• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

link alla fonte

Atto a cui si riferisce:
S.3/00611 SANTINI, DIVINA, GIARETTA, MORRA, IZZO, DEL VECCHIO, D'AMBROSIO LETTIERI, TOMASSINI, MOLINARI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri degli affari esteri e della giustizia -...



Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-00611 presentata da GIACOMO SANTINI
mercoledì 11 marzo 2009, seduta n.170

SANTINI, DIVINA, GIARETTA, MORRA, IZZO, DEL VECCHIO, D'AMBROSIO LETTIERI, TOMASSINI, MOLINARI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri degli affari esteri e della giustizia - Premesso che:

al termine di un processo durato 24 giorni, il 15 giugno 2000 una giuria popolare della Dade County di Miami ha ritenuto colpevole di omicidio un italiano di Trento, Enrico Forti, condannandolo all'ergastolo, "per aver personalmente e/o con altra persona o persone allo Stato ancora ignote, agendo come istigatore e in compartecipazione, ciascuno per la propria condotta partecipata, e/o in esecuzione di un comune progetto delittuoso, provocato, dolosamente e preordinatamene, la morte di Dale Pike". Il delitto risale al 1998;

questa sentenza ha lasciato esterrefatti i presenti al processo e quanti avevano seguito il dibattimento processuale, increduli che una giuria abbia potuto emettere "oltre ogni ragionevole dubbio" un verdetto di colpevolezza sulla base di flebili e confuse prove circostanziali;

a seguito di attente verifiche e valutazioni sulla fondatezza di queste "prove circostanziali", si sono prodotti una tale quantità di dubbi che il sospetto che i fatti siano andati in modo completamente diverso da come sono stati presentati dall'accusa è divenuto quasi certezza;

si avverte la necessità di un'istanza per la riapertura del procedimento giudiziario per riformulare un verdetto, alla luce dei nuovi fatti accertati e delle inedite prove documentali;

la giustizia statunitense continua a negare questa possibilità, in base alla norma che non consente di giudicare due volte un cittadino per lo stesso reato. Inutilmente si cerca di fare capire che il reato potrebbe non sussistere;

da quasi nove anni Enrico Forti, detto "Chico", è rinchiuso in un carcere di massima sicurezza sito nelle paludi delle Everglades. L'accusa è di omicidio di primo grado ai danni di Dale Pike, figlio di un albergatore di Ibiza, Spagna, Anthony John Pike;

ex campione di windsurf ed eccellente documentarista, specializzato nei filmati sugli sport estremi, Chico Forti si trasferì da Trento in America, in cerca di fortuna, sfruttando la sua intelligenza eclettica ed il suo estro artistico e sportivo. Si stabilì in Florida, il Sunshine State. Sposò una californiana dalla quale ha avuto tre figli. La famiglia di Enrico Forti risiedeva a Williams Island, un quartiere esclusivo di Miami;

a dichiararlo colpevole è stata una sua bugia, detta nel Paese sbagliato, nel momento sbagliato ed alle persone sbagliate. In America, terra di forti contraddizioni, la menzogna privata o pubblica, è un delitto grave;

Dale Pike fu trovato morto in spiaggia, ucciso da ignoti. La polizia indicò il colpevole in Enrico Forti il quale aveva avviato rapporti d'affari con la vittima ed il padre;

