grosso modo doppio di quello che serve per la realizzazione di un impianto convenzionale di pari potenza a carbone.
      I tempi di realizzazione di una centrale nucleare - e quindi di immobilizzo improduttivo di ingenti capitali - sono stati anch'essi, mediamente, all'incirca doppi di quelli necessari per le centrali convenzionali, a causa della complessità delle procedure autorizzative. I tempi necessari per ottenere le varie successive autorizzazioni, per varie ragioni - amministrative e politiche - sono stati di durata aleatoria. La correzione delle procedure autorizzative, già introdotte in molti Paesi, è peraltro tale da quanto meno ridurre fortemente i rischi finanziari.
      A questi svantaggi economici del nucleare nella fase di costruzione, si contrappongono rilevanti vantaggi nella fase di esercizio. Nella produzione del kWh nucleare, infatti, il prezzo del combustibile (l'uranio) rappresenta soltanto il 5 per cento del costo di produzione del kWh, contro il 50-70 per cento nel caso di combustibili fossili. Oltre che a compensare nel tempo, parzialmente o totalmente a seconda dei casi, il maggiore investimento iniziale, ciò determina anche una più elevata garanzia di stabilità di costo di produzione del kWh, dato che variazioni anche sensibili del costo dell'uranio hanno un'incidenza trascurabile. Va inoltre considerato che l'uranio è fornito da Paesi caratterizzati da grande stabilità (Australia e Canada), a differenza di quanto avviene per petrolio e gas naturale.
      Per ciò che riguarda l'impatto ambientale, se ci si limita a considerare il settore della produzione elettrica, il vantaggio dell'energia nucleare è di rilevanti proporzioni. Basti considerare che la produzione di un kWh di energia elettrica determina il rilascio di 955 grammi di anidride carbonica (CO2) nel caso di impiego del carbone, di 818 grammi con il petrolio e soltanto di 4 grammi con il nucleare.
      Ipotizzando per semplicità un valore medio di 850 grammi di CO2 per ogni kWh prodotto dalle fonti convenzionali (petrolio e carbone), ne deriva che i circa 2.600 miliardi di kWh nucleari prodotti annualmente nel mondo consentono una riduzione annua di circa 2.200 milioni di tonnellate di CO2, ossia circa l'8,5 per cento delle emissioni globali annue (26.000 milioni di tonnellate).
      È un dato di grande rilevanza, soprattutto viste le difficoltà e i costi delle politiche volte al contenimento delle emissioni inquinanti nei Paesi, come l'Italia, privi di energia nucleare.
      Questi elementi, ricordati in modo sintetico - sicurezza delle forniture, esaurimento delle fonti, problema dei costi, impatto ambientale - hanno portato a una ripresa di attenzione per il nucleare. Sul piano tecnologico, le soluzioni esistenti, come dimostra il caso francese, sono già valide e non confrontabili con le tecnologie delle centrali sovietiche tipo Chernobyl. Inoltre, la costante ricerca di una maggiore sicurezza «intrinseca» - affidata cioè a risposte automatiche in caso di rischio, senza l'intervento dell'uomo - ha già indotto i costruttori europei e americani a sviluppare nuovi progetti, i cosiddetti «reattori di terza generazione» (basati sull'evoluzione tecnologica del reattore «ad acqua in pressione», utilizzato nella maggior parte degli impianti esistenti).
      In particolare in Europa, la francese Framatome ha sviluppato con la tedesca Siemens lo european pressurized reactor (EPR), un impianto con una potenza unitaria di circa 1.500 MWe. La realizzazione di una prima «testa di serie» di impianti del genere è stata già avviata nel 2005 in Finlandia e nel 2007 in Francia. Il progetto EPR prevede un aumento di sicurezza del reattore anche grazie a una concezione che garantisce interventi di salvaguardia anche per le situazioni di incidente più improbabili.
      In Italia, il ritorno all'energia nucleare è importantissimo per diversificare l'approvvigionamento di fonti energetiche e ridurre il costo di produzione dell'elettricità.
      L'elettricità entra ormai in modo rilevante non soltanto in tutte le produzioni industriali, ma anche nella fornitura della maggior parte dei servizi. Per mantenere
 

