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Atto a cui si riferisce:
C.4/00687 MUNERATO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso...



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata giovedì 15 gennaio 2009
nell'allegato B della seduta n. 115
All'Interrogazione 4-00687 presentata da
EMANUELA MUNERATO
Risposta. - L'interrogante chiede se il Governo abbia conoscenza della presenza sulla rete internet di file audio in grado di generare onde sonore idonee a riprodurre gli effetti psicoattivi delle droghe più comuni e se sia intenzionato ad adottare misure per prevenire i danni alla salute della popolazione mediante l'attivazione di studi di valutazione di tale fenomeno e l'oscuramento dei siti che consentono la diffusione di questi file musicali.
Come già recentemente riferito nell'Aula del Senato in risposta ad analogo atto di sindacato ispettivo il Governo e, in particolare, le autorità sanitarie e di pubblica sicurezza ben conoscono tale fenomeno che si sostanzia, come è noto, nella possibilità di scaricare da siti web o forum telematici, particolari file audio, il cui ascolto modificherebbe l'attività cerebrale del fruitore producendo, fra l'altro, emozioni simili a quelle delle droghe. Detto fenomeno è già da qualche tempo sotto stretto monitoraggio grazie al lavoro delle strutture di intelligence delle Forze dell'ordine e del dipartimento per le politiche antidroga che si stanno adoperando, ognuno per la parte di propria competenza, per individuare eventuali profili di illiceità, acquisire riscontri basati sull'evidenza scientifica e per effettuare i necessari approfondimenti di carattere epidemiologico.
Allo stato attuale, gli studi, le ricerche e la casistica prodotti dal mondo scientifico, anche a livello internazionale, non hanno provato che l'ascolto, saltuario o ripetuto, di tali file audio possa determinare conseguenze effettivamente pregiudizievoli per la salute né, tanto meno, provocare forme o condizioni di dipendenza. Insomma, al momento, non si ravvisano livelli di pericolosità reale per la salute delle persone.
Più in particolare, come riferito dalla stessa interrogante, il Nucleo speciale frodi telematiche della Guardia di finanza, nel corso delle verifiche finalizzate al contrasto di illeciti economici e finanziari perpetrati nella rete internet, ha rilevato la presenza di «file audio» del genere denominato «I-Doser» e, sempre, per profili di stretta competenza, ha avviato un'indagine conoscitiva volta ad accertare eventuali violazioni della normativa a tutela del diritto d'autore e degli obblighi tributari connessi alle trasmissioni musicali.
Alla notizia di una possibile diffusione di una presunta «cyber-droga» in grado di provocare effetti sostanzialmente identici alle sostanze stupefacenti vere e proprie, anche il servizio della Polizia postale e delle comunicazioni ha avviato immediati accertamenti.
Approfondimenti sotto il profilo storico e di natura scientifica hanno consentito di appurare che il fenomeno in esame sembra aver avuto origine negli Stati Uniti per poi diffondersi in Europa, prevalentemente in Spagna. Consisterebbe, come già noto all'interrogante, nell'ascolto, per finalità ricreative, di file musicali del tipo MP3 che, riproducendo onde sonore a bassa frequenza, determinerebbero sull'organismo umano effetti simili a quelli provocati dall'assunzione di sostanze stupefacenti. Detti file sarebbero «scambiabili» attraverso programmi «peer to peer» oppure scaricabili da siti web appositamente creati per la diffusione dell'I-Doser.
L'attitudine di alcune sollecitazioni uditive a modificare lo stato di coscienza è nota da oltre un secolo. Più recentemente, durante i primi anni settanta, alcuni studi hanno dimostrato che il cervello, sottoposto a stimoli (visivi, sonori o elettrici) caratterizzati da una frequenza subsonica inferiore a 30 Hertz, mostra naturalmente la tendenza a sincronizzarsi, a mettere, cioè, in atto processi di riorganizzazione delle proprie frequenze di attività cerebrale con quelle dello stimolo esterno (cosiddetta «frequenza di induzione»). Il processo viene chiamato «brainwave synchronization» o «entrainment» e si basa sul principio dei già menzionati «battimenti binaurali», suoni apparenti e virtuali, che hanno origine nel cervello in risposta ad uno stimolo auditivo realizzato applicando suoni di frequenza leggermente diversa a ciascun orecchio. Per fare un esempio, se un soggetto sveglio e attivo (in onde Beta) ascolta dai due orecchi due suoni rispettivamente di 500 e 510 Hertz ne riceve, a livello cerebrale, una stimolazione sensoriale (battimento) di 10 Hertz di frequenza (onde Alfa). A questo punto, il suo cervello modificherebbe l'attività neurofisiologica in direzione dello stimolo ricevuto tendendo verso lo stato di rilassamento indotto dalle onde Alfa. Si deve tenere presente, a tal proposito, che i neuroni della corteccia cerebrale (la cosiddetta materia grigia) presentano fisiologicamente un'attività elettrica, le cosiddette «onde cerebrali», il cui spettro di frequenza si estende da 1 a 70 Hertz e comprende 5 intervalli a cui corrispondono specifici stati di coscienza: le onde Delta (0,5-4 Hertz), il sonno profondo, le Teta (4-8 Hertz), il sonno leggero o la sonnolenza, le Alfa (8-13 Hertz), la meditazione o uno stato di rilassamento psicofisico, le Beta (13-30 Hertz), la concentrazione attiva, l'ansia e l'iperattività, le Gamma (30-70 Hertz) alcune attività mentali superiori. Secondo quanto riferito, il fenomeno della «sincronizzazione armonica» è da ritenersi reale anche se sull'argomento non è disponibile letteratura scientifica vasta e particolarmente attendibile.
