• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/01973 LABOCCETTA. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che: l'avvocato Pierpaolo Greco, figlio della moglie del dottor Mariano Lombardi ex Procuratore della...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-01973 presentata da AMEDEO LABOCCETTA
mercoledì 7 gennaio 2009, seduta n.110
LABOCCETTA. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:


l'avvocato Pierpaolo Greco, figlio della moglie del dottor Mariano Lombardi ex Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro, esercita la professione legale dal 2003 nel ramo civile, non risulta essere indagato in alcun procedimento penale né difende alcuno degli indagati nei noti procedimenti penali denominati why not e Poseidone istruiti dall'altrettanto noto dottor Luigi De Magistris, gia pubblico ministero a Catanzaro, poi trasferito di sede e funzione dal Consiglio superiore della magistratura per una serie di mancanze disciplinari;


la mattina del 2 dicembre 2008 Pierpaolo Greco ed i suoi genitori sono stati sottoposti a perquisizione per ordine dei magistrati della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Salerno, con l'intervento «in prima linea» del pubblico ministero Roberto Penna seguito da diversi militari;


dopo aver perquisito, oltre all'immobile ove risiedono i genitori, anche la parte della casa ove l'avvocato Greco dimora e dopo aver esteso la perquisizione anche ad una autovettura nella sua disponibilità, con esito sempre negativo, il pubblico ministero riteneva di poter estendere la perquisizione anche alla parte di immobile ove è ubicato il suo studio legale e destinata, all'esercizio della attività professionale;


l'avvocato di fiducia del professionista, unitamente all'avvocato delegato dal Consiglio dell'Ordine, eccepivano la mancata emissione del decreto autorizzativo del giudice per le indagini preliminari come espressamente previsto al comma 4 dell'articolo 103 del codice di procedura penale, che impone l'emissione di motivato provvedimento da parte del giudice per le indagini preliminari;



il dottor Roberto Penna, «consultato il proprio ufficio» e rilevato che il Greco non risultava indagato nel predetto procedimento penale, rilevata la mancanza del decreto di autorizzazione, desisteva dal procedere oltre nella perquisizione presso lo studio legale, allontanandosi dall'immobile ove lasciava, invece, per quanto risulta all'interrogante ben quattro militari fino alle ore 14 circa;


il Penna faceva poi ritorno alle ore 16 con in mano il provvedimento del giudice per le indagini preliminari di Salerno, accompagnato dagli stessi militari, e dava inizio alle operazioni di perquisizione e sequestro presso lo studio legale;



è, per l'interrogante non comprensibile come il giudice per le indagini preliminari di Salerno possa avere ricevuto la richiesta del pubblico ministero di procedere alla perquisizione, considerato che tutti, per quanto consta all'interrogante i pubblici ministeri di Salerno si trovavano a Catanzaro;


sembra altresì legittimo chiedersi come il giudice per le indagini preliminari di Salerno possa aver letto, ponderato, vagliato ben 1.497 pagine del provvedimento di perquisizione ed emettere in poco meno di due ore il relativo decreto nei confronti del legale;


tutto deve essere avvenuto evidentemente via fax o per mezzo del telefono, tra i pubblici ministeri titolari dell'indagine (Apicella, Nuzzi e Verasani) ed il giudice per le indagini preliminari;

giudice per le indagini preliminari che fino a quel momento, non poteva conoscere nulla del contenuto di quell'indagine e dell'incarto processuale; i sostituti Apicella, Nuzzi e Verasani sembrerebbero infatti aver dimenticato che per poter procedere all'interno di uno studio legale serviva un'autorizzazione del giudice per le indagini preliminari, sono partiti alla volta di Catanzaro senza decreto, ma lo hanno ottenuto in poche ore; il giudice per le indagini preliminari di Salerno che in meno due ore ha letto, valutato, ponderato, vagliato un tomo di 1.497 pagine per poi autorizzare la perquisizione è la dottoressa Maria Teresa Belmonte, cognata di Michele Santoro;



come è accaduto di ragionare in altri casi, questa circostanza costituirebbe la prova provata di chissà quale intreccio televisivo-massonico-giudiziario, da approfondire con tutti i poteri di cui un pubblico ministero dispone;



la perquisizione ha avuto esito negativo non avendo rinvenuto la benché minima traccia di quanto i pubblici ministeri titolari dell'indagine cercavano nello studio legale;


il dottor Roberto Penna riteneva però di dover sequestrare all'avvocato Pierpaolo Greco 3 cellulari, di cui due utilizzati per lavoro, ed il computer dello studio ove è custodito tutto l'archivio, con all'interno atti di prossima e imminente scadenza, arrecando al professionista un facilmente immaginabile danno personale e professionale;


lo stesso dottor Penna invitato ad effettuare copie integrali del contenuto informatico del computer e dei cellulari, indispensabili per l'attività professionale, servendosi dei tecnici giunti a Catanzaro appositamente fin da Salerno, operazione che avrebbe potuto essere compiuta in meno di un'ora, di modo che le esigenze investigative sarebbero state tutelate e il danno arrecato contenuto, o almeno tollerabile, procedeva al sequestro di un computer e cellulari;


ad oggi, tra un sequestro e un controsequestro, e un successivo doppio dissequestro, tra scuse e strette di mano e pacche sulle spalle, l'avvocato Pierpaolo Greco non ha ancora ricevuto in restituzione i suoi beni;


tutti sono tornati al lavoro, la Procura generale di Catanzaro, la Procura della Repubblica di Salerno, il Consiglio Superiore della Magistratura, giudici e pubblici ministeri;


tutti tranne l'avvocato Greco, senza computer e senza il suo archivio: professionista che non è né indagato né difende alcuno degli indagati e che forse sconta la colpa di essere il figlio della seconda moglie del dottor Mariano Lombardi -:


se sia conoscenza degli accadimenti esposti e quali iniziative di natura ispettiva ed eventualmente disciplinare intenda assumere nei confronti di quei magistrati, rappresentanti dello Stato, che hanno posto in essere tali condotte.(4-01973)