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la competitività dell'industria e assicurare comunque costi di approvvigionamento elettrico comparabili a quelli che si hanno presso tutti gli altri Paesi industrializzati, occorre cambiare il mix di produzione elettrica, oggi in gran parte basato sull'impiego di fonti convenzionali, tutte d'importazione quali sono il petrolio e il gas.
      L'ENEL intende partecipare alla ricerca sulle nuove frontiere della produzione di energia elettrica, tra cui il nucleare, così come agli studi per l'utilizzo dell'idrogeno e delle fonti rinnovabili.
      A tal fine sono possibili collaborazioni scientifiche con partners europei sulle centrali nucleari di nuova generazione, volte al recupero da parte di ENEL di competenze tecniche disperse dopo la moratoria nucleare decisa dall'Italia.
      Se ENEL vuole avere un ruolo di rilievo anche in futuro nel mercato dell'energia elettrica in Europa non può non disporre del know how necessario alla gestione di centrali elettronucleari.
      A riguardo, ENEL ha recentemente acquisito il controllo azionario (66 per cento) della società elettrica Slovenské Elektràrne (SE), il maggior produttore di energia elettrica della Slovacchia e il secondo dell'Europa Centro-orientale, che dispone anche di centrali elettronucleari. Ha inoltre acquistato la società spagnola Endesa, anch'essa proprietaria di centrali nucleari, e ha avviato una collaborazione con EDF per una partecipazione limitata (12,5 per cento) alla costruzione del reattore EPR in Francia.
      Ai fini della ripresa di un programma nucleare in Italia occorre valutare gli ambiti che necessitano di intervento e le relative competenze.
      I settori di competenza si possono suddividere in tre gruppi principali, in funzione delle attività necessarie per l'eventuale ripresa:

          competenze autorizzative e di controllo;

          competenze operative e gestionali;

          ricerca.

      Le prime sono rappresentate in Italia dall'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT), dai Ministeri dello sviluppo economico, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas.
      Le seconde - che includono le fasi di progettazione, realizzazione, avviamento ed esercizio, decommissioning, gestione dei rifiuti e back-end del combustibile - sono attualmente rappresentate in Italia dal settore industriale-tecnologico dove sono presenti Sogin, Ansaldo Nucleare, Camozzi, SRS, Techint, Nucleco e così via.
      Sogin costituisce oggi un polo di riferimento, e presta servizi di ingegneria, in particolare, con le seguenti attività in corso:

          decommissioning delle centrali/impianti e gestione dei rifiuti radioattivi;

          interventi su centrali dell'Est europeo (on site assistance e consulenza).

      ENEL sta riacquistando competenze di progettazione ed esercizio attraverso le partecipazioni recentemente acquistate, sopra ricordate.
      La ricerca è in parte ancora portata avanti dalle università, dall'ENEA e dall'Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN).
      Condizione indispensabile per un rilancio della produzione di energia nucleare in Italia è quella di creare un contesto giuridico-industriale certo, chiaro e aggiornato in base all'esperienza acquisita, come è stato fatto in tempi recenti in Paesi quali gli Stati Uniti, l'Inghilterra e anche la Francia.
      In tutti questi Paesi si riconoscono tre fattori indispensabili allo sviluppo dell'energia nucleare e, più esattamente:

          1) un organismo nazionale di ricerca e sviluppo di base (il Department of Energy negli USA o il Commissariat a l'Energie Atomique in francia);

          2) un'autorità di sicurezza nucleare indipendente dal Governo e da interessi industriali o di ricerca applicata, simile per molti versi a un'authority;

 

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          3) le società elettriche, che decidono la realizzazione di nuovi impianti sulla base di analisi di mercato e di una valutazione dei rischi.

      Altra condizione necessaria affinché si possa svolgere il compito di un possibile rilancio del nucleare è la disponibilità di competenze di consolidata esperienza e qualificazione.
      Ciò richiede che le competenze professionali debbano essere mantenute aggiornate e garantite per tutto il tempo necessario. A tal fine occorre che:

          le risorse siano costantemente impegnate nei campi di specifica competenza;

          le risorse abbiano la possibilità di confrontarsi e aggiornarsi a livello internazionale;

          il naturale ricambio generazionale venga garantito mantenendo la necessaria ricchezza di competenze;

          vengano create le premesse che possano attirare risorse giovani in maniera duratura;

          siano formati nuovi talenti e vengano raccolte esperienze sul campo.