Forti era entrato in pesante contrasto con la polizia, in relazione alle nebulose vicende che avevano portato alla morte dello stilista italiano Versace e, successivamente, del suo presunto assassino. Forti, anche in servizi televisivi, definì la polizia "corrotta", insinuando che essa avrebbe confuso le acque per salvaguardare i veri colpevoli. Da quel momento la sua vita fu sconvolta e si trovò nel mirino della polizia locale, fino all'incriminazione;

movente per l'omicidio era, secondo l'accusa, una presunta tentata truffa collegata all'acquisto di un albergo, per la quale Forti era stato assolto, precedentemente al processo per l'omicidio stesso;

ciò nonostante, il movente fu usato ugualmente in limine nella requisitoria finale dell'accusa dopo la quale non c'era più possibilità di replica da parte della difesa a causa della sua stessa decisione di non richiedere la testimonianza diretta di Forti durante il dibattimento. Questa grave negligenza dei difensori ha privato gli stessi di poter rettificare l'estrema scorretta iniziativa dell'accusa;

quando fu accusato dell'omicidio, con la mente annebbiata dalla paura e senza alcun supporto legale, Enrico Forti mentì alla polizia di Miami, dicendo di non avere incontrato la vittima. A nulla sono valsi gli sforzi suoi e dei suoi difensori per dimostrare la sua estraneità all'omicidio. Misteriosamente saltarono fuori prove imprevedibili e testimonianze di comodo, senza alcun sostegno probatorio;

Enrico Forti fu condannato al carcere a vita;

da quel momento incominciò una forte azione popolare per sostenere la richiesta di Forti di aprire un nuovo processo, alla luce delle nuove prove che lo scagionerebbero;

a Trento, sua città natale, è sorto un comitato che ha raccolto anche dei fondi per garantirgli il sostegno di bravi avvocati americani;

ad Enrico Forti è stato negato il diritto allo speed trial (processo veloce entro 20 giorni dall'arresto) per avvenuta scadenza dei termini di legge (6 mesi) dalla prima accusa all'arresto (20 mesi);

il diritto allo speed trial gli è stato negato perché applicata la regola Williams, cioè l'esistenza di una diretta connessione tra l'ottenimento di un illecito guadagno (truffa) e la consumazione dell'omicidio. Questa regola avrebbe dovuto essere revocata perché Enrico Forti era già stato assolto dall'accusa di frode in un precedente processo;

la deposizione rilasciata da Enrico Forti come testimone, durante la quale ha detto la bugia sul suo incontro con Dale Pike, avrebbe dovuto essere annullata perché coperta dai diritti Miranda che prevedono l'assistenza di un legale durante qualsiasi deposizione rilasciata da una persona ufficialmente accusata di un crimine;

questi diritti gli furono negati anche se, al momento di questa deposizione, era già il principale indiziato per l'omicidio;

a giudizio degli interroganti gli avvocati della difesa sono stati colti di sorpresa dall'accusa quando ha usato il movente della truffa per avvalorare la tesi dell'omicidio nell'arringa finale alla quale la difesa non aveva più diritto di replica. L'accusatore ha scorrettamente ignorato un accordo pre-processuale tra le parti, detto in limine, secondo il quale la truffa non avrebbe dovuto essere usata come movente, poiché da questa accusa Enrico Forti era già stato assolto. La giuria così non è mai stata informata di questo fatto ed è stata fuorviata nel suo giudizio finale; in questo modo si è violata la regola double Jeopardy secondo la quale, se un imputato è già stato assolto da un'accusa in un precedente processo, la stessa accusa non può essere usata in un altro processo;

in questi ultimi nove anni ripetutamente si è richiesta la riapertura del processo per addurre nuovi indizi probanti emersi a discarico dell'imputato e che le autorità preposte all'autorizzazione di tale riapertura non hanno ritenuto di dover accettare le motivazioni addotte;

un irrigidimento in tale posizione si è registrata al momento del trasferimento in Italia della detenuta terrorista Baraldini, poi scarcerata, con reazione indignata dell'opinione pubblica e delle autorità americane,

si chiede di sapere se il Governo abbia intenzione di attivarsi intervenendo presso le autorità degli Stati Uniti d'America per sostenere il ricorso alla Corte federale, presentato dai legali di Enrico Forti, come estrema possibilità per riaprire il caso e portare i molti elementi a discarico emersi in questi anni, utili a dimostrare la sua estraneità al delitto.

(3-00611)