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Atto a cui si riferisce:
S.904 Concessione di un contributo alla Federazione Internazionale per lo sviluppo sostenibile e la lotta alla povertà nel Mediterraneo Mar Nero ONLUS (FISPMED)





Legislatura 16º - Disegno di legge N. 904


 
 

Senato della Repubblica

XVI LEGISLATURA

 

N. 904
 
 
 

 

DISEGNO DI LEGGE

d’iniziativa dei senatori RAMPONI e COSTA

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA L’11 LUGLIO 2008

Concessione di un contributo alla Federazione internazionale
per lo sviluppo sostenibile e la lotta alla povertà
nel Mediterraneo-mar Nero ONLUS (FISPMED)

 

Onorevoli Senatori. – La definizione dello sviluppo sostenibile quale sviluppo che garantisce i bisogni del presente senza compromettere le possibilità delle generazioni future di fare altrettanto, è una conquista di fine millennio che mira alla qualità della vita, alla pace e ad una prosperità crescente e giusta in un ambiente pulito e salubre.

    Lo sviluppo sostenibile, tuttavia, non è perseguibile senza un profondo cambiamento degli attuali modelli di sviluppo e dei rapporti economico-sociali.
    L’azione ambientale da sola non esaurisce la sfida dello sviluppo sostenibile, né può essere mera portatrice di divieti. La sostenibilità economica è una questione di sviluppo stabile e duraturo: comprende alti livelli occupazionali, bassi tassi di inflazione e stabilità nel commercio internazionale. La sostenibilità sociale ha a che fare con l’equità distributiva, con i diritti umani e civili, con l’immigrazione e con i rapporti tra le nazioni.
    Con particolare riferimento allo sviluppo sostenibile della regione mediterranea e del mar Nero, vanno tenuti in considerazione sia i molteplici fattori geopolitici ed economici che caratterizzano l’area, sia le complesse problematiche ambientali.
    Nella regione mediterranea, infatti, si intrecciano instabilità politica, una precaria situazione culturale, un modesto sviluppo economico con il forte innalzamento del debito estero pubblico di vari paesi, la pressione demografica che contribuisce a determinare i consistenti flussi migratori, la diffusione di ideologie autoritarie, l’estensione dei conflitti, l’integralismo religioso, il terrorismo e l’ormai pluridecennale contrasto israelo-palestinese.
    La democratizzazione e lo sviluppo socio-economico in alcuni paesi hanno avuto esiti sostanzialmente positivi, ma la situazione complessiva di instabilità dell’area si è andata accentuando, anche in relazione al deterioramento della situazione nei Balcani e nel Medio Oriente. Il fondamentalismo ha prodotto fenomeni di terrorismo non solo a livello locale, ma si è esteso a livello mondiale. La pressione demografica interna ai paesi rivieraschi, cui si è aggiunta la spinta dell’area subsahariana, ha fatto riesplodere le correnti di immigrazione non controllata. Infine, il progresso socio-economico, per quanto apprezzabile in alcuni paesi anche in relazione ai numerosi accordi di cooperazione bilaterale e multilaterale conseguenti alla Conferenza euromediterranea dei Ministri degli affari esteri tenutasi a Barcellona il 27-28 novembre 1995, non ha prodotto nell’intera area effetti tali da incidere positivamente sulla situazione complessiva.
    Tutti questi fattori negativi concorrenti alla instabilità cronica dell’area, avevano attratto l’attenzione dei paesi della sponda nord del Mediterraneo e della Comunità europea al punto tale che, fino alla fine degli anni ’80, al problema del Mediterraneo e allo sviluppo dei paesi rivieraschi, veniva attribuito carattere prioritario.
    La caduta del muro di Berlino e lo scioglimento del Patto di Varsavia spostarono l’attenzione sui problemi dell’allargamento verso est della Comunità, divenuta nel frattempo Unione europea, con il conseguente dirottamento verso questi Paesi di consistenti risorse in precedenza destinate alla cooperazione con i paesi della sponda meridionale del Mediterraneo.
    La propensione ad aiutare bilateralmente il Mediterraneo e ad investire in esso si sono sviluppate in funzione della vicinanza dei vari Paesi a questa regione.
    Solo per citare due casi estremi, la Svezia, nel periodo 1993-1994, investiva nel Mediterraneo l’1,1 per cento delle sue risorse rispetto all’11,2 per cento investito nei paesi dell’Europa centro-orientale. L’Italia, invece, investiva nel Mediterraneo il 24,6 per cento a fronte del 7,8 per cento nei Paesi dell’Est.
    I fattori geopolitici sopracitati si intrecciano con fattori di carattere ambientale dalle cui dinamiche deriva una situazione di particolare complessità, tanto più che non tutti i paesi attuano politiche omogenee e coerenti con l’obiettivo di uno sviluppo sostenibile. Tali fattori, che pur presentano differenze spesso sostanziali tra le diverse aree del Mediterraneo, sono i seguenti:

        – incremento demografico, che ha provocato in cinquanta anni quasi il raddoppio della popolazione, concentrata prevalentemente nelle zone costiere;

