• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
C.3/00458 Compatibilità del «piano casa» del Governo con le competenze delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano e iniziative per garantire la tutela dell'ambiente e il rispetto dei vincoli urbanistici previsti dai piani regolatori comunali



Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-00458 presentata da SIEGFRIED BRUGGER
martedì 24 marzo 2009, seduta n.151
BRUGGER. - Al Ministro per i rapporti con le regioni. - Per sapere - premesso che:

il Presidente del Consiglio dei ministri ha dichiarato che il 25 marzo 2009 in sede di Conferenza Stato-regioni il Governo illustrerà alle regioni il «piano casa», che sarà varato dal Consiglio dei ministri convocato per il 27 marzo 2009;

fra le misure previste nell'ambito del «piano casa» - secondo quanto pubblicato dagli organi di stampa - vi è la possibilità di interventi sulle singole unità immobiliari «mediante la realizzazione di nuovi volumi e superfici in deroga alle disposizioni legislative, agli strumenti urbanistici vigenti e ai regolamenti edilizi», con ampliamenti del 20 per cento per tutti gli immobili costruiti, anche se eventualmente soggetti a condono;

è, inoltre, prevista, sempre secondo quanto pubblicato dagli organi di stampa, «in deroga agli strumenti urbanistici vigenti o adottati» la possibilità di «interventi consistenti nell'integrale demolizione o ricostruzione di edifici con aumento fino al 35 per cento del volume esistente per gli edifici residenziali o della superficie coperta per quelli adibiti ad uso diverso, a condizione che siano utilizzate tecniche costruttive di bioedilizia o di fonti di energia rinnovabile o di risparmio delle risorse idriche e potabili»; inoltre, il decreto-legge non stabilisce alcun indice di efficienza energetica e, dunque, alcun reale parametro di controllo;

per i nuovi interventi, in base alle anticipazioni pubblicate dagli organi di stampa, il piano del Governo prevede che «gli interventi previsti siano realizzati previa denuncia di inizio attività ai sensi e per gli effetti dell'articolo 22, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, fatte salve tutte le analoghe procedure eventualmente previste da leggi regionali, da presentare entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto»;

a tal fine sarà sufficiente la dichiarazione di inizio attività e «la sussistenza di tutte le condizioni previste dal presente decreto è asseverata - si legge nella bozza del testo - sotto la propria responsabilità dal progettista abilitato che sottoscrive la denuncia di inizio attività»;

appare formale, e dunque tutt'altro che efficace, la tutela dei centri storici o delle aree sottoposte a vincoli ambientali e paesaggistici o archeologici, a garanzia delle quali il provvedimento del Governo indica un ruolo delle soprintendenze disciplinato da una procedura di «silenzio-assenso» entro trenta giorni «dalla denuncia di inizio attività»;

fra le misure che sarebbero previste dal decreto-legge del tutto inaccettabile appare la previsione, contenuta nel provvedimento che secondo gli organi di stampa il Governo si appresta a varare, secondo cui «entro il 31 dicembre 2011, i comuni provvedono ad apportare le variazioni allo strumento urbanistico generale, al fine di assicurare l'adeguamento degli standard urbanistici, a seguito della realizzazione degli interventi» ammessi dal «piano casa»;

in relazione alle anticipazioni delle misure previste dal decreto-legge e nel caso in cui esse siano confermate dal Consiglio dei ministri, la maggioranza delle regioni (Trentino-Alto Adige, Valle d'Aosta, Basilicata, Campania, Calabria, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana e Umbria) ha espresso la volontà di presentare ricorso alla Corte costituzionale -:

se non ritenga che le misure prospettate invadano le competenze primarie delle regioni e, in particolare, delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Bolzano e Trento, sulla base degli indirizzi che saranno assunti con il «piano casa», delineando così a parere dell'interrogante profili evidenti di incostituzionalità del provvedimento, in particolare in ordine all'articolo 117, terzo comma, della Costituzione, e quali garanzie si intendano adottare affinché siano escluse conseguenze irreversibili nei confronti dell'ambiente e del paesaggio e gravi violazioni dei vincoli urbanistici posti dai piani regolatori comunali. (3-00458)