      In Italia, peraltro, si laureano in energia nucleare, ancora oggi, circa cento studenti all'anno, che trovano impiego nell'industria nucleare (Sogin, Ansaldo, Techint).
      La presente proposta di legge ha l'obiettivo di creare i presupposti per tornare ad avere un contributo dell'energia nucleare alla copertura del fabbisogno energetico nazionale, al fine di diversificare l'approvvigionamento, accrescere l'indipendenza dagli attuali condizionamenti geopolitici connessi all'importazione di idrocarburi, pervenire a una produzione di energia elettrica sufficientemente economica per assicurare competitività all'industria nazionale, nonché più accettabili condizioni economiche di fornitura a tutta la popolazione. La fonte nucleare assicura una disponibilità di energia che, per quantità e prezzo, è adeguata a garantire un miglior sviluppo economico del Paese, a tutelare la vita, la salute e la sicurezza della comunità nel rispetto dell'ambiente e in ossequio ai parametri di Kyoto.
      In primo luogo si ritiene necessario istituire un apposito Istituto di ricerca e sviluppo dell'energia nucleare (IREN), cui affidare specifici compiti istituzionali. L'IREN ha il compito di garantire, organizzare e gestire tutte le attività concernenti la ripresa della produzione dell'energia nucleare in Italia; è posto sotto la vigilanza del Presidente del Consiglio dei ministri.
      Presupposti per un nuovo inizio della produzione di energia da fonte nucleare sono:

          incentivare la preparazione e la specializzazione degli studenti negli atenei italiani, nelle facoltà di ingegneria, fisica e chimica;

          sollecitare la collaborazione tra i diversi Atenei e tra questi ed ENEL e INFN;

          sostenere la collaborazione e lo scambio di esperienze internazionali.

      L'organico dell'IREN è costituito da personale ivi distaccato dall'Assoelettrica, dalla Sogin, dall'ENEA, dalla Finmeccanica e da società loro controllate, con competenze ed esperienze professionali nel settore della produzione di energia nucleare, della progettazione nucleare e della gestione degli impianti.
      È prevista l'istituzione di un'Agenzia di vigilanza nucleare che, in qualità di garante, vigila sulla sicurezza dei siti e sulla trasparenza delle informazioni coordinando tutte le attività riguardanti lo snellimento degli iter autorizzativi.
      È prevista specifica garanzia della sicurezza delle installazioni nucleari, della radioprotezione, della prevenzione da eventuali atti di terrorismo e di tutte le attività per la salvaguardia delle popolazioni e dell'ambiente in caso d'incidente.
      È prevista l'applicazione delle misure compensative di cui all'articolo 4 del decreto legge 14 novembre 2003, n. 314, convertito, con modificazioni, dalla legge

 