        – inquinamento da scarichi industriali (sono numerose le aziende che operano con tecnologie obsolete) e da smaltimento dei rifiuti, soprattutto nelle aree costiere in corrispondenza dei grandi agglomerati urbani;
        – inurbamento di una consistente parte della popolazione rurale che ha provocato una crescita abnorme delle aree urbanizzate;
        – incremento dei trasporti marittimi, specie petroliferi, che creano zone ad alto rischio in corrispondenza delle rotte obbligate e delle aree di accesso ai porti;
        – utilizzo crescente di energia, proprio in funzione dell’accelerazione dello sviluppo da parte dei paesi della sponda meridionale, con conseguente inquinamento atmosferico;
        – crescita dell’utilizzo dell’acqua, in contrasto con la riduzione delle riserve idriche provocata dalla diminuzione delle precipitazioni;
        – cambiamenti climatici che, presumibilmente, provocheranno nella regione mediterranea e del mar Nero l’aumento del livello del mare, l’accelerazione dell’erosione costiera, l’intrusione dell’acqua marina nell’acqua di sottosuolo, negli estuari e nei sistemi fluviali.

    Occorre sostenere quindi un partenariato globale euromediterraneo-mar Nero per uno sviluppo sostenibile, economico, sociale e ambientale, al fine di trasformare questo bacino in uno spazio comune di pace, di stabilità e di prosperità attraverso il rafforzamento del dialogo politico e sulla sicurezza.

    Il nostro Paese deve dotarsi di conseguenza di uno strumento che concretizzi, in sintonia con la politica estera in materia di ambiente e sviluppo, la componente ambientale e territoriale nel processo di dialogo e di costituzione di riferimenti sociali ed economici nell’area euromediterranea. Il finanziamento previsto dal presente disegno di legge è dedicato pertanto a sostenere la creazione un Osservatorio euromediterraneo-Mar Nero per promuovere l’informazione e la partecipazione alle politiche ambientali e azioni di sviluppo economico sostenibile locale. L’Osservatorio dovrà svolgere attività di promozione della ricerca e favorire lo scambio di pratiche di sostenibilità attraverso un nuovo utilizzo dell’informazione (nel senso lato del termine) e lo sviluppo di meccanismi di coinvolgimento delle comunità locali. L’Osservatorio sarà uno strumento concreto per l’implementazione operativa di quanto definito nell’ambito delle decisioni sancite dalla Conferenza sullo sviluppo sostenibile, tenutasi a Johannesburg dal 26 agosto al 4 settembre 2002, per le azioni di tipo II, relative al partenariato per lo sviluppo sostenibile. Il progetto si propone anche di sostenere le iniziative che si sono svolte dal 2005, anno internazionale dedicato al Mediterraneo e alla revisione e all’aggiornamento del Protocollo di Barcellona, sancito dalla Conferenza ministeriale euromediterranea tenutasi a L’Aja il 29-30 novembre 2004.
    Una quota parte del contributo previsto dalla presente legge sarà destinato dall’Osservatorio alla costituzione di un fondo di garanzia per sostenere progetti di microimprenditorialità sociale a carattere internazionale, favorendo così la cooperazione economica tra l’Italia e i Paesi della sponda meridonale ed orientale del Mediterraneo-mar Nero in cooperazione con il Comitato di cui all’articolo 2 comma 185 e seguenti della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
    L’Osservatorio mette concretamente in atto quanto richiamato dalla «Dichiarazione di Roma» per l’Unione Mediterranea, approvata dai Governi italiano, francese e spagnolo il 20 dicembre 2007, che così recita: «Il valore aggiunto dell’Unione per il Mediterraneo consisterà innanzitutto nell’impulso politico che saprà imprimere alla cooperazione mediterranea e alla mobilitazione delle società civili, delle imprese, degli enti locali, delle associazioni e delle ONG».

 

DISEGNO DI LEGGE

Art. 1.

    1. È autorizzata la concessione di un contributo di 550.000 euro per ciascuno degli anni 2009, 2010 e 2011 a favore della Federazione internazionale per lo sviluppo sostenibile e la lotta alla povertà nel Mediterraneo-mar Nero ONLUS (FISPMED), allo scopo di sostenere la costituzione, da parte della FISPMED medesima, dell’Osservatorio euromediterraneo-mar Nero sull’informazione e la partecipazione nelle politiche ambientali e azioni di sviluppo economico sostenibile locale, d’ora in poi denominato «Osservatorio», destinato ad attuare le finalità previste dall’articolo 3, comma 1, della legge 8 ottobre 1997, n. 344 e dell’articolo 1, comma 1124 e seguenti, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

    2. Entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro dell’economia e delle finanze, con proprio decreto, autorizza la concessione del contributo di cui al comma 1.
    3. La gestione dell’Osservatorio è vigilata dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.
    4. A partire dal secondo anno il programma di attività dell’Osservatorio è sottoposto al parere delle competenti Commissioni parlamentari.

Art. 2.

    1. A decorrere dall’anno 2011 la FISPMED è inserita, con decreto del Ministro degli affari esteri, nell’elenco delle organizzazioni e degli enti di rilievo internazionale destinatari dei contributi di cui alla legge 6 febbraio 1992, n. 180.

Art. 3.

    1. All’onere derivante dall’attuazione della presente legge, pari a 550.000 euro per ciascuno degli anni 2009, 2010 e 2011, si provvede a valere sulle risorse stanziate per il finanziamento del Fondo per lo sviluppo sostenibile, ai sensi dell’articolo 1, comma 1125, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

    2. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.


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