Ciò detto, si ribadisce ancora una volta che, per le loro caratteristiche tecniche, i file audio in questione non sono in grado di generare uno stimolo sonoro idoneo a determinare effetti psicotropi, anche se non si può completamente scartare l'ipotesi che, nell'ascolto di questi suoni, soprattutto se «venduti» come droghe, possa giocare un ruolo «causale» l'autosuggestione, con la conseguente produzione di una qualche alterazione psichica.
Non si esclude, inoltre, in un'ottica prudenziale, che, in futuro, con il perfezionamento dei software e, soprattutto dell'hardware, ove si consideri la difficoltà di reperire strumenti (cuffie e diffusori) in grado di riprodurre suoni di frequenza cosi bassa, l'associazione dell'effetto prodotto dalla stimolazione binaurale con specifici effetti di droghe conosciute possa tornare a determinare un allarme ben diverso rispetto all'attuale enfatizzazione che, con ogni probabilità, maschera finalità pubblicitarie e di carattere meramente lucrativo.
Infatti, per quanto concerne la commercializzazione on-line dei prodotti I-Doser, le risultanze investigative lasciano decisamente supporre che il fenomeno in argomento sia piuttosto un astuto espediente ideato per propagandare la diffusione e l'acquisto delle musiche e dei file in parola.
Ma si tratta, comunque, di un fenomeno che il Governo non intende sottovalutare.
Ritengo, infatti, non meno pericoloso delle sostanze virtuali il messaggio che queste «cyberdroghe», a prescindere dalla loro reale offensività come sostanze stupefacenti, trasmettono ai cybernauti: come peraltro accade con le «smart drugs» e con taluni «smart drink», si avvalora negli utenti la percezione di compiere, in un contesto di normalità, comportamenti dal sapore trasgressivo, nella certezza di non incorrere in alcuna sanzione. Si accredita, in tal modo, l'idea che esistano droghe lecite con effetti del tutto simili a quelle vietate con le quali aggirare ed eludere comodamente i severi vincoli della normativa sugli stupefacenti, alimentando una nuova cultura alternativa dello «sballo» legale.
Per questo motivo, il Dipartimento per le politiche antidroga nella mia responsabilità segue con estrema attenzione gli sviluppi della delicata questione dell'I-Doser che rappresenta, peraltro, uno soltanto degli aspetti del più consistente problema del monitoraggio della rete internet in funzione di prevenzione e repressione dei fenomeni connessi all'uso delle sostanze stupefacenti.
Penso, infatti, al proliferare delle farmacie on-line ove sono acquistabili senza controllo prodotti e preparazioni ad azione psicoattiva, alla commercializzazione delle cosiddette «srmart drugs», alla propaganda pubblicitaria offerta da numerosi siti web alle sostanze stupefacenti e alle loro modalità di produzione, coltivazione, somministrazione e vendita, all'organizzazione in rete di eventi come i rave party, essenzialmente finalizzati al consumo di ogni tipo di sostanze stupefacenti.
A tal proposito, pur nella consapevolezza della difficoltà di intervenire efficacemente nei confronti di siti web spesso ubicati all'estero, ho avviato contatti con le componenti specialistiche delle Forze dell'ordine al fine di mettere a punto dispositivi di controllo e di intervento sulla rete utili a garantire, da un lato, la sicurezza e l'incolumità dei cittadini e, dall'altro, la prevenzione e il contrasto di ogni forma di attività illecita che abbia per oggetto le sostanze stupefacenti.
In aggiunta, ancora nell'ottica di monitorare incessantemente la rete internet, sempre più luogo, non «virtuale», di spaccio di stupefacenti e di commercializzazione illecita di farmaci contraffatti e senza ricetta, ho avviato la fase attuativa di un progetto nazionale per dotare il paese di un innovativo strumento informatico di allerta rapida in grado di raccogliere anche sul web informazioni utili all'identificazione precoce di situazioni di potenziale rischio sanitario e sociale oltre che per l'ordine e la sicurezza pubblica.

Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri: Carlo Giovanardi.