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24 dicembre 2003, n. 368, a favore dei siti che ospitano le installazioni in via di dismissione. I contributi per i siti produttivi e di ricerca sono stabiliti e adeguati annualmente sulla base degli indici ISTAT dei prezzi al consumo con decreto del Ministro dello sviluppo economico, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro il 31 ottobre di ogni anno. Sono erogati dalla Cassa conguaglio per il settore elettrico, sentito il parere dei Ministeri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e sono concessi alle amministrazioni locali interessate, entro trenta chilometri dal sito, a beneficio esclusivo di quella parte di popolazione e territorio, per il tramite dell'IREN.
      Esplicita tutela è garantita alla protezione dell'ambiente e del territorio, nonché alla trasparenza dell'informazione del sistema nucleare con un complesso di norme, disposizioni e azioni atte a garantire il diritto di tutti a un'informazione certa, tempestiva, chiara e facilmente accessibile. A tal fine l'Agenzia di vigilanza nucleare riceve le relazioni trimestrali dalle Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente (ARPA) che svolgono il monitoraggio radiologico dei siti, ove insistono le installazioni, in collaborazione con l'IREN.
      L'Italia ha visto realizzarsi nell'ultimo biennio un notevole numero di iniziative nei finanziamenti di project financing, in particolare nel settore dell'energia. Ci sono sicuramente nuove opportunità che si stanno man mano aprendo in relazione alle necessità energetiche per i prossimi anni, in particolare nei settori dei lavori per opere infrastrutturali, di manutenzione e così via. In conclusione, è il momento opportuno per sviluppare iniziative di ricerca e progettazione cui partecipino, ognuno con il proprio apporto, soggetti pubblici, università, istituti di ricerca e soggetti privati sviluppando iniziative in project financing in un settore di grande interesse pubblico, anche considerando la notevole disponibilità dimostrata dagli istituti bancari a partecipare a questa tipologia di finanziamento, testimoniata dai prestiti nella cogenerazione che sono stati sottoscritti in questi anni. Occorre anche considerare che fonti energetiche differenti dal nucleare godono oggi di diversi incentivi (per le nuove fonti rinnovabili in Italia, dal 1975 al 2002, sono stati spesi 98.902 miliardi delle vecchie lire, esclusi i costi sostenuti da ENEA ed enti di ricerca); non si vede perché non si debba, almeno sul piano della ricerca e della cooperazione a livello europeo e internazionale, non solo prevedere, ma incentivare (industria compresa) i programmi relativi all'innovazione e alla progettazione di reattori nucleari con criteri di sicurezza avanzati, vagliando le nuove opportunità che la ricerca scientifica e la tecnologia ci mettono a disposizione. L'energia nucleare è una strada percorribile; è giunto il momento di rivalutare scelte che si sono dimostrate sbagliate e affrontare il problema valutando la fattibilità di uso del nucleare abbandonato in Italia da venti anni, alla luce dei nuovi mezzi di sicurezza e conoscenze scientifiche e non attraverso dichiarazioni e posizioni demagogiche e spettacolari, guardando in faccia la realtà e offrendo informazioni e analisi oggettive e scientificamente corrette per essere socialmente utili. È necessaria una politica energetica nazionale lungimirante e accorta che, attraverso la corretta informazione sul nucleare e la gestione delle scorie, rimuova l'ostacolo culturale irresponsabilmente alimentato dall'«ambientalismo» degli anni '80 e di cui ancora oggi, come nella cronaca dei fatti di Scanzano o Arcella, vediamo esempi nell'irrazionale reazione di parte della popolazione, non sufficientemente e consapevolmente informata.
 

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PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1.
(Finalità).

      1. La presente legge è finalizzata:

          a) a definire e rendere esecutiva una strategia di incremento della produzione energetica nazionale attraverso il ricorso all'energia nucleare, con modalità idonee ad assicurare una disponibilità di energia, per quantità e prezzo, adeguata a garantire un migliore sviluppo economico del Paese e a tutelare la vita, la salute e la sicurezza della comunità nel rispetto dell'ambiente e in ossequio ai parametri stabiliti nel Protocollo di Kyoto alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, fatto a Kyoto l'11 dicembre 1997 e ratificato ai sensi della legge 1o giugno 2002, n. 120;

          b) a informare adeguatamente i cittadini, sin dalla scuola primaria, in merito ai vantaggi e agli svantaggi dell'opzione nucleare;

          c) ad attivare presso gli istituti universitari italiani corsi che assicurino adeguata preparazione e specializzazione in ingegneria, fisica, biologia e chimica per quanto attiene all'energia nucleare al fine di creare nuovi talenti ed esperienze nel campo.

Art. 2.
(Istituto di ricerca e sviluppo
dell'energia nucleare).

      1. È istituito l'Istituto di ricerca e sviluppo dell'energia nucleare (IREN), con il compito di porre in essere tutte le attività connesse e conseguenti al perseguimento delle finalità della presente legge, in collaborazione con gli istituti

 

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universitari, con l'Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN), con i centri di ricerca nucleare attualmente esistenti, con l'Associazione dei produttori elettrici (Assoelettrica) o con società elettriche da essa designate, con la Società gestione impianti nucleari (SOGIN), con l'Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente (ENEA), con Finmeccanica Spa e con società da loro controllate.
      2. L'IREN ha durata illimitata, si dota di un proprio statuto, ha sede a Roma e realizza laboratori per lo svolgimento degli studi e delle attività di valutazione e programmazione tecnico-scientifica.
      3. L'IREN è persona giuridica di diritto pubblico e ha ordinamento autonomo secondo le disposizioni della presente legge. Esso ha il compito di garantire l'organizzazione e la gestione delle attività di base connesse alla ripresa della produzione dell'energia nucleare in Italia sotto la vigilanza del Presidente del Consiglio dei ministri. Esso opera in piena autonomia per i compiti istituzionali attribuiti anche sulla base degli indirizzi del Ministero dello sviluppo economico, definiti di concerto con il Ministero dell'università e della ricerca e con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
      4. L'IREN si attiene rigorosamente a criteri di economicità, è sottoposto al controllo della Corte dei conti e si avvale del patrocinio dell'Avvocatura dello Stato.
Art. 3.
(Compiti istituzionali).

      1. L'IREN svolge i seguenti compiti:

          a) presenta al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico, che la trasmettono al Parlamento, entro il 30 giugno di ogni anno, una relazione relativa al programma di lavoro;

          b) collabora all'elaborazione dei progetti di legge e della normativa tecnica necessari per la definizione delle procedure

 

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per la localizzazione, la costruzione e la gestione sul territorio nazionale di nuovi impianti nucleari per la produzione di energia, anche al fine di consentire alle società elettriche una sicura valutazione degli investimenti;

          c) partecipa a programmi nazionali e internazionali relativi a studi, ricerche e produzione di energia nucleare;

          d) realizza e coordina una rete operativa per la diffusione delle informazioni, delle conoscenze e delle esperienze operative;

          e) collabora all'individuazione del sito per il deposito per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi.

Art. 4.
(Organi dell'IREN).

      1. Sono organi dell'IREN:

          a) il presidente;

          b) il consiglio di amministrazione;

          c) il collegio dei revisori dei conti;

          d) il direttore generale.

      2. I compiti e le funzioni degli organi dell'IREN sono fissati dallo statuto che è approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, sentiti il Ministro dell'interno e il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.
      3. Il consiglio di amministrazione è composto da nove membri, cinque dei quali eletti dai soggetti che collaborano con l'IREN ai sensi dell'articolo 2, comma 1, quattro designati rispettivamente dal Ministro dell'università e della ricerca, dal Ministro dello sviluppo economico, dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dal Ministro dell'economia e delle finanze.
      4. Il collegio dei revisori dei conti è composto da tre membri effettivi e due

 

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supplenti nominati dai soggetti di cui all'articolo 2, comma 1, tra i professionisti iscritti nel registro dei revisori contabili.
      5. Il direttore generale dirige la struttura tecnica dell'IREN.
Art. 5.
(Organico dell'IREN).

      1. L'organico dell'IREN è costituito da personale distaccato da Assoelettrica, SOGIN, Finmeccanica, ENEA e società da loro controllate con competenze ed esperienze professionali nel settore della produzione di energia nucleare, della progettazione nucleare, della gestione degli impianti e della radioprotezione.
      2. Il personale può essere reperito anche mediante le procedure di mobilità di cui al titolo II, capo III, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni.
      3. Il trattamento giuridico ed economico del personale è quello stabilito dal contratto nazionale del settore elettrico.

Art. 6.
(Norme di contabilità).

      1. L'esercizio finanziario dell'IREN ha inizio il 1o gennaio e termina il 31 dicembre di ogni anno; il bilancio di previsione di ciascun esercizio è approvato entro il 15 novembre dell'anno precedente a quello a cui si riferisce. Il bilancio consuntivo di ciascun esercizio è approvato entro il 30 aprile dell'anno successivo a quello di riferimento.
      2. Il Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, può nominare un commissario per la redazione del bilancio consuntivo dell'IREN, qualora non vi abbiano provveduto tempestivamente gli organi competenti.

 

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Art. 7.
(Istituzione dell'Agenzia per la
sicurezza nucleare).

      1. Ai sensi dell'articolo 8 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, è istituita, presso il Ministero dello sviluppo economico, l'Agenzia per la sicurezza nucleare, di seguito denominata «Agenzia».
      2. L'Agenzia ha personalità giuridica di diritto pubblico a ordinamento autonomo ed è dotata di autonomia statutaria, tecnico-scientifica, regolamentare, organizzativa, gestionale, patrimoniale, finanziaria e contabile. L'organizzazione dell'Agenzia e le modalità di trasferimento all'Agenzia del personale tecnico e amministrativo del Dipartimento nucleare, rischio tecnologico e industriale dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e i servizi tecnici (APAT) sono definite con decreto del Ministro dello sviluppo economico, sentito il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
      3. Al fine di assicurare l'omogeneità e l'efficacia del controllo della sicurezza nucleare, della radioprotezione e della protezione dell'ambiente di tutte le attività nucleari, nonché il conseguimento delle finalità di cui all'articolo 1, l'Agenzia ha il compito di:

          a) controllare l'impiego pacifico dell'energia nucleare e la tutela dalle radiazioni ionizzanti di cui al decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, e successive modificazioni;

          b) fornire al Ministro dello sviluppo economico il parere tecnico sui progetti di disattivazione di nuovi impianti presentati dall'esercente;

          c) collaborare con il Ministro dello sviluppo economico alla predisposizione del quadro normativo e regolamentare per lo svolgimento delle attività di disattivazione, progettazione, per la gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile irraggiato e per il recepimento e l'attuazione della normativa comunitaria e internazionale

 

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in materia di sicurezza e di protezione dalle radiazioni ionizzanti;

          d) autorizzare il trasporto dei materiali nucleari su richiesta dell'esercente e controllarne la corretta esecuzione;

          e) verificare che le attività di smantellamento siano svolte dall'esercente nel rispetto delle prescrizioni indicate nel decreto di autorizzazione alla disattivazione;

          f) informare annualmente il Ministero dello sviluppo economico, con apposita relazione da trasmettere entro il 31 maggio, sulle attività svolte e sullo stato di avanzamento del programma di disattivazione e di gestione dei rifiuti radioattivi, evidenziandone le eventuali criticità e motivando gli eventuali scostamenti, interruzioni, o sospensioni anche sulla base della relazione annuale presentata da titolare dell'autorizzazione.

      4. L'Agenzia può:

          a) effettuare ispezioni e accedere alla documentazione dell'esercente per verificare che le attività siano svolte nel rispetto delle condizioni di sicurezza dovute;

          b) chiedere informazioni all'esercente sull'esecuzione delle attività, anche attraverso l'accesso ai documenti;

          c) distaccare, in maniera provvisoria o continuativa, proprio personale presso l'esercente, nelle aree di specifico interesse;

          d) avvalersi di comitati tecnici sia per le analisi tecniche, sia nel monitoraggio degli adempimenti da parte dell'esercente a fronte delle autorizzazioni integrate rilasciate.

Art. 8.
(Misure di compensazione territoriale).

      1. Le misure compensative di cui all'articolo 4 del decreto-legge 14 novembre 2003, n. 314, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 dicembre 2003, n. 368, a favore dei siti che ospitano le

 

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installazioni e il contributo per i siti produttivi e di ricerca sono stabilite e adeguate annualmente sulla base degli indici ISTAT dei prezzi al consumo con decreto del Ministro dello sviluppo economico, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro il 31 ottobre di ogni anno. Le misure compensative e il contributo di cui al primo periodo sono erogati dalla Cassa conguaglio per il settore elettrico, sentito il parere dei Ministeri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, e sono concessi alle amministrazioni locali interessate, entro un raggio di trenta chilometri dal sito, a beneficio esclusivo di quella parte di popolazione e territorio, per il tramite dell'IREN.
      2. L'IREN, tenuto conto delle disposizioni di cui al comma 1, propone, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, misure compensative territoriali a favore delle amministrazioni locali ove insistono nuovi impianti.
Art. 9.
(Trasparenza dell'informazione).

      1. La trasparenza dell'informazione del sistema nucleare è il complesso di norme, disposizioni e azioni atte a garantire il diritto di tutti a un'informazione certa, tempestiva, chiara e facilmente accessibile.
      2. Ai fini di cui al comma 1, l'Agenzia riceve le relazioni trimestrali dalle Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente (ARPA), che svolgono il monitoraggio radiologico dei siti ove insistono le installazioni, in collaborazione con l'IREN.
      3. L'APAT, in collaborazione con l'IREN, svolge il monitoraggio radiologico dei siti produttivi con cadenza semestrale, inviandone i risultati all'Agenzia.
      4. L'IREN, nell'ottica della trasparenza, fornisce alle popolazioni, per il tramite dei comuni in cui insistono i siti di interesse, i risultati dei monitoraggi di cui al presente

 

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articolo, assicurandone un'adeguata divulgazione.
      5. Nel rispetto del territorio come spazio vitale, l'Agenzia rilascia all'IREN il proprio parere in materie di interesse entro il termine improrogabile di sessanta giorni; oltre tale termine il parere si considera favorevole.
Art. 10.
(Copertura finanziaria).

      1. Agli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge, valutati in 100 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2008, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2008-2010, nell'ambito del fondo speciale di conto capitale dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2008, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero.
